Osservazioni, progetti, e consigli risguardanti l'agricoltura nel Trentino ora Tirolo italiano/XIV

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Calendario perpetuo per gli agricoltori trentini

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XIII
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CALENDARIO PERPETUO

PER GLI

AGRICOLTORI TRENTINI





Fra i pochi ma scelti libri lasciati da un Sacerdote era di suo carattere un breve Scritto col titolo - Almanaco o Calendario perpetuo trentino - Il quale io lessi avidamente, e trovate avendovi osservazioni e regole utilissime, con licenza degli eredi, ne trassi copia, riducendo la elocuzione a mio modo. Questo Scritto mi sono determinato a pubblicare, come giunta alle mie dicerie, sperando che possa a qualcuno essere di giovamento. Segue il testo dell’Autore:

„Tutti coloro i quali sono per fare cosa, il cui buono o cattivo esito dipende in tutto o in parte dallo stato in cui sarà l’atmosfera, cioè dal freddo o dal caldo, dal vento o dalla calma, dalle piogge abbondanti e a lungo continuate, o dalla costante serenità, quelli che debbono mettersi in viaggio [p. 57 modifica]per terra o per acqua, e segnatamente gli agricoltori, sono curiosi di pur sapere, e solleciti d’investigare l’avvenire. Questo natural desiderio, che in qualunque modo soddisfatto rassicura o lascia in timore, fa in ogni tempo quello che indusse gli uomini ad osservare l’andamento de’ fenomeni (avvenimenti) che dipendono dalle immutabili ordinazioni del Creatore, le quali noi diciamo forze o leggi di natura, e a consultare intorno a ciò quelli che si dicevano, ed erano creduti saggi, veggenti, indovini. Per questo il predire ciò che avverrà nel tal anno e nella tale stagione, il fare Almanachi ossia Calendarii, divenne professione cui si dedicarono in ogni tempo ignoranti, e sapienti, impostori, ed onestuomini.„

„Gli ignoranti, incapaci di ben osservare e ragionare, attribuirono molti effetti a cause non vere, ed adottarono alla cieca le dottrine arbitrarie e fallaci degl’impostori, i quali sgraziatamente ottennero sempre maggior credito e fede che i veri sapienti. Dagl’ignoranti e dagl’impostori furono inventati e accreditati que’ Detti, ingiustamente appellati proverbii, che si leggono in certi libri, e che suonano sulle bocche del volgo alla ricorrenza di qualche giorno, o di qualche naturale avvenimento, Detti, i quali su niente altro sono fondati che su le pessime rime con cui sono espressi, per [p. 58 modifica]esempio: Da Natale al sole, da Pasqua al tizzone. Se piove il dì della Pentecoste tutte le entrate non saran nostre, e cento altre sciocchezze sopra san Paolo, sopra la Candelaja, l’Ascensione, la Canicola ec. ec.„

„Gli onesti uomini e sapienti fecero sempre guerra a questi pregiudizii, cui va frammista la superstizione; e studiando la natura e le sue leggi osservarono il corso ordinario e la durata delle stagioni, il tempo de’ venti e delle piogge regolari ec. e, conosciuti gli effetti costanti, e gli accidentali, volsero le loro indagini ad indovinarne, anzi fissarne le vere cause. Questi uomini benemeriti giovarono moltissimo colle loro scoperte, spezialmente ai naviganti; e se poco utile apportarono agli agricoltori, ciò avvenne perché troppo inveterati sono i pregiudizii contrarii alle verità da loro insegnate; e forse anche perché pochi si diedero la pena di fare e pubblicare osservazioni parziali, cioè risguardanti un determinato Paese, e tali che possano esser utili formando una regola. Questo sarebbe stato peravventura il solo mezzo di scemare la fede alle Volgari opinioni. La gente che le ha in conto di proverbii, si appella all’esperienza, perché talvolta il caso avvera la predizione. Si mostri, esponendo i fatti costanti, cioè quello che tutti gli anni avviene regolarmente, che l’esperienza [p. 59 modifica]non conferma, anzi smentisce que’ Detti, su i quali si fondano le fallaci speranze e i vani timori.„

„Io ho fatte, insieme ad altri, per molti anni osservazioni sul Paese che formò il principato di Trento, ossia sulla provincia che da Trento è nominata trentina, e mi sono accertato per quelle, che quivi le Stagioni hanno la loro durata come segue:

„La primavera comincia coll’aprile, e finisce collo spirare di maggio.

„La estate principia col giugno, e compiesi colla fine d’agosto.

