Periodi istorici e topografia delle valli di Non e Sole nel Tirolo meridionale/Periodi istorici/Notizie dell'Anaunia de' tempi antichi del Gentilesimo

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Notizie dell'Anaunia de' tempi antichi del Gentilesimo

../ ../Della Conversione dell'Anaunia alla fede di Gesù Cristo IncludiIntestazione 29 settembre 2016 75% Da definire

Periodi istorici Periodi istorici - Della Conversione dell'Anaunia alla fede di Gesù Cristo
[p. 1 modifica]

Notizie dell’Anaunia de’ tempi antichi del Gentilesimo


CHiunque sieno stati i fondatori della Città; di Trento, i Reti, come vuole il Plinio, o i Galli, come pretende Giustino istorico, o, come è più verisimile, i Reti v’abbiano gettate le prime fondamenta, e i Galli l’abbiano ampliata, e ridotta a maggior dignità; è sentimento universale che l’Anaunia sia stata popolata di Toscani al tempo di Tarquinio il vecchio Re di Roma, quando una grande moltitudine di Galli scaricatasi sopra l’Italia obbligò molta gente Etrusca a cercarsi altro paese, e questa sotto la condotta di Reto si rifugiò entro i monti, che dal nome del condottiere riportarono il nome di Rezia. I Romani nelle conquiste, che negli ultimi due secoli della loro repubblica fecero sopra i Galli Cisalpini, e Transpadani, si estesero bensì fino a Trento, che a quel tempo apparteneva alla Gallia, ma nella Rezia non si spinsero per allora. E’ ben verisimile però, che in queste conquiste de’ Romani non pochi del Gallo popolo abborrendo gli artigli di quelle aquile trionfatrici sieno fuggiti a trovar luogo di libertà, e salvamento nell’Anaunia. Il linguaggio toscano nel suo fondo, ma corrotto da un’accento gallico, mi fa nascere quest’opinione.

Furono Druso, e Tiberio ne’ primi tempi dell’Impero di Ottaviano Augusto, che con formidabili eserciti sormontando i più difficili passi, che sembravano per natura insuperabili, e sconfiggendo genti famose per velocità, e ferocia, e rovesciando castella, e torri, penetrarono nella Rezia, e si stesero fino al Reno, e al Danubio.

Fu eretta in Roma una Lapida trionfale ad Augusto in perpetua memoria delle sue conquiste sopra le genti alpine con un’inscrizione conservata da Plinio, e fra queste genti la settima di numero è quella dell’Anaunia Naunes, o Genaunes.

Stefano Morcelli pubblicò in Roma l’anno 1781 un’erudita opera De stilo Inscriptionum Latinarum in quarto; riporta egli alla pag. 67. il trofeo d’Augusto, quale pretende avere confrontato colle migliori edizioni di Plinio. [p. 2 modifica]

LXXXVIII.


IMP . CAES . DIVI . F . AVGVSTO
PONT . MAX . IMP . XIIII . TRIB . POT . XVII.
S . P . Q . R .
QVOD . EIVS . DUCTV . AVSPICIISQVE
GENTES . ALPINAE . OMNES
QVAE . A . MARI . SVPERO . AD . INFERVM . PERTINEBANT
SUB . IMPERIVM . P . R . REDACTAE . SVNT
TRIVMPILINI . CAMVNI . VENOSTES . VENNONETES
ISARCI . BREVNI . GENAVNES . FOCVNATES
. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Alcune edizioni di Plinio, in vece di Genaunes, mettono Naunes. Tra questi scrittori il medesimo Sigonio1 così scrive. Il citato Morcelli osserva, che oltre le soprannominate ci furono altre genti alpine, che a’ Romani si sottomisero, ma nel trofeo non furono inserite se non quelle, che fecero resistenza coll’armi alla mano, e convenne soggiogarle colla forza: Non sunt adjectæ, quæ non fuerunt hostiles: ex Plinio. Trento poi convien crederlo passato già prima in potere de’ Romani, perchè nel trofeo non vi fu inserito.

Questo trofeo deve essere stato innalzato ad Augusto pochi anni prima dell’Era volgare. Il Muratori mette l’anno VI. della detta Era, quando Augusto ebbe il titolo d’Imperadore la quintadecima volta; dunque la quartadecima dovette precedere qualche anno prima. Goffredo ne’ Fasti Consolari pone l’incominciamento della Tribunizia podestà di Augusto all’ anno 733 di Roma: onde l’anno XVII di detta podestà ci porta all’anno 750 di Roma, secondo il Petavio tre anni avanti l’Era volgare.

