La scienza nuova - Volume I/Occasione di meditarsi

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Occasione di meditarsi quest’opera

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OCCASIONE DI MEDITARSI QUEST’OPERA



Dopo tre anni ch’avevamo noi dato fuori dalle stampe di Napoli Principii della Scienza nuova dintorno alla comune natura delle nazioni1, risapemmo che nella posta, la qual non sogliamo frequentare, erano lettere a noi indiritte. Di queste una fu del padre Carlo Lodoli2, de’ Minori osservanti, teologo della serenissima Repubblica di Venezia, che ci aveva scritto in data de’ 15 di gennaio 1728; la qual si era nella posta trattenuta presso a sette ordinari. Con tal lettera, egli c’invita alla ristampa di cotal libro in Venezia, nel seguente tenore:

Qui, in Venezia, con indicibil applauso corre per le mani de’ valentuomini il di lei profondissimo libro de’ Principii d’una Scienza nuova dintorno alla natura delle nazioni ; e, più che ’l van leggendo, più entrano in ammirazione e stima della vostra mente, che l’ha composto. Con le lodi e col discorso andandosi sempre più diffondendo la fama, viene più ricercato, e, non trovandosene per città, se ne fa venire da Napoli qualch’esemplare; ma, riuscendo ciò troppo incomodo per la lontananza, son entrati in deliberazione alcuni di farla ristampar in Venezia. Concorrendo ancor io con tal parere, mi è parso proprio di prenderne innanzi lingua da V. S., che è l’autore, prima per sapere se questo le fosse a grado, poi per veder ancora se avesse alcuna cosa d’aggiungere da mutare, e se compiacer si volesse benignamente comunicarmelo.

Avvalorò il padre cotal sua richiesta con altra acclusa alla sua del signor abate Antonio Conti, nobile veneto, gran metafisico e [p. 2 modifica]mattematico, ricco di riposta erudizione, e per gli viaggi letterari salito in alta stima di letteratura appo il Newton, il Leibnizio ed altri primi dotti della nostra età, e per la sua tragedia del Cesare famoso nell’Italia, nella Francia, nell’Inghilterra. Il quale, con cortesia eguale a cotanta nobiltà, dottrina ed erudizione, in data degli 3 di gennaio 17283, così ci scrive:

Non poteva V. S. ritruovar un corrispondente più versato in ogni genere di studi e più autorevole co’ librai di quel che sia il riveritissimo padre Lodoli, che le offre di far ristampare il libro d’una Scienza nuova. Son io stato uno de’ primi a gustarlo e a farlo gustare dagli amici miei; i quali concordemente convengono che nell’italiana favella non abbiamo un libro che contenga più cose erudite e filosofiche, e queste tutte originali della specie loro. Io ne ho mandato un picciol estratto in Francia, per far conoscere a’ Francesi che molto può aggiungersi e molto correggersi sull’idee della Cronologia e Mitologia, non meno che della Morale e della Iurisprudenza, sulla quale hanno molto studiato. Gl’Inglesi saranno obbligati a confessare lo stesso, quando vedranno il libro. Ma bisogna renderlo più universale con la stampa e con la comodità del carattere. V. S. è in tempo d’aggiungervi tutto quello che stima più a proposito, sia per accrescere l’erudizione e la dottrina, sia per isviluppare certe idee compendiosamente accennate. Io la consiglierei di mettere alla testa del librouna prefazione ch’esponesse i vari principii delle varie materie che tratta e ’l sistema armonico che da essi risulta, sino ad estendersi alle cose future, che tutte dipendono dalle leggi dell’Istoria eterna, della qual è così sublime e feconda l’idea che ne ha assegnata.

L’altra lettera che giaceva pur alla posta era del signor conte Gianartico di Porcia, fratello del signor cardinale Leandro di Porcia, signore per isplendor di sangue e per lustro di letteratura chiarissimo, che, da’ 14 dicembre 17274, ci aveva così scritto: [p. 3 modifica]

Mi assicura il padre Lodoli (che col signor abate Conti riverisce V. S., e l’un e l’altro l’accertano della stima ben grande che fanno della di lei virtù) che ritroverà chi stampi la di lei ammirabile opera de’ Principii della Scienza nuova. Se V. S. volesse aggiungervi qualche cosa, è in pienissima libertà di farlo. Insomma, V. S. ha ora campo di poter dilatarsi in tal libro, in cui gli uomini scienziati affermano di capire da esso molto più di quello si vede espressato, e ’l considerano come capo d’opera. Io me ne congratulo con V. S., e l’assicuro che ne ho un piacer infinito, vedendo che, finalmente, produzioni del nerbo e del fondo di che sono le sue vengon a qualche ora conosciute, e che ad esse non manca fortuna, quando non mancano leggitori di discernimento e di merito.

