Scritti sulla storia della astronomia antica - Volume II/XII. - Rubra Canicula. Considerazioni sulla mutazione di colore che si dice avvenuta in Sirio/V. Sirio e Marte

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V. Sirio e Marte

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V. SIRIO E MARTE.


L’intensità luminosa di Sirio è certamente comparabile a quella di Marte e tale pure abbiamo ragione di credere fosse all’epoca delle testimonianze che stiamo discutendo. Se il color rosso dei due fosse stato pure egualmente manifesto, sembra che le allusioni al rosseggiare di Sirio presso gli antichi scrittori dovrebbero esser altrettanto frequenti, che per il rosseggiare di Marte. La verità è che per Sirio non abbiamo indizi degni di qualche considerazione fuorché presso Tolomeo, Orazio e Seneca, dei quali il valore è stato discusso; mentre per Marte tali indicazioni sono assai più numerose, e sopratutto più evidenti.

Già il nome stesso di πυρόεις, infocato, che davano al pianeta i Greci prima che si applicassero ad esso denominazioni tratte dalla mitologia religiosa, indica abbastanza il suo colore. Nella letteratura dei vecchi Rabbini esso è designato col nome di Maadin, rosso come sangue1. I nomi sanscriti di Angaraka (angara, carbone ardente) e di Lohitanga (lohita, rosso) sono egualmente significativi2. Il nome della stella rossa, che sta nel cuore dello Scorpione, era presso i Greci ἀντάρης, che indica il contrapposto o il parallelo di Marte? Come non fu applicato questo nome invece a Sirio, che in splendore è tanto più comparabile a Marte? Platone descrivendo le sfere planetarie sul fine del libro X della Repubblica allude al color rosso di Marte in modo non equivoco. Il rosseggiare di questo pianeta risulta pure da un passo dell’opera astronomica di Cleomede3, dove afferma che il cuore dello Scorpione (Antares) e la lucida delle Hyadi (Aldebarano) sono simili a Marte nel colore, mentre di Sirio si tace affatto. Benché negativo è questo un argomento di molta forza. Plinio ha notizie ugualmente [p. 211 modifica]chiare ...Martis sidus igne ardens (Hist. Nat. II, 8) e poco più sotto ...suus cuique color est, Saturno candidus, Iovi clarus, Marti igneus etc. Nei sei libri dell’opera attribuita a Manetone col nome di Apotelesmatica c’è addirittura una valanga di epiteti riferentisi al colore di Marte; oltre al solito πυρόεις, troviamo πυριλαμπής (IV, 112), αἰθαλόεις (IV, 319), πυριμάρμαρος (IV, 391), πυροβόλος (IV, 437), πυρφόρος (VI, 692). Tolomeo poi nel Tetrabiblo (libro I) definisce il colore di Marte colla parola πυρώδης e in un altro luogo (libro II) applica al pianeta lo stesso epiteto ὑπόκιῤῥος che suole usare per le stelle rosseggianti tanto nell’Almagesto che nel Tetrabiblo; seguito in ciò da Vestio Valente nella sua Antologia astrologica4 e da molti altri.

    lelo d’Alessandria, La data del 25 Epiphi convien dunque benissimo al parallelo del medio Egitto. Questa data non si spostava allora che di una quantità insensibile per effetto della precessione equinoziale, e si può ritenere come affatto costante nell’intervallo qui considerato da Augusto a Teodosio.

  1. Riccioli, Almagestum Novum, I, p. 180.
  2. Humboldt, Cosmos, ed. francese di Milano, vol. III, p. 527.
  3. Cleomedis, Cyclica Theoria corporum cælestum, libro II, c. 11.
  4. Vesto Valentis Antiochei ex primo libro Floridorum. De natura planetarum, nella collezione di Gioachino Camerario intitolata Astrologica; Norlmbergae, 1532.