Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino/Libro IV/Di S. Giuliano

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Libro IV
Capitolo X
Di S. Giuliano

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Libro IV - Di S. Croce di Magliano Libro IV - Del Monastero, e Badia di S. Elena in Pantasia


1. QUesta Terra suole appellarsi S. Giuliano di Puglia a differenza di altri luoghi, posti in Regno, i quali tengono lo stesso nome. Ella riconosce i suoi principi, non prima de1 tempi bassi colla distruzione delle Città, e luoghi vicini, o di qua, o di là del Fortore. Fu famoso Cartello del Contado di Pantasia a tempo de’ Longobardi de’ Principi di Benevento, e loro Sede. Abbiamo di esso chiara memoria fin dal Secolo X. nel Privilegio della fondazione del celebre Monistero, e Badìa sì di S. Elena, come del Monistero, e Preposìtura di S. Eustachio, l’uno, e l’altro dell’Ordine di S. Benedetto, posti amendue in Pantasia, e nel confine di queslo Contado di S. Giuliano, come ne’ segg. paragrafi 1. e 2. e se ne fa anche menzione da Leone Ostiense nella Cronaca Cassinese lib.2. cap.66. le di cui parole si riportano nel suddetto §.2. così pure si parla di S. Giuliano nella Bolla di Lucio III. del 1181. e in quella d’Innocenzo IV. dell’anno 1254. e supponiamo, che la Chiesa di S. Giuliano abbia dato il nome a questo Castello. ,

   2. Sta situata sopra una collina in piano dalla parte Settentrionale, avendo verso Mezzogiorno la Terra di Colletorto, dalla quale è distante meno di un miglio : tutta è cinta di fortissime muraglie con tre Torri, delle quali quella, che sta sopra la porta Maggiore, appellata la Torre di S.Gìuliano è abitabile. L’altra verso Colletorto, opposta alla prima si chiama la Torre del Castello, e per la sua antichità è affatto diroccata. La terza è detta la Torre dello Spirito Santo, che è situata dalla parte di Oriente, e per essere in ottimo stato si abita. Le case de’ particolari, non sono dispregievoli, anzi comode a riguardo degli Abitatori, e si è ridotto nello stato di sopra descritto da tre Secoli in qua ; perche restò sobbissato dal tremuoto del 1456. dì cui si è fatto parola in parlarsi di Ururi, e di Larino, come pure se ne discorre in parlarsi di Casacalenda, e si descrive da S. Antonino nella sua Cronaca part.3. tit.22. cap.14. §.3. In Castro S. Juliani funditus everso adpositi sunt ad patres suos 211. e attesa la sua situazione è di aria uguale, e perfetta.

   3. Tiene ampio territorio, abbondate di acque con varj dritti in quello di S. Elena, e altri, come si dice in parlarsi di essa Badìa nel seg. §.1. Egli è fertile di biade, e frumento, e vettovaglie. Da buoni vini, e frutti, e olio.

   4. I Signori di questo Castello furono i Conti di Pantasia de’ Longobardi. A tempo di Guglielmo II. detto il Buono si possedeva da Trasmondo di Montalto, come nel Catalogo de’ Baroni di quel tempo, che fa Carlo Borello, ove de’ Feudatarj di Capitanata, pag.151. si legge : Dominus Trasmundus de Monte alto tenet S. Julianum, quod est Feudum unius Militis. Verso il fine del Secolo XV. Ferdinando I. Re di Napoli, figlio di Alfonso I. d’Aragona lo concedè alla Famiglia d’Aragona. Poi da Ferdinando II. detto il Cattolico fu dato con altri Feudi ad Andrea di Capua, Duca di Temoli. Nella situazione del 1669. tra’ Baroni, e Feudatarj di Capitanata si scrive . Ill. D. Berardino di Monte calvo, Marchese di S. Giuliano per detta Terra di S. Giuliano. Appresso fu posseduta per via di compra dalla Casa Monforte de’ Duchi di Laurito, dalla quale ritenutosi il titolo del Marchesato, è stata trasferita con titolo di vendita in persona del Signor D. Bartolomeo Rota, Patrizio di Brescia in Lombardia, Marchese di Colletorto, faranno da circa venticinque anni, e dal medesimo attualmente si possiede con vantaggio de’ Vassalli per la sua pietà.