A’ gentil inviti ed autorevoli conforti di tali e tanti uomini, noi ci credemmo obbligati di acconsentir a cotal ristampa e di scrivervi l’Annotazioni ed Aggiunte. E, dentro il tempo stesso che giugnessero in Venezia le nostre prime risposte (perchè, per la cagion sopra detta, avevano di troppo tardato), il signor abate Antonio Conti, per una particolar affezione inverso noi e le nostre cose, ci onorò di quest’altra lettera, in data de’ 10 marzo 1728.

Scrissi, due mesi fa, una lettera a V. S., che le sarà capitata unitacon altra del reverendissimo padre Lodoli. Non avendo veduto alcuna risposta, ardisco d’incomodarla di nuovo, premendomi solamente che V. S. sappia quanto io l’ammiro e desidero profittare dei lumi ch’Ella abbondantemente sparge ne’ suoi Principii d’una Scienza [p. 4 modifica]nuova. Appena ritornato di Francia, io ne lessi il libro con sommo piacere, e mi riuscirono le scoverte critiche, istoriche e morali non meno nuove che istruttive. Alcuni vogliono intraprenderne la ristampa ed imprimerlo in carattere più comodo ed in forma più acconcia. Il padre Lodoli aveva questo disegno, e mi disse d’averne a V. S. scritto per supplicarla ad aggiugnervi altre dissertazioni sulla stessa materia o illustrazioni de’ capitoli del libro stesso. Il signor conte di Porcia mandò allo stesso padre Lodoli la Vita ch’Ella di sa stessa compose e contiene varie erudizioni spettanti al progresso del suo sistema istorico e critico. Quest’edizione è molto desiderata; e molti Francesi, a’ quali ho data una compendiosa idea del libro istesso, la chiedono con premura.

Quindi, noi tanto più ci sentimmo stimolati a scrivere delle note e commenti a quest’opera. E, nel tempo che noi vi travagliavamo, che durò presso a due anni5, prima6 avvenne che il signor conte di Porcia, in una occasione, la qual non fa qui mestieri narrare, ci scrisse ch’esso voleva stampar un suo Progetto a’ signori letterati d’Italia7 più distinti per l’opere date alla luce delle stampe o più chiari per rinomea d’erudizione e dottrina, di scriver essi le loro vite letterarie sopra una tal sua idea, con la quale se ne promuovesse un altro metodo più accertato e più efficace da profittare nel corso de’ suoi studi la gioventù, e di volervi aggiugnere la nostra per saggio, che noi gli avevamo di già mandata; perchè, delle molte che già glien’erano pervenute in potere, questa sembravagli come di getto caduta sulla forma del suo disegno. Quindi io, il quale avea creduto ch’esso la stampasse con le Vite di tutti, ed, in mandandagliela, aveva professato che mi recava a sommo onore d’esser l’ultimo di tutti in si gloriosa raccolta, mi diedi a tutto potere a scongiurarlo che no ’ì facesse a niun patto del mondo, perchè né esso conseguirebbe il suo fine, ed io, senza mia colpa, [p. 5 modifica]sarei oppresso dall’invidia. Ma, con tutto ciò, essendosi il signor conte fermo in tal suo proponimento, io, oltre di essermene protestato da Roma per una via del signor abate Giuseppe Luigi Esperti8, me ne protestai altresì da Venezia per altra di esso padre Lodoli, il qual aveva io saputo da esso signor conte che vi promoveva la stampa e del di lui Progetto e della nostra Vita, come il padre Calogerà, che l’ha stampato nel primo tomo della sua Raccolta degli opuscoli eruditi. l’ha pubblicato al mondo in una Lettera al signor Vallisnieri9, che vi tien luogo di prefazione; il quale quanto in ciò ci ha favorito, tanto dispiacer ci ha fatto lo stampatore, il quale con tanti errori, anco nei luoghi sostanziali, n’ha strappazzato la stampa. — Or, nel fine del catalogo delle opere nostre, che va in piedi di essa Vita, si è con le stampe pubblicato10: «Principii d’una Scienza nuova dintorno alla natura delle nazioni che si ristampano con l’Annotazioni dell’autore in Venezia».

