Quella di cui i' son veracemente

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Antonio Pucci

XIV secolo Q Indice:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu Letteratura Quella di cui i' son veracemente Intestazione 14 ottobre 2016 75% Da definire

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta Rime scelte di poeti del secolo XIV/Antonio Pucci


[p. 342 modifica]Incomincia una morale d’Antonio Pucci sopra le bellezze vuole avere la donna.

     Quella di cui i’ son veracemente
In sè ha tutte quante le bellezze
E le piacevolezze
4Che debbe avere in sè la bella donna.
     Grande e diritta ella è come colonna,
Con signorile e bella contenenza:
E la sua appariscenza
8Veracemente avanza ogni altro fasto.
     Il capo le risponde al bello imbusto;
Di fila d’oro paiono i capelli
Crespi sottili e belli
12Nè lunghi più che richieggia sua norma;
     Con dicevoli orecchi e bella forma,
Candida fronte e spazïosa molto
Non più che chieggia il volto;
16E ’n forma d’arco ha le sue belle ciglia
     Brune e sottili, e niuna di lor piglia
Nè più nè meno spazio che le tocchi.
A dir de’ suo’ begli occhi
20Le proprietà, mi mancherìa sapere;
     Però che son secondo il mio parere
Di fuor dell’uso dell’altre persone,
Nè paion di falcone
24Ma più divine luci, d’ond’i’ ardo;

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     Ed hanno tanto onesto e bello sguardo
Ch’i’ non mi sazio mai quando gli miro,
E tal volta sospiro
28Pe’ raggi lor che son d’amore accesi.
     Non son nascosi ne troppo palesi.
Ma, come si convien, né più ne meno;
Ed ella senza freno
32Non gli apre, come molte, per le ciance.
     Ben corrispondon le rotonde guance
Non grosse più ne men che si convegna
E lor ridente insegna
36Par latte e sangue mischio, ma più bello.
     Ed ha il naso affilato e ritondello,
Nè grosso ne sottil fuor di misura,
Nè lungo di statura
40Se non che in quel che di ragion gli tocca.
     Ed ha sì bella e piacevole bocca
Che par, quand’ella l’apre ad un sorriso,
Che s’apra il paradiso,
44Co’ labbri vermiglietti e rispondenti.
     D’avorio paion suo’ lattati denti,
Piccioli, con bell’ordine ordinati.
Diritti e misurati,
48Come richiede sì fatto ornamento.
     Alla sua faccia ben risponde il mento
Con piccol atto di concavitade,
Compiendo ogni beltade
52Di quella ch’è sopra le belle sola.
     Sèguita appresso la candida gola
Cinghiata di piacevole grassezza,
E dà di se vaghezza
56Agli occhi di mirarla; i’ per me sollo:
     E il dilicato e bianchissimo collo
Senza macula alcuna pregio dàlle,
Rispondente alle spalle,
60Siccome si convien, da ogni parte.
     Ben operò natura qui su’ arte.
Che gli omeri le fece con diletto
E spazïoso petto.
64Quanto conviensi all’altre parti belle.

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     E le vezzose e picciole mammelle
Appaion sopra’ panni rilevate,
Non soperchio, pensate.
68Ma quanto alla lor forma si chiede;
     E chiaramente si conosce e vede
Che quel rilievo per durezza fanno:
E sopra ogni panno
72Non è ’n cintura di soverchio grossa.
     Le braccia corrispondon, carne ed ossa,
Con debita grandezza, e le sue mani
A tutti i corpi umani
76Passan purificate d’ogni vena:
     Ciascuna è, quanto e’ si convien, piena,
Con dita convenevoli e sottili
E coll’unghie gentili
80Scarse: e ha le dita dell’anella ornate.
     Corpo composto con soavitate,
Corrispondente di drieto e dinanzi,
Sicchè mi par che avanzi
84L’altre più che la seta fra le strambe.
     Formate ha per ragion le belle gambe,
Polpute, senza pel, candide e bianche,
Corrispondenti all’anche
88Ed altre parti che dïanzi diedi:
     Ed ha lattati e piccioletti piedi
Senza nocchi, diritti ed appuntati,
Che paiono, spogliati
92Nelle pianelle, una vezzosa cosa.
     E po’ ch’ogni sua parte è grazïosa,
Quella che sta per onestà coperta
Debb’esser molto certa
96Ogni persona ch’ella avanza il tutto,
     Dando a cui si conviene il dolce frutto.
E volend’io pienamente trattare
Del suo gentil parlare
100E d’ogni suo adorno e bel costume.
     Troppo sarebbe lungo il mio volume.
Ma pur dirò ch’e’ costumi di Francia
Tutti sono una ciancia
104A petto a que’ di questa donna vaga;

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     De’ qua’ chi l’ode o chi la vede appaga.
E quando va per via cogli occhi bassi
E misurati passi,
108D’ogni parte a vederla gente corre.
     E persona non è che sappia apporre
O riprender suo’ atti o suo’ sembianti:
D’un voler tutti quanti,
112Ciascheduno per sè che ne ragiona,
     Dicon ch’ell’è d’ogni beltà corona;
E rendon grazie a Dio con mente pura
Che creò così bella creatura.


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