   5. Dal Mazzella nella descritione del Regno, parlando della Provincia di Capitanata si nomina questa Terra, e nella numerazione de’ Fuochi dell’anno 1601. si dice averne 245. in quella del 1626. si dice S. Giuliano 245. nuovo 236. in quella del 1669. stampato dal de Bonis nel 1671. sta scritto: S. Giuliano antico 100. nuovo 51. Al presente è numeroso di 650. anime in circa, e degli Abitatori vi sono persone benestanti.

   6. Il Governatore, che si destina dal Padrone del luogo, amministra la Giustizia, e l’Annona, come pure il pubblico peculio si governa dal Mastrogiurato, Eletti, e Sindaci, che si eleggono in pubblico parlamento ogni anno.

Della Chìesa Matrice.

   7. Questa Chiesa è sotto il titolo di S. Giuliano, posta in mezzo di essa Terra, fatta a tre navi, la quale nel principio del nostro governo ritrovassimo terminata in rustico, e presentemente è perfezionata con una Scala, e ripiano magnifico, Dentro è tutta abbellita con stucchi : con Coro, e suoi stalli lavorato tutto di noce, come altresì il Trono Vescovile, appoggiato ad uno de’ pilastri dal Corno del Vangelo dell’Altare Maggiore : In faccia di esso il Pulpito pure di noce colle nostre armi gentilizie : Il Ciborio per il S. Battesimo, chiuso con cancellata avanti, e sua porta, sta posto in una Cappella, a lato sinistro dell’ingresso della porta maggiore della Chiesa. Dietro del Battisterio vi è il Cimiterio, formato con tutta la politezza Ecclesiastica: Oltre alla Sagrestia, proveduta di tutto punto di nuovi Sagri Utensilj, libri Corali, Calici, Pianete, e quanto mai può occorrere per il bisogno di una decorosa Chiesa Matrice, per l’amministrazione de’ Santissimi Sagramenti, e per la celebrazione de’ Divini Officj.

   8. L’Altar Maggiore è compiuto tutto di nobilissimi marmi con commessi di varj colori, fatto col suo sfondo, che dicono all’uso moderno Romano da Lorenzo Troccoli di Napoli, di cui ci siamo serviti per tanti altri, de’ quali si parla nel decorso di queste Memorie.

   9. Oltre all’Altar Maggiore, vi sono altri Altari : il primo è sotto il titolo del Santissimo Rosario, fatto con stucchi, che si governa dal proprio Procuratore, confermato dall’Ordinario, e vi è eretta coll’autorità dell’Ordinario una Confraternita sotto lo stesso nome : Altro è sotto il titolo della Madonna del Carmine, formato con stucchi decorosamente colla cura del fu D. Pietro Francario, Arciprete di essa Terra, defonto ultimamente, e rimasto detto Altare di Juspadronato della sua Famiglia. Vi è un Cappellone, nel di cui Altare si conserva il SS.Sagramento in una Custodia di marmo, fatta di nostro ordine dallo stesso Artefice, e sopra di essa un Quadro di buon pennello, che rappresenta la Cena di N. Signore. Altro è sotto il titolo della SS.Trinità, e di S. GiuIiano M. Padrone, e Protettore principale della Terra. Questo Altare parimente è fatto di stucco a proporzione degli altri con Quadro nuovo, fatto dallo stesso pennello, e si governa dal proprio Procuratore, che si conferma dall’Ordinario del luogo. Finalmente vi è l’Altare di S. Caterina V. e M. quale è stato ultimamente proveduto di tutto il necessario da Vito Tartaglia, come di suo Padronato.

   10. Questa Chiesa è capace di altri Altari, come in fatti a tempo dell’ottava nostra Visita dell’anno 1734. a richiesta del suddetto Sign. D. Bartolomeo Rota, Marchese di Colletorto, fatta per mezzo del fu Cesare Antonio Prospero, suo Agente Generale da noi fu conceduto un sito appresso il detto Altare per eriggersene un altro sotto il titolo di S.Maria di Loreto, colle figure di S. Vincenzo Ferrerie, di S. Pasquale Baylon, e di S. Filippo Neri ; in fatti il piissimo Cavaliere vi ha fatto costruire l’Altare con gradini, e predella tutta di marmo con riserva di suo Juspadronato, come negli atti di detta Visita tom.1. p.125. terg.

