Scritti sulla storia della astronomia antica - Volume II/XIV. - Sui Parapegmi o Calendari astro-meteorologici degli antichi/VIII. - Calendari eclettici; Pseudo-Gemino, Tolomeo; Calendario rustico romano; Claudio Etrusco, Varrone e Columella

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VIII. - Calendari eclettici; Pseudo-Gemino, Tolomeo; Calendario rustico romano; Claudio Etrusco, Varrone e Columella

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VIII. - Calendari eclettici; Pseudo-Gemino, Tolomeo; Calendario rustico romano; Claudio Etrusco, Varrone e Columella
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VIII. Calendari eclettici; Pseudo-Gemino, Tolomeo; Calendario rustico Romano; Claudio Etrusco, Varrone e Columella.


Il lettore meteorologista, al quale spero non sarò riuscita troppo lunga questa presentazione di tanti suoi valorosi colleghi degli antichi tempi, desidera ora senza dubbio di aver un saggio dei loro parapegmi, per potersi formare un’idea della forma e dello stile di quelle composizioni. Sventuratamente non un solo di quei parapegmi è sopravvissuto nella sua redazione e disposizione primitiva, nè in tutto, nè in parte; e non restano che alcuni calendari, i quali chiamerò eclettici, perchè sono stati formati scegliendo e combinando insieme, con criteri a noi ignoti, indicazioni di diversi parapegmi originali.

Il Parapegma Geminiano è così detto, perchè trovasi aggiunto in forma di appendice agli Elementi di Astronomia di [p. 270 modifica]Gemino, scrittore che si crede contemporaneo di Silla e di Posidonio, e deve aver fiorito intorno a 70 anni prima di Cristo.

Da vari contrassegni intrinseci si può argomentare che il parapegma sia più antico degli Elementi, e con probabilità si colloca la sua composizione intorno al 180 o 200 avanti Cristo. Esso è compilato sui parapegmi di Democrito, Metone, Euternone, Eudosso, Callippo e Dositeo; gli intervalli che assegna fra le epoche equinoziali e solstiziali sembrano derivati da Callippo. Non è ordinato secondo i mesi civili o le lunazioni dei Greci, a causa della posizione variabile che tali mesi hanno nei diversi anni; ma è diviso in dodici parti secondo i mesi zodiacali, ciascuno dei quali si suppone occupare tanti giorni, quanti ne prende il Sole a percorrere ciascuno dei 12 segni. Le durate di questi mesi pertanto variano dall’uno all’altro fra i limiti di 29-32 giorni, a cagione del moto ineguale del Sole lungo lo zodiaco. Il principio dell’anno è supposto al momento in cui comincia il mese del Cancro, che è il momento del solstizio estivo. Il seguente estratto, che contiene i due mesi del Cancro e del Leone basterà a dare un’idea completa del tutto.


Incominciando dal solstizio estivo

Il Sole percorre il Cancro in 31 giorni.


Giorno 1.
Secondo Callippo comincia a levarsi il Cancro. Solstizio estivo; Significa.
9. Secondo Eudosso soffia vento australe.
11. Secondo Eudosso Orione si leva tutto intiero.
13. Secondo Eutemone Orione si leva tutto iutiero.
16.
Secondo Dositeo la Corona comincia a tramontar al mattino.
23. Secondo Dositeo il Cane appare in Egitto.
25. Secondo M’etone il Cane si leva al mattino.
27.
Secondo Eutemone il Cane si leva. Secondo Eudosso il Cane si leva al mattino e per 55 giorni seguenti spirano le etesie; dei quali i primi cinque chiamatisi prodomi o precursori. Secondo Callippo finisce la levata del Cancro: tempo ventoso.
28.
Secondo Eutemone tramonta l’Aquila al mattino, e si formano tempeste sul mare.
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Giorno 30.
Secondo Callippo comincia a levarsi il Leone; venti australi. Il Cane è ben visibile all’oriente mattutino.
31. Secondo Eudosso, vento australe.


Il Sole percorre il Leone in 31 giorni.


Giorno 1.
Secondo Eutemone il Cane è ben visibile; gran caldo: significa.
5. Secondo Eudosso l’Aquila tramonta al mattino.
10. Secondo Eudosso tramonta la Corona.
12.
Secondo Callippo si leva la parte media del Leone; gran caldo per lo più.
16. Secondo Eudosso significa.
17.
Secondo Eutemone tramonta la Lira; piove e cessan le etesie. Sorge il Cavallo.
18.
Secondo Eudosso il Delfino tramonta al mattino. Secondo Dositeo la Vendemmiatrice nasce la sera.
22.
Secondo Eudosso la Lira tramonta al mattino: significa.
29.
Secondo Eudosso significa. Secondo Callippo comincia a nascere la Vergine: significa.