Di più, dentro il medesimo tempo, avvenne che dintorno alla Scienza nuova ci fu fatta una vile impostura, la quale sta ricevuta tra le Novelle letterarie degli Atti di Lipsia del mese di agosto 172711, che non contiene altro di vero ch’una per noi [p. 6 modifica]gloriosa accusa: — che cotal Scienza dia un sistema del Diritto natural delle genti conforme alla dottrina catolica. Or, dovendo noi rispondere a’ signori giornalisti lipsiani, perchè nella Risposta ci bisognava far menzione della ristampa che si promoveva di tal nostro libro in Venezia, ne scrivemmo al padre Lodoli per averne il permesso, com’infatti nel riportammo; onde, nella nostra Risposta, uscita dalle stampe del Mosca in dodicesimo, intitolata: Notæ in Acta lipsiensia12, di nuovo con le stampe si è pubblicato13 che i Principii della Scienza nuova con le Annotazioni di esso autore erano ristampate in Venezia.

E quivi stampatori veneziani, sotto maschere di letterati, per lo Gessari e ’l Mosca14 l’uno libraio, l’altro stampatore napoletani, ci avevano fatto richiedere di tutte l’opere nostre, e stampate e inedite, descritte in cotal Catalogo, di che volevan adornare i loro Musei, com’essi dicevano; ma, in fatti, per istamparle in un corpo, con la speranza che la Scienza nuova l’arebbe dato facile smaltimento. A’ quali, per far loro vedere che gli conosceva quali essi erano, feci intendere che, di tutte le deboli opere del mio affannato ingegno, arei voluto che sola fusse restata la Scienza nuova, ch’essi potevano sapere che si ristampava in Venezia. Anzi, per una nostra generosità, volendo assicurare anco dopo la nostra morte lo stampatore di cotal ristampa, offerimmo al padre Lodoli un nostro manoscritto di presso a cinquecento fogli, nel qual era io andato cercando questi Principii per via negativa 15, dal qual se n’arebbe potuto di [p. 7 modifica]molto accrescere il libro della Scienza nuova la prima volta stampato; che ’l signor don Giulio Torno16, canonico e dottissimo teologo di questa Chiesa napoletana, per una sua altezza d’animo con cui guarda le nostre cose, voleva far qui stampare con alquanti associati; ma io, priegandolo, ne 'l rimossi, avendo di già truovati questi Principii per la via positiva.

Finalmente, dentro il mese d’ottobre dell’anno 172917 pervenne in Venezia, ricapitato al padre Lodoli, il compimento delle correzioni al libro stampato e dell’Annotazioni e Commenti, che fanno un manoscritto di presso a trecento fogli.

Or, ritruovandosi pubblicato con le stampe ben due volte che la Scienza nuova si ristampava con l’aggiunte in Venezia, ed essendo colà pervenuto tutto il manoscritto, colui che faceva la mercatanzia di cotal ristampa uscì a trattar meco come con uomo che dovesse necessariamente farla ivi stampare. Per la qual cosa, entrati noi in un punto di propia stima, richiamammo indietro tutto il nostro ch’avevamo colà mandato; la qual restituzione fu [p. 8 modifica]fatta, finalmente, dopo sei mesi ch’era già stampato più della metta di quest’opera18. E, perchè, per le testé narrate cagioni, l’opera non ritruovava stampatore, né qui, in Napoli, né altrove, che la stampasse a sue spese, noi ci ’diemmo a meditarne un’altra condotta (la qual è, forse, la propia che doveva ella avere che noi, senza questa necessità, non avremmo altrimenti pensato), che, col confronto del libro innanzi stampato, apertamente si scorge esser dall’altra, che noi avevamo tenuto, a tutto cielo diversa. Ed, in questa, tutto ciò che nell’Annotazioni, per seguire il filo di quell'opera, distratto leggevasi e dissipato, poi, con assai molto di nuovo aggiunto, vi si osservò comporsi e reggere con uno spirito; con tal forza d’ordine (il quale, oltre all’altra, che è la propietà dello spiegarsi, è una principal cagione della brevità) che ’l libro di già stampato e ’l manoscritto non vi erano cresciuti che pochi altri fogli di più. Dello che farai per te medesimo esperienza, come, per cagion d’esemplo, sulle propietà del Diritto natural delle genti; delle quali, col primo metodo (nel capitolo primo, paragrafo settimo), ragionammo presso a sei fogli; qui, ne discorriamo con pochi versi.

