Sul tipo de’ tetradrammi di Segesta/Segesta

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Sul tipo de’ tetradrammi di Segesta Messana

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Nuove scoperte di monumenti avendoci posto in grado di giungere all’esatta spiegazione di quella figura di giovine cacciatore che scorgesi ne’ rari e belli tetradrammi di Segesta, mi è sembrato dover tornare di grande utilità agli studj numismatici non solo, ma ancor più a quelli dell’archeologia dell’arte il togliere di proposito in esame quel tipo, riunendo tanto le monete nuove che quelle già conosciute per disegni quasi tutti incompleti o inesatti, giovandomi di tutti quegli originali che nelle principali raccolte di Europa ho potuto copiare di queste monete stimate, e a buon dritto, di grandissima rarità1.

Dr. Testa di donna, a dritta, con orecchino di forma sferica e i capelli chiusi in un’opistosfendone ornata di crocette e di meandri: in campo concavo.

Rov. Figura virile nuda in piedi inchinata a dritta sulla gamba sinistra che, alzata, posa su di una rupe, mentre la destra è distesa. Il braccio destro è curvato indietro [p. 4 modifica] e la palma, rovesciata, si appoggia sull’anca; il sinistro, disteso, tiene due aste nodose provviste di un laccio. Ha stivaletti a’ piedi, il pileo gettato dietro al capo e tenuto da una corda, la spada al fianco sinistro pendente da un balteo e la clamide raccolta sul braccio sinistro. A’ suoi piedi, due cani rivolti pure a dritta, uno con la testa alta e un altro in atto di fiutare; innanzi ad essi, vestigia di un erma. Nel campo, a sinistra, ΕΓΕΣΤΑΙΩΝ (moneta de’ Segestani). (Tav. I, n. 3)

Arg. Diametro massimo: mill. 3.

Collezione Pennisi in Acireale. Coll. Luynes, Museo Britannico. Coll. Fox e coll. Bunbury in Londra.

Intorno alla testa del dritto egli è da notare che lo stesso conio servì tanto per questo tetradrammo quanto per alcuni didrammi che nel rovescio hanno il solito cane, accompagnato da tre spighe e da qualche cosa in forma di serpente che pare uscire dal dorso stesso del cane2.

Più grande e di più elegante lavorìo è la testa del tetradrammo seguente, di maggior rarità dell’altro or ora descritto:

Dr. Testa di donna con orecchino a tre pendenti e collana, a dritta; i capelli son legati da un’opistosfendone ornata di stelle, dalla quale sortono svolazzando alcune ciocche; sotto il collo, una spiga; avanti, ΣΕLΕΣ. ΑGreek Zeta archaic.svgΙΑ.

Rov. Come nella precedente. (Tav. I, n. 2).

Arg. Diametro 28 mill.

Altra volta della Coll. Dupré di Parigi.

Dr. Come il rovescio delle monete precedenti, se non che i capelli del cacciatore sono svolazzanti, manca l’iscrizione, l’erma con una testa barbata e coperta di pileo si scorge più distintamente, e vi è un sol cane in atto di fiutare in terra.

[p. 5 modifica]Rov. Figura muliebre coperta di lunga tunica legata al cinto, in una quadriga di galoppo a dritta; con ambe le mani tiene le redini e con la dritta, tre spighe; sopra, una Vittoria coperta di lunga tunica le porge una corona che ha in ambedue le mani; sotto, nell’esergo un grillo e l’iscrizione ΓLF ΣΤΑGreek Zeta archaic.svgΙΑ, (Tav. I, n. 4).

Arg. Diam. 28 mill.

Biblioteca imp. di Parigi. Coll. Pennisi. Coll. Luynes.

Dr. e Rov. In generale come al n. 4, eccetto parecchie notevoli diversità: la mancanza del pileo e l’erma pure itifallico sormontato da una testa imberbe e coperta di un petaso ad ampie falde. Moneta riconiata su di un tetradrammo siracusano, del quale restano parecchie tracce e le lettere ΚΟ dell’iscrizione ΣΥΡΑΚΟΣΙΟΝ. (Tav. III, n. 1).

Arg. Diam. 28 mill.

Coll. Imhoof in Winterthur.

Il Landolina3 descrive diversamente questo tetradrammo; secondo lui la figura giovanile ha un berretto e la leggenda sarebbe Ι:::::ΙΟΝ. La mia descrizione è fatta su su un’ottima impronta, presa da me stesso quando la moneta trovavasi nella collezione Fischer di Palermo, e accorda con quella che ne ha dato il nuovo possessore nel pregievole articolo Griechische Münzen aus der Sammlung des H. Fr. Imhoof-Blumer in Winterthur4.

Dr. Come al rovescio del n. 3, ma senza iscrizione; avanti a’ cani, erma itifallico sormontato da una testa barbata e coperta di pileo.

Rov. Come al n. 4. (Tav. I, n. 10).

Arg. Diam. 28 mill.