La parola significa, che di quando in quando occorre in questo ed in altri parapegmi, è traduzione letterale del greco σημαίνει ed indica un giorno meteorologicamente importante, nel quale si può aspettare qualche notabile cambiamento di tempo di natura non designata. Lo stesso termine si trova anche usato, benché più raramente, quando un fenomeno celeste annunzia un corrispondente fenomeno meteorologico. Per tal modo il levare mattutino di Sirio significava il caldo grave e l’arsura dell’estate, e il tramontare vespertino delle Pleiadi e delle Hyadi significava tempo piovoso e l’avvicinarsi dell’inverno.

Si vede, che le epoche dei fenomeni astronomici non sono assegnate dai diversi osservatori al medesimo giorno. Questo proviene in parte da che le osservazioni del levare e del tramonto delle stelle sono soggette ad errori di più giorni, e di errori più gravi per le stelle più lontane dell’equatore. In parte deriva da ciò, che non tutti gli osservatori hanno notato quei fenomeni sotto lo stesso parallelo. Da ultimo anche le [p. 272 modifica]differente delle loro epoche lasciano qualche piccolo influsso alla precessione: su di che veggasi quanto sopra dichiarammo, § II.

Più copioso è un altro parapegma, costrutto dal celebre astronomo Tolomeo verso l’anno 140 o 150 di Cristo. Esso è ordinato secondo il calendario Alessandrino, che è una delle forme del calendario Giuliano. La sua parte astronomica (cioè le epoche del levare e dell’occaso mattutino e vespertino delle stelle) non è il risultato diretto delle antiche osservazioni, come nel parapegma Giuliano; ma deriva intieramente dal calcolo. Tolomeo scelse nel suo Catalogo di stelle le posizioni di 30 stelle principali (15 della prima grandezza e altre 15 più brillanti della seconda); e col calcolo dedusse per ciascuna le quattro epoche del levare e dell’occaso mattutino e vespertino, ripetendo l’operazione per cinque paralleli diversi; cioè per il parallelo

di Siene, che ha il più lungo giorno di ore 18½;
di Alessandria,       »             »             »             » 14;
di Rodi,       »             »             »             » 14½;
dell’Elesponto,       »             »             »             » 15;
del mezzo del Ponto,       »             »             »             » 15½;

Tutte queste epoche o fasi, in numero di 30 X 4 X 5 = 600 egli dispose ai loro luoghi secondo che occorrevano nei vari giorni dell’anno, e accanto ad esse aggiunse le episemasie o pronostici tratti da dodici parapegmi originali diversi (non però in modo da esaurirne completamente il contenuto): dei quali gli autori sono Democrito, Metone, Eutemone, Eudosso, Filippo, Callippo, Conone, Dositeo, Ipparco, Cesare, Metrodoro e gli Egiziani. La disposizione si comprenderò dal seguente estratto, che comprende la prima metà del mese Alessandrino detto Choiak; la quale rispetto al corso del Sole corrispondeva in quel tempo all’intervallo compreso fra il 23 novembre e l’8 dicembre del nostro presente Calendario Gregoriano. Per brevità l’indicazione di ciascuno dei cinque paralleli è stata ristretta al numero delle ore del suo giorno più lungo; così dove è scritto «Ora 14½» si deve intendere «sotto il parallelo dove il giorno più lungo è di ore 14½», cioè sotto il parallelo di Rodi; e così delle altre analoghe designazioni. [p. 273 modifica]

