Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne' monti che li circondano/Capo XIX

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Capo XIX. Dalla Cadenabbia al Pian di Colico in Valtellina, e a Bellano

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CAPO XIX.

Dalla Cadenabbia al Pian di Colico in Valtellina, e a Bellano.


La Cadenabbia, nome d’una casa che, secondo alcuni, lo trae da Catena Appia, e secondo altri, da Ca de’Nauli, cioè casa de’ barcaiuoli, ha di sopra Grianta, ben popolata e ricca terra, e in alto delle belle grotte nel sasso calcare, ove pur trovansi de’ grossi corni d’ammone, delle discoliti, delle astroiti, grifiti, fungiti, telline, came, bucarditi, pettiniti, ec. [p. 207 modifica]Lungo la riva viensi verso N. alla Maiolica, terricciuola così detta perchè eravi una fabbrica di maiolica; indi giugnesi a Menaggio (Minacium) di cui già parlammo. Evvi in alto la fonte, e abbasso il torrente Sanagra, il di cui nome vuolsi derivato da sanat aegros; ma quell’acqua non contien nulla di minerale, e solo è leggera assai e freddissima. Presso questo torrente s’è trovata della buona argilla bianca, e non solo se n’è formata della buona maiolica e mediocre terraglia, ma si pensa ora ad erigervi una fabbrica di porcellana.

Presso a Nobiallo trovasi un’abbondante cava di gesso in massa, in cui però a luogo a luogo v’è qualche vena di gesso specolare, che serve ai bei lavori di scagliola, come quello d’Oltrepò. Scopoli non sa intendere come siasi ivi formato quel gesso (ch’esser deve un risultato di terra calcare saturata d’acido solforico), non avendo veduto in que’ contorni nè solfo nè pirite; ma la pirite di Valsolda probabilmente a Nobiallo si stende, e passa oltre il lago. Altronde v’ha chi opina formarsi anche per una combinazione locale l’acido solforico. V’ha in quel gesso dell’alabastro venato.

Presso la piccola terra di Gaeta (Caieta) il monte presenta molti massi rossigni, e vien detto perciò Sasso rancio. Que’ massi, che [p. 208 modifica]s’internano anche nel monte, sono un’ocra di ferro assai abbondante di minerale, e di facile escavazione e fusione, onde con vantaggio ne’ forni si unisce ai ferri spatici delle vicine miniere; ma non vi sono filoni continuati. Giovio chiamò quel luogo Saxa raucida. Amena solitudin qui trovasi alla foce del ruscelletto perenne detto Acqua Seria.

Dopo Gaeta non è più calcare, ma scistoso micaceo, e sovente granatifero il sasso sino a Musso. Vien quindi la terra di Rezzonico (Rhaetionicum) che ci rammemora gli antichi Raeti, e ad illustre famiglia ha dato il nome. Vi si veggono al di sopra le ruine di vetusta rocca.

Vedesi al basso Pianello, in alto Cremia, ove l’amator di pitture può salire a vedere il bel san Michele di Paolo Veronese nella chiesa che ne porta il nome. Vedrà indi le ruine del castello di Musso. Questo castello è celebre, perchè edificato a triplice fortificazione, con taglio o fossa perpendicolare nello scoglio, dal valoroso Gianciacomo Triulzio condottier d’armata pe’ re francesi Lodovico XII e Francesco I; e più ancora perchè ivi fortificossi il famoso Giangiacomo Medici; e non solo resistè a potenti forze di terra e di acqua, ma di là partendo fu il terrore degli Sforza, conquistò molta parte de’ paesi del lago e di Valtellina; e non si diede pace alla [p. 209 modifica]Lombardia se non dando a lui e a′suoi discendenti, oltre la somma di 35000 zecchini, prima Lecco, indi la terra di Melegnano, castello posto fra Milano e Lodi, in vece di quanto tenea sul Lario. A Musso è la cava di marmo bianco che somministrò i sassi all′edificazione del duomo di Como. Presso Musso corre il torrente Carlazzo.