„L’autunno dura, come la primavera, due mesi, e sono settembre e ottobre.

„L’inverno ha principio col novembre, e termina col marzo,

„Tale fu sempre e finché staranno queste nostre montagne, e quelle poste più verso il settentrione, tal sarà pure in avvenire la durata delle stagioni sul Trentino. Ed è sciocchezza il dire che quest’ordine e questa durata sonosi cangiati perchè dall’un anno all’altro si nota qualche diversità. Queste diversità puramente accidentali e mai regolari, non apportano alla costituzion naturale del paese nessuna mutazione. Le nostre osservazioni insegnano che [p. 60 modifica]„Ne’ cinque mesi d’inverno cade ogni anno sulle montagne or maggiore or minore quantità di neve, e più spesso molta che poca. Anche nelle valli nevica, più, o meno ogni anno, e sol le più basse vanno talvolta libere dalla spiacevole visita. Non sono però nemmen queste, per tutti i cinque mesi, da nevi, da ghiacci, e da brine mai sicure; ed è più certo il danno che l’utile, se per piogge e venti tiepidi le piante germogliano prima di aprile, perchè altri venti, che per lo sciogliersi delle nevi su i monti soffiano forte in alcuni giorni di marzo e anche d’aprile, coll’impeto loro e col freddo che gli accompagna portano d’ordinario terribili guasti. A questi danni, e ad altri di cui dirò, cagionati dalla molta neve caduta su i monti, abbiamo compenso, che li pareggia, nelle fonti, che quella neve mantiene perenni ed abbondanti. Le fonti sono, e chi nol sa? tesori inestimabili, distintamente ne’ paesi montuosi.

„La primavera è per ordinario regolata dall’inverno, il che vuol dire che in regola qual fu la stagione invernale, tal è anche quella di primavera. Se in inverno cadde molta neve, i venti, le burrasche, il freddo, le pioggie vanno alternando in aprile ed in maggio, e questa incostanza di tempo nuoce universalmente. Se poca fu la neve, o, essendone caduta molta, piogge e venti caldi [p. 61 modifica]venuti dal mezzodì ne sciolsero una gran parte, allora il sole agisce dappertutto con forza già in aprile, e il maggio si fa, come sogliam dire, valente. Un maggio caldo ma non troppo secco è il mese che assicura, non succedendo straordinarie disgrazie, quasi tutte le entrate dell’anno tanto in quantità che in qualità. Perciò è saggissima l’istituzione della Chiesa che ordinò le Rogazioni; e il Popolo tutto dovrebbe con raccoglimento intervenirvi, e pregare fervorosamente il creatore e provveditore Iddio, dal cui cenno onnipotente dipendono le piogge, i venti, la serenità, ed il caldo.

„Anche la estate risentesi un qualche poco della condizione in cui furono l’inverno e la primavera. Il caldo vi è temperato se ancor resta sulle alpi molta neve, perchè domina il vento, e frequenti sono le burrasche; ma se vi restò poca neve, e parte de’ ghiacci perpetui, che diciam vedrete, si va sciogliendo (e dico parte, perchè vetrete ce ne furono, e ce ne saranno sempre sulle più alte nostre alpi) esso, il caldo, si fa sentire forte, segnatamente nella bassa e stretta valle dell’Adige. In questa stagione sono per ciò a temersi due mali. Se queti sono i venti, e per la serenità dell’atmosfera il caldo è grande, continuando le nevi o le vetrete a farsi in acqua, l’Adige s’ingrossa, straripa, e inonda le compagne, ed oltre [p. 62 modifica]ai guasti che fa in queste, cagiona malattie negli abitanti. Nelle altre valli più elevate, essendo il terreno pendente e frastagliato da altre vallette, succede in tal caso l’opposto, cioè si ha siccità che riduce tutto a squallidezza, e talvolta dissecca ogni cosa. Un vantaggio gode nell’estate per la sua costituzione il Paese nostro sopra le vaste pianure; ed è che gli oragani (venti impetuosi) e le grandini, non apportano mai que’ grandissimi guasti che ivi fanno sovente; e di questo notabilissimo vantaggio siamo debitori alle nostre montagne, che all’impeto, e al progresso de’ venti si oppongono.

„L’autunno è per lo più, a cagione del caldo estivo che lo precede, una mite stagione, e per questo riguardo più amabile che la primavera. In settembre piove ordinariamente per alcune giornate di seguito; ma l’ottobre è sereno; e la temperatura dell’aria vi è piacevole. Segno che s’avvicina il freddo è il passaggio che fanno tutte le specie d’uccelli per le regioni meridionali, il che succede verso la fine della stagione, quando anche le foglie degli alberi ingialliscono, e cominciano a cadere.

