Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne' monti che li circondano/Capo XII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capo XII. Da Varese a Milano per Saronno

../Capo XI ../Capo XIII IncludiIntestazione 23 marzo 2018 75% Da definire

Capo XI Capo XIII
[p. 141 modifica]

CAPO XII.

Da Varese a Milano per Saronno.


Ai capi I e III s’indicò la strada da Milano a Varese, che è la più comoda. Un’altra ve n’ha più breve, e forse più divertente, per cui tornar si potrebbe da Varese a Milano.

Poco lungi da Varese, se si piega a destra, si piglia la via di Schianno. Si passa [p. 142 modifica]presso un’altura, ove dicesi che anticamente fosse il tempio della Dea Lucus: deità poco nota1. Schianno, ora ha pochi avanzi di vetustà. Di là si discende all’Olona al sud della salita della Marcolina. L’amatore di pittura salirà a Morazzone a vedere i bei freschi nella casa che fu del Mazzucchelli, detto il Morazzone dal nome della sua patria.

Proseguendo il viaggio per la diritta via, ultimamente riattata, verrà a Bizzozzero, e discenderà indi, dopo una lunga ma comoda discesa, al fiume Olona, che sur un ponte si tragitta. Si oltrepassa pure il torrente Quadrona, per lo più arido, e che, come varj altri torrenti de’ quali parleremo, anche quando è rigonfio, perde le acque e ’l nome nelle sottoposte brughiere. Si risale la sinistra sponda, e non senza maraviglia vassi sempre osservando come sì ampio e sì profondo letto [p. 143 modifica]siasi scavato l’Olona, nella cui valle sono rimarchevoli tre piani che dimostrano quante volte abbassato siasi l’alveo del fiume. Stanno a sinistra Vedano, e i due Venegoni, ove vuolsi che si celebrassero le pugne di Venere (Veneris Agones). Si tragitta il torrente Rabaù, e si giugne a Tradate. Vedonsi a destra Lozza, Castiglione2, Gornate e Castelseprio. Il fondo di quei colli è tutto di ghiaja o di breccia, ma esternamente v’ha de’gran massi di granito e di scisto d’ogni maniera. [p. 144 modifica]Dalla strada, per cui si risale dall’Olona, vassi a Vedano.

Castelseprio è paese importante per gli antiquarj. Era qui l’antico Insubrium, detto poi Subrium o Seprium, cioè le prime abitazioni degl’Insubri o Umbri inferiori, indi de’ Galli. Qui, o nel vicino Viseprio, si ravvisa quel vicus di cui parla Polibio. Molti vetusti monumenti tuttavia vi sono, e narra Bonaventura Castiglioni3, che a' suoi tempi rammentano più volte la città di Seprio4. Egli vi trovò delle iscrizioni, che riputò etrusche, oltre molte romane, che nel libro suo riferisce. Ne’ tempi bassi gli abitatori di que’ contorni formavano una popolazione che era sovente in guerra coi vicini; cosicchè Ottone Visconti, che nemico sempre ebbe quel paese, decretò che dovesse atterrarsi, nè riedificarsi mai più potesse5. [p. 145 modifica]Appiè d’ameni colli, su cui sono edificate belle e signorili ville, sta Tradate, grosso borgo. Ivi nella chiesa di S. Bartolommeo è l’urna di Valperto, lavoro romano, pubblicata da Giulini6. Viensi da Tradate alle terre di Abiate Guazzone, di Locate, di Carbonate e di Mozzate. In questi contorni trovasi della buon’ argilla assai refrattaria. Industriosa e di molto prodotto è in queste campagne la coltivazione del grano, delle viti e de’ gelsi. Sarebbe solo desiderabile che vi s’introducesse maggior pascolo, e per esso maggior bestiame, che copia d’ingrasso e [p. 146 modifica]miglior lavoro procurerebbe. A Mozzate meritano d’esser visitati i boschi dei sigg. Castiglioni, uno de’ quali (il vivente sig. conte Castiglioni) ci portò dall'America settentrionale, ove il condusse il desiderio d’istruirsi e di giovare alla sua patria, molti nuovi alberi, che or sono in que’ boschi numerossissimi7.

Vedesi tosto il castello di Cislago de’ sigg. di Castelbarco, chiamato così probabilmente per riguardo al lago di Varese, anzichè ad altri laghi, sebbene nelle Carte del medio evo trovisi nominato Cistellacum; e si giunge a Saronno.