Quando sia giunto a Dungo, di là non lontano potrà il naturalista salire il monte sino alle miniere di ferro che ivi scavansi. Quivi sono i filoni di ferro spatico, che all′ovest unisconsi a quei di Valcavargna, e prosieguono all′est per la Valsassina superiore, come dicemmo. Il ferro è di buona qualità, ma sarebbe migliore se non fosse misto a rame; e da questo trarrebbesi maggior vantaggio se fosse più abbondante. Più presso Dungo sono i forni e le fucine in cui tal ferro si fonde e lavorasi. La fusione del rame non fassi che ad ogni triennio. Ivi pur trovasi dello scisto micaceo alluminoso. Leggesi nelle carte autentiche di que′tempi, or esistenti nell′archivio Trivulzi, che Giacomo Antonio di Desio non solo trovò que′filoni metallici nel secolo sv, ma ritrovò pure lì presso de′massi di rubini e di smeraldi da farne tavole e colonne, che si obbligò di vendere al duca di Milano Filippo Maria Visconti, ad un determinato prezzo. Poichè di tali gemme non [p. 210 modifica]v′ha traccia in quel luogo, è probabile che siasi dato il nome di rubino allo scisto granatifero, o di smeraldo al serpentino o smaragdite, che ivi pur si trovano. Ben abitata è l′interna valle: ivi fra Gormasino e Garzeno è Stazzona (Statione), e v′è strada che dall′alpe di Pessolo entra in val Zebiasca e conduce a Bellinzona, come già accennai. Dungo (che altri in latino chiama Unca, altri Adunca, dalla forma del seno in cui si trova) è una delle tre Pievi.

L′altra Pieve è Gravedona, bello e ben situato borgo, che ha in faccia il mezzodì e la maggior ampiezza del lago, e difeso è al nord da elevati monti. Un di questi, ov′è estesa pianura, dicesi Pian di Livio (mons Livii). Vi son pur le terre di Traversa, Vercana, Caino, Dosso e Peglio, nell′ultima delle quali la chiesa ha vaghissimi a fresco. Molti altri paesi ha la valle, che i varj torrenti in altrettante vallette suddividono, e da una di queste, per la strada di s. Jovio, si passa nella Svizzera. Trovansi in que′monti frequenti indizj di ferro; e a Sasso acuto v′ha delle belle tormaline. La vetta di questo monte è tutta di quarzo lucido, e par un solo cristallo. Le donne hanno qui una strana foggia di vestito cappuccinesco, per cui diconsi Frate, adottato e conservato per voto de′loro antenati. In quel dimesso abito però [p. 211 modifica]non lascia di spiccare la bellezza delle forme, e l′avvenenza de′volti; e il lusso ha pur trovato il modo d'introdurvi l′oro e i merletti.

Il palazzo già de′Gallii, duchi d′Alvitto, unisce all′ampiezza e al buon disegno la ricchezza de′marmi, e mostra il buon gusto, che pure si scorge nelle altre fabbriche, che il card. Tolomeo Gallio fece erigere sul lago, delle quali parleremo. V′è tradizione che siasi trattato di trasportar in esso il Concilio ecumenico, che poi si tenne a Trento. L′antica or abbandonata chiesa collegiata, col battistero da essa separato all'uso antico, posta in riva al lago, presenta indizj della sua vetustà ne′varj strati di pitture che ornano le sue pareti, e di cui veggonsi i resti; e prova che il lago siasi da alcuni secoli in qua sensibilmente alzato, a meno che non dicasi abbassato il suolo; poichè non è a credersi che avessero in origine i Gravedonesi costruito la chiesa loro sì bassa che il lago ad ogni escrescenza occupar ne dovesse l′ingresso e il pavimento. Nel battistero la pittura a fresco rappresenta il miracolo dell′insolito splendore che narrasi esser emanato per due giorni da un′immagine del Bambin Gesù; miracolo che vuolsi qui accaduto nell′anno 823. Il colto viaggiatore ivi pur leggerà le [p. 212 modifica]due iscrizioni d'Angela e d'Onoria del quinto secolo1.

Sì a Gravedona che al vicino Domaso e in molti altri borghi del lago meritano d’esser vedute le numerose filande, i grandiosi filatoj e le seghe ad acqua. [p. 213 modifica]

A Gera vedrassi la raffinazione del sale pe’ Grigioni, simile a quella di Maccagno superiore, di cui parlammo al Capo XV. Il piano di Colico, che v’è rimpetto, formato dalle frane del Legnone, (da cui viene molta terra di sassi ollari