È questo il nido, onde i sospir tuoi casti, Cigno di Sorga, all’aure ivi spargendo?
Qui di tua donna privo, in lutto orrendo,
Del tuo viver l’avanzo a lei sacrasti?
In quelle angosce, che sì ben cantasti,
Io pure immerso (ahi misero!) vivendo,
Se di mio supplicar te non offendo,
Vena ti chieggio che a narrarle basti.
Quella, che sola in vita mi ritiene,
È tal, che ai pregi suoi stil non si agguaglia;
Onde, a laudarla, lagrimar conviene:
Ma di quel pianto, che a far pianger vaglia;
Di quel, con che scrivendo le tue pene,
Muovi d’affetti tanti in noi battaglia.