Sul mare delle perle/Capitolo XVIII

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XVIII. L’assalto alla rocca

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Capitolo XVII Capitolo XIX

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CAPITOLO XVIII.

L’assalto alla rocca.

Amali, molto commosso, stette qualche minuto prima di percuotere la lastra di bronzo sospesa presso la porta.

La vibrazione del metallo non era per anco cessata, quando udì la voce di Mysora:

— Entrate.

Amali spinse la porta e si fece innanzi un po’ pallido e agitato.

La bella cingalese, che non doveva essersi ancora coricata o che si era alzata allora, si teneva ritta in mezzo al salottino, sotto la lampada, in un atteggiamento fiero ed insieme superbo, anzi quasi sdegnoso, credendo, probabilmente, di veder entrare qualche sentinella.

Aveva il collo e le braccia nude, non avendo indossata la larga ciarpa, ed i capelli sciolti sulle spalle leggermente abbronzate e squisitamente modellate.

Vedendo Amali, aveva fatto un gesto di sorpresa ed il suo viso si era prontamente rasserenato, mentre i suoi occhi neri e profondi si raddolcivano. [p. 268 modifica]

— Tu! Il re dei pescatori! — esclamò. — Tu! Da qual parte sei giunto?

— Vengo da Jafnapatam, Mysora, — disse Amali.

— È impossibile!

— Perchè dici questo, Mysora?

— Perchè non saresti più tornato vivo.

— Ne vuoi una prova? Maduri è nella mia stanza.

— Hai liberato il fanciullo! E mio fratello?

— È rimasto senza ostaggio.

Mysora rimase qualche istante silenziosa, guardando il re dei pescatori di perle con crescente sorpresa. Le pareva incredibile, inammissibile ciò che aveva udito.

— E quando sei giunto? — chiese finalmente.

— In questo momento.

— Se la tua isola è assediata?

— Amali passa dovunque e non teme i suoi nemici. Il mio Bangalore è già nascosto nella caverna.

— Quale uomo sei tu? Quale audacia e quale coraggio possiedi? Chi potrà mai eguagliare il tuo valore?

— Ho nelle mie vene sangue di conquistatori e di re, — rispose Amali. — La istoria dei miei avi è stata scritta colla punta delle spade tolte ai nemici!

— E Maduri è quì?

— Sì e domani lo vedrai. Il povero fanciullo è affranto da due notti insonni e sta riposando.

— Allora mio fratello ha accettato il cambio ed io sarò libera di tornarmene a Jafnapatam. [p. 269 modifica]

— Ti preme, Mysora, andartene? — chiese Amali con dolore.

— Questa non è la mia patria, — rispose la giovane, abbassando gli occhi con un certo imbarazzo. — Qui sono straniera, anzi prigioniera.

— Una prigione dolce che molti ti invidierebbero.

— Non dico che sia dura, al contrario. Quando potrò partire?

— Non ti ho ancora detto che tu sei libera, — rispose Amali.

— Il re dei pescatori di perle, oserebbe mancare alla promessa fatta a mio fratello? — chiese Mysora, alzando vivamente il capo e aggrottando la sua bella fronte.

— Io non ho fatto promessa alcuna.

— Non hai ottenuto Maduri in cambio della mia libertà?

— No, Mysora, perchè tuo fratello ha rifiutato di accettare il patto.

— Mi ha abbandonata!

— Peggio ancora, perchè quando io gli feci conoscere che tu correvi incontro ad una morte certa per mano dei miei uomini, mi ha risposto che ti avrebbe vendicata e nulla di più.

Un lampo d’ira era balenato negli sguardi di Mysora.

— Crudele! — esclamò. — Non si preoccupava della mia morte.

— Affatto, — disse Amali, — perchè tu non eri già la regina di Jafnapatam.

— E quell’uomo è mio fratello! — esclamò [p. 270 modifica]Mysora, con voce fremente. — Come avete fatto a rapire Maduri?

