L’Attica, il Lazio, indi l’Etruria, diero
In lor varie flessibili favelle
Prove a migliaja, ch’ogni cosa è in elle,
E il forte e il dolce e il maestoso e il vero.
Tarde poi, sotto ammanto ispido fero
Sorser l’altre Europée genti novelle,
Stridendo in rime a inerme orecchio felle,
E inceppate in pedestre sermon mero.
Ciò disser, Carmi; e chi ’l credea, n’è degno.
Nè bastò; ch’essi, audacemente inetti,
Osaro anco schernir l’Italo ingegno.
Di tai loro barbarici bei detti
Vendicator, d’ira laudevol pregno,
Giungo, securo dall’averli io letti.