Lotario/Parte quinta

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Parte quinta

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Argomento

Rosilde gettasi desolata ai piedi del padre chiedendogli piangendo la vita di Lotario che ella confessa di amare disperatamente. Egli le fa intendere che l’esistenza di lui non istà più nell’arbitrio degli uomini ed alla vista del suo dolore sentesi straziato dai rimorsi. Il nuziale corteggio si avvia intanto al tempio d’onde ritorna in breve recando moribondo al palazzo il tradito Lotario. L’infelicissima Adelaide riceve gli ultimi accenti ed il sospiro estremo del suo sposo e rimane siccome immemore di sè stessa dinanzi all’amato cadavere.

 
    Il palagio a letizia si desta;
Suonan gl’inni, infiorato è l’altar;
Alla sposa la candida vesta
Ecco Igilda s’affretta a indossar.

5 Adelaide... ell’è tacita e mesta;
La conturba un presagio crudel;
Ed invano a quel rito s’appresta
Che sì a lungo implorato ha dal ciel.

    Rassomiglia sì languida e smorta
10Tronco un giglio sul fragile stel;
E ben par di persona che è morta
La man fredda qual gelido avel.

    Fisso è il guardo, inclinata la testa;
Invan chiede l’ancella fedel:
15«Deh che avvenne?» Ella immobile resta;
È più bianca del bianco suo vel.

    E Lotario? un’insolito ardore
Gli arde il capo, il respiro vien men;
In que’ guardi rassembra furore
20L’amor suo già sì puro e seren!

    Ei le afferra convulso la mano;
E un tremore, infelice! lo assal;
Poscia irrompe in un ridere insano;1
Il ricopre un pallore mortal!..

25 «Santa vergin, gli porgi tu aita!
Corri, Igilda, soccorso pietà!
O Lotario, rinasci alla vita
Or che lotte per noi più non ha.

    Sogno orrendo! no, o Dio; non s’avveri!
30Pria ti prendi i miei giovani dì!
M’hai ridêsta ai giocondi pensieri,
Mio lo festi, per tormel così?

   Esaudisti la calda preghiera
Che ti porsi dal carcere ognor
35Perchè rieder colà prigioniera
Or bramassi? no, grazia, o Signor!

   Grande Iddio, se a’ miei squallidi giorni
Nè brillar deve un’astro seren,
Fa che al lutto di prima io ritorni,
40Ma proteggi, ma salva il mio ben!»

   Così prega. La fronte ei solleva,
Nè più affanna l’anelito il sen;
Più quel ciglio il torpor non aggreva;
Sotto il piè non vacilla il terren.

45 Mesto un riso il suo labbro disfiora;
Sorge; e «o cara, per me non temer,
Sclama; ah tanto invocato ho quest’ora!
Di quest’ora or m’opprime il piacer!»

   Adelaide non ben s’assecura;
50E la destra recandosi al cor,
Del suo fido, l’orribil sventura
Che allontani Dio supplica ognor.

   E sorrider pur tenta, ma il riso
Si scolora sul labbro qual fior
55Ch’aspro gelo cogliea d’improvviso
E obbliato sul cespo sen muor.

   Vanno al tempio; e lor sembra una tomba;
E l’altare di morte il guancial;
Cupo un suono per gli archi rimbomba —
60È la tromba del giorno final.

   Pallida pallida, disciolto il crine,
La figlia è supplice del padre al piè:
«Di mia stagione son giunta al fine
Se non ha il fervido pregar mercè!

65 Amo Lotario; s’ei per te cade,
Morta la figlia vedrai doman. —
— L’ami? ell’è insania d’acerba etade,
Farmaco è il tempo, mi tenti invan!

   Non io di spegnerlo formai pensiero;
70Ed osi il padre, folle, accusar?
Sei del monarca delizia, è vero;
Fa che non l’abbia oggi a scordar. —

    — Padre, puniscimi! offro al tuo sdegno
Quei dì che rapido già il duol sfiorò:
75Ti giovi illudere, fingendo, il regno;
Ma in faccia a morte mentir chi può?

