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Le rime di M. Francesco Petrarca/Canzone XL

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Sonetto CCXXVIII Sonetto CCXXIX
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CANZONE XL.


C
He debb’io far? che mi consigli, Amore?

     Tempo è ben di morire:
     Ed ho tardato più ch’i’ non vorrei.
     Madonna è morta, ed ha seco il mio core;
     5Et volendol seguire,
     Interromper conven quest’anni rei.
     Perchè mai veder lei
     Di qua non spero; e l’aspettar m’è noja.
     Poscia ch’ogni mia gioja
     10Per lo suo dipartire in pianto è volta.
     Ogni dolcezza di mia vita è tolta.
Amor, tu ’l senti, ond’io teco mi doglio,
     Quant’è il danno aspro, e grave;
     E so che del mio mal ti pesa, e dole;
     15Anzi del nostro: perch’ad uno scoglio
     Avem rotto la nave:
     Ed in un punto n’è scurato il Sole.
     Qual’ ingegno a parole
     Poria agguagliar’ il mio doglioso stato?
     20Ahi orbo mondo, ingrato,
     Gran cagion’ hai di dever pianger meco;
     Che quel bel ch’era in te, perdut’ hai seco.
Caduta è la tua gloria; e tu nol vedi;
     Nè degno eri mentr’ella
     25Visse quaggiù, d’aver sua conoscenza,
     Nè d’esser tocco da’ suoi santi piedi:
     Perchè cosa sì bella
     Devea ’l Ciel adornar di sua presenza.
     Ma io, lasso, che senza
     30Lei nè vita mortal, nè me stess’amo,
     Piangendo la richiamo:
     Questo m’avanza di cotanta spene;
     E questo solo ancor qui mi mantene.

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Oimè, terra è fatto il suo bel viso,
     35Che solea far del Cielo,
     E del ben di lassù fede fra noi.
     L’invisibil sua forma è in Paradiso
     Disciolta di quel velo
     Che qui fece ombra al fior degli anni suoi,
     40Per rivestirsen poi
     Un’altra volta, e mai più non spogliarsi;
     Quand’alma, e bella farsi
     Tanto più la vedrem, quanto più vale
     Sempiterna bellezza, che mortale.
45Più che mai bella, e più leggiadra donna
     Tornami innanzi, come
     Là dove più gradir sua vista sente.
     Questa è del viver mio l’una colonna:
     L’altra è ’l suo chiaro nome,
     50Che sona nel mio cor sì dolcemente.
     Ma tornandomi a mente
     Che pur morta è la mia speranza viva
     Allor ch’ella fioriva;
     Sa ben’ Amor, qual’ io divento, e spero
     55Vedel colei ch’è or sì presso al vero.
Donne, voi che miraste sua beltate,
     E l’angelica vita,
     Con quel celeste portamento in terra;
     Di me vi doglia, e vincavi pietate,
     60Non di lei, ch’è salita
     A tanta pace, e me ha lasciato in guerra;
     Tal, che s’altri mi serra
     Lungo tempo il camin da seguitarla;
     Quel ch’Amor meco parla,
     65Sol mi ritien ch’io non recida il nodo;
     Ma e’ ragiona dentro in cotal modo:
Pon freno al gran dolor che ti trasporta;
     Che per soverchie voglie
     Si perde ’l Cielo, ove ’l tuo core aspira;

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     70Dove è viva colei ch’altrui par morta;
     E di sue belle spoglie
     Seco sorride; e sol di te sospira;
     E sua fama, che spira
     In molte parti anchor per la tua lingua,
     75Prega che non estingua;
     Anzi la voce al suo nome rischiari;
     Se gli occhi suoi ti fur dolci, nè cari.
Fuggi ’l sereno, e ’l verde,
     Non t’appressare ove sia riso, o canto,
     80Canzon mia, nò, ma pianto:
     Non fa per te di star fra gente allegra,
     Vedova sconsolata in vesta negra.