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Choiak I.
Ora 14½ il Cane tramonta al mattino. Ora 15 la lucida di Perseo tramonta al mattino. Secondo gli Egiziani vento australe e pioggia. Secondo Dositeo significa. Secondo Democrito, cielo in disordine, e il mare anche per lo più.
I.
Ora 14½ il Cane tramonta al mattino. Ora 15 la lucida di Perseo tramonta al mattino. Secondo gli Egiziani vento australe e pioggia. Secondo Dositeo significa. Secondo Democrito, cielo in disordine, e il mare anche per lo più.
II.
Ora 13½ la stella che è nella spalla seguente d’Orione si leva alla sera; e così pure quella che è comune al PFiume e al piede di Orione. Ora 14 quella che è nella testa del Gemello seguente si leva alla sera; e tramonta al mattino quella che è nella spalla seguente d’Orione. Ora 14 1/s la lucida della Corona boreale tramonta alla sera.
III.
Ora 13½ quella che è nella spalla seguente di Orione tramonta al mattino. Ora 15 quella che è nella spalla precedente d’Orione si leva alla sera.
IV.
Ora 14 la lucida della Lira si leva al mattino; quella che è nella spalla seguente d’Orione si leva alla sera; la media della cintura d’Orione si leva la sera; così pure quella che è nella testa del Gemello seguente. Secondo gli Egiziani venti occidentali od australi; piove lungo il giorno. Secondo Conone cattivo tempo.
V.
Ora 13½ la stella chiamata Capra tramonta al mattino e quella che è nella testa del Gemello precedente si leva alla sera. Ora 14 il Cane tramonta al mattino. Ora 15½ quella che è nella spalla precedente d’Orione si leva alla sera. Cattivo tempo secondo Cesare, Eutemone, Eudosso e Callippo.
VI.
Ora 14½ quella che è nella zampa anteriore del Centauro tramonta; e quella che è nella spalla seguente d’Orione si leva alla sera. Secondo Metrodoro costituzione procellosa; secondo Eutemone, Filippo e Callippo venti disordinati.
VII.
Ora 14½ quella che è comune al Fiume e al piede di Orione si leva alla sera, così pure quella che è nella testa del Gemello seguente, ed anche la media della cintura d’Orione. Ora 15 la lucida dell’Uccello si leva al mattino. Secondo gli Egiziani pioviggina; secondo Cesare e Conone, cattivo tempo.
Choiak VIII.
Ora 15 quella che è nella spalla seguente d’Orione si leva alla sera. Ora 15½ la lucida di Perseo tramonta al mattino. Secondo gli Egiziani pioviggina; secondo Cesare, Eutemone, ed Eudosso, cattivo tempo.
IX.
Ora 13½ il Cane tramonta al mattino. Ora 14 la stella chiamata Capra tramonta al mattino, e quella che è nella testa del Gemello seguente si leva alla sera, e l’ultima del Fiume egualmente. Secondo gli Egiziani, Dositeo e Democrito, cattivo tempo.
X.
Ora 15½ la lucida della Corona boreale tramonta alla sera. Ora 15 la media della zona d’Orione si leva alla sera. Secondo gli Egiziani vento libeccio od australe; secondo Eudosso e Dositeo atmosfera procellosa.
XI.
Ora 13½ quella che è nella testa del Gemello seguente si leva alla sera. Secondo Ipparco gran venti boreali; secondo Eudosso pioggia.
XII.
Ora 14½ quella che è comune al Fiume e al piede d’Orione si leva alla sera. Secondo Eutemone, Eudosso e Callippo atmosfera procellosa e tempo piovoso.
XIII.
Ora 14 quella che è nella spalla seguente del Cocchiere tramonta al mattino. Ora 13½ la media della zona d’Orione si leva alla sera. Secondo Cesare, venti australi; secondo Eutemone, Eudosso e Callippo, atmosfera tempestosa e piovosa.
XIV.
Ora 14½ la stella chiamata Capra tramonta al mattino. Secondo Metrodoro, Eutemone e Callippo, costituzione procellosa. Secondo Democrito, tuoni, fulmini, acqua e vento.
XV.
Secondo gli Egiziani vento impetuoso e freddo, o vento australe piovoso. Secondo Callippo, vento australe, e significa.

A questa sua compilazione Tolomeo ha aggiunto una introduzione destinata a spiegare il modo con cui essa è disposta, [p. 275 modifica]ed in qual senso si devono intendere le previsioni dei fenomeni atmosferici. Il parapegma eclettico di Tolomeo e quello di Pseudo-Gemino contengono di gran lunga la maggior parte di quanto ci è restato delle indicazioni contenute nei parapegmi originali. Pochi altri avanzi ne sono stati salvati per mezzo di autori antichi che trattarono incidentalmente questa materia; principalmente per mezzo di Giovanni Laurenzio da Filadelfia nel suo libro Sui mesi (scritto verso l’anno 540 di Cristo) del quale si son conservati alcuni frammenti; e per mezzo di Plinio il Vecchio nel libro XVIII della Storia Naturale, dove dal capo 24° al 35° si tratta dell’uso delle osservazioni celesti e delle episemasie per l’utile dell’agricoltura. Ambidue citano quasi tutti gli osservatori di cui si è parlato più sopra, e di quasi tutti riferiscono qualche indicazione. Malgrado tutto questo, siamo ben lontani dal poter tentare la restituzione esatta anche di un solo degli antichi parapegmi originali. Non soltanto per essersi perdute molte indicazioni di ognuno; ma anche perchè la data di un medesimo fenomeno assegnata da un medesimo osservatore, è riferita in modo discorde dai vari compilatori.