   11. il. Nella Chiesa vecchia vi erano altri Altari, e stimiamo farne memoria per alcune cose, che sono necessarie notarsi. Uno era sotto il titolo della Presentazione, Juspadronato della Famiglia Ferrara : nel suo quadro era dipinta ancora l’Immagine di S. Antonio di Padova, la quale ora si osserva dipinta nella sopraddetta Cappella della Madonna del Carmine : e perché in questo Altare vi erano due invocazioni, per quella sola di S. Antonio di Padova si trovano alcuni beni, i quali sono stati dati in enfiteusi al suddetto Cesare Antonio Prospero, col peso dell’annuo Canone di carlini dieci a favore della Chiesa Matrice, a cui è incorporato il detto Altare : l’altro era sotto il titolo di S. Maria Orientale , o sia di Costantinopoli, e pure i suoi beni sono incorporati alla Chiesa Matrice, e ancora questo Altare sta eretto col titolo di S. Maria di Loreto dal quondam D. G. Giuliano de Pizzutis, Arciprete del luogo: il terzo era sotto il titolo di S. Maria delle Grazie, la cui festa si celebra a’ 2. di Luglio, e i beni di questo sono incorporati alla Chiesa Matrice : in quarto luogo vi era un Altare di S. Maria della Pietà

eretto dalla Famiglia de Pizzutis, e dotato da D. Emilio Pizzuto, come
si legge nelle Visite dell’anno 1633. e 1634. finalmente vi era l’Altare sotto il titolo della Santissima Annunciazione di Maria Vergine, nel quale era eretta la Confraternita sotto il medesimo titolo. Per la qual cosa nella nostra Visita ottava dell’anno 1734. furono dati alcuni ordini, che si leggono ne’ suoi atti pag.125. terg.

   12. Sono in questa Chiesa Matrice molte Sagre Reliquie, ben tenute in due Reliquiarj con loro autentiche, che C espongono alla venerazione de’ Fedeli. In uno d’argento, fatto a modo di sfera si conservata Reliquia di S. Elena V. e M. In un altro quelle de’ SS. Giuliano M. Protettore, e Padrone principale del luogo, Bartolomeo, e Matteo Apostoli, Fabiano, e Sebaltiano MM. Quiricio M. Quattro Coronati MM. Biagio Vesc., e M. Genziano M. e SS. Innocenti MM. Menna M. Prudenziana M. Caterina V. e M., Lucia V. e M. e Pardo Vesc, e Conf. Padrone principale della Città, e Diocesi di Larino.

   13. Viene servita questa Chiesa dal suo Arciprete, e da’ Porzionarj, che sono due Sacerdoti, un Diacono, e due Suddiaconi, come si vede nel nostro Sinodo del 1728. part.5. cap.10. e oltre a questi non manca altro Clero, che pure la serve per le varie funzioni, e per abilitarsi alla partecipazione.

Delle Chiese dentro, e fuori dì S. Giuliano.

   14. È antica la Chiesa di S. Antonio Abate, che sta dentro la Terra vicino alla Porta, che conduce a Colletorto, e sempre la sua cura fu appresso il Procuratore eletto dalla Curia Vescovile di Larino. Ve un solo Altare, dedicato in onore di S. Antonio Abate, e prima vi era altro Altare col titolo della Beatissima Vergine.

   15. La Chiesa di S. Biagio Vesc. e M. che sta fuori delle mura, per la strada, che conduce alla Terra di Bonefro, è Grancìa della Commenda di S. Primiano di Larino dell’Ordine Gerosolimitano, detto di Malta ; i beni della quale sono perduti, o per meglio dire abbandonati.

   16. La Chiesa di S. Rocco pure posta fuori della Terra in strada, che va alla Terra di Bonefro è antica, e si amministra per il proprio Procuratore, che conferma la Curia Vescovile.

   17. Lo Spedale che era antichissimo, veniva posto sotto il luogo, che serve per uso di macinare gl’olivi, volgarmente appellato Trappeto, consisteva in più stanze, ma oggi, non sta in uso ; in proposito del quale si nota, come nell’anno 1208. sorse controversia tra l’Abate di S. Elena, e gli Amministratori di esso Spedale sopra un Territorio, che un tal Brunamonte aveva venduto a suo favore, e pretendendosi quello dall’Abate, il piissimo Matteo di Molise, Padrone di Laureto, del qual luogo parlaremo, ove di Colletorto, concesse allo Spedale un altro luogo, posto nel Territorio, detto la Macchiarasa, o sia detta la Macchiarella, e al presente ancora tiene lo stesso nome delle Macchie rase di Laureto, e lo stnimento, che si conserva nell’Archivio Episcopale è del tenore, che siegue.

