L’arte, ch’io scelsi, è un bel mestier, per dio.
Logorarmi il cervel mattina e sera,
Per far di carta bianca carta nera;
Profonder tutto in linde stampe il mio;
Su le prove smarrire gli occhi e il brio;
Assaporar la turba menzognera,
Cartajuola, Protesca, e Torcoliera;
Poi, perch’altri mi compri, accattar io;
Appiccicarmi i masnadier libraj,
Che a credenza ricevono, e fan grazia
Nè metallo per foglio rendon mai;
Il revisor soffrir, che l’uomo strazia;
E viver sempre, in somma, in mezzo a’ guai,
Per trovar appo i leggitor disgrazia. —
Stanca in tal guisa, e sazia
Tace anzi tempo ogni laudevol brama,
In chi scrivendo merca itala fama.