Sotto il velame/La selva oscura/V

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
La Selva Oscura - V

../IV ../VI IncludiIntestazione 5 aprile 2020 100% Da definire

La selva oscura - IV La selva oscura - VI


[p. 26 modifica]

V.


Ora questo manco di discrezione può condurre a ogni malizia sì il mondo sì un uomo in particolare; ma non importa già ogni malizia; anzi l’esclude. E non solo esclude ogni malizia, ma ancora ogni incontinenza. Chè incontinenza è, secondo l’imagine e la definizione del Convivio, il non sottostare dell’appetito alla ragione “la quale guida quello con freno e con isproni„ 1 o, secondo la comedia, il sottomettere la ragione al talento.2 Ora, il difetto di discernimento potrà condurre a questo ricalcitrare e trascorrere, o a questa sommissione a rovescio ma non è propriamente questo e quello. Il che può essere manifesto dall’esempio che Dante stesso ci porta nella Vita Nuova del suo smarrimento quale narra nel Poema Sacro. Fu quello, dice Dante, un desiderio malvagio una vana intenzione, ed eccitò poi in lui pentito tale “raccendimento de’ sospiri„ e tanto “sollenato lagrimare„, quale e quanto vediamo che in lui mossero poi le parole di Beatrice sul santo monte; eppure non si trattava che d’un “desiderio„ a cui il cuore, cioè l’animo o l’appetito “sì vilmente s’avea lasciato possedere alquanti die contra la costanzia de la ragione„.3 Ora la costanza della ragione che è? Se incostanza, come insegna il buon frate Tommaso, pertiene a imprudenza, costanza perterrà a prudenza.4 E se ciò fu [p. 27 modifica]difetto di prudenza, non altro fu dunque se non manco di quel lume che agli uomini è dato

                            a bene ed a malizia,5

non altro fu se non manco di quel conoscimento, come definisce S.Agostino,6 di ciò che è da appetire e di ciò che è da fuggire, non altro fu se non manco di quella virtù che illumina appunto l’anima sensitiva, di quella virtù che consiglia l’anima semplicetta che sa nulla, quando non è più di pargolo.7

               Innata v’è la virtù che consiglia,
               che dell’assenso de’ tener la soglia.
               
               Questo è il principio, là onde si piglia
               ragion di meritare in voi, secondo
               che buoni e rei amori accoglie e viglia.

E che questa virtù che consiglia, sia nella mente di Dante proprio la prudenza e non, per esempio, più generalmente la ragione, apprendiamo dallo stesso Dante che dice:8 “dalla prudenzia vengono i buoni consigli„. Or dunque se ella è la prudenza, come è, e se questa è il discernere tra ciò che è da appetire e ciò che da fuggire, e non fa ella se non accogliere e vigliare buoni e rei amori; quando uno ne è detto mancare, non si dice di lui se non che appetisca ciò che non è da appetire e che fugga ciò che non è da fuggire, e ami e desideri ciò che non è da desiderare e da amare; non si dice ancora che vada oltre il desiderio e l’amore, non si dice che faccia [p. 28 modifica]più e peggio che correr retro a quel picciol bene di cui l’anima semplicetta sente sapore. L’anima “ogni casa che da lungi vede, crede che sia l’albergo„, ma, se altro non le manca che la prudenza, se ella non è (per lasciar l’allegoria) intemperante o peggio, non entra già in questo che crede “l’albergo„; sì “non trovando ciò essere, dirizza la credenza all’altra„.9 E così va e viene, e si smarrisce sempre più, perchè in nessun luogo entra.

E quello di Dante fu certo difetto di prudenza. Chè esso dice che fu “contra la costanzia de la ragione„ quel desiderio del suo cuore. Ora S. Tommaso appunto dice essere incostanza preferire un bene minore a un bene maggiore, come tutti i rimproveri di Beatrice, per quel che riguarda lo smarrimento, si assommano in questo, ch’egli aveva preferito altrui a lei, e le agevolezze e gli avanzi che si mostravano nella fronte degli altri al bene a cui lo menavano i suoi disiri, e le presenti cose caduche alle assenti eterne, e lei stessa viva a lei stessa morta;10 così la viltà del suo desiderio, che racconta nella Vita Nuova,11 si riduce a questo, ch’egli si cominciò a dilettare troppo di vedere una “gentile donna giovane e bella molto„ e a preferirla all’altra “nobilissima„ “gloriosa„ “gentilissima„. Ciò era l’incostanza della ragione, il che pertiene, come ho detto, a imprudenza: preferire un bene minore, la donna gentile, a un bene maggiore, la gentilissima Beatrice.

Ed esattamente è ancora esemplata nel trascorso [p. 29 modifica]di Dante, quale è a lui rimproverato da Beatrice, l’altra definizione di S. Agostino, il quale chiama la prudenza “un amore che per un certo suo fiuto (sagaciter) sceglie ciò che aiuta da ciò che impedisce„.12

Chè la gentilissima dice:13

                              Per entro i miei disiri
               . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
               quai fossi attraversati, o quai catene
               trovasti...?

Non ne trovasti, ella viene a dire. E séguita:

               E quali agevolezze e quali avanzi
               nella fronte degli altri si mostraro...?

Non si mostrarono, ella intende. Dunque gli rimprovera d’aver trovati impedimenti, dove non erano, e agevolezze, dove non si mostrarono, e gl’impedimenti, nella via che conduceva al bene, e le agevolezze, dove? in una selva aspra e forte.

Era dunque il suo, difetto di quello amore che scevera le agevolezze dagli impedimenti; cioè di prudenza. E nessun’altra parola, fuor che questa d’imprudenza, alcuno potrà mettere come postilla all’ultimo rimprovero di Beatrice, quand’ella, nella sua gloria e nella sua felicità, mostra così mesta pietà per il suo amatore:14

               Ben ti dovevi, per lo primo strale
               delle cose fallaci, levar suso
               di retro a me che non era più tale.

[p. 30 modifica]

               Non ti dovean gravar le penne in giuso
               ad aspettar più colpi, o pargoletta
               o altra vanità con sì breve uso.
               
               Nuovo augelletto due o tre aspetta;
               ma dinanzi dagli occhi dei pennuti
               rete si spiega indarno, o si saetta.

Ella dice: Tu fosti ferito, lo so: chi lo può saper meglio di me? Ebbene, tu ti lasciasti ferire ancora! Eppure non eri più come gli uccellini di nidio, che sino a un certo punto, per la loro curiosità, sono imprudenti. Eri già pennuto, eri uccel volastro, e dovevi avere quella ch’essi hanno: prudenza, o fanciullo con la barba!

Note

  1. Conv. IV 26.
  2. Inf. v.39.
  3. V. N. 39.
  4. Summa, 2a 2ae 53, 5.
  5. Purg. XVI 75 seg.
  6. Aug. in Summa 2a 2ae 47, I.
  7. Purg. XVIII 12.
  8. Conv. IV 27.
  9. Conv. IV 12.
  10. Purg. Purg. XXX e XXXI passim
  11. V. N. XXXV-IX.
  12. Summa l. c.
  13. Purg. XXXI 22 segg.
  14. Purg. ib. 55 segg.