   18. In nomine Domini Dei eterni, & Salvatoris nostri Jefu Christi. Anno ab Incarnatione ejus millisimo ducentesimo octavo Indizione XI. mense Madii die quinto instante. Regnante Domino Nostro Rege Frederico Sicilie, Ducatus Apuliae , & Principatus Capuae . Nos Mattheus de Molisio Dominus de Castro Laureti una cum Matre mea domna Maria, & fratribus meis Divina gratia inspirante considerante controversia, quae vertebatur inter Monasterium Sancta Helenam, & domum Hospitalis S. Juliani, scilicet de una petia de Terra, quae est prope Casale S. Lucie, de qua Terra quidam noster homo Brunamontis vendidit ad Ospitalenu jam dictus. Unde Abbas cum fratribus suis calumniabat, quod vendere non poterat, quod pertinebat, & erat de S. Helena. Ego Domnus Mattheus una Matre mea, & fratribus meis abcepto consilio pro anime nostre, & homnium parentum nostrorum de nostris demaniis in loco, ubi dicitur Macle Raonis reddimus Campnium ad Ospitalem quod supra nominatur . Et Terra illa de qua, questionabatur reintegravimus Ecclesia S. Helena. Et ad memoriam successorum nostrorum precipitur inde facere libellum istud ad Ecclesiam Sanctam Helenam per manus Johannis habitator Castri S. Juliani.
       Quod te Johannem Judicem Notarium taliter scribere rogavi. 
               
Actum in Castello Montis Calvus feliciter. 

Ego Domnus Mattheus hoc signum Crucis proprie manu fecit.
Ego Rogerius frater ejus hoc signum Crucis proprie manu fecit.
Ego Domna Maria hoc signum Crucis proprie manu fecit.
Ego Rao Filius Dñi Matthei hoc signum Crucis proprie manu fecit.
Ego Domnus Raoyn de Castro S. Juliani hoc signum Crucis fecit.
Ego Honasius Miles hoc signum Crucis fecit. 
Ego Presbiter Bartholomeus hoc signum Crucis fecit.
Ego Presbiter Tangredus hoc signum Crucis fecit.

   19. Questa fabbrica di detto Spedale, minacciando rovine, quei del Regimento della Terra si obbligorono di ripararla; ma poi ne hanno incominciata un altra da fondamenti fuori dell’Abitato per la strada, che conduce alla Fontana; e non ancora si è terminata.

Delle Chiese distrutte.

   20. La Chiesa di S. Liberata, o sia detta della SSma Concezione, era posta fuori della Terra nel suo piano, e non molto lontana dalla Chiesa Sopraddetta di S. Rocco : Fu edificata da più secoli, e ora per il tempo, divoratore delle cose appena se ne vede alcuna muriccia.

   21. La Chiesa di S. Maria del soccorso, fu eretta l’anno 1633. da Desiderio Palumbo nella strada, per la quale si va alla Terra di S. Croce, non molto distante da questa di S. Giuliano, e questa essendo stata più volte riparata, pure ora si vede senza il suo tetto, forsi a cagione del luogo, dove è situata, non atto a conservare, e mantenere le fabbriche, che si sono fatte per ristorarla. 

   22. La Chiesa di S. Lorenzo M. si ritrova totalmente rovinata, e distrutta, e quella è Grancia della Prepositura di S. Eustachio, dalla quale non è molto distante, e se ne parla appresso.

   23. La Chiesa di S. Nicolò pure sta posta fuori delle mura, distante dalla Terra da quidici passi : ella è Grancia della medesima Prepositura, perché vi è un Immagine di pittura non ignobile, e la Chiesa non è affatto buttata al suolo, nella nostra Visìta ottava dell’anno 1734. ordinassimo : Che si dia tutto il riparo a detta Chiesa, e che si proveda di tutto il bisognevole con un Quadro, che rappresenti l’Immagine di S. Eustachio, quella di S. Lorenzo, e l’altra di S. Nicola, e che se ne scriva in Munziatura per detto effetto : fu il fondamento, che la medesima ne tiene la cura 

   24. In questa Terra sono molti monti frumentarj per comodo de’ Cittadini, e si amministrano cogl’altri effetti dalle Cappelle, o siano da propri Procuratori, che conferma la Curia Vescovile.

Giorni Festivi particolari, che si osservano in questa Terra.

   25. Sono di precetto il giorno 21. di Maggio per S. Giuliano, come Padrone principale del luogo con rito doppio di prima classe con sua ottava. Di divozione il di 22. di detto Mese per S. Elena. Di precetto ancora il dì 16. Agosto per S. Rocco : e di divozione il dì 6. di Decembre per S. Nicolò Vescovo di Mira, detto di Bari.