Ma era stato da noi lasciato intiero il libro prima stampato per tre luoghi che dentro s’additeranno, de’ quali ci truoviamo pienamente soddisfatti; per gli quali tre luoghi principalmente era necessario il libro della Scienza nuova la prima volta stampata; la quale noi qui citeremo Scienza nuova prima, perch’era condotta con un metodo affatto diverso da questa, la quale perciò debbe dirsi Scienza nuova seconda ed avevamo lasciato la prima per gli tre luoghi anzidetti. Ma, acciocché quella non si abbia affatto a disiderare (a)19, si rapporteranno intieri nel fine di questi [p. 9 modifica]libri20. Anzi, acciocché nemmeno si disiderino i libri del Diritto universale. de’ quali assai meno che della Scienza nuova prima, siccome d’un abbozzo di quella, noi eravamo contenti, e gli stimavamo solamente necessari per gli due luoghi: — uno della favola d’intorno alla Legge delle XII Tavole venuta d’Atene, l’altro d’intorno alla favola della Legge regia di Triboniano, — anco nel fine di questi libri si rapporteranno in due ragionamenti con più unità e maggior nerbo trattati. I quali due sono di quelli errori che ’l signor Giovanni Clerico21 nella Biblioteca antica e moderna, in rapportando que’ libri, dice che «in un gran numero di materie vi si emendano quantità d’errori volgari, a’ quali uomini intendentissimi non hanno punto avvertito». Laonde (a)22, in una lettera latina, data in Amsterdam a dì 8 settembre 172223 per altro, non regge più, per quel che ho detto sopra, l’argomento fondato sulla divergenza di date tra la venuta del Montesquieu a Venezia (1728) e la spedizione del ms. vichiano. — Il quale, donato dal V., insieme con la parte di esso già stampata, al p. Ludovici gesuita, è ora andato disperso (Croce, p. 36 sg.). [p. 10 modifica]ce ne avvanzò generosamente questo giudizio: qui (libri) mihi occasionem præcebebunt ostendendi nostris septentrionalibus eruditis acumen et ertiditìonem non minus apud Italos inveniri quam apud ipsos; imo vero doctiora et amtiora dici ab Italis quam quæ, frigidiorum orarum incolis expectari queat.

Né già questo dee sembrare fasto a taluni, che noi, non contenti de’ vantaggiosi giudizi da tali uomini dati alle nostre opere, dopo le disappruoviamo e ne facciamo rifiuto; perchè questo è argomento della somma venerazione e stima che noi facciamo di tali uomini, anzi che no. Imperciocché i rozzi ed orgogliosi scrittori sostengono le lor opere anche contro le giuste accuse e ragionevoli ammende d’altrui; altri, che, per avventura, sono di cuor picciolo, s’empiono de’ favorevoli giudizi dati alle loro, e, per quelli stessi, non più s’awanzano a perfezionarle. Ma a noi le lodi degli uomini grandi hanno ingrandito l’animo di correggere, supplire ed anco in miglior forma di cangiar questa nostra. — Cosi condenniamo le Annotazioni, le quali per la via niegativa andavano truovando questi Principii; perocché quella fa le sue pruove per isconcezze, assurdi, impossibilità, le quali, co’ loro brutti aspetti, amareggiano piuttosto che pascono l’intendimento; al quale la via positiva si fa sentire soave, che gli rappresenta l’acconcio, il convenevole, l’uniforme, che fanno tutta la bellezza del vero, del quale unicamente si diletta e pasce la mente umana. Ci dispiacciono i libri del Diritto universale, perchè in quelli dalla mente di Platone ed altri chiari filosofi tentavamo di [p. 11 modifica]scendere nelle menti balorde e scempie degli autori della gentilità, quando dovevamo tener il cammino tutto contrario (a)25; onde ivi prendemmo errore in (b)26 alquante materie. Nella Scienza nuova prima, se non nelle materie, errammo certamente nell’ordine, perchè trattammo de’ principii dell’idee divisamente da’ principii delle lingue, ch’erano per natura tra lor uniti, e pur divisamente dagli uni e dagli altri ragionammo del metodo con cui si conducessero le materie di questa Scienza, le quali, con altro metodo, dovevano fil filo uscire da entrambi i detti principii; onde vi sono avvenuti molti errori nell’ordine.