Museo Britannico. Museo naz. di Napoli.

Un terzo esemplare ne vidi nella collezione Santangelo, [p. 6 modifica]il quale ha pure di grandi pregi, malgrado che per un movimento del conio la parte superiore della figura del dritto risultasse schiacciata e duplicata; vi si scorge per intero il cane che fiuta a terra e, meglio che negli altri esemplari, la testa dell’erma; poi nel rovescio, molto ben conservato, si legge nitidamente la desinenza Greek Zeta archaic.svgΙΑ nell’iscrizione dell’esergo.

Intorno a queste desinenze, inesplicate finora, del nome di Segesta, molte osservazioni sarebbero da farsi5; soltanto voglio notare per ora che la leggenda ΣΕΓΕΣΤΑGreek Zeta archaic.svgΙΑ trovasi esclusivamente in questi tetradrammi6, mentre ne’ didrammi e nelle altre frazioni s’incontrano le terminazioni Greek Zeta archaic.svgΙΒ (o ΗΙΒ) ΙΕ, Greek Zeta archaic.svgΙΒΕΜ e ΙΒΕΜΙ da sinistra a destra a ritroso7; delle quali alcune si riproducono nelle monete ericine, ond’è forse da cercarne la spiegazione nelle lingue dell’Oriente, donde provenivano gli Elimi abitatori di Segesta e di Erice.

Quantunque ne’ disegni del Castelli8 un uomo ignudo tenga le tre spighe e faccia l’ufficio di auriga, pure nelle monete troviamo una donna, anzi Cerere senza alcun dubbio. E questa è una di quelle pregevoli rappresentazioni [p. 7 modifica]di divinità su carri tirati da cavalli, delle quali la numismatica siciliana ci offre esempj parecchi, rimasti quasi ignoti agli illustratori di monumenti figurati per colpa di numismatici, che non hanno saputo raffigurare con esattezza i tipi delle monete. Così Pallade ne’ tetradrammi di Camarina e Cerere ora con fiaccola in quelli di Siracusa, e ora con ispighe come in questi di Segesta; la qual maniera più antica di rappresentare Cerere in un carro tirato da cavalli è molto rara ne’ monumenti9.

A’ tetradrammi da me descritti di sopra sarebbe da aggiungere l’altro pubblicato dal Forcella10, in cui nel dritto vedesi il solito cacciatore (quasi come ai nn. 2, 3) e nel rovescio, Cerere in quadriga di passo11; ma di tal moneta io non ho incontrato che un esemplare fuso nella collezione di S. M. a Torino; e un altro simile, (ma con l’aggiunzione di una Vittoria che corona l’auriga) conservato nel gabinetto imperiale di Vienna, non lasciommi nell’animo un’impressione soddisfacente.

Un conio moderno eseguito da’ fratelli Costanza, falsificatori siciliani de’ primi decennj di questo secolo, riproduce esattamente il disegno della tav. LXII, n. 1 del Castelli; il quale deformò goffamente il tetradrammo con la quadriga, togliendo l’erma del dritto, e nel rovescio tramutando la figura muliebre vestita, in un uomo ignudo, il grillo in un pesce e l’iscrizione in ΣΕΓΕΣΤΑ.

[p. 8 modifica]Più importante di queste moderne contraffazioni è un’antica imitazione della quale non conosco alcun altro esemplare fuori del seguente:

Dr. Testa forse muliebre a dritta.

Rov. Figura virile nuda in piedi rivolta a sinistra con la gamba dritta alzata su di una rupe, e col braccio sinistro avvolto in un panneggio; al collo ha un laccio, e a’ piedi, stivaletti; avanti a lui, erma itifallico con una testa imberbe coperta di un pileo; a’ suoi piedi, due cani de’ quali uno è in atto di fiutare in terra e l’altro, con collare, si avvicina correndo all’erma. In un giro di puntini (Tav. I, n. 5).

Arg. Peso, 16,90. Diam. 27 mill.

Museo naz. di Napoli.

Stimo imitazione antica questo tetradrammo tanto per la maniera ond’è condotta l’incisione, quanto per la circostanza, già da me notata altra volta12, dell’avere incontrato molte di queste contraffazioni antiche più o meno brutte e segnatamente co’ tipi comuni a varie delle città occidentali dell’isola.

Enumerati con quella accuratezza che da me potevasi maggiore, tutti i tetradrammi segestani, è tempo di rivolgerci alla spiegazione della figura principale di essi, nella quale si è generalmente riconosciuto il virgiliano Aceste o Egesto13 mitico fondatore di Segesta; e questa opinione che nel Torremuzza nasceva solo da argomenti che ci fanno palese quanto poco familiare fosse allora in Sicilia la conoscenza de’ monumenti greci figurati14, è [p. 9 modifica]stata seguita con più o meno certezza dal Nöhden15, da C. O. Müller (il quale non so perchè chiamava quella figura un eroe gigantesco16), dal Churchill Babington17 e caldeggiata in particolar modo dal Raoul-Rochette in varj suoi scritti18.

