Le donne di casa Savoia/V. Beatrice Margherita di Ginevra

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V. Beatrice Margherita di Ginevra

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IV. Matilde VI. Bianca di Savoia

[p. - modifica]Beatrice Margherita di Ginevra
moglie di Tomaso I
12..-1257.
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V.

BEATRICE MARGHERITA DI GINEVRA

n. 12... — m. 1257


Salve.... o inclita
     A cui le grazie corona cinsero,
     A cui sì soave favella
     La pietà nella voce gentile!




Orfana di madre e figlia unica, Beatrice, sin da giovinetta, era tutto l’orgoglio e tutta la speranza del padre. Guido o Guglielmo I, Conte di Ginevra. Egli sognava per lei l’avvenire più splendido, la fama più lusinghiera, e niente trascurava onde per bellezza, grazia e coltura, essa fosse al disopra di tutte le Principesse del suo tempo. Ma siccome le doti dello spirito non erano disgiunte in lei da quelle del cuore, dolce e mite come era e senza pretensione alcuna di grandezza, s’invaghì, ad uno splendido ballo datosi nella sua città, di un giovane bellissimo, ma la cui potenza e ricchezza non era quale la desiderava per lei l’ambizioso genitore.

Quel giovine e bel cavaliere era Tommaso I di Savoia. Allora, e fino alla prima metà del secolo XV, [p. 30 modifica]la Casa di Savoia altro non era né fu, che un’insigne famiglia feudale, e niente affatto una monarchia. Possedeva città e contadi, terre e castelli, gli uni dagli altri separati, come ho notato più indietro, formanti un patrimonio piuttosto che uno Stato; e varie e intralciate ne erano le giurisdizioni, come inceppata e divisa era la sua autorità, cosa del resto, nel Medio Evo, comune a tutti i Principati. Ma fra le mani di Umberto III, il Beato, la potenza della Casa andava disfacendosi! Ed è logico: come possono i santi occuparsi con interesse delle cose terrene? — Egli ebbe quattro mogli, e da esse soltanto un figlio maschio, desiderato, amato, vaticinato a grandi cose. E doveva esser questi Tommaso, che dalla storia sarebbe stato in avvenire riguardato come il secondo fondatore della potenza della famiglia; ma per il momento ciò non era, ed egli non bastava al Conte di Ginevra, che per la idoleggiata figliuola vagheggiava l’unione con un Re, e nientemeno con Filippo Augusto di Francia, che, pare avesse seco aperta qualche trattativa. Anzi, quando egli seppe della scambievole inclinazione dei due giovani, pensò di condurre in Francia la fanciulla, onde distrarla da quell’idea e avvicinarla intanto al probabile marito.

Tommaso e Beatrice non provavano solo un’inclinazione scambievole, facile a dissiparsi; quello che li univa era amore bello e buono, ed in quella festa si erano fra loro giurati che l’uno sarebbe stato dell’altro. Perciò, alla notizia di quel viaggio, Tommaso si [p. 31 modifica]fece avanti, e per impedirlo chiese la giovinetta in sposa. Ma il Conte che, oltre al desiderio di più illustre parentado, nutriva anche verso di lui antichi rancori di famiglia, che gli impedivano, a quanto sembra, di condiscendere alle preghiere della figliuola, recisamente oppose un rifiuto, e diè ordini perchè il viaggio potesse tosto affrettarsi. Beatrice, a quel rifiuto e a quegli ordini, non si scoraggì né pianse; ciò doveva mettere in guardia il Conte, che invece di nulla dubitò.

Intanto Tommaso, segretamente avvertito, si pose con alcuni cavalieri suoi amici, sulla via che il Conte, con la figlia ed il seguito, doveva percorrere; li fermò all’improvviso, disarmò il padre, e si prese la figlia, dicendo che essa gli apparteneva, poiché era già sua moglie per propria elezione.

Immaginatevi ora la sorpresa del Conte che, suo malgrado, dovè sottostare alla violenza; ma per breve tempo, giacché Tommaso, alle preghiere della giovine amata, gli restituì subito la libertà, ottenendo in ricambio la mano di colei che lo aveva preferito a Filippo Augusto. E di più ebbe la ventura che il Re, lungi dall’adontarsene, conosciuta l’avventura e l’amore dei due giovani, volle lui stesso essere auspice alle loro nozze, rendendovi oltre ogni dire favorevole l’ostinato Conte.

