Paradossi: cioè sententie fuori del comun parere/Dedica libro secondo

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Dedica libro secondo

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AL MOLTO ILLU/

STRE ET REVERENDO SI

gnore, il S. Cola Maria Caraccio

lo V. di C. et assistente di

sua santità.


TEMPO è hormai Signor mio ch'io attenda alle promesse le quali, non ho potuto più tosto adempire, per esser stato da che non viddi quella, di continuo alla Corte del Re Francesco, ove per i continui suoi movimenti l'ocio del scrivere è del tutto bandito, et ad ogn'altra cosa fuor che al comporre e lecito di pensare, havendo finalmente ritrovato in Lione, un poco di quiete, et veggendo molti giovani della natione Italiana disiderosi di leggere, et anche di trascrivere li Paradossi che già in Piacenza vi promisi, deliberai rivedergli, et poi lasciargli in publico uscire, tanto piu che havendone già traportati alcuni in lingua Francese l'ingegnoso messer Mauritio Seva, poteva facilmente temere che prima Francesce che Italiano parlassero, il che non havrei voluto per molti rispetti, gli ho poi divisi in due libri, de quali, l'uno ho dedicato à monsignor di Trento et amministratore di Prissinone Principe veramente degno d'essere et dalla bontà vostra teneramete amato, et da me per molte cagioni devotissimamente servito, et l'altro alla Signoria vostra Reverendissima, la quale, aspettava forse, che io li scrivessi in lingua Toscana come far sogliono [p. 51v modifica] tutti quelli che vogliono dar favore alle lor compositioni, non niego io certamente che volentieri fatto non l'havessi, se di me, tanto mi havessi potuto promettere, ma ricordandomi d'esser nato nella citta di Milano, et fra Longobardi longamente vissuto mi venne al cuore una certa diffidenza, la quale, di sorte m'impaurì, che subito abandonai il pensiero di scrivere toscanamente, et ricorsi à quella forma di parlare che già preso havea, parte della mia nudrice, parte anchora da migliori scrittori. Et se la Signoria vostra mi fusse stata si cortese et liberale de suoi scritti, come fu della borsa mentre fui appresso di lei, gli vedreste hora in un stile piano et dolce, distesi, la onde legger ve li bisognera in un stile rozzo et zottico, da non potersi per industria veruna ammorbidire, vostro danno monsignor mio, se piu eloquenti non sono di quel che li vedete, io non ne posso più, ho fatto quanto sapeva pèr mostrare qualche segno della volunta mia verso dui prelati honoratissimi, et perchè il mondo nega et intenda non esser anchora talmente dalla fortuna sbatuto, che io non sia nell'amore et protettione de dua più gentili Signori, c'habbia la Chiesa d'Iddio, et qui baciandovi le mani con riverentia, faccio fine di scrivere, Iddio pregando che sempre essalti vostra a molto illustre persona, di Lione.