Del mio decimo lustro, ecco, già s’erge
L’antipenultim’anno, e a caldo passo
Spinge la ruota mia più sempre al basso,
Dove il fral nostro in alto oblío s’immerge.
Ma la parte dell’uom, che viva emerge
Dal sepolcrale grave invido sasso,
Ridendo aspetta, anzi desía, del lasso
Corpo il dormire, il cui dormir lei terge.
Dolce lusinga, in un sublime e insana,
Che il cor ci nutri e in ampj sogni acqueti,
Sei tu verace un Ente, o un’aura vana?
Certezza averne, or ci faria men lieti.
Me dunque inganna, o del mio oprar Sovrana,
Tu che il morir secondo altera vieti.