Grosso borgo è Saronno, ove, o pel rinfresco de’cavalli, o per cambiarli alla posta, convien fermarsi presso la chiesa della B. V., che merita d’esser visitata dall’amatore delle belle arti. Di Pellegrino Pellegrini, detto Tibaldi, è il disegno: d’insigni pennelli son le pitture; e i suoi più bei lavori ivi lasciò Bernardino Luini, il migliore imitatore di Leonardo. Vedesi il suo ritratto nel vecchio che sta nel primo quadro dalla parte dell’epistola8. Chi amasse vedere la villa Litta di [p. 147 modifica]Leinate, di cui parlammo alla pag. 4, da qui potrebbe andarvi passando presso Origgio, ove ben situato palazzo hanno i Borromei. Da Leinate poi tornasi sulla strada maestra per lo stradone orientale rimpetto a Garbagnate.

Ma per la strada comune viensi da Saronno a Caronno; vedesi a sinistra Garbagnate, che appartiene ora ai Busca. Essa è magnifica, ma nell’antica maniera. Ivi pur si veggono de’buoni quadri, e de’bei bassi rilievi in marmo rappresentanti parte della storia del cav. Gastone de Foix, al cui sepolcro serviano. Tanto belli trovò il Vasari quei lavori, ch’ebbe a dire che pareano lavorati in cera, [p. 148 modifica]anzichè in marmo9. V’è pur un’antica rappezzata statua di Pompeo, portata da Roma, che dicono esser quella presso cui fu trucidato Cesare10. Viensi a Bollate, a [p. 149 modifica]Musocco, alla Cagnola, a Milano. Nell’avvicinarsi alla città, più frequente diviene l’irrigazione pe’fontanili, cioè sorgenti, delle quali parlammo alla pag. 2.

Da Varese a Saronno ||
 Poste 2
Da Saronno a Milano ||
 Poste 2

  1. Non è poco nota agli antichi questa deità, ma ignotissima. Bensì famoso è il passo dello scoliaste di Omero, che ogni luogo il qual abbia alberi e fonti, e sia sacro agli dei, chiamasi luco; così quello di Servio. Lucum numquam ponit (Virgilius) sine religione; nam in ipsis habitat manes piorum qui Lares viales sunt. L’altura quindi di che si parla fu un bosco sacro, di cui il Concilio di Fianfort dell'anno 794 prescrive de arboribus et lucis destruendis canonica observetur auctoritas (Nota tratta dall'esemplare postillato dal sig. dott. Gio. Labus).
  2. Questa terra merita d’essere visitata dal dilettante dell’arti belle e della venerabile antichità. Chi da Varese viene a Tradate, sulla diritta vede non lungi la rocca di Castiglione e la chiesa di M. V. fabbricatavi già dal Cardinal Branda, le cui spoglie mortali in essa riposano. Sulla porta del tempio vi ha un basso rilievo di antico ma plausi il intaglio. Il sarcofago del Cardinale, quivi morto di novant'anni nel 1443, lavoro è mirabile di Corrado Griffi. Nella contigua canonica vi è nel cortile un’urnetta con antica iscrizione; e presso al portico, ch’ offre la veduta bellissima dell’Olona rumoreggiante che al piè le serpeggia, vuol ricercarsi la cappella del Cardinal Branda suddetto, la qual è dipinta da pennello eccellente, e con maniera sì buona che par opera Leonardesca. Le testine degli angioletti e le donne sono sì nobili e belle, che copiate direbbonsi in paradiso. Peccato che il tempo le vada divorando! Entro la terra vi è la chiesa di S. Michele, che ai lati della porta maggiore ha le due statue colossali ad alto rilievo, di S. Cristoforo e S. Antonio (Nota tratta dall'esemplare postillato dal sig. dott. Gio. Labus).
  3. Gallorum Insubrum antiquae sedes. Bergom. 1593 pag. 16. Guid. Ferrari. Op. T. IV. Diss. XI. n. 1.
  4. Cod. Diplomatico de’ secoli viii e ix. pag. 115, ec.
  5. L’opinione che Viseprio sia come la matrice degli antichissimi Insubri, e detto da prima Insubrium, poi Subrium o Seprium, ha ferme radici nei milanesi antiquarj. Nulla di meno più ci capacita l’altra, che deriva cotesto nome a Vicus Severi, il quale ci sembra più analogo a Vico Seprio o Viseprio, e non ha guari fu quivi appunto scoperta un'ara votiva che di un Severo favella, dal quale potria procedere. Checchè ne sia delle tante e belle cose vedute dal Castiglioni, non ha oggidì traccia alcuna. Gli avanzaticci d'un'antica chiesuola furono distrutti nel 1810, e dalle rovine di essa si ebbero alcuni monumenti che fortunatamente ricoveraronsi nel vicino Gornate inferiore entro il giardino del sig. Ignazio Parrocchetti, che suol mostrarli cortesemente a chi ne va in traccia. Il dilettante antiquario vedrà quivi due fregi marmorei di ordine dorico con simpuli e patere che forse appartennero a un'edicola gentilesca; vedrà due tronchi di statue municiali togate, e diverse iscrizioni, fra le quali le due seguenti non ancora stampate:
    Dis Manibus
    APRIONIS
    TERTVLLI
    FILI
    Dis Manibus
    CRESCENTIONIS
    TERTVLLI . MARCI
    COESI . FILI