„Ella è cosa evidente che queste proprietà delle stagioni a null’altro si possono attribuire che alla naturale costituzione del Paese, cioè alle variate altezze e alla positura de’ monti, alla diversa [p. 63 modifica]direzione delle valli, al corso delle acque accelerato o tardo, allo stato delle selve, ai terreni colti od incolti, ai laghi, alle paludi ec, ec. È pur evidente che quanto qui avviene di straordinario ha per vere cause le mutazioni, anch’esse irregolari, che accadono ne’ paesi a noi più vicini, spezialmente nella Venezia, in Lombardia, nel tedesco Tirolo, in Svizzera, in Baviera. Da queste regioni ci vengono i venti, ch’esse ricevono dai monti o dai mari a loro più vicini, e coi venti ci giunge il caldo, o ’l freddo, la pioggia, o la neve.

„Se alla natura immutata e immutabile del nostro Paese, ed all’estranee ma vere cause dell’irregolarità delle stagioni, volesse la gente, come dovrebbe, porre la debita attenzione, io sono certo che non si farebbe più quel conto che si fa della posizione de’ pianeti, delle fasi della luna, della ricorrenza delle feste, e di cento altre opinioni, osservanze, ed azzardate predizioni, che non hanno alcun fondamento, e che talvolta si avverano solo per caso, mentre per lo più si dimostrano fallaci. Le predizioni, poichè ogni tratto ampio di Paese ha la sua costituzione, non possono mai essere generali. La continua esperienza insegna di fatto che se elle si avverano in un piccolo cantone, in un altro vicino accade il contrario. A Trento piove, nella Naunia risplende il sole, in [p. 64 modifica]Giudicarie cade la grandine, in Fieme soffia forte il vento, nel medesimo giorno. È ella forse la Luna che questi diversi effetti a si piccole distanze cagiona? Gli Almanachi, i Calendarii, i Detti chiamati proverbii, o qui o li là indovinano sempre; e questa è la ragione per cui i malaccorti vi prestano fede. Non è ancora comparso colui, il quale abbia avuto il coraggio di predire quello che avverrà per tutto l’anno in questa o in quella delle nostre valli; e se avesse a venire, di dieci volte sbaglierebbe almen otto. Freddo e neve d’inverno, caldo, lampi, tuoni, temporali, e pioggie d’estate, sa predirne ogni scimunito; ma indicare i giorni in cui caderà la neve, in cui pioverà ec. ec. nessuno può fuor che Dio.

„Il saggio e prudente agricoltore, piuttosto che nutrirsi di vane speranze od affligersi per le predizioni de’ Calendarii, piuttosto che badare al crescere o calare della luna, e andar ripetendo i volgari Detti male rimati, i quali nulla significano perché appoggiati non sono ad alcuna soda ragione, fatto persuaso dalle sue proprie osservazioni che tal è di ciascuna stagione il corso ordinario nel nostro paese quale io lo esposi, procurerà di regolare gli affari suoi risguardanti la terrecoltura dirigendosi dietro le seguenti prescrizioni:

[p. 65 modifica]In primavera. Fate più tardo che potrete, cioè in maggio, la seminagione de’ grani, perchè questi gettati in terra umida e ancor fredda marciscono, o germogliano lentamente dando piante deboli cui il freddo che può venire nuoce assai; ma seminati in terra solo un poco umida e riscaldata dal sole, crescono presto e bene, e le piante prendono vigore da resistere alle intemperie.

„Per prevenire quanto si può i danni della siccità raccogliete in piccoli canali, ed avviate ne’ prati tutta l’acqua che scorre vicino a quelli per il liquefarsi delle nevi, e per le susseguenti piogge.

„Rispettate i nidi e le razze de’ piccoli uccelli, e insieme a questi utili alleati fate continua guerra ai dannosi insetti, e alle loro sementi, studiandovi di scoprire i luoghi ove le depongono, che sono specialmente le siepi vive, e i fusti delle viti vicino alla terra.

Nell’estate. Continuate a dare tutte le volte che piove quell’acqua che potete ai prati, e non premettete che, scorrendo per le ripide vie, cagioni fossi e frane, il che sarebbe doppio grave danno.

„Raccogliete il fieno piuttosto verde che troppo secco, perchè il secco non è buono, e perchè segando per tempo sperar potete con ragione di avere abbondanza del secondo, e, in alcuni luoghi, anche del terzo.