— Coll’astuzia.

— Senza affrontare mio fratello?

— Anzi sono rimasto per dieci ore suo prigioniero.

— E non ti ha ucciso.

— Mi aveva già fatto gettare fra i coccodrilli affinchè mi divorassero vivo, quando i miei uomini, guidati da un valoroso europeo, giunsero in tempo per salvarmi.

— A quale atroce supplizio ti aveva condannato! — esclamò la giovane con orrore.

— Come però vedi, sono tornato vivo.

— Ma sei assediato.

— Che m’importa? La mia rocca è imprendibile e sgominerò i miei assalitori.

— Sei invincibile tu!

— Non ho paura dei miei avversari.

Mysora lo guardava con ammirazione. Vi fu fra loro un altro breve silenzio, poi la giovane riprese:

— Sicchè io rimarrò ancora tua prigioniera?

— Sì.

— Fino a quando?

— Fino a che avrò fatta la tua felicità.

— La mia felicità!

— Senza dubbio; dovessi mettere sossopra tutta l’isola di Ceylan e portare la guerra fino al Candy.

— Quale linguaggio è questo?

— Quello d’un uomo che è deciso a rovesciare tutto dinanzi a sè per dare una corona alla più [p. 271 modifica]bella fanciulla di Ceylan, — disse Amali con ardente passione.

— E chi sarebbe questa fanciulla? — chiese Mysora, mentre un tremito la scuoteva.

— Tu!

— Io, Amali?

— Sono due anni, Mysora, che il re dei pescatori di perle, l’uomo che tuo fratello ha esiliato dalle terre che un giorno appartenevano ai suoi avi, pensa costantemente a te e che ti rivede tutte le notti nei suoi sogni.

«Il giorno che tu apparisti per la prima volta sui banchi di Manaar, più bella delle perle che si celano sotto le acque, il mio cuore ha ricevuto tale ferita da non guarirne più mai.

«Per te ho dimenticato l’odio feroce che nutrivo verso la tua famiglia; per te ho imposto silenzio al grido di vendetta che irrompeva dal mio animo; per te ho colmato l’abisso sanguinoso che ci separava.

«Io oggi non sono che il re dei pescatori di perle, senza corona e senza stato; domani invece sarò tanto potente da far tremare tutta l’isola di Ceylan, perchè ventimila uomini, i più coraggiosi ed i più fieri scorridori del mare, saranno con me, pronti a vincere od a morire.

«Mie saranno le coste cingalesi, mie le favolose ricchezze sepolte sotto i banchi di Manaar, mie le miniere d’oro e di diamanti dell’isola e mio il mare che bagna quella terra benedetta da Budda.

«Avrò un trono, avrò sudditi, avrò schiavi, avrò ricchezze, avrò potere.... e tutto offrirò alla [p. 272 modifica]più bella fanciulla che sia nata sul suolo cingalese. Mi hai udito, Mysora?

La giovane principessa, abbagliata da quel turbinìo di promesse, pronunciate da un uomo che sapeva capace di mantenerle ed attuarle, era rimasta mesta, guardandolo con crescente ammirazione.

— Un trono a me! — disse finalmente. — Io però non ti ho mai detto di amarti.

— No, ma l’ho indovinato dai tuoi sguardi. Un giorno tu puoi avermi odiato, anzi peggio, disprezzato come un bandito di mare, come un avventuriero assetato d’odio; oggi tu non mi odi più. Dimmelo, Mysora.

Un profondo sospiro fu la risposta.

— Se io ti dassi un trono, lo accetteresti?

— Io veggo nei tuoi occhi una triste fiamma, Amali — rispose la giovane. — Tu pensi alla vendetta.

— A quale?

— Tu non perdonerai mai a mio fratello d’aver assassinato il tuo.

— Io ho domandato se il cuore di Mysora batte per me o per un altro. Vi era il principe di Manaar fra noi.