Non sarà inutile aggiungere qui alcune notizie intorno all’antico calendario rustico dei Romani, il quale è una derivazione dai parapegmi greci. Da tempo immemorabile i contadini del Lazio furono avvezzi a riconoscere le fasi dell’anno nell’aspetto del cielo quale si presenta al cominciar dell’alba e al finir del crepuscolo. Nè da tale necessità poteva liberarli il calendario civile dei Romani, il quale fu sempre più o meno in disordine fino all’epoca della riforma di Giulio Cesare. Di qual sussidio poteva infatti esser all’agricoltura un calendario, che soleva discordare dal corso del Sole di parecchie settimane, e caduto da ultimo in balia dei politicanti, durante le guerre civili arrivò a scostarsene di tre mesi intieri? Quando dunque, insieme a molte altre cose, arrivò dalla Grecia la notizia e l’uso dei parapegmi astrometeorologici, sul modello di essi si venne formando in epoca non bene determinata un calendario rustico, che nella sua forma originaria ora più non abbiamo; del quale però si riguardano come derivazioni più o meno complete, più o meno modificate 1° le indicazioni contenute nei Fasti d’Ovidio; 2° il calendario di Varrone, di cui alcuni frammenti sonosi conservati in ciò che resta del già citato libro Sui mesi di Giovanni Laurenzio da Filadelfia; 3° il [p. 276 modifica]dario di Columella, che si può vedere nella sua opera De Re Rustica, libro XI, capo 2°; 4° da ultimo il calendario intitolato dal nome di Claudio Etrusco grammatico dei tempi Augustei, il quale ci fu conservato tutto intiero in una traduzione greca dell’anzidetto Giovanni Laurenzio nel suo libro Sui presagi.

I Fasti Ovidiani contengono poche indicazioni meteorologiche, essendo principalmente consecrati alle tradizioni sacre e civili; inoltre vi sono gravi errori nella parte astronomica. Ma i calendari di Varrone, di Columella e di Claudio Etrusco hanno la forma dei parapegmi greci, e contengono oltre ai fenomeni stellari anche le episemasie, però senza che sia indicato il nome degli autori da cui furon tratti gli uni e le altre. Una cosa è tuttavia manifesta, che quantunque ordinate secondo i mesi del calendario giuliano, le indicazioni astronomiche e meteorologiche differiscono assai spesso da quelle di Giulio Cesare, accordandosi invece molte volte fra loro. Columella dice in termini generali che il suo calendario è redatto secondo le opinioni accettate da molto tempo fra gli agricoltori, i quali davano particolar credito ai fasti di Metone, di Eudosso, e degli astronomi più antichi:... in hac ruris disciplina sequor nunc Eudoxi et Metonis, antiquorumque fastos astrologorum, qui sunt aptati publicis sacrificiis; quia et notior est ista vetus agricolis concepta opinio, nec tamen Hipparchi subtilitas pinguioribus, ut aiunt, rusticorum litteris necessaria est. È dunque da ammettere che il calendario rustico dei Romani fosse fondato sui dati dei più antichi parapegmatisti, senza che sia possibile oggi accertare la parte che ciascuno di essi ebbe nella formazione del medesimo1. [p. 277 modifica]

  1. Tutto quello che in greco ci è rimasto degli antichi parapegmi sta raccolto in un volumetto che ha per titolo: Joannis Laurentii Lydi liber de ostentis et Calendaria Graeca omnia: edidit Curtius Wachsmuth, Lipsiae, in aedibus Teubneri, 1863. Contiene i parapegmi di Pseudo-Gemino, Tolomeo, Claudio Etrusco; i frammenti del libro Sui mesi di Giovanni Laurenzio accennati qui sopra, e altri documenti minori, dei quali non ho fatto menzione perchè importanti solo astronomicamente. Il Wachsmuth vi ha premesso una dotta introduzioue, della quale molto ho profittato nello scrivere il presente studio. Dei documenti latini non esiste ancora una collezione completa, ma è facile trovarli. Poche indicazioni ha Varrone, De Re Rustica, lib. I, cap. 28. Altre più copiose ne ha Columella nel suo trattato di ugual nome, lib. IX, cap. 14, oltre al suo Calendario lib. XI, cap. 2. Da ultimo Plinio nella Storia Naturale ha gran copia di notizie interessanti su tutta questa materia, e prova ne siano le frequenti citazioni che da di lui ho desunto. I luoghi più importanti stanno nel libro II, capo 38-47 e nel libro XVIII, capo 24-35.