    Ah di Rosilde sol l’ombra io sono!
Dall’orlo io priegoti del cupo avel:
Oh grazia! grazia! se vuoi perdono
80Tu pure un giorno sperar dal ciel.

    Se la tua prece non sia reietta
Da Quei ch’è giudice d’ogni mortal,
La mia tu accogli! — No, mia diletta!.. —
— Lotario salva!:.. — Pregar non val.

85 È tardi... intendi? di lui la vita
Più nell’arbitrio dell’uom non sta... —
— È tardi?» replica ella smarrita
Qual chi più lagrime, più lai non ha!

    Alle sue stanze muta s’avvia;
90E sol profondo dall’imo cor
Lungo un singulto romper s’udia...
Scolora udendolo il genitor.

    Rimorso atroce lo strazia a brani
E solo è fabbro del suo dolor:
95La chioma svellesi coll’empie mani,
Fassi il delitto suo punitor!

    Torna dal tempio il nuzïal corteggio;
E nella reggia sbigottiti e tristi
Riedon donzelle e cavalieri e paggi
100Nei sospettosi sguardi e nei sembianti
Svelando quel che proferire aperto
Non osa il labbro. Da terror conquiso
Il volgo si disperde. Eppur non puote
In lui così che la pietà soverchii.
105E del vicino attentasi all’orecchio
Di tradimento bisbigliar ciascuno
E di veleno. Inumidirsi il ciglio
Anco fu visto ai più valenti e prodi
Tra i popolani.... pel morente prence
110Che amavan tanto. E di compianto e d’ira
Alzossi un mormorio che primo scosse
Di Berengario il trono; accumulando
L’odio su lui del popolo schernito
Di cui la voce anco talor possente
115Fu nella ferrea etade. — Era compita
La sacra cerimonia e a’ piè dell’ara
Cadea Lotario dai Baron sorretto
Della sua scorta. Essi al regal palagio
Il recan lagrimando. Acuto strido
120La sposa alzò; ma dello spirto il volo
Rattenne, forte in suo desir; chè accôrre
Di lui volea le voci estreme e il guardo
Ultimo aver dell’adorato sposo.

    — «No, Adelaide, no, vedova e sola
125Non ti lascio; chi il disse mentì;
Pronunziare ineffabil parola
Or nel tempio il tuo sposo ti udì.

    E tu pensi, o diletta, ch’io mora
Or che il cielo beato mi vuol?
130Io morir! io morire in quest’ora
Che cancella una vita di duol?

    Or sei mia! Vieni al talamo, vieni!
Che contati gl’istanti mi son...
O speranza di giorni sereni!..
135Dammi, amore, l’estremo tuo don.

    No, morir non vogl’io; se mi lice
Un’istante serrarti al mio sen...
Vieni, o sposa...» Egli manca, infelice!
S’abbandona sul letto e vien men.

140 Ed il ciglio alla donna che plora
Dolcemente nel volto fissò;
Chiuse gli occhi, riaperseli ancora;
Le sorrise.., «Addio!» disse, e spirò.

    Sulla sponda del letto si atterra;
145Sull’estinto ella il volto chinò;
Più de’ mali non sente la guerra,
Collo sposo il suo spirto volò.

    Nel dolore avvi un’estasi ancora
Che per poco ne invola al dolor;
150Tal le avviene: coll’uomo che adora
Ora in cielo è quell’angiol d’amor.

   Di sè inconscio il bel corpo respira;
E in quel vago atteggiarsi ed umíl
Alla Vergin che al Figlio che spira
155Volge gli occhi pietosi, è simíl.

   Sembra in quel della morte soggiorno
Un de’ santi Cherùbi che a stuol
Del Divino alla spoglia d’intorno
Sul Calvario fermarono il vol.

160 Quel de’ sensi benefico obblio
Che lo toglie a terribil martir
Deh! prolunga, o clemenza di Dio,
Chè a lei troppo pur resta a soffrir.


Note

  1. Il veleno propinatogli era di così malvagia natura che egli morì pazzo, frenetico come vogliono alcuni storici.