— Non l’ho mai amato — rispose la giovane. — Gli avevo accordato la mia amicizia e nulla più.

Amali non seppe trattenere un grido di gioia.

— Ora ho la certezza che tu m’ami — disse.

— Non te l’ho ancora detto.

— Ti sei tradita.

— L’abisso è ancora aperto dinanzi a noi e non [p. 273 modifica]si chiuderà se non quando tu avrai ucciso mio fratello.

— La vendetta può essere meno crudele di quella che tu supponi — disse Amali.

— Qual’è allora il regno che tu vuoi conquistare?

— Te lo dirò il giorno in cui poserò ai tuoi piedi la corona.

— Quello dei tuoi avi?

— Ceylan è grande — rispose Amali evasivamente.

Mysora s’avvicinò al re dei pescatori di perle e, dopo d’avergli posato le sue piccole mani sulle spalle, gli disse con voce dolce:

— Un giorno ti ho odiato, poi ti ho compianto, finalmente ti ho ammirato pel tuo valore e per la tua generosità.... ora ti amo!

— Ah! Mysora!

— Tu devi però farmi un giuramento.

— Il re dei pescatori di perle nulla può rifiutare alla donna del suo cuore.

— Io non so quale sia il regno che tu andrai a conquistare, eppure ho paura d’indovinarlo. Qualunque cosa debba accadere, giurami sulla memoria di tuo fratello che tu risparmierai la vita del mio. Egli mi ha abbandonata, mentre avrebbe potuto ridarmi la libertà lasciandoti Maduri, dando prova d’una crudeltà che fa ribrezzo, perchè sapeva che la morte già mi sfiorava. Io sono però sempre sua sorella.

— Te lo giuro, Mysora.

— Ecco una felicità che pagherò cara. Causerà [p. 274 modifica]la distruzione della potenza dei miei padri. Sarà ben triste il giorno in cui si ripiegherà per sempre la bandiera della mia famiglia, che da duecent’anni sventola sulle mura di Jafnapatam.

Due lagrime erano scese sulle gote della giovane.

— Mysora, — disse Amali, — quella bandiera sventolerà sempre, accanto ad un’altra, che per quattrocento anni mostrò i suoi colori al sole ed al vento.

— La tua.

Un rimbombo assordante, che scosse perfino le massiccie muraglie del palazzo, soffocò la sua voce.

Amali si era appressato alla finestra, dalla quale si dominava un vasto tratto di mare.

L’alba era spuntata e le galee di Manaar e di Jafnapatam avevano cominciato a bombardare l’isola, dando fuoco alle spingarde.

Tutti gli uomini di Amali erano accorsi ai loro pezzi decisi a rispondere vigorosamente.

— Si preparano per l’assalto, — disse il re dei pescatori di perle.

— Riesciranno ad espugnare la tua rocca? — chiese Mysora, con ansietà.

— Non vi è alcun pericolo.

— Non essere crudele contro gli uomini della mia razza.

— No, perchè sono anche della mia; devo però difendermi e lo farò.

— Che cosa vogliono? Me o te?

— Entrambi: te per ricondurti a Jafnapatam; me per uccidermi e portare la mia testa a tuo fratello. [p. - modifica]Si accalcano attorno alle scogliere.... (pag. 281). [p. 273 modifica]

— Oh! No! No! Ucciderti! No ora.

— Non avranno nè l’una nè l’altra. Addio, Mysora, vado a guidare i miei uomini.

I colpi di spingarda si succedevano senza tregua. Dal mare e dallo scoglio rispondevano con supremo vigore, senza risparmio di proiettili.

Amali, avendo veduto Jean Baret dietro ad un terrapieno su cui si trovavano quattro delle più grosse spingarde, lo raggiunse, dicendogli:

— Combattiamo strenuamente, amico, perchè ormai la mia felicità credo sia assicurata. Un trono mi cadrà presto fra le mani ed insieme la più bella fanciulla di Ceylan! Che cosa poteva desiderare di più il re dei pescatori di perle?