[p. 66 modifica]„Non siate pigro a tagliare le biade tosto che sono mature, ed a condurle a casa, poichè tardando potete averne grave danno per grandine o per pioggia o per la perdita che si fa in grano col mieterle troppo secche.

„Conducete il concime in un canto de’ campi che dovrete ingrassare l’autunno, a fine di averlo ivi in pronto; ma copritelo bene con terra levata dalla superficie del campo stesso; la quale operazione vi darà tre vantaggi, cioè, il letame non perderà essendo coperto l’umido oleoso, la terra sovrapostavi a strati s’ingrasserà, quella che restava nel campo fredda, sarà bene riscaldata.

„Se avete gelsi, e nel raccogliere la foglia non aveste tempo di toglierne il secco e i rami troppo sporgenti, fate ciò al tempo in cui essi cominciano a dare la seconda foglia.

In autunno. Seminate subito sul principio, finchè la terra è calda, i vostri campi, affinchè le piogge non ve lo impediscano, ed acciocchè le piante mettano radici profonde, e coperte dalle loro foglie resistano al freddo.

„Ingrassate, ma più tardi, quando compariscono le brine, anche li prati con letame vecchio e ben macerato, perchè la neve, che lo copre d’inverno, sciogliendosi in primavera ne introduce tutto il grasso nelle zolle fino alle radici dell’erbe.

[p. 67 modifica]„Se avete vigne sul piano, e v’accorgete in settembre per tempo che v’è del marcio, vendemiate presto, che meglio è aver vino aspro, ma sano, che poco senza forza, e soggetto a marcire.

„Zappate profondamente, estraendone i sassi, e gettando la terra a lunghi tumuli coi fianchi rivolti verso mezzodì, il campo dimagrato, che questo sarà prepararlo a darvi nella susseguente estate frutto sicuro ed abbondante. Quest’opera può farsi in molti luoghi anche d’inverno prima che il ghiaccio sia alto.

Nell’inverno. Il privato continui, condotte le legne a casa, a zappare i campi, come detto è sopra, conduca terra dal basso dove abbonda in alto dove manca, prepari fosse o buche per piantarvi magliuoli, o alberi. Ciò in novembre; e quanto alle fosse e alle buche, anche in febbrajo e marzo.

„I montanari lavorino a farsi dovunque pur si può acquedotti, i quali per quanto costino pagano in pochi anni tutta la spesa. Non profittare dell’acqua è peccato grave; e se ne ha pentimento quando soffresi il danno nella siccità.

„Gli abitatori delle basse valli facciano ai fiumi arginazioni solide, ed aprano fosse larghe e profonde per dare scolo alle acque, che senza di ciò restano stagnanti nelle campagne un palmo o [p. 68 modifica]due sotto alla superficie della terra, e cagionano incalcolabili danni.

„Si lavori da tutti e dappertutto a far diritte, e piane quanto più si può, e a rendere uguali, e solide le strade comunali e consortali.

„Queste opere si possono eseguire sul principio e sulla fine della stagione, val a dire nel novembre, e, dove non si coltivano viti, nel marzo. Quando la neve e ’l ghiaccio impediscono il lavorare, meglio che partirsi dalla patria sarebbe procurarsi guadagno coll’esercizio di qualche arte o mestiere che presto s’impara, occupando in questo anche le femmine.

„E giorni di riposo non ne indica egli mai, dirà qualcuno, cotesto Calendario? Nelle stagioni di gran travaglio avete i giorni piovosi e di festa, e nell’inverno, oltre ai dì festivi, le lunghe notti. Ma notate che il Calendario parla di riposo, e non di ozio, e di stravizzi.„

E qui finisce il Calendario, o Almanaco, perpetuo trentino. Il quale, benchè sia tutto fondato sulla ragione, piacerà forse poco alla gente assuefatta a pascersi delle fole dell’ignoranza o dell’impostura, ed a promettersi il bene da cose che nol possono dare. Si dirà che ciò ch’è insegnato da questo Calendario si sa e si fa da tutti, e ch’era inutile il farlo stampare. Ma io ho voluto che sia [p. 69 modifica]stampato appunto perchè ho certa scienza che pochi sanno quello che questo Calendario insegna, che pochi anche sapendolo vi pongono attenzione, e che molte delle sue prescrizioni sono con danno de’ privati e del pubblico trascurate.

Il popolo ama di leggere Calendarii, e quasi solo Calendarii. Volete istruirlo? Divulgate buoni ed utili Calendarii.