«Chiare, fresche, dolci acque», amene tanto,
Ch’or veggio in copia scorrer tumidette,
Qui verso il piano infra le molli erbette,
Recando all’alma un disusato incanto;
Or brune brune, s’io m’inoltro alquanto,
Movete all’ombra d’alte piante elette;
Or, s’io più salgo, infra gran massi astrette,
Mormoreggiando m’invitate al pianto:
Deh, se l’allor per forte amar si miete,
Piacciavi ch’oggi in parte almen si appaghe
Di voi mia lunga, ardente, e nobil sete!
Se voci v’ha dell’avvenir presaghe,
Gran pezza, acque di Sorga, non vedrete
Uom, cui di me più addentro amore impiaghe.