— Dunque, Mysora.... — chiese il francese.

— Un giorno sarà mia moglie — disse Amali raggiante.

— E come risolverete la questione con suo fratello? Punire lui e sposarne la sorella! La cosa sembra un po’ difficile, giacchè suppongo che gli toglierete la vita per vendicare la morte di vostro fratello.

— Non vi sembra che strappargli il potere e farlo precipitare nella polvere, sia una punizione sufficiente per un uomo, che prima era così potente da farsi obbedire da duecentomila sudditi con un sol gesto?

— Gli lascierete la vita?

— Sì, per Mysora.

— Meglio così — disse Jean Baret. — Mostrandovi generoso avrete tutto da guadagnare e otterrete l’ammirazione anche dei suoi partigiani. [p. 274 modifica]

— Oh! Ne ha così pochi! Le sue crudeltà gli hanno alienato le simpatie di tutti. Come va l’assedio?

— Mi pare che i cingalesi non abbiano alcuna intenzione di andarsene. Mostrano un coraggio insolito.

— Vi sono costretti.

— Perchè, Amali?

— Ho saputo che il marajah ha giurato di far decapitare tutti i comandanti delle galee se non tornano vincitori.

— Non ischerza il marajah.

— Manterrà la parola, Jean Baret; conosco la crudeltà di quell’uomo.

— Si romperanno inutilmente le teste contro queste rocce. Sono dodici volte più numerosi dei nostri uomini, eppure non riusciranno a mettere piede su questo scoglio. È una rocca veramente inaccessibile.

— E anche bene armata.

— Ed i vostri uomini tirano bene, mio caro Amali. Un’altra galea è stata mandata a fondo, fino dalle prime scariche. Mettiamoci anche noi della partita. Conosco le spingarde e so adoperarle.

— Che cos’è quello che non sapete fare?

— Un avventuriero deve saper maneggiare tutte le armi da fuoco — disse Jean Baret. — Spariamo qualche colpo anche noi.

Le galee del marajah di Jafnapatam e quelle di Manaar rispondevano vigorosamente alle spingarde del re dei pescatori, tempestando le opere [p. 275 modifica]di difesa e cercando di lanciare palle perfino sul palazzo.

Si erano disposte intorno allo scoglio, onde offrire meno bersaglio e poter battere tutti i terrapieni, e sparavano gagliardamente. Alcune però, come se avessero indovinato che dietro alle scogliere doveva trovarsi o qualche apertura o qualche approdo, si erano avanzate in quella direzione, sbarcando dei marinai in mezzo ai banchi.

Erano quelle le più grosse e le meglio armate, ognuna provvista di due spingarde e montata da un equipaggio di quaranta marinai.

— Cercano di scoprire la caverna, — disse Amali, che seguiva attentamente le loro mosse.

— E se la trovano? — chiese Jean Baret.

— Non me ne inquieterei molto, — rispose Amali. — L’apertura che mette nella galleria è chiusa da un ponte di enorme spessore e poi la scala è stata ritirata.

— Potrebbero trovare il Bangalore.

— È ben nascosto in una piccola caverna laterale e Durga ha già chiuso l’entrata con una paratia di legno di tek, che nemmeno le spingarde possono atterrare.

— E le mine?

— Sì, le mine, — disse Amali, aggrottando la fronte. — Non avevo pensato a quelle.

— Scacciamo quei marinai prima che riescano a trovare l’entrata della grotta.

— È quello che faremo.

Con un fischio fece accorrere quaranta o cinquanta uomini e diede loro l’ordine di scendere, [p. 276 modifica]finchè lo permettevano le pareti ripidissime dello scoglio, e di attaccare gli uomini che erano sbarcati.

