Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne' monti che li circondano/Capo XX

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Capo XX. Valsassina

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CAPO XX.

Valsassina.


Erta ed incomoda salita s’affaccia al principio per andarvi da Bellano; indi si cammina lungo tratto al piano, e si piega a Taceno a destra, o si prosiegue il viaggio diritto a Margno. Trovansi a Margno principalmente [p. 223 modifica]que’ sassi resistenti al fuoco, che perciò diconsi sassi da fornaci. Da Taceno s’entra nella Valsassina propriamente detta, antica signoria de’ Torriani, che di colà partirono co’ loro uomini a soccorrere i Milanesi, i quali cominciarono allora a risorgere dall’oppressione di Barbarossa e de’ confinanti popoli. Dominaron i Torriani perciò lungo tempo a Milano; ma i Visconti loro rivali li vinsero, e fecer perire miseramente quei che non fuggirono nel Friuli, ove signore era e patriarca d’Udine Raimondo Torriani, il quale co’ titoli e colle ricchezze di cui potea disporre, diè loro un qualche compenso della perduta signoria di Milano. A Primaluna, borgo principale della Valsassina, vedesi nella casa de’ sigg. Cattanei qualche resto delle abitazioni di quei feudatarj.

Che la pianura di Valsassina fosse lago forse in due diviso, scorgesi apertamente dalle scogliere che l’acqua ha corrose, e che la valle chiudevano presso Introbio al sud, nel luogo detto il Chiuso, e presso al Portone al nord. A Cortenuova v’ha un bel forno alla svedese per la fusione del ferro, e un altro a Introbio. I vicini monti somministrano, oltre il sasso refrattario, la miniera di ferro e il carbone. In questa parte della Valsassina non iscavasi ferro che sopra Pasturo, parte ocraceo e parte spatico; ma vi si porta [p. 224 modifica]pure del ferro della valle del Varrone. Altre volte vi si scavarono miniere di piombo e d’argento, che or sono abbandonate, ma non ignote. Ivi pur trovansi delle buone argille, talora refrattarie pel molto talco che contengono, e delle arene attissime a far cristalli, le quali trasportansi alle vetraie di Varena e di Porlezza. La migliore sta presso Parlasco. L’alto del monte è calcare, e di sasso argilloso è la base. Presso Introbbio nella valle di Troggia v’ha degli indizj di miniera di ferro, e delle piriti: nel vicino torrente d’Acquaduro al canal del Zeppo v’ha del piombo con molto argento: ve n’ha pure al Pendaglio.

Presso a Primaluna veggonsi due piccole terre, Gera e Barcone, distrutte e coperte per la massima parte dalle ruine del monte che loro corse sopra nell’anno 1763, essendosene la superficie staccata dal nocciolo e spaccata: più di cento persone vi perirono. Fu questo probabilmente l’effetto delle acque e delle piriti, ed altri minerali che ivi si scorgono. Il monte che abbasso è di rocca micacea, in alto è calcare come l’opposto Moncodine. Un marmo nero calcare purissimo trovasi presso al Chiuso in istrati perpendicolari.

Oltre Introbbio si tragitta e s’abbandona la Pioverna, viensi a Pasturo e Baiedo, sopra i quali paesi scavansi miniere di ferro [p. 225 modifica]spatico e d’ocraceo, il primo in filoni, il secondo in ammassi o gruppi; e lasciando a sinistra l’alta valle, ov’è Bargo, Cremena e altri paesi, si sale in un piano fra due emormi scogliere, che vedute da Milano diconsi il Resegone di Lecco; poichè son sì dentate, che somigliano ad una resica. Quegli scogli sono calcari, ed a strati quasi orizzontali. Viensi ai due Ballabii, nelle cui vicinanze, cioè a Lagarello e a Monte cavallo, v’ha miniera colà di ferro, e qui di piombo. Indi si discende a Laorca, ove il curioso andrà a vedere la bellissima grotta, nella quale belle stalattiti e stalagmiti presentano de’vaghi fenomeni. Un’acqua che produce un vantaggio salutare è quella del Caldone, da qui non lungi; sebbene non contenga nulla di minerale, nè di gas, nè altro pregio abbia fuor che quello d’essere purissima e leggerissima. Di ciò che è più presso a Lecco parleremo a suo luogo. Ripigliamo la via superiore.

Da Margno si passa a Casargo, e si discende nel letto del Varrone. Chi guarda in alto il monte, e il vede a luogo a luogo screpolato, teme per questi due paesi il disastro di Gera e Barcone; ma l’attenzione di sviare e incanalare le acque che discendono dal monte, allontana il danno e il pericolo. V’ha delle buone coti fra Margno e Crandola. [p. 226 modifica]Si tragitta il Varrone sur un ponte, ove strettissimo ma assai profondo è il letto del fiume. Se questo si percorra con occhio attento, vi si vedranno massi di granito, serpentino e porfido di tante varietà, che forse è inferirne che dalle diverse giogaie dei monti siano qui stati portati. Sono ivi i forni di fusione pel minerale di ferro che dal monte Solivo o dal Varrone vi si porta su i muli, per un viaggio di quattro ore, e per una strada comoda, quando è possibile il farla e il conservarla in que'monti. Vi si fondono circa 20,000 rubbi di ferro all'anno. Il ferro in vetta al monte è a grossi filoni quasi perpendicolari; ma poichè da tempo immemorabile vassi sviscerando la montagna, avviene talora che ove si spera d'avere la continuazione del filone, incontransi dei rottami e delle macerie. Di questo minerale trovansi tracce presso Scoglia e al Dente, luoghi pe'quali si passa nel salire alle lavorate miniere.

Sulla vetta più alta v'è un gran masso detto il Passo Salimurano, e anche il Pizzo de'tre Signori, perchè serviva dinanzi a marcare i confini di tre Sovrani, cioè l'Austria, Venezia e i Grigioni: di fatto da quella vetta discendesi a sinistra in val di Morbegno, e a destra in val Brembate. Ora que'confini scomparvero. [p. 227 modifica]Valcasarca, Valmarcia, che sono interne fra la Pioverna e il Varrone, contengono esse pure delle miniere di ferro, di piombo, di piombaggine, e delle piriti.

Gli abitanti di Valsassina poco coltivano gl’infecondi lor monti. La canapa si fa da loro macerare all’aria con grave perdita di sostanza e di tempo. Medianti i privilegi che aveano, coltivavano in alcuni luoghi del tabacco. Ottimo mele ricavano dalle api, che pur tengono del peggior modo, cioè in arnie lunghe quadrangolari inclinate, e affatto aperte nel fondo. Molti degli uomini lavorano alle miniere, alle fucine, ai magli; ed altri fanno fini e buoni lavori d’acciaio. Parecchi vanno ad esercitar il mestiere di calderaio e ferraio a Venezia.