Piano regolatore di Roma 1883 - Relazione/I progetti presentati da persone estranee al Comune

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I progetti presentati da persone estranee al Comune
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Esame dei progetti

presentati da persone estranee al Comune.


Oltre il piano regolatore, che chiameremo Ufficiale, la Giunta faceva rimettere alla Commissione alcuni altri progetti, che da privati ingegneri erano stati presentati in questi ultimi tempi all’Amministrazione con [p. 110 modifica]incarico di esaminarli, e giudicare se alcuno di essi offrisse qualità tali da renderlo preferibile al progetto dell’ufficio, e da potersi, anche parzialmente, combinare con questo. I progetti estranei sono cinque; e ne sono autori il Signor Vincenzo Martinucci, il Sig. Aurelio Martinelli, i Signori Augusto Marchesi e Sante Bucciarelli, il Sig. Goffredo Narducci e il Sig. Francesco Degli Abbati. Presa notizia complessiva di tutti, ci persuademmo niuno aver qualità di completo piano regolatore e di ampliamento della Città. Essi in genere rappresentano il disegno, o di un qualche grande rettifilo stradale diretto all’obiettivo che si predilige, o del modo come provvedere alla viabilità soltanto di una contrada di Roma, senza dire dell’ultimo che ha per iscopo una linea ferroviaria di circonvallazione, anzichè un piano edilizio. Tutti questi progetti presi da se possono avere il loro merito; qualcuno relativamente al suo particolare scopo può esser buono; ma si comprenderà come fosse quasi impossibile farne il paragone col piano complesso e generale presentato dalla Giunta. Ed è facile intendere eziandio, come sarebbe pericoloso il voler combinare qualche parte di tali progetti parziali col piano generale dell’ufficio, senza scompaginare quel nesso fra le tante opere proposte, che ne costituisce il pregio principale, e che è conseguenza dell’unità di concetto nella compilazione del disegno. Questo abbiamo voluto affermare, perchè gli autori prendano nel vero significato che hanno le nostre conclusioni, ne pensino che siasi mancato verso loro di riguardo; e se ne ha in prova la sollecitudine, colla quale aderimmo alla domanda di chi desiderò dare verbali schiarimenti intorno al proprio [p. 111 modifica]progetto alla Commissione riunita. Ciò detto, daremo un cenno dei disegni suddetti, anch’essi esposti nell’antisala, affinchè i signori Consiglieri possano apprezzarne il valore relativo, ed i nostri giudizi.


Progetto Martinucci.


Il pensiero fondamentale del piano ideato dal Signor Martinucci è l’apertura di tre strade principalissime, che divergendo, si dipartono dal piazzale innanzi alla Esedra di Termini. Dal quadrante dell’Esedra verso l’Esquilino una grande linea è diretta all’Anfiteatro Flavio; da quello verso il Quirinale un’altra linea va fino alla piazza del Vaticano, con coicidenza al suo asse ed al mezzo della Basilica. La via Nazionale poi che è nel centro dell’Esedra si prolunga in linea retta fino al colle Capitolino. Il pensiero è grandioso; ma quali difficoltà altimetriche non converrebbe affrontare per attuarlo? E quale dispendio enorme non cagionerebbe, tutto quasi tutto in aumento della spesa per le opere del piano regolatore? Perchè è da notare, che quelle due nuove linee, a destra e a sinistra della Nazionale e il prolungamento di questa, ben poco conferiscono a soddisfare i più gravi bisogni della circolazione nella parte più popolosa della vecchia città. E quali distruzioni pure non converrebbe fare anche nei quartieri recentemente costruiti? Difatti bisognerebbe da una parte e dall’altra aprire due strade oblique a traverso le nuove fabbriche comprese fra via Viminale e la via Venti Settembre, distruggere l’edificio del Ministero [p. 112 modifica]della Guerra in costruzione, sconvolgere gran parte della via Nazionale e le case che la fiancheggiano per inciderla profondamente a Magnanapoli e raggiungere in linea retta la piazza del Foro Traiano; dare altro accesso alla Reggia dalla parte settentrionale; distruggere tutto il caseggiato dal Foro Traiano al Campidoglio per!a costruzione delle rampe circolari ideate per salire alla sua vetta. Aggiungasi che la via diretta al Vaticano e il regolare tracciato del nuovo quartiere in Prati di Castello sono disegni ipotetici, perchè presuppongono la deviazione del Tevere, sovraccorrente alla Mole Adriana. Tralasciando di descrivere e di fare annotazioni sulle altre parti di minor importanza del progetto Martinucci, le esposte riflessioni ce lo fanno giudicare per un verso tardivo, perchè scompone quartieri e vie di recente sistemazione; per l’altro intempestivo, perchè suppone che il Tevere abbia a deviarsi nei Prati di Castello; e finalmente di non pratica esecuzione per ostacoli materiali, e per eccessivo dispendio. Non possiamo adunque trarre profitto dall’opera del Signor Martinucci nel piano regolatore, ma dobbiamo averlo in conto di progetto commendevole, ma accademico.