E certamente senza entrare nella verità storica del personaggio di Aceste o Egesto, quella spiegazione era da ritenersi per molto plausibile; se non che oggi la scoverta del seguente stupendo tetradrammo, trovato or sono non molti anni, in Sicilia in un ripostiglio di monete e acquistato poscia dal duca di Luynes, rende vana quella illustrazione e porta una luce insperata all’intelligenza di questo tipo.

Dr. Figura muliebre in piedi vestita del doppio chitone e di un himation gettato sulle spalle, rivolta a sinistra in atto di far libazione con una patera dalla quale cadono molte gocce su di un’ara; nella sinistra tiene un ramo; sopra, a dritta, una Vittoria vestita di lunga tunica è in atto di porle una corona che tiene con ambe le mani.

Rov. Giovane nudo con un corno lungo e ricurvo che gli sporge sul capo; egli è piegato sulla gamba sinistra alzata su di una rupe; appoggiandosi su due lance e che tiene nella sinistra; la mano destra, rovesciata, è posata sull’anca; nel braccio sinistro ha raccolta la clamide, ai [p. 10 modifica]piedi ha stivaletti. Accanto a lui sta in piedi un levriere con collare; nel campo, a sinistra, ΣΕΓΕΣΤΑΙΟΝ (de’ Segestani); in giro, grossi puntini. (Tav. I, n. 1)19.

Arg. Peso: 17,25. Diam. 32 mill.

Coll. Luynes.

Poche monete siciliane possono al paro di questa vantare tanta importanza vuoi pel tipo del dritto, o per quello del rovescio, e sovrattutto, tanta utilità per le conseguenze che se ne possono dedurre.

Toglierò in esame da pria la rappresentazione del dritto, la quale sebbene nuova nella numismatica segestana, pur si trova in quella di altre città siciliane come Imera, Entella, Erice, per tacere di alcune monete incerte tanto di argento che di bronzo.

La serie delle ericine con una donna in atto di far libazione ad un altare, quantunque conti varietà parecchie, è pure pochissimo nota; di essa pubblicherò qui un esemplare avendo un merito speciale nel caso nostro, data la comunanza di stirpe tra gli abitanti di Erice e quei di Segesta20.

Dr. Figura muliebre vestita di lungo chitone e di un himation che le pende dal braccio destro, ritta in atto di tenere la sinistra aperta e la destra con una patera su di un altare acceso che è a sinistra. Intorno, (Ε) ΡΥΚΙΝΟΝ (degli Ericini) da destra a sinistra.

Rov. Cane in piedi rivolto a dritta; sopra, ramo con foglie e bacche di edera; nell’esergo, ornato. (Tav. I, n. 9).

Arg. Diam. 13 mill.

Museo naz. di Napoli.

Dal trovarsi dunque sulla moneta segestana la stessa rappresentazione, se ne trarrà argomento di comunanza [p. 11 modifica]di tipi tra le due città elime; ma io son lieto di far conoscere per la prima volta il disegno di un rarissimo obolo di argento, il quale mentre è di una rilevante importanza storica mostrandoci una confederazione fra le due città, conferisce pure all’intera illustrazione del nuovo tetradrammo che abbiamo preso ad esame.

Dr. Testa di donna in faccia; a’ due lati del collo pendono due bende; intorno, ΣΕΓΕΣΤΑΙΟΝ; in un giro di puntini.

Rov. Cane in piedi con collare, a dritta, avente la testa rivolta in alto, a sinistra; intorno, ERVKI (NON) da dritta a sinistra. In campo concavo (Tav. I, n. 7).

Arg. peso: 0, 75. Diam. 13 mill.

Collezione Luynes. Museo naz. di Napoli.

Di tal moneta non esisteva che un cenno nel libro del Calcagni21, il quale ne possedeva un esemplare e ne citava un altro disegnato in certi disegni inediti del Pancrazi, conservati nella biblioteca reale di Napoli.

Oltre a’ due esemplari da’ quali è cavato il mio disegno, un terzo ne vidi, or sono alcuni anni, presso il sig. Giulio Sambon e in esso dell’iscrizione del dritto non restavano che poche tracce, mentre intera si scorgeva quella del rovescio ERVKINON.

Questa moneta servirà ora di centro attorno al quale si collocheranno le altre che con gli stessi tipi, ma con l’aggiunzione di una ruota sul cane, hanno, talvolta nel dritto e talvolta nel rovescio, il nome di Segesta (ΣΕΓΕΣΤΑGreek Zeta archaic.svgΙΒ da sinistra a dritta o al contrario), o nel rovescio, senza ruota, il nome degli Ericini (ERVKINON, retrogrado).

