S. Benedetto al Parlamento nazionale (Tosti)/V

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Noi non sappiamo se saremo convitati all’agape pasquale della nostra patria. Certo che patimmo con lei e per lei. Ma sappiamo, che, banditi e reietti da voi, non arriverete a sciogliere il mistico connubio di S. Benedetto e l’Italia. S. Benedetto è già assiso al vostro fianco, e vi spezza il pane della sua fatica. Quest’uomo ideale è circondato dello splendore del dogma; a lui non si accostano le umane leggi. Queste potrebbero contristarlo, angustiarne la virtù, ma spegnerla non mai: i monaci potranno andarsene, ma S. Benedetto starà. [p. 28 modifica]

Ah! non contristate questo antico padre della patria, non gli toccate i figli; ne piangerebbe l’Italia. Mentre che ferve l’idea nazionale nella officina dei civili e militari negozii, lasciate qualcuno alla operosa contemplazione del Cristiano ideale. Questo non può stare senza immediati adoratori; su le loro fronti ama posare i suoi raggi, innanzi vadano illuminando la terra. Di quell’adorazione abbisogna l’Italia; ed è vano il dimandare di alcuni — Che cosa fanno questi monaci? — No: se veramente amassero la patria, dovrebbero dimandare — Come vivono questi monaci? — Infatti se, a mo’ d’esempio, in questa Badia Cassinese si educano centosessanta giovani, speranza della patria, alle discipline delle lettere e delle scienze, se intendono ancora gli animi agli aviti studi della diplomatica e della storia, e si fossero dipartiti da quell’ideale; da S. Benedetto, qual pro ne verrebbe all’Italia? Siamo forse ai tempi barbari, nei quali il leggere e lo scrivere era mestiere da monaco? l’Italia oggi è gremita di professori e di letterati; non ha bisogno del nostro insegnamento, dei nostri studii. Quello che desidera, quello che cerca si è la fede nel divino ideale, che dobbiamo informare e predicare con la abnegazione evangelica. Di quello ha mestieri l’Italia, e per quello solo l’insegnamento, e le fatiche letterarie dei monaci hanno un valore che non può rimeritare il lecco di un lucro e di un salario.

Lasciateci monaci, se ci volete cittadini benefici. Il tristo monaco nel mondo è una contraddizione in veste grottesca: e questi non son tempi da ridere. Tutto vi lasciamo alle soglie delle nostre badie, fin la polvere delle passate ricchezze ci scrolliamo dal saio; tutto [p. 29 modifica]prendete: ma non toccate al sagramento della nostra fede monastica. È troppo cara ai nostri cuori, è troppo cara alla nostra Italia. Questa è cattolica, e non protestante: nella via che essa viaggia per la città di Dio, vuol trovare uomini, che parlino con Dio; la solitudine le farebbe paura. Questa patria di Dante e di Raffaello innamorata di Dio, che discese per la via delle sensibili bellezze del firmamento, della terra e del mare, a creare l’uomo, per questa via vuole ascendere a lui; vuole l’arte della religione, vuole il culto. In questo è la sua personalità nazionale, per questo ha potuto la seconda volta incivilire il mondo.

Povera Italia! quanto ha patito per conquistare sè stessa! Oh che sangue, che lividore nelle sue membra! Quante donne in gramaglia, quanti orfani che tapinano! Voi attutirete gli stimoli della loro fame; ma con quali farmachi sanerete le piaghe che sanguinano a mezzo del cuore? La terra le ha aperte; ma il cielo solo le sana. Lasciate un rifugio all’Italia vedovata per carceri, per esigli, per guerre, di tanti figli; lasciatele posare il capo nel seno delle nostre salmodie. Con questi canti noi la cullammo fanciulla. L’uomo d’armi, l’uomo del lavoro, l’uomo dei negozî, tutti hanno cittadinanza nella vostra compagnia; possibile, che il solo uomo della preghiera sia forastiero nella terra de’ Cattolici? Lasciateci salmeggiare, perchè la preghiera è il vincolo del nostro sodalizio e della nostra fatica: è il nostro mestiere. Per lei siamo monaci, per lei saremo sempre con voi, per lei S. Benedetto vuole starsene con la sua Italia.

Se benigni finora sorrisero i cieli alla virtù delle [p. 30 modifica]nostre armi contro lo straniero, al senno de’ nostri rettori, abbiamo un voto a sciogliere al Massimo Iddio. Venite su questo monte, splendiente di domestiche memorie, a scioglierlo da Italiani. Convocate le arti a solenne concilio sulle ossa di S. Benedetto; ed allogate loro un monumento, che sia perenne testimonio del nostro riscatto, che rechi in fronte scolpito il dì della nostra risurrezione, il nome dei forti, che ci svegliarono alla vita della libertà e della patria. Intorno a lui sciorremo le nostre salmodie, e saranno terribili ai nostri nemici; accanto a lui spezzeremo ai vostri figli il pane della sapienza, e diverranno famosi. Questo simulacro votivo della nostra fede proteggerà con l’ombra sua la culla dei nostri nepoti, e dalla sua cima l’occhio di S. Benedetto guarderà l’Italia.


Dalla Badia di Monte Cassino
Febbraio 1861.