Tutto ciò si è in questi libri emendato. Ma il brievissimo tempo dentro il qual fummo costretti di meditar e scrivere, quasi sotto il torchio, quest’opera, con un estro quasi fatale, il quale ci strascinò a si prestamente meditarla ed a scriverla che l’incominciammo la mattina del Santo Natale e finimmo ad ore ventuna de la domenica di Pasqua di Resurrezione27; — e pure un ultimo emergente, anco natoci da Venezia, ci costrinse di cangiare quarantatrè fogli dello stampato, che contenevano una Novella letteraria di tal ristampa in Venezia, ed in di lei luogo vi scrivemmo l'Idea dell’Opera (c)29; — di più un lungo grave malore, contratto dall’epidemia del catarro, ch’allora scorse tutta l’Italia; — e, finalmente, la solitudine nella quale viviamo; — tutte queste cagioni non ci han permesso d’usare la diligenza; la qual dee perdersi nel lavorare d’intorno ad argomenti c’hanno della [p. 12 modifica]grandezza, perocch’ella è una minuta e, perchè minuta, anco tarda virtù. Per tutto ciò, non potemmo avvertire ad alcune espressioni, che dovevano o, turbate, ordinarsi o, abbozzate, polirsi o, corte, più dilungarsi; né ad una gran folla di numeri poetici, che si deon schifar nella prosa; uè, finalmente, ad alquanti trasporti di memoria, i quali però non sono stati ch’errori di voaboli, che di nulla han nuociuto all’intendimento. Quindi, nel fine di questi libri, con le Annotazioni prime, dove, insieme con le correzioni degli errori anco della stampa (che. per le suddette cagioni, dovettero accadervi moltissimi), diemmo con le lettere M ed A i miglioramenti e l’aggiunte (a)30; e sieguitammo a farlo con le Annotazioni seconde le quali, pochi giorni dopo esser uscita alla luce quest’opera, vi scrivemmo con l’occasione che ’l signor don Francesco Spinelli, principe di Scalea, sublime filosofo e di colta erudizione particolarmente greca adornato, ci aveva fatto accorti di tre errori, i quali aveva osservato nello scorrere in tre dì tutta l’opera; del quale benigno avviso gli professammo generosamente le grazie in una Lettera stampata, ivi aggiunta, con cui, tacitamente, invitavamo altri dotti uomini a far il medesimo, perchè aremmo con grado ricevuto le lor ammende.

Le quali Annotazioni, prime e seconde, con le terze, le quali siamo iti dappoi di tempo in tempo scrivendovi, sono tutte, ora, incorporate con l’opera.