Intanto le quattro grosse spingarde del terrapieno tiravano senza posa contro le galee, le quali rispondevano colpo per colpo, sparando specialmente contro i pescatori di perle, che scendevano sulle rupi.

Altre galee sopraggiungevano chiamate dai capi di quelle che tentavano d’inoltrarsi fra le scogliere.

La resistenza, che opponevano gli uomini di Amali, pareva averli messi in sospetto. Lo sforzo principale dell’attacco doveva quindi concentrarsi su quel lato della scogliera.

Amali, visto il pericolo, chiamati nuovi rinforzi aveva fatto portare altre spingarde, affinchè la sua batteria non venisse oppressa e smontata.

Già dieci galee si erano radunate e continuavano a sbarcare guerrieri, che scambiavano colpi di carabina con quelli di Amali, nascosti dietro le rocce e nelle spaccature assai numerose in quella parte dello scoglio.

— Tentano l’assalto, — disse Jean Baret ad Amali. — Ed infatti sotto di noi la rupe scende meno ripida e degli uomini agili e risoluti potrebbero scalarla.

— La salita sarà dura e costerà molto sangue ai cingalesi, — rispose Amali. — Io non sono inquieto.

Gli equipaggi sbarcavano rapidamente, [p. 277 modifica]affollandosi sulle scogliere. Passando di banco in banco, non ostante il fuoco incessante delle spingarde e delle carabine dei pescatori, pervennero dinanzi alla rupe. Avendo però deviato a sinistra, non avevano ancora scoperto l’entrata della caverna.

Vedendo che i cingalesi cominciavano ad arrampicarsi, tutti gli uomini di Amali disponibili erano accorsi, facendo precipitare sul capo degli assalitori enormi massi, i quali, balzando e rimbalzando, facevano orribili stragi.

La battaglia diventava terribile, sanguinosa. I nemici, con un coraggio insolito, resistevano tenacemente, cercando di giungere alle prime piattaforme, ma non riuscivano che a guadagnare qualche metro con perdite enormi.

Numerosi cadaveri precipitavano sulle scogliere e molti feriti ridiscendevano, urlando spaventosamente.

Da tutte le parti accorrevano le galee per sostenere l’attacco. Le palle delle spingarde grandinavano fitte sulle rocce, fulminando anche molti pescatori.

Amali e Jean Baret, che si tenevano sul terrapieno, incoraggiavano i loro uomini colla voce; avevano preso le carabine e sparavano senza posa, abbattendo ad ogni colpo un avversario.

Nuovi soccorsi accorrevano per sostenere gli assalitori, che parevano incrostati contro le rocce. Tutte le scogliere ed i banchi erano pieni, eppure dalle galee continuavano a sbarcare uomini, risoluti a tentare uno sforzo supremo. [p. 278 modifica]

Ve n’erano già cinque o seicento radunati alla base dello scoglio ed aumentavano sempre.

— È una marea — disse Jean Baret.

— Che non avanza che con grandi stenti — aggiunse Amali, il quale conservava una calma che lo stesso francese gl’invidiava.

— Ma che aumenta sempre.

— Oh! Non mi rapiranno Mysora, dovessi far saltare il palazzo e me insieme.

— Non sono ancora saliti i cingalesi!

— Anch’io non dispero di respingerli. Prima che possano giungere qui, avremo fatto uno spaventevole macello. Animo! Giù i macigni, ora che si sono raggruppati! Coraggio, pescatori! Mostriamo loro che noi siamo invincibili!

Gli uomini di Amali, avventurieri pronti a tutto, cresciuti fra i pericoli e le battaglie, non si scoraggiavano: parevano infaticabili. Scaricate le spingarde, tiravano coi fucili, poi precipitavano massi, quindi tornavano a riprendere il fuoco, accorrendo là dove il pericolo era maggiore e sfidando impavidi le palle degli avversari.