Descriverò una di quest’ultime servendo a completare in certa guisa l’epigrafe della moneta precedentemente descritta, e a togliere un errore numismatico che a’ nostri tempi non dovrebbe più riprodursi. [p. 12 modifica]Dr. Testa muliebre in faccia, con due trecce di capelli cadenti a'lati del collo; in giro, puntini.

Rov. Cane in piedi a dritta con la testa rivolta in alto verso sinistra, e con collare; intorno, E(R)VKINON (da dritta a sinistra). In campo concavo (Tav. I, n . 8).

Arg. Peso: 0,82. Diam. 12 mill.

Museo Britannico. Museo naz. di Napoli22.

A convincersi della inesattezza con la quale sono sttea studiate le monete siciliane, basterà uno sguardo alla tavola LXVI del Castelli. Ivi, tra le monete di Selinunte si trova disegnata al n. 5 la monetina or ora descritta, perchè l’iscrizione retrograda del rovescio, ERVKINON, fu mutata in ΣΕΛΙΝΟΝ, leggendo dal di fuori. Autore di questa grossolana alterazione fu, due secoli fa, il Paruta23; il Torremuzza copiava, impicciolendolo, il disegno di lui dicendo rara la moneta, e sulla fede del nobile palermitano credettero alla sua esistenza l’Eckhel24, il Mionnet25 il Reinganum nella sua eccellente monografia su Selinunte26 e il Creuzer27, andando più in là, ne faceva una classe intera di monete selinuntine col tipo del cane e rimproverava lo Steinbüchel di non averne fatto menzione.

Mi riesce spiacevole che ancora in quest’anno l’Holm ne abbia parlato in parecchi luoghi della sua dotta ed accurata storia di Sicilia28, cercando con poca opportunità di spiegare le ragioni di un tipo che non ha nulla da fare [p. 13 modifica] con la numismatica selinuntina, e senza che gli saltasse agli occhi la inusitata e strana forma dell’epigrafe29.

Ritornando ora al tipo della donna in atto di far libazione ad un’ara, mentre si deve tener conto di questa comunanza di tipi fra Erice e Segesta, non si è obbligati per questo ad ammettere che l’una città abbia copiato il tipo delle monete dell’altra. Egli è troppo ovvio nella numismatica antica che simili sacrifizj sien compiuti da personificazioni di città o di fiumi, o di fondatori di città, come nelle monete d’Imera, di Selinunte e di Crotone e negli altri esempj riuniti dal Raoul-Rochette nelle sue osservazioni sul tipo delle medaglie di Caulonia30.

Se nel tipo imerese si è ravvisata da’ migliori numismatici la città stessa come era effigiata in una statua descrittaci da Cicerone (ipsa Himera in muliebrem figuram habitumque formata31), nulla ci vieterà di riconoscere nel nuovo tetradrammo segestano, una personificazione della ninfa Egesta o della città stessa32; la quale [p. 14 modifica]è ancor più distinta dalla Vittoria che la corona: aggiunta che non trovasi negli altri tipi simili di monete siciliane.

Degna di nota è pure la forma dell’altare, aperto nella parte superiore destinata a contenere il fuoco; di essa nella siciliana numismatica abbiamo solo un altro esempio in un tetradrammo imerese pubblicato incompletamente dal Castelli33

Vengo ora al tipo del rovescio, che è quello che ci offre maggior novità ed importanza.

Un semplice esame del nostro tetradrammo ci convincerà come esso sia più antico di tutti gli altri; lo stile, il corno sulla fronte del cacciatore, l’ Ο invece dell’ Ω ne sono prove manifeste; come io non credo che si possa in alcuna guisa dubitare quella figura virile essere la medesima che si vede nelle medaglie di stile più bello. Che anzi chiunque è per poco esercitato in questi studj, dal suo ripetersi con tanta costanza di atteggiamento, vi riconoscerà senza alcun dubbio la copia di statua celebre, condotta forse in bronzo, secondo che parrebbe dal modo come è composta.

Corrisponde la disposizione generale della figura, non che quella delle gambe, del braccio destro, e quel che è più, della mano che si appoggia, rovesciata, sull’anca destra; coincidenze molto notevoli ove si pensi alla libertà anzi licenza, con la quale sono rappresentate sulle monete [p. 15 modifica]le antiche opere di arte, non escluse le più sacre per culto le più celebri per merito, come la Pallade del Fidia sulle medaglie ateniesi.

Oltre della testa cornuta, la sola differenza sostanziale tra la rappresentazione ch’io dissi più antica e quella più moderna sta nella disposizione del braccio sinistro, il quale nella prima è piegato in guisa che tiene in sé ristretta la clamide e la mano con le due lance si avvicina alla spalla sinistra; mentre nella seconda è disteso in modo che il gomito tocca quasi sulla parte anteriore della coscia sinistra, e la mano, sporta in avanti, fa si che le due lance divergano molto più dalla verticale e non tocchino in terra. Laddove nel tetradrammo del Luynes tutta la posizione della figura è motivata, al paro di un gran numero di antiche rappresentazioni di plastica o di pittura, dall’appoggiarsi interamente sulle aste. Di tale differenza (che per la libertà degli incisori di monete non sarebbe da notare, ove l’esatta corrispondenza delle altre parti del tipo non l’avesse resa singolare) potè esser cagione un ristauro fatto posteriormente nella statua stessa per dare maggior naturalezza al braccio, o una correzione dovuta soltanto al gusto del disegnatore del conio.