Il Roschmanno colloca i Genauni nelle vicinanze di Sterzing2, e si riferisce all’Ode di Orazio. Ma secondo questo Poeta la guerra Retica principiò sotto le Alpi, e il celebre Mascovio ne’ Fatti de’ Tedeschi Lib. III. §. XI., nelle note apporta le parole di Orazio3. [p. 3 modifica]

Nel testo dice, che la guerra, e le vittorie di Druso sopra i Reti principiarono presso Trento cui consente anche il Quadrio Dissertazione intorno la Valtellina II. §. IV. e questa vicinanza a Trento, e all’Adige, che pure è nominato dal Mascovio, consente molto meglio all’Anaunia, che a Sterzing. In seguito poi i Romani arrivarono anche al Prenner, come piace al Roschmanno.

Onde giova attenersi all’opinione del Quadrio Dissertazioni intorno alla Valtellina II. §. IV. Che gli Anauni, o Genauni, Naunes, alla Rezia prima appartenessero, non è inverosimile; perciocchè situati sono immediatamente di quà dalle retiche Alpi. Dione Lib. LIV. pag. 536. scrive, che populosa erat gens Rætorum.

Da quel tempo gli Anauniesi che prima erano un popolo libero, o dirò piuttosto un popolo barbaro, povero, miserabile, che in parte viveva di latrocinj, ed assassinamenti, quelli, che non furono distrutti, sono divenuti sudditi de’ Romani, e resi più umili, e mansueti, e costretti a rispettare senza offesa i passeggieri, aperte anche, e quanto potè essere fra monti, spianate, e accomodate le strade, che prima erano difficili, e pericolosissime; così scrive Strabone Geografo Greco4.

Furono aggregati al più vicino Municipio Romano, che era quello di Trento, e considerati in seguito fra i popoli Trentini; ed essendo Trento ascritto alla Tribù Papiria, come si rileva da Lapide esistente nel Castello, ed eretta a C. Valerio C. F. Pap. Mariano Honores omnes adepto Trident. 5 così fu aggiunta alla medesima Tribù anche l’Anaunia, come [p. 4 modifica]ci manifesta una Lapida scoperta in Revò l’anno 1789 con questa inscrizione:


L. SCANTIVS
PAP. CRESCENS
VETERANVS. SPE
CVLATOR. PRAE
7JVSTI.SIBI.ET
PONTIAE CVSEDAE
VXORI

7 Significa Centuria

Per tener in dovere il popolo, per sicurezza delle strade, e per passare a Roma i necessarj rapporti, i Romani, secondo il loro costume posero ne’ Castelli speculatori, e soldati, singolarmente in Vervò, dove furono ritrovate le seguenti Lapidi.


DIS . DEABVS
QVE . OMNIB
VS . SACRVM
L. C. QVARTVS
V. S. LIB. MER.

V. S. votum soluit



DIS . DEABVSQ
OMNIBVS . PRO
SALVTE . CASTEL
LANORVM . VER
VASSIVM . C. V. Q
VADRATVS . L. L. P. D6

[p. 5 modifica]

Altre Lapidi furono ritrovate ne’ contorni di Vervò, ed unite in Castel Brughier; ma sono talmente mancanti, che per quante diligenze usate non si può ricavare il vero significato delle medesime; onde crediamo doverle tralasciare7.

Era costume de’ Romani stabilito dall’istesso Romolo fondatore di Roma, come si ha nella di lui vita in Plutarco, che le diverse popolazioni avessero fra i Patrizi di Roma un protettore detto Patrono, che di loro tenesse particolar cura, e difesa, lo che succedeva anche colle colonie. I Romani dopo la conquista di Trento v’avevano mandato colonia di lor nazionali, che s’erano sparsi per tutto il territorio, e Caio Valerio Mariano sopra riferito fra i molti suoi titoli porta anche quello di Patrono della Colonia pubblica. A diversi rami della famiglia Valeria conviene sia stato conferito il patronato delle diverse adiacenti Valli. Onde in Poja, nella Pieve di Lomasso della Giudicaria, c’è una Lapida coll’inscrizione:

FORTVNAE
REDVCI
L. VALERIVS
JVSTVS
EX VOTO

Ma più espressiva è quella di una tavola, di cui ora ragiono. L’anno 1595 in Nardò nel Regno di Napoli fra i rottami di un antichissimo edifizio fu ritrovata una tavola di bronzo, e Pietro Polidoro Patrizio di Lanciano8 ne divulgò l’inscrizione appresso il celebre P. Angiolo Calogerà Padovano Monaco Camaldolese nel Tomo settimo degli Opuscoli scientifici, e filologici n. 18. dell’Edizione Veneta del 1731 pag. 17.

Lo stesso Polidoro la accompagna con un erudito Commentario, nel quale dice, che più probabilmente appartiene agli Anauniesi, fra i popoli Alpini da Plinio detti Naunes, o Genaunes9. L’inscrizione è questa: [p. 6 modifica]

ANTONIO . MAR
CELLINO
ET . PETRONIO . PROBINO . COSS
II NONAS MAJAS
SVCCLAMANTE . POPVLO . D . EMPVRII . NAV
NE . DE . T. OFERENDA . D. AEREA . D
INCISA . PATRONATVS . M. SAL. BALERIO . VIRO
SPLENDIDO . CVI . IAM . DVDVM . SECVN
DVM . BOCES . EIVSDEM . POPVLI . et BO
LVNTATEM . ONOR . PATRONATVS
OBLATVS . EST
Q. D. E. R. F. P. D. E. R. I. C. CVM . DEVOTVS . POPVLVS
JAMPRIDEM . M. SAL. BALERIO . PVBLICE
ONOREM PATRONATVS . OBTVLERIT
CVJVS IMMENSA BENEFICIA
SEMPER . NON . TANTVM . INMVNICIPES . BERVM
ETIAM . IN . NOS . IPSOS . CONTVLERIT
EMPVRIVM . QVOQVE . NOSTRVM . ITA
SEMPER . DILEXERIT . VT . VBICVMQ
RES . EXEGIT . TVTOS . DEFENSOSQVE . PRES
T I V E
RIT . PROPTER . QUOT . NECESSE . EST
EVM REMVNERARI . OPORTERE
PLACET . ITAQVE . VNIVERSO . POPV
LO . EMPVRII . NAVNITANI . TABVLAM
AEREAM . INCISAM . EI
OFFERI . DEBERE . QVO . GRATIVS . DIGNE
ONOREM . SIBI
CONLATVM . A . DEVOTISSIMO POPVLO . D
EMPVRII . NOSTRI . LIBENTI . ANIMO
SVSCIPIAT
CENSVENTIBVS . Gn. IVLIO . MEMIO
PRAETORE . G
IVL . SECVNDO CL . GEM . AFRODISIO
D .....................

[p. 7 modifica]

È verosimile, che questa tavola sia stata mandata a M. Valerio in Roma, Napoli, o altrove, dove si ritrovava. Per altro di simili traslazioni ci sono più esempi, come avverte il chiarissimo Apostolo Zeno Veneto Vol. III. ep. 45.

Quantunque nell’Anaunia si adorassero tutti i Dei maschi, e femmine, e come da un passo di S. Vigilio, che riferirassi fra poco, la Valle fosse piena di anubi, e di idoli mezzi uomini di molte mostruose figure, delle favole d’Iside, della fuga di Serapide, ed altri: uno però ce n’era, che adoravasi come il Dio tutelare di tutta la Valle, e questo era Saturno, di cui nel 1782 sotto un altare dell’antica chiesa di Romeno fu ritrovata una Lapida colla seguente inscrizione:

          D. SATVRNO AVG. LVMENNONES
ÆRVETIVS . MAXIMVS . RVFVS
QVADRATINVS . FIRMIANVS
CLEMES . IVSTVS . IVSTINVS
ASPIRO . GLABISTVS . QVINTVS
RIS . RVFINVS . LAD . OPTATVS
QVARTVS . LVCIVS . SEVERVS
MAXIMINVS . AVP . FIRMINVS
PATERNVS JVSTINIANVS . S. P. L.
L. M.10