Compiuta la cerimonia, Tommaso, valoroso e acclamato ovunque, formò con la giovine sposa una coppia invidiabile; e la fama della loro gentilezza e [p. 32 modifica]cortesia si diffuse talmente, che Federigo II, il cavalleresco Imperatore, che teneva splendida Corte in Sicilia, e con la lingua unica italiana vagheggiava l’Italia unita, lo invitò a sè con la consorte, essendo suo pensiero di nominarlo, lui tanto simpatico alle popolazioni, suo vicario in Italia.

Andarono i due sposi a godere l’ospitalità del potente monarca, e Federigo manifestò a Tommaso la sua idea, aggiungendo che egli aveva il presentimento che a Roma, comprendendo il suo concetto, gli avrebbero fatto guerra, e che, solo alla Casa di Savoia sarebbe forse dato d’attuarlo, e intanto lui volersene andare in Palestina. Ma Tommaso non fu troppo corrivo ad accettare la brillante e lusinghiera proposta, non sembrandogli ancora maturi i tempi, e tutto rimase allo stato di progetto.

In mezzo alle feste e alle attrattive di quella brillantissima Corte, la bellezza e le grazie dell’ingegno di Beatrice Margherita colpirono più d’uno, e Federigo stesso le dedicò una rispettosa ed affettuosa servitù; tanto che la Nina Siciliana, la poetessa più illustre dell’epoca, non esitò a pregarla d’implorare da Federigo la grazia del misero Pier delle Vigne, che per le calunnie degli invidiosi era stato fatto barbaramente accecare, e rinchiudere in un tristissimo carcere. Con vero slancio di cuore, accettò Beatrice di farsi difenditrice del misero presso l’Imperatore, e vi riuscì vittoriosamente; ma quando essa col principe Tommaso e l’Imperatore, preceduti dall’esultante Nina, si [p. 33 modifica]portarono al carcere per dare in persona la fausta nuova della grazia all’infelice recluso, trovarono il cadavere ancor palpitante di lui, che in un accesso di disperazione si era fracassato la testa contro le pareti della cella, e sul quale cadde tramortita la sventurata Nina!

Tale contrattempo impressionò assai la principessa, il cui carattere soave e calmo rifuggiva da tali scene di barbarie, e per molti giorni ella stette muta e triste; nè finchè ella rimase ancora in Sicilia, si abbandonò più alla serena allegria dei primi tempi.

Ritornata collo sposo in Savoia, Beatrice ebbe dal cielo quella benedizione riguardata dai benpensanti come una grazia speciale; una famiglia cioè, bella, buona, bene educata e teneramente unita, composta di otto principi e di due sole femmine. Margherita sposata al Conte Artemanno di Kirbourg, pegno di pace, dopo la lunga lotta combattuta fra le razze latine, e Beatrice, la minore, e somigliantissima alla madre, che andata sposa a Raimondo Berlingheri Conte di Provenza, fu, come tutti sappiamo, madre di tre Regine e di una Imperatrice. Ma quello che forse tutti non sanno, si è, che questa Beatrice, che ebbe fama di gentile poetessa, e primeggiò per questo nelle corti d’amore, e il cui nome risuonò molte volte nelle canzoni dei trovatori, appunto per la sua somiglianza colla madre, ebbe il potere, alcuni anni più tardi, di decidere Federigo II, già innanzi con gli anni ed affascinato da lei, all’impresa di Terra Santa, che non gli fu per altro feconda di gloria. [p. 34 modifica]Beatrice Berlingheri ebbe gran rinomanza anche per lo splendore con cui viveva, e per le feste che si celebravano nei suoi palagi ove tutto era eleganza e galanteria. Ad Aix, ove abitualmente risiedeva, teneva una corte riguardata come l'asilo delle scienze e il centro del buon gusto; e fu perciò che le sue figlie, formate sotto un modello così perfetto, vennero ricercate dai più distinti monarchi del loro tempo. Essa protesse generosamente i Trovatori di cui era piena la Provenza ai suoi tempi, ed abbiamo ancora una celebre ode marziale che a lei diresse la poetessa Chiara d’Anduse.

E per tornare ora a Beatrice Margherita, soggetto principale di questo capitolo, essa, spiegando sempre nuova attività, facendone oggetto, via via, pensieri ed opere confacenti ai suoi anni, fondava in Savoia, nel luogo detto le Scale, un celebre ospizio, ed una commenda per l'ordine Gerosolimitano; ed ivi, poi che fu vedova, venne a soggiornare, e tranquillamente poi vi moriva in età ancor verde nel 1257.

Uno splendido monumento, ornato di ventidue statue, le fu innalzato in Altacomba dai figli, ma andò in rovina nelle guerre del 1600, ripetuta conferma della fralezza delle cose umane.