Progetto Martinelli.


Il Signor Avv. Aurelio Martinelli ha presentato un abbozzo litografico di alcuno grandi vie da lui immaginate; e per quanto è possibile comprendere in un disegno assai imperfetto, e da un opuscolo che lo [p. 113 modifica]accompagna, egli provvederebbe alla viabilità dei quartieri alti con uno stradone retto dalla piazza Vittorio Emanuele all’incrociamento della via degli Archi della Pilotta colla via dei Colonnesi, che ora è parte della via Nazionale. Come sia possibile dà questo punto traversare in linea retta il monte, su cui sta il già convento di S. Silvestro al Quirinale, e ritrovarsi al piede della via dei Serpenti; come si acceda al Quirinale, come si traversi la via Urbana, è impossibile dedurle da una specie di profilo posto a fianco della pianta. La prosecuzione della via Nazionale è fatta dall’autore con un primo rettifilo dalla piazza del Gesù, a Campo dei Fiori, senza darsi per inteso che demolisce mezzo Teatro Argentina. Un altro rettilineo va alla piazza della Chiesa Nuova; un altro infine va in Banchi, senza pensare che distrugge il Banco S. Spirito opera pregevolissima del S. Gallo. Vi è pure una strada dal Teatro di Marcello a Campo dei Fiori sul concetto, ma non sulla traccia di quella, che era segnata nel piano regolatore di massima dell’ufficio, e che la Commissione ha detto di ripetere in quello definitivo. In conclusione il progetto del Sig. Avv. Martinelli manca delle condizioni volute per essere preso in considerazione.


Progetto Barchesi e Bucciarelli


Questo progetto si propone l’apertura, di un grande rettifilo nel mezzo della città. Autori ne sono i signori Marchesi e Bucciarelli; essi hanno tracciato una strada dal Quirinale al Gianicolo, traversando il Tevere amata [p. 114 modifica]circa delle vie Giulia e Longara. Si può capire il perchè del punto di partenza, trattandosi della Reggia, non già quello dell’altra estremità, dove, anche secondo il piano regolatore, non potrà sorgere che un modesto gruppo di nuove fabbriche, senza speranza di ulteriore sviluppo avendo alle spalle l’erta del Gianicolo. Però come l’indica il disegno, e come dice la memoria che l’accompagna, scopo della nuova via avrebbe ad essere l’erezione sul Gianicolo del grande monumento Nazionale al Re Vittorio Emanuele, fiancheggiato dalle grandi caserme previste dalla legge sul concorso dello Stato nelle opere della città. Il concetto dunque della strada ha avuto origine da un’ipotesi; se questa non si avvera, la nuova strada perde ogni ragione di essere. Di fatti non provvede ad un grande bisogno della viabilità, non essendovi, e non potendosi ragionevolmente supporre la tendenza di un grande movimento su tutta l’estensione della vecchia città ad un punto, quale è il mezzo della Longara non suscettibile di molto traffico e distante dal Trastevere e dai Borghi Vaticani. Oltre a ciò bisogna notare a quali inconvenienti condurrebbe l’immaginato rettifilo. Dal Quirinale si scenderebbe alla Piletta col mezzo di gradinate, ma proprio in quel punto esistono gli avanzi dell’Aggere Serviano, e delle sostruzioni del Tempio del Sole; quindi un impedimento archeologico. Bisogna tagliare, e l’attuale residenza del Ministero della Guerra, già Convento dei SS. Apostoli, e il palazzo Odescalchi; poi distruggere la Chiesa di S. Maria in via Lata. Ad un certo punto la nuova strada s’impegna nuovamente fra antichi avanzi che sarebbero dichiarati intangibili, quelli cioè delle Terme di Agrippa fra le vie dei Cestari e di Argentina [p. 115 modifica]dietro il vicolo detto l’Arco della Ciambella. E più innanzi il progetto segnerebbe la demolizione di gran parte del palazzo Della Valle e dell’intiero cortile, opera mirabile del cinquecento, e aprirebbe nel mezzo, manomettendolo, il palazzo Lovatti, che pur è opera attribuita a Leon Battista Alberti, mentre il piano regolatore ne taglierebbe un fianco soltanto, ricostruendo con uguale architettura il muro in ritiro.