Anche questi resistevano con tenacia ammirabile. Raggiunti alcuni crepacci, vi si erano precipitati dentro, per salire più facilmente e più rapidamente; però ogni masso che precipitava dall’alto, apriva un solco sanguinoso e morti e feriti cadevano in gran numero sulle scogliere sottostanti.

Nondimeno il pericolo che correvano i pescatori di Amali era grave, avendo da lottare contro forze dieci volte superiori e contro un numero doppio [p. 279 modifica]di bocche da fuoco, che causavano perdite gravissime anche fra i difensori.

La battaglia era giunta al punto più acuto, quando Amali, girando lo sguardo verso il mare, scorse in lontananza un gran numero di punti neri che pareva si dirigessero verso la roccia. Erano tanti, che un immenso tratto di mare era tutto coperto.

— Jean Baret! — esclamò. — Vedete?

— Sì, vedo, — rispose il francese. — Sono barche o galee che si avanzano. Chi può radunare quella flotta così numerosa? Che il marajah di Jafnapatam abbia stretto alleanza con qualche altro principe?

— Non sono galee, sono barche.

— Cariche di nemici o di amici.

— Mi pare che vengano dai banchi di Manaar.

— Allora sono?

— I pescatori di perle che accorrono in difesa del loro re! — gridò Amali. — Hanno udito il cannoneggiamento e hanno lasciato i banchi!

— Sono migliaia di barche!

— Sì, Jean Baret, sono accorsi tutti! Coraggio, miei uomini! I vostri compagni giungono! La vittoria è assicurata!

Ormai la voce si era sparsa fra gli assediati. Vedendo quei punti neri ingrandire rapidamente, avevano ripreso coraggio e lena, assalendo furiosamente i cingalesi, che stavano per giungere sui primi scaglioni dell’isolotto.

Anche gli assedianti se n’erano accorti ed una viva confusione si era manifestata sulle galee. [p. 280 modifica]

I capi discutevano animatamente, non sapendo se quelle barche erano montate da nemici o da amici spediti dal marajah.

I cingalesi che erano sbarcati, nel dubbio di venire presi fra due fuochi, avevano rallentato l’attacco, guardando timorosi verso il mare.

Intanto le barche s’avvicinavano a forza di remi. Si udivano già i clamori guerreschi dei pescatori.

Quanti erano? Molti di certo; delle migliaia perchè le barche pareva che aumentassero sempre ed ognuna si vedeva piena d’uomini.

Quando le prime giunsero a portata di voce, un grido altissimo si levò fra gli equipaggi.

— Viva il re dei pescatori di perle!

Poi scariche nutrite di moschetteria scoppiano prendendo d’infilata le galee del marajah e del defunto principe di Manaar, mentre gli uomini di Amali raddoppiano il fuoco delle spingarde.

I cingalesi, che si vedono presi fra due fuochi, scendono a precipizio le rocce e si precipitano all’impazzata fra i banchi, affollandosi intorno alle galee.

— Sospendete il fuoco! — grida Amali. — Non voglio infierire sui miei futuri sudditi.

— Sempre generoso quest’uomo — mormora Jean Baret, che sente aumentare la sua ammirazione per quel prode.

Le spingarde cessano di tuonare ed i massi non vengono più precipitati. I pescatori però continuano a sparare all’impazzata, fra clamori feroci, assordanti. [p. 281 modifica]

I cingalesi approfittano della tregua concessa dai difensori dell’isolotto per imbarcarsi alla rinfusa.

Si allontanano dalle scogliere, proteggendo la ritirata con alcuni tiri di spingarda, che cacciano a fondo alcune barche, e fuggono a precipizio verso la costa cingalese, ben lieti di non essersi fatti sterminare.

I pescatori di perle non si prendono nemmeno la cura di inseguirli. Si accalcano intorno alle scogliere e mandano tre grida formidabili:

— Viva! Viva il re dei pescatori di perle! Viva il nostro signore!