    (Nota tratta dall'esemplare postillato dal sig. dott. Labus).

  6. Tom. II. pag. 343.
  7. Castiglioni. Viaggi negli Stati Uniti dell'America Settentr. — Atti della Società Patriotica di Milano. Tom. III. pag. LIX.
  8. Chi riposatosi, e veduta la chiesa, e ammirate le dipinture bellissime di Luino, vorrà veder che il vicino Saronno, si incontrerà nell'angolo esterno a tramontana della chiesa di S. Francesco, rasente il suolo, in questa iscrizione, consunta in parte dal tempo, che crediamo non mai stampata.

    Quintus CASSIVS

    MERCATOR

    dEIS . DEABUS

    Deis per diis è pure in lapide gruteriana (62. 8) veduta già dallo Smezio, e Certis deis disse Livio; anzi Plauto omnes mortales deis sunt freti. Per essi poi uniti alle dee credean venerare i gentili le dività tutte protettrici della campagna, come può impararsi da Servio sopra quel di Virgilio dique deaeque omnes, studium quibus arva tueri (Nota tratta dall'esemplate postillato del sig. dott. Gio. Labus.).

  9. I bassi rilievi appartenenti al sepolcro di Gaston di Fois, ch’erano già nell’atterratasi vecchia chiesa di S. Marta in Milano, son opera maravigliosa di Francesco Busti, detto il Bambaja, che stavali lavorando nel 1521, come afferma il Cesariano ne’ suoi commentarj a Vitruvio. Altri pezzi sono nella Galleria annessa alla Biblioteca Ambrosiana, altri in quella di Brera. Se qui alcuni non sono ancor terminati, ciò è perchè l’opera fu sospesa, allorchè Milano passò dal dominio francese a quello di Francesco Sforza (Nota tratta dall’esemplate postillato del sig. dott. Gio. Labus.
  10. A piè della statua colossale, che non è già quella presso cui fu G. Cesare trucidato, vi ha un’epigrafe molto bella, la quale al primo sguardo vedrà l’antiquario non essere antica. È dessa copiata da Plinio, e deesi legger così:
    gnaeus . pompeivs . gnei . vilius magnus . imperator . bello . xxx . annorum . confecto . fvsis . fugatis . occisis . in . deditionem . acceptis . hominum . centies . vicies . semel . centenis . lxxxiii . m . (12,183,000) depressis . avt . captis . navibvs . dccxlvi . (746) oppidis . castellis . mdxxxviii . (1538) in . fidem . receptis . terris . a . moeoti . lacv . ad . rvbrvm . mare . svbactis . cvm . oram . maritimam . a . praedonibvs . liberasset . et . imperivm . populo . romano . restitvisset . ex . asia . ponto . armenia . paphlagonia . cappadocia . cilicia . syria . scytis . ivdaeis . albanis . iberia . insula . creta . basternis . et . super . haec . de . regibus . mithridte . atque . tigrane . triumphavit .
    Vinta l'Affrica, fu Pompeo salutato Magno da Silla; e compiuta la Mitridatica e la Piratica guerra che durarono trent’anni, come dicesi nell’iscrizione, o quaranta, come leggesi in Floro, consecrò un tempio a Minerva, attribuendo al favor degli dei e al valor della patria tutto il merito delle riportate vittorie (Nota tratta dall’esemplare postulato dal sig. dott. Gio. Labus).