Finalmente il ponte sul Tevere riuscirebbe di obliquità eccessiva rispetto alla corrente. Tuttociò contrasta assolutamente colle massime, che la Commissione dichiarò in principio doversi rispettare, nel concepire il piano regolatore della nostra città; e perciò essa non ha potuto trovare accettabile il progetto dei signori Marchesi e Bucciarelli. Vero è che essi, man mano che conoscevano le obiezioni, venivano presentando modificazioni al primo disegno; e così prima abbandonavano le gradinate di discesa dal Quirinale, accettavano la via Nazionale, qual’è, fino alla piazza del Plebiscito, o poi la volgevano sul fianco del palazzo Grazioli per giungere al Collegio Romano, e riprendere la loro linea; e in fine si appagavano anche di una semplice diramazione a partire dal giardino dietro il palazzo della Cancelleria, purché in linea retta verso l’immaginato luogo pel monumento a Vittorio Emanuele. Ma distrutto per opera loro il principale concetto di legare con una via retta la Reggia al supposto monumento, veniva meno ogni ragione di alterare, anche in minima parte, il piano regolatore ufficiale.

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Progetto Narducci


Il signor Goffredo Narducci propone l’apertura di una strada ampia e retta, che congiunga il Campidoglio dal piede della sua gradinata al ponte S. Angelo. La prosecuzione della via Nazionale per via Cesarini incontrerebbe fra le piazze del Gesù e delle Stimate quel rettifilo e sarebbe dal medesimo sostituita. Diciamo subito che il concetto è nobile, e che a prima giunta fa una impressione favorevole. Analizzandolo però si avvertono gravi inconvenienti. Primo è quello di tagliare obliquamente per tutta la lunghezza sua la rete delle vecchie strade; dal che ne risulta una serie di triangoli e di figure assai irregolari, a destra ed a sinistra, con detrimento della buona distribuzione interna di tutte le case che fiancheggerebbero la nuova via, e col cattivo effetto di angoli troppo acuti o troppo ottusi ad ogni crocicchio. L’altro inconveniente cagionato dalla direzione della linea, è la traversata obliqua del Circo Agonale, con danno evidente della euritmia di questa bellissima fra le piazze di Roma e del palazzo Doria-Pamphili, spezzato a mezzo, ed assai obliquamente per la continuazione della nuova strada. L’effetto dell’imponente e più artistico lato della piazza sarebbe irreparabilmente perduto. Inoltre la prossimità, e quasi il contatto della via d’Aracoeli coll’origine della grande arteria, genera nel separarsi delle due strade un angolo assai acuto; e uguale difetto si ripete al termine, quando la troppo attigua via di Panico sbocca sulla piazza di Ponte. Questi [p. 117 modifica]difetti non possono nascondersi all’occhio, e tolgono modo di costruire in quei punti caseggiati tollerabili. Non diremo della distruzione della parte centrale del palazzetto Strozzi e delle parziali demolizioni dei palazzi Capranica e Gabrielli, che l’importanza della via potrebbe giustificare, quantunque si tratti di opere di architettura pregevole. Insomma il tentativo del signor Narducci è una prova della giustezza di quel criterio, che la Commissione fissò prima di cominciare l’esame del piano regolatore; cioè che nel vecchio abitato della nostra città non si debba avere troppa vaghezza del rettifilo, ma secondare, coll’ampliamento e colla correzione delle attuali strade, la corrente del transito ove già si è determinata; altrimenti facendo si va incontro a distruzione di opere che non si rifanno, e ad altre difficoltà derivanti dalla topografia tutta speciale di Roma. Tuttavia il progetto del sig. Narducci è opera che merita considerazione, perchè il suo concetto ha lo scopo nobilissimo di provvedere al decoro del Campidoglio, porlo in evidenza, dargli un accesso grandioso. La Commissione gli riconosce questo merito, tanto che avvedutasi che il piano regolatore aveva omesso di proporre qualche opera, che riuscisse a dare maggior lustro al più famoso dei sette Colli, si fece essa stessa iniziatrice di un progetto, che dalla piazza del Gesù aprirebbe la veduta del Campidoglio.


