Perch'i' non spero di tornar giammai

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Guido Cavalcanti

XIII secolo P Indice:The Oxford book of Italian verse.djvu Poesie Duecento Perch'i' non spero di tornar giammai Intestazione 3 gennaio 2012 75% Poesie

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta The Oxford book of Italian verse

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PERCH’i’ non spero di tornar giammai,
     Ballatetta, in Toscana,
     Va tu, leggera e piana,
     Dritt’a la donna mia
     Che per sua cortesia
     Ti farà molto onore.
Tu porterai novelle di sospiri,
     Piene di doglia e di molta paura;
     Ma guarda che persona non ti miri
     Che sia nemica di gentil natura,
     Chè certo per la mia disaventura
     Tu saresti contesa,
     Tanto da lei ripresa,
     Che mi sarebbe angoscia,

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     Dopo la morte poscia
     Pianto e novel dolore.
     Tu senti, ballatetta, che la morte
Mi stringe sì che vita m’abbandona,
     E senti come ’l cor si sbatte forte
     Per quel che ciascun spirito ragiona.
     Tanto e distrutta già la mia persona
     Ch’i’ non posso soffrire:
     Se tu mi vuo’ servire
     Mena l’anima teco,
     Molto di ciò ti preco,
     Quando uscirà del core.
Deh ballatetta, alla tua amistate
     Quest’anima che trema raccomando:
     Menala teco nella sua pietate
     A quella bella donna a cui ti mando.
     Deh! ballatetta, dille sospirando
     Quando le se’ presente:
     ‘Questa vostra servente
     Viene per star con vui,
     Partita da colui
     Che fu servo d’Amore.’
Tu, voce sbigottita e deboletta,
     Ch’esci piangendo de lo cor dolente,
     Coll’anima e con questa ballatetta
     Va ragionando della strutta mente,
     Voi troverete una donna piacente
     Di sì dolce intelletto
     Che vi sarà diletto
     Davanti starle ognora.
     Anima, e tu l’adora
     Sempre nel su’ valore.