Tanto nella più antica figura che nelle altre più moderne, troviamo gli stivaletti e le due lance, mentre nelle ultime si aggiunge il pileo, la spada con la sua cintura, l’erma e talvolta un altro cane.

Tenuto conto dell’usanza degli antichi artisti di riportare sulle sculture, accessorj di metallo o di altra materia, nulla ha di strano l’aggiunzione della spada e del pileo. Il quale ha perfettamente la forma del πῖλος greco, con le falde strettissime, e provveduto nella sua sommità di un cappio pel quale appendersi al muro, come vedesi in parecchi dipinti antichi; e se il Churchill Babington34 [p. 16 modifica]ha creduto chiamarlo un berretto frigio (a Phrygian cap), bisogna convenire che la patria dell’Aceste, di cui si voleva riconoscere l’immagine nel giovine cacciatore, dovette esser cagione di trarre in equivoco il mio dotto collega di Cambridge. Ma ben più grave è l’errore in cui caddero pur troppo l’Eckhel35 e il Mionnet36 credendo che il giovine tenesse un vaso legato da una corda sulle spalle: nella quale credenza non si sa se sia più da riprovare la scarsezza di buon senso o l’avere ignorato la forma del cappello greco, e i numerosi monumenti figurati, da’ quali si vede che i Greci anche quando erano stretti dalla necessità a portare qualche cosa che servisse a coprire il capo, volevano tuttavia potersi togliere quell’impaccio, gettandolo dietro le spalle. Inesattezze siffatte mostrano chiaramente quanto grande sia l’errore di quei numismatici, che delle antiche monete vogliono fare uno studio separato da quello degli altri monumenti.

Se nelle aste nodose de’ tetradrammi 2-4 (Tav. I) non si trovano le punte delle lance dell’esemplare Luynes, invece per la grande accuratezza dell’incisione vi si scorge una importante aggiunta, l’ἀγκύλη o amentum de’Romani, correggia di cuojo, la quale fu usata nel gettare de’ giavellotti e principalmente nel maneggio delle lunghe lance; perchè fissata nel centro di esse37, agevolava senza dubbio il trasporto dell’arma38 e, legata alla mano, impediva che l’asta potesse sfuggire nel combattere. In alcuni monumenti [p. 17 modifica]si vede a forma di nastro pendente con le due estremità libere; mentre nelle nostre monete ha l’aspetto di un cappio.

Degli ermi di forma diversa e quasi sempre itifallici, che sono aggiunti ne’ nn. 2-5, 10 (Tav. I) sarà detto più sotto; resta ora soltanto la circostanza più notevole offertaci dal nuovo tetradrammo: la presenza dì un corno lungo e ricurvo sulla fronte del giovine per la quale cade la spiegazione di Aceste data al tipo degli altri tetradrammi, non essendovi alcun dubbio che seguendo una legge di eumorfismo propria dell’arte greca, non fosse in essi soppresso quel ricordo animalesco della figura scolpita nella moneta più antica.

Un processo simile si nota anche nella figura del fiume sacrificante nelle monete di Selinunte, e in alcune altre di Messana, delle quali sarà parola fra breve, che ci mostrano negli esemplari più antichi una testa di Pane dalle lunghissime corna, le quali sono, in monete più recenti e più belle, accennate da un semplice ciuffetto di capelli. Essendo adunque cornuto il prototipo della figura de’ tetradrammi segestani, si affaccia subito alla mente che qui dobbiamo avere la personificazione di un fiume.

Che i fiumi si rappresentassero in forma interamente umana e giovanile con le sole corna sul capo, è cosa notissima; basterà vederne gli esempj citati dal Müller39.

La numismatica siciliana ce ne offre belli e numerosi esemplari: l’Assino nelle monete di Nasso, l’Amenano nelle catanesi, l’Acragante nelle agrigentine, il Gela in quelle della città omonima, l’Ippari nelle camarinesi, l’Ipsa e il Selino nelle selinuntine, il Crisa nelle assorine e varj altri effigiati ora con la sola testa imberbe e cornuta, e ora con l’intera figura, come i due fiumi di Selinunte, l’Amenano e il Crisa. A ciò si aggiunga che [p. 18 modifica]Eliano40 dice specificatamente degli Egestei avere venerato i loro fiumi in forma umana: Αἰγεσταῖοι δὲ τὸν Πόρπακα καὶ τὸν Κριμισσὸν καὶ τὸν Τελμισσὸν ἁνδρῶν εἴδει τιμῶσιν.