  1. Ossia la SN.
  2. Francesco Carlo dei conti Lodoli, n. a Venezia il 18 nov. 1690, m. a Padova il 27 ott. 1761. Varie notizie biobibliografiche, in Villarosa, I, p. 231; II, p. 379 sg.
  3. Il testo ha: 1729. Ma, evidentemente, è errore di distrazione o tipografico.
  4. Anche qui, ho corretto l’errata data del 1728: ctr. Croce, p. 101. Il testo completo della lettera del Porcia, giusta l’autografo, conservato tra le carte vichiane possedute dalla famiglia Villarosa e pubbl. dal Croce, l. c., è il seguente:— «Ill.mo signore, signore padrone colendissimo, — Finalmente, ritrovo nel celebre p. lettore Lodoli M. chi si prenderà la cura di far l’edizione col mio progetto noto della Vita di V. S. Ill.ma, cioè della storia de’ suoi studi, di cui Ella ebbe la bontà di favorirmi. Io m’era intestato di voler vincere l’avarizia de’ stampatori e di volerli obbligare, con la mia ritrosia, a distinguere l’opere di merito; e mi è, finalmente, la cosa venuta fatta a seconda del mio giusto divisamento. M’assicura il p. Lodoli ... chi stamperà a proprie spese non solo l’accennate scritture, ma chi ristamperà la di lei ammirabile opera de’ Principii in miglior forma dell’edizione di Napoli. Se V. S. Ill.ma volesse aggiungere qualche cosa e all’opera de’ Principii e all’altra sua scrittura, è in pienissima libertà di farlo; e può inviarmi le giunte e le correzioni per mezzo di codesto signor residente veneto insieme con le sue lettere, su le quali avrà la bontà di far notare il ricapito in Venezia al p. Lodoli, a S. Francesco della Vigna, overo al sig. abate conte Antonio Conti. Insomma, V. S. lll.ma ha ora campo di poter dilatarsi, specialmente nell’opera de’ Principii, in cui gli uomini discernimento e di mente. S’Ella avesse altra cosa di suo da pubblicare, me la spedisca, la supplico, per gloria sua e per profitto dei letterati nostri. Mi comandi, intanto, senza riserbo alcuno, e creda che sono col maggiore rispetto— di V. S. Ill.ma— Porcia, 14 dicembre 1727— dev.mo obbl.mo servitore vero— Gio. Artico conte di Porcia».
  5. In realtà, meno di un anno. Si veda p. 7, n. 2.
  6. Prima ancora, cioè, che lo invitasse a fare ristampare a Venezia la SN, come si può scorgere dalla lettera avanti riferita.
  7. Il Progetto ai letterati d’Italia per scrivere le loro vite, che si legge alle pp. 127-43 del primo tomo della Raccolta di opuscoli scientifici e filologici di Angelo Calogerà (In Venezia, Appresso Cristofaro Zane. 1728); in cui, alle pp. 145-256, venne pubbl. la prima volta l'Autobiogr. del V. Cfr. Croce, p. 7.
  8. «Patrizio della città di Barletta, dimorò molti anni in Roma, ove con molta lode si distinse facendo l’avvocato. Indi fu promosso alla prelatura» (Villarosa, I, p. 230). n V., che gli era molto amico, se ne serviva come di suo corrispondente romano.A lui infanti détte l’incarico di distribuire a Roma parecchie copie della SN (cfr. Croce, p. 98).
  9. In questa Lettera si dice, per l’appunto: «Il sig. conte [di Porcia], assieme col Progetto, ci avanza ciò che ha scritto de’ propri studi il sig. Giovambattista de Vico, napoletano letterato, di quella vasta erudizione e di quella propria maniera di pensare, che, per tante belle opere date alla luce, è già nota a tutti. Scelse il sig. conte questo tra tanti, che fin ad ora han fatto nelle sue mani simiglianti componimenti capitare; e credo che una scelta tale non potrà meritare che la pubblica approvazione. E qui mi trovo in debito, illustrissimo sig. cavaliere, di far palese a voi ed al pubblico la somma modestia del sig. Vico. Il quale, non solamente pregò con lettera il sig. conte, ma gli fece anche, per mezzo del sig. abate Esperti in Roma e del p. Lodoli in Venezia, replicare l’istanze perchè non volesse con tanto onore esporre nel primo luogo la sua fatica. Ma il merito dell’autore ha fatto che il conte ogni riguardo trascuri, e si persuade che il sig. Vico non prenderà che in buona parte qualunque risoluzione dallo stesso presa in questa occasione».
  10. P. 256.
  11. P. 283. In un esemplare conservato nella Nazionale di Napoli, in margine all’anonimo articolo che détte tanto dolore al V., è scritto: «G[iovanni] B[urcardo] Mencken».