Progetto Degli Abbati


Il sig. ing. Francesco Degli Abbati ha presentato al comune un suo studio di strada ferrata di circuito alla [p. 118 modifica]città, collegato alle ferrovie che ora fanno capo a Roma, e alle altre in progetto; il quale permetta l’impianto di stazioni in vari punti e più a contatto dell’abitato; e serva alternativamente ai treni che transitano sulle grandi ferrovie, ai treni delle ferrovie economiche provenienti dai vicini paesi, a quelli infine pel servizio esclusivo della città. Di più l’autore propone alcune diramazioni dalla linea di cinta, che tendano verso l’interno di Roma, sia per comodo dei viaggiatori, sia per allacciare i luoghi ove fossero impiantati degli stabilimenti industriali, usando di carrozze automotrici e a velocità moderate. La linea di circonvallazione corre per lunghi tratti in sotterraneo, ove all’esterno, ove all’interno delle mura, e dove rimane a cielo aperto, offre il comodo di parecchie stazioni, al Macao cioè, al Ministero delle Finanze, presso piazza di Spagna, fuori porta del Popolo, in prati di Castello, presso porta Cavalleggieri, oltre le due stazioni in Trastevere e a Termini. Le diramazioni poi interne e principali sarebbero dirette al circo Agonale, alla via Cavour dietro la piazza di Venezia, al mercato presso la Bocca della Verità, al quartiere di Testaccio. Il preciso andamento di tutte queste linee bisogna vederlo nella pianta e profilo esposto nell’antisala consiliare, ed è descritto in una memoria a stampa che l’accompagna.

Quantunque un tale progetto non possa considerarsi come parte del piano regolatore, tuttavia vi si collega come grande mezzo di transito e di traffico. Per questo motivo, ed in questo senso, la Commissione ha creduto prenderne notizia; che in quanto all’esame tecnico e alle concessioni per eseguirlo, deve lasciarsene il còmpito al [p. 119 modifica]Governo cui spetta, salvo le questioni amministrative che alla circostanza dovessero essere risolute d’accordo col Comune. Diciamo dunque, che l’esame. della Commissione si è limitato a considerare, se l’esecuzione del progetto Degli Abbati sarebbe conciliabile col progetto di piano regolatore e di ampliamento della città; ed abbiamo verificato che non lo disturba punto, e per la giacitura della ferrovia, e perchè le diramazioni sono state subordinate all’andamento delle grandi strade del piano regolatore. Che se abbiamo dovuto ristringere a questo speciale oggetto il nostro giudizio, non tralasciamo dal fare elogio all’autore per uno studio, che ci è parso assai ben concepito, che potrebbe riuscire di grande comodo e vantaggio per Roma, e che ci auguriamo di vedere eseguito, quando la privata speculazione stimerà che l’opera di non piccolo costo sia per riuscire remuneratoria, causa lo accresciuto commercio della città.