Da codesta antica autorità e dalla circostanza della lesta cornuta del tetradrammo in questione sorge chiaramente che nel tipo degli altri tetradrammi abbiamo personificato uno de’ fiumi venerati da’ Segestani, siccome era stato opinato dall’Eckhel41 e dal Creuzer; a’ quali mi correrebbe il debito di rendere encomio per una certa divinazione, ove essi non si fossero poggiati sopra argomenti de’ quali non posso riconoscere l’esattezza.

Alla stessa guisa che i partigiani del trojano Aceste mutarono il πῖλος greco in un berretto frigio, l’Eckhel preoccupato dalla personificazione del Crimiso lo mutava in un urna, e le due aste delle lance nodose, ma senza fronde, in un ramo fluviatile42 a simiglianza, dice egli, di quello che tengono i fiumi nelle monete selinuntine; non iscorgendo che quel ramo frondoso proveniva solo dall’inesattezza del disegno castelliano.

Il celebre autore della Simbolica esaminando nel 1836 il primo volume delle Antichità di Sicilia del Serradifalco negli Heidelberger Jahrbücher43, accettava le idee dell’Eckhel fondando i suoi ragionamenti sul solo tetradrammo pubblicato dal Forcella e riprodotto dal Serradifalco44; e quindi crede doversi accettare la leggenda riferitaci da Servio45 e dal Mitografo Vaticano, secondo la quale il fiume Crimiso convertito in cane unissi alla trojana Egesta, onde nacque Egesto fondatore della città [p. 19 modifica]di Egesta. Servio a questo mito aggiunge le seguenti parole che avrebbero una grande importanza archeologica ove non fossero spiegazione fabbricata in tempi posteriori: Hujus rei ut esset indicium numum effigie canis percussum Siculi habuerunt. Il Creuzer ammette con ogni certezza essersi da pria rappresentato il Crimiso in forma di cane (nella qual cosa egli vede una traccia di un culto egizio-greco antichissimo degli animali) e poi più nobilmente, secondo dice Eliano e secondo le monete, in forma di un giovine cacciatore accompagnato da’ cani; nella quale rappresentazione fa l’arte una prolepsis, ci mostra un giovane che dovrà mutarsi in cane, e gli associa come attributo l’antico simbolo dell’animale46. Trascrivo qui sotto le parole del professore di Heidelberga, perchè quantunque io abbia avuto a maestro nell’università berlinese, uno de’ più operosi e venerandi campioni della scuola simbolica, tuttavia devo confessare che al leggere di alcune scritture ispirate da questa, spesse volte ne ritraggo meraviglia grandissima mista ad un senso di sconforto, accagionando il mio povero intelletto di non giungere a scoprire il nesso delle argomentazioni e la logica onde dovrebbero essere governate.

Non è dello scopo del presente scritto l’entrare nell’esame del significato del cane, che forma il tipo principale [p. 20 modifica]di un gran numero di monete segestane non solo, ma ericine, moziesi e panormitane; del quale più che in un mito locale di Segesta, deve cercarsi l’origine in un culto più esteso, forse in quello di Venere47. Ma quando il cane, anzi più spesso i cani, accompagnano un giovine in completo costume di caccia, mi sia permesso di dire che non si può da senno cercare allusione mitologica in questi compagni indispensabili di un cacciatore48.

Egli è ora da determinare a quale de’ tre fiumi segestani menzionati da Eliano sia da attribuire il tipo tolto in esame: io credo al Crimiso, poiché quand’anche si trovasse nelle monete segestane il nome del Porpace49, pure il mito narrato da Servio rende innegabile, per servirmi delle parole dell’Holm50, uno stretto vincolo tra il fiume Crimiso e Segesta.

Il duca di Luynes nel cartoncino su cui era posto il suo tetradrammo singolarissimo, scriveva di averlo acquistato nel 1861 dal Curt; e descrivendolo ivi stesso secondo il suo uso, in un latino molto abbreviato, notava pel dritto: PAN AD D. ST. (Pan ad dexteram stans). Da queste parole si fa chiaro che per l’illustre e dotto possessore, la figura che si è veduto essere di un fiume, era tenuta invece per quella del dio Pane; opinione, la quale quantunque non resa di ragion pubblica, pure merita di [p. 21 modifica]esser tolta in esame pel rispetto dovuto alla memoria di tant’uomo e perchè, cercando in certa guisa di rintracciare i motivi che lo condussero a quella interpretazione, ci sarà data l’opportunità di passare in rassegna tipi di rare e belle monete note in gran parte, ma che esaminate per la prima volta ne’ loro rapporti daranno, spero, qualche risultamento giovevole per la spiegazione de’ monumenti figurati.