  12. Cfr. Croce, p. 13.
  13. Nota (t), in fine: et nunc Venetiis praeclarissimi nobilitate et doctrina viri com. loh. Articus de Porcia.... rev. p. Carolus Lodoli... et excellentiss. ab. Antonius Conti... ii me sint diligentissime per literas cohortati ut ibi lucuìentis literariis formis et Claudiana, sive regia charta, eum librum cum meis adnotationibus commentariisve recudendiim mandarem; uti, re ipsa eorum cohortationibus auscultans, mandaci.
  14. Bernardino Gessari e Felice Mosca. A quest’ultimo il V. détte a stampare quasi tutte le sue opere. Cfr., intorno a loro, B. Croce, Stampatori e librai in Napoli nella prima metà del Settecento, in Strenna Giannini del 1892, p. 141 sg.
  15. Notizie più diffuse intorno a questa prima redaz. della SN, divisa in due libri, dà il V. in una lett. a mons. Filippo Maria Monti, del 18 nov. 1724 (Croce, p. 95 sg.}, e nell' Autobiogr., ediz. Villarosa, p. 106 sg. (cfr. anche Gentile, Il figlio di G. B. Vico, Napoli, Pierro, 1905, p. 20-8); nella quale ultima, per altro, accenna, non al disegno del Torno di stampare l’opera per associazione, ma «a un colpo di avversa fortuna» che gli proibì di darla alla luce, ossia al rifiuto del card. Corsini (poi Clemente XII) di sopperire alle spese di stampa (cfr. Gentile, l. c.). Ma le due notizie non sono contradittorie. Benissimo può essere accaduto che, dopo siffatto rifiuto, il Torno, per confortare il V., gli proponesse il partito di ricorrere a un’associazione; e che questi, già «ristretto in quell’aspra meditazione» donde uscì la SNI in forma positiva, non volesse saperne. — Circa il destino, poi, dell’inedito e ora disperso ms., il quale, a quanto pare, non fu mai inviato al Lodoli, si veda Croce, p. 36.
  16. Su Giulio Niccolò Torno, n. a Napoli l’11 maggio 1672 e m. nel 1756, amicissimo del V. e censore ecclesiastico di entrambe le SN, si vegga Villarosa, I, p. 229 sg. Intorno all’opera di lui contro l'Ist. civ. del Giannone, a cui accenna il Villarosa, cfr. ora la mia Bibliografia giannoniana (Napoli, Ricciardi, 1911), p. 113.
  17. Lascio la data del 1729 recata dal testo, perchè proprio «1729» voleva dire il V. (si veda sopra, p. 4, e cfr. Autobiogr., ediz. Villarosa, p. 147). Ma deve trattarsi, certamente, del 1728. Ponendo, infatti, che per comporre metà del ms. non sieno occorsi se non due o tre mesi, giungiamo al gennaio del 1730. Ora, da quel che dice il V. stesso, prima del 25 dee. 1729 era già avvenuta la sua rottura cogli stampatori veneziani e la rispedizione del ms., per la quale solamente passarono sei mesi. Inoltre, in una lettera del conte di Porcia, recante la data del 2 apr. 1728 (Villarosa, II, p. 280 sg.), si parla già di «difficoltà addotte» al V. «da codesto signor residente veneto intorno al recapito delle... note ai Principii della Nuova Scienza». Possibile che, per appianare codeste difficoltà, sieno occorsi diciannove mesi? E, ammettendo pure, come parrebbe dalle parole vichiane («compimento delle correzioni», «tutto il ms.»), che l’originale sia stato inviato in due volte, è verisimile che il V., sollecitissimo lavoratore, abbia fatto scorrere tra le due spedizioni tanto tempo?
  18. Molto si è arzigogolato intorno a questa brusca soluzione dell’ediz. veneziana della SN, cominciata con così lieti auspicii. E si è giunto perfino ad almanaccare che causa dell’irritazione del V. fosse la clandestina comunicazione del suo ms. al presidente di Montesquieu, vèrso quel tempo in viaggio per l’Italia. Ma contro questa leggenda si vedano le sennate osservazioni del Croce, p. 45; nonché un mio opuscoletto: Il pres. di Montesquieu a Napoli (Trani, Vecchi, 1904), p. 24 sg.; di cui
  19. (a) [CMA3] (siccome perciò se n’è fatta menzione nel frontispizio di questi libri, ove questa, a riguardo di quella, vien ad essere terza impressione), si rapporteranno, ecc.
  20. Si vegga l’Appendice.
  21. Gio. Leclerc (1657-1736). L’intero articolo del Leclerc (con una lettera di ringraziamento del V.), fu dato in italiano dal nostro a. nell’Autobiogr., ediz. cit., pp. 85-105.
  22. (a) [CMA3] colui che, per cinquant’anni continui delle sue tre Biblioteche, cioè universale, scelta e quest’ultima24, non aveva altro scritto che in Italia non si lavoravano opere che, per ingegno e dottrina, potessero stare a petto di quelle che si travagliavano in oltremonti, in una lettera, ecc.
  23. Questa lettera, pubbl. già in parte dal V. stesso nell'Autobiogr., ed. cit., p. 76 sg., è data, poi, integralmente, come s’è detto nell’Introd., a principio della SN3. Poiché da ciò appare che il V. desiderava che essa accompagnasse la redazione definitiva della SN, la riproduco qui in nota: — Clarissimo atque eruditissimo viro Joanni Baptistæ Vico S. P. D. Ioannes Clericus. — Accepi, vir clarissime, ante perpaucos dies ab ephoro illustrissimi comitis Wildesteìn opus tuum de origine iuris et philologia, quod, cum essem Ultraiecti, vix leviter evolvere potui. Coactus enim negotiis quibusdam Amstelodamum redire, non satis mihi fuit temporis ut tam limpido fonte me provolvere possem. Festinante tamen oculo, vidi multa et egregia, tum philosophica tum etiam philologica, quce mihi occasionetn prcebebunt queat Cras vero Ultraiedum, rediturus sutn, ut illic per paucas hebdomadas mover, utque me opere tuo satiem, in ilio secessu, in quo minus quam Amstelodami interpellor. Cum mentem tuam probe adsecutus fuero, tum vero in voluminis XVIII Bibliothecæ antiquæ et hodiernæ parte altera ostendam quanti sis faciendum. Oro te, vir doctissime, si ad me rescribere digneris, me doceas an apud vostrates bibliothecas sive publicas sive privatas lateant aliqui scriptores græci aut latini, aut certe codices eorum qui iam editi sunt meliores. Fama enim hic invaluit illic etiamnum delitescere quæ nondum lucem viderint, aut certe minus castigate edita sint quæ possint ex antiquis codicibus meliora fieri. Quod, si ita est, fac, quæso, vir clarissime, ut rem resciscamus, nostrosque homines bona spe exhilaremus, cum audient posse se ex Italia expectari quod republicam literariam exornet et beet. Ea de re scriba etiam ad R. P. Alfanium, virum literarum et eiusmodi rerum cupidum, cum quo colloqui poteris, ut ecquid spei sii reliquum intelli igamus. — Vale, virclarissime, meque inter egregiæ tuæ eruditionis iustos æstimatores numerato. Pluribus postea, si commercitim literarium Inter nos instituere liceat, de eiusmodi rebus agemus. Iterum vale. — Dabam festinanti manu Amstelodami, ad diem 8 septembris MDCCXXII.
  24. Ossia, la Bibliothèque universelle et historique (Amsterdam, 1686-1693 in 26 voll., in-12; la Bibliothèque choisie pour servir de suite à la Bibl. univers. histor.(Amsterdam, 1703-13), 28 voll., in-12; e la Bibl. ancienne et moderne (Amsterdam, 1714-27), 28 voll, in-18.
  25. (a) [CMA3] e dalle mentì di quelli salire alle menti degli addottrinati; onde, ecc.
  26. (b) [CMA3] un gran numero di materie, ecc.
  27. Ossia dal 25 dee. 1729 al 9 apr. 1730.
  28. Si vegga lib. II, sez. II, e. 4, nelle varianti.
  29. (c) Di tutto ciò noi avevamo stampato una Novella letteraria, che andava avanti a questi libri, dove intiere e fil filo si rapportavano tutte le lettere e del p. Lodoli e mie dintorno a cotal affare, con le riflessioni che vi convenivano; della qual Novella vedrai qui dentro farsi una volta menzione, dove si truovano l’origini delle lingue28 Ma, dopo essersi stampato più della metta di quest’opera, avvenne un fatto (che fu l’ultima dipendenza di tal negoziato), per lo quale abbiamo stimato cotal Novella non convenire né a noi né a quest’opera; e perciò l’abbiamo soppressa, e, ’n suo luogo, abbiamo proposto la dipintura al frontispizio di questi libri, e della di lei spiegazione abbiamo scritto altrettanti fogli, ch’empiessero il vuoto di questo picciol volume.
  30. (a) Laonde, se tu, cortese leggitore, ti abbatterai in luoghi che, per mala sorte, ti offendine, ti priego a sospenderne la riprensione prima d’avergli osservati, o dentro o nel fine, se sieno corretti o migliorati o accresciuti. Che, se neppure allora ne sarai soddisfatto, ivi usa del tuo giudizio.