Le lapidi, e le cose fin qui dette ci somministrano una competente notizia dello stato dell’Anaunia sotto gli antichi Romani. I Ladroni, che prima la disonoravano, furono distrutti, furono spianate, o accomodare le strade, i castelli furono muniti di soldatesche, e speculatori. C’era nella Valle residente il suo pretore, che nel 341 era Giulio Memio, cogli altri ministri; aveva tra i Patrizj di Roma il suo protettore, o padrone della famiglia Valeria; c’era la sua distinzione fra i municipi, e popolari. Vi si vede anche un corrompimento di pronunzia del b in vece del v, boces, Balerius, in vece di voces, Valerius. Era aggregata alla Tribù Papiria, di cui era Trento; era inoltre piena di superstizioni idolatriche; e il nume, che adorava sopra tutti, era Saturno.


Note

  1. De antiquo Jure Italiæ Lib. III. cap. VI.
  2. Pag. 109. loc. cit.
  3. Videre Rhæti bella sub Alpibus
    Drusum gerentem, & Vindelici.....
                        ex Lib. IV. Ode IV. vers. 15
    Drusus Genaunos, implacidum genus,
    Brennosque veloces, & arces
    Alpibus impositas tremendis,
    Dejecit acer, plus vice simplici:
                        ex cod. Lib. Ode XIV. vers. 10

  4. De situ Orbis Lib. IV. pag. 42. Traduzione del Guarino ediz. del 1494. Supra Comum ad Alpium radices Rheti jacent, & Vennones ad Orientem versi. Alia ex parte Lepontii, & Tridentini, & Stoni, & alii complures populi parvi, Italiam tenentes, qui superioribus annis inopes latrocinabantur. Hac autem ætate, aut deleti sunt, aut mansuetiores facti penitus: ut cum antea trascensus per eorum montes pauci, & difficiles essent: nunc multis ex locis per eos mortales, & tuti, & transitu faciles, propter eorum apparatum habeantur. Augustus enim Cæsar ad latronum delendas insidias, magnum quantum licuit, viarum apparatum apposuit. Non enim per vastissima petrarum ingentium præcipitia, ubique naturam violare fas fuerat, cum hinc quidem supra vias eminerent, hinc autem ruerent. Adeo ut per parva ab ingredientibus evitari discrimina nequeant, incumbentibus in tam profundas fauces casibus, ibi vero aliquas ad partes adeo limes angustus est, ut, & viatoribus, & jumentis præsertim insuetis, vertiginem oculorum afferat. Sinu autem indigenæ tuto gestentur. His igitur nulla pæstare licet remedia, neque glacialibus crustis, quæ superne, & quidem lubrice illabentes universam occupant semitam, & in subjacentes extrudunt Valles. Frequens enim super glaciem glacies invicem incumbit ingruentibus maxime nivibus, antequam in superficie omnino solibus dissolvantur. Questa descrizione non riguarda la sola Anaunia, come apparisce dal testo, ma essa v’è certamente compresa.
  5. Notizie di Trento del P. Bonelli Volume II. Dissertat. Prœm. pag. 49.
  6. L. L. P. D. lætus, libens, posuit donum. Morcelli Inscrip. Latin. pag. 565 a. Queste due Lapidi del Castello di Vervò furono trasportate in Verona, e collocate nel Museo, come si può vedere Museum Veronense, pag. XCL 2. 3. ediz: 1749.
  7. Come per esempio la Lapida:

    J O V I
    ET . DIS . CONSER
    VATORIBVS . PRO
    SALVTE ........
    ........ PER
    culo LIBERATVS
    JVSTINVS . DICAVIT

    Vegg. Mus. Ver. pag. CCCLXXX. n. 4.

  8. Questi benefiziato nella Basilica Vaticana viveva anche nel 1736 auditore del Cardinal Annibale Albani.
  9. Marcellino, e Probino furono Consoli l’anno 311, locchè concorda co’ fasti Consolari; spiega inoltre il citato Autore le Lett. iniziali della 12. linea in questo modo: quod de ea re fieri placuit, de eadem re ita censuerunt.
  10. S. P. L. L. M. sacrum posuit lætus libens merito, ovvero sua pæcunia
    Saturno era una deità onorata da’ Reti, come da inscrizione del Grutero appresso Mascovio. Fatti de’ Tedeschi Lib. III. I. 1, ed anche da’ Sassoni, come dimostra Struvio Corpus Hist. Germ. Proleg. sect. II. §. XII.