Note

  1. Per giudicare quanto siffatte monete sieno rare nell’isola ricorderò che a’ nostri giorni il Landolina (Racc. di ant. monete fatta da Ch. Fischer p. 174, (20) dice di non averne visto altro esemplare col tipo della quadriga fuori quello del Fischer. Lo stesso avea già detto il Castelli (Sic. vett. numi p. 61), dell’esemplare allora posseduto da Giuseppe Rotolo di Girgenti.
  2. Castelli (l. c. LXIII, 2) ne dà un disegno poco esatto. Se ne trovano originali nella collezione reale di Monaco, in quella del Museo Britannico e del signor Bunbury a Londra.
  3. l. c, p. 27.
  4. p. 23, l. Estratto dal V volume de Berl. Blätter f. Münz- Siegel u. Wappenkunde.
  5. Mentre correggeva le bozze di questo articolo, mi giunsero le due prime dispense di quest’anno della Numismatische Zeitschrift di Vienna ne’ quali si trova uno scritto del Friedländer intitolato ΣΕΓΕΣΤΑGreek Zeta archaic.svgΙΒΕΜΙ, eine Anfrage. L’autore riunisce con la sua solita accuratezza gli elementi che possono servire alla spiegazione di quelle desinenze, le quali al dir di lui, attendono il loro Edipo (p. 26); ma intorno alla parola ΕΜΙ che forma più particolarmente l’oggetto di quell’articolo, spero di poter pubblicar fra breve gli argomenti pe’ quali non mi è permesso di accettare la spiegazione proposta dal mio illustre amico di Berlino.
  6. Presso un negoziante di monete vidi or sono alquanti anni un esemplare moderno, ma gettato su di un originale antico, coi medesimi tipi del n. 2, e con l’iscrizione ΣΕΓΕΣΤΑGreek Zeta archaic.svgΙΒ nel dritto.
  7. Queste sono le forme ch’io ho potuto copiare, secondo è mia usanza, dagli originali stessi; altre varianti provengono solo da esemplari incompleti o da cattivi disegni.
  8. l. c. tav. LXII, 1.
  9. Müller, Handb. d. Arch. 3ª ed. § 357, 8, p. 534, § 538, 1, p. 536.
  10. Numism. aliquot sic. II, 1. Un altro esemplare simile esisteva in Firenze nella collezione del dottore Damaso Puertas y Alvarez e fa pubblicato da Giov. Gir. Orti in un raro opuscolo che ha per titolo Ill. di una med. ined. spettante a Segesta e di due tori, ec. Verona, 1828, in 4° fig. 1.
  11. Questa ch’io dico quadriga di passo da’ numismatici si suole chiamare biga o triga; denominazioni inesatte che provengono solo da ignoranza de’ monumenti antichi figurati ed alla riprovevole abitudine di descrivere i tipi delle monete servendosi di pochi esemplari e soventi volte mal conservati.
  12. V. Examen de quelques contrefaçons ant. des tétradr. de Syrac. nella Revue Numism. IX. 1864, p. 351-362.
  13. Aen. V, 301 segg.
  14. Il Torremuzza (l. c. p. 61 seg.) diceva quella figura dover essere di un Dio di un eroe, perchè nuda e perchè la clamide ch’egli chiama linteum sive lorum (sic) quod e brachio dependet non aliis dabatur, quam Deorum et Heroum simulacris; tali teo ad brachium involuto conspicitur in Agrigentinorum numo tab. VII, Apollo jaculator. In queste monete agrigentine al braccio di Apollo è invece avvolto un serpente, rara e importante particolarità della quale dissi altra volta in una seduta dell’Istituto archeologico di Roma. V. Bull. dell’Ist. arch. 1865, p. 40.
  15. A selection of greek coins p. 21.
  16. l. c. § 418,2 p. 722, 3a ed. Ein reisiger Heros auf Münzen von Segesta, wahrscheinlich Egestes von Troja.
  17. Catalogue of a selection from Col. Leake’s greek coins, p. 41, num. 107.
  18. Mémm. de numism. et d’ant. p. 125, 237; Monuments inéd. pagina 245.
  19. Il disegno di questa moneta è stato eseguito a Parigi dal Dardel.
  20. Intorno agli Elimi ed alle città loro vedi Holm, Gesch. Siciliens I, p. 86 segg. e 374 segg.
  21. De’ re di Sirac. Finzia e Liparo I, 116. Nel diritto il Calcagni leggeva ΣΕΓΕΣΤΑΣ.
  22. Nel museo Thorwaldsen di Copenhaga ne esiste un altro esemplare, ma a quel che pare non molto ben conservato pesando 0,66 e non mostrando che le sole lettere ER.... vedi L. Müller, Descr. des monnaies ant. au Musée Thorwaldsen p. 38, n. 248.
  23. La Sic. descritta con med. ed. di Lione p. 58, n. 2.
  24. Doctr. 241 I.
  25. Descript. I, p. 286, n. 669.
  26. Selinus u. sein Gebiet, tav. II, n. 5, p. 174 seg.
  27. Zur Archäologie III, 296.
  28. I, pp. 89, 160, 374, 402.
  29. In quella stessa tavola LXVI del Castelli accanto alla moneta onde è stato discorso, si trova un’altra notevole alterazione epigrafica che ha pure indotto in errore il sommo Eckhel (Doctr. I, 241) facendogli credere l’esistenza di una confederazione tra Selinunte e Siracusa. È una monetina di argento esistente allora nel Museo Lucchesiano, con una testa muliebre e l’iscrizione ΣΥΡΑ nel diritto, e un toro su di una spiga e l’epigrafe ΣΕΛΙΝΟΝΤΙΟΝ, nel rovescio. Mentre ora sappiamo da parecchi esemplari benissimo conservati ohe la prima iscrizione è ΕΥΝΟΜΙΑ e la seconda, ΓΕΛΩΙΩΝ, siccome può anche vedersi presso Millingen, Anc. coins. tav. II, n. 10, p. 29 seg. Un esemplare incompleto avea altra volta fatto cadere in errore questo accuratissimo archeologo, e leggendo ΕΥΒΟ il principio dell’iscrizione ΕΥΝΟΜΙΑ, l’avea attribuito ad un’Eubea di Sicilia, confederata con Gela. Médailles gr. inéd. tav. I. n. 22, p. 32.
  30. l. c. p. 1-48.
  31. In Verr. II, 35.
  32. Anche nella testa muliebre che forma il diritto de’ tetradrammi e delle altre monete segestane hanno ravvisato alcuni la ninfa Egesta (Raoul-Rochette, Mémm. pp. 176, 186 e passim; Creuzer l. c, III, 292); ma non può essersi certi di questa spiegazione. Alcuni altri invece vi riconoscono Diana, e C. O. Müller (Handb. § 357, 6. p. 533) cita le testa del tetradrammo pubblicato dal Nöhden (è quella con la spiga disegnata al n. 2 della mia tavola) come un esempio di quelle rappresentazioni nelle quali non è dato di distinguere Cerere da Proserpina.
  33. Ad Sic. vett. num. Auctarium IV, 1. L’autore non vide le lettere importantissime del diritto e del rovescio che si scorgono nitidamente ne’ due esemplari delle collezioni Luynes e Pennisi, siccome ho mostrato nella mia descrizione di quest’ultima raccolta, lavoro in corso di stampa.
  34. l. c. p. 41, n. 107.
  35. l. c. I, 234 seg.
  36. Descr. I, p. 283, n. 648, 649. Figure virile . . tenant sur son dos un vase, retenu par une corde.
  37. Veggansi le autorità antiche presso Rüstow e Köchly Gesch. d. griech. Kriegswesens, p. 130 seg.
  38. Segnatamente nella cavalleria dovea sentirsi il bisogno di una tal correggia, e del resto vediamo che sino a’ tempi di Costantino Popfirogenito si fa ricordo di κοντάρια καβαλλαρικὰ ἔχοντα λώρια εἰς τὴν μέσην, vedi gli autori sopra citati.
  39. L. e. § 403 p. 656 segg.
  40. V. H. II, 34.
  41. Doctr. I, 235.
  42. Il Forcella 1. cit. le avea già scambiate per un arco.
  43. N. 23. Ora nella raccolta degli scritti del Creuzer intitolata Zur Archäologie III, 290 segg.
  44. Antichità di Sic. I, p. 99.
  45. Ad Aen. V. 38.
  46. In dieser zweiten Darstellungsweise macht die Kunst eine Prolepsis, zeigt uns einen Jüngling, der in einen Hund verwandelt werden wird, und gibt ihm das alte Thiersymbol als Attribut bei, E continua: Mit dieser Umwandelung des Sinnbildes geht nun auch die Münzprägekunst allmählig weiter und gelangt am Ende dahin, uns den Flussgott in jener herrlichen Heroengestalt zeigen zu können, wie wir ihn, von zwei Hunden begleitet, auf der oben bemerkten Titelvignette nack einer Silbermünze des schönsten Styls ausgeprägt sehen. Quest’ultima asserzione è contraddetta da’ fatti, poichè moneto segestane di bronzo di bella epoca, ma posteriori a’ tetradrammi col tipo del cacciatore, hanno tuttavia l’antico animale simbolico.
  47. Holm, 1. cit. p. 89, 374.
  48. Il Raoul-Rochette, Mémm. p. 237, scorgeva nel tipo segestano Aceste scortato dal suo cane fedele, come tanti altri eroi che si vedono rappresentati nelle monete.
  49. L’iscrizione ΠΟΡ(ΠΑ)ΚΑ secondo il Fraccia, Preventiva sposiz. di taluni monum. segestani ined. tav. I. n. 1, p 5 dovrebbe trovarsi accanto ad una testa barbata e cornuta in una piccola moneta di argento ch’egli possiede; se non che mi restano gravi dubbj su quella inusitata forma d’iscrizione e sul modo come è stato raffigurato il tipo.
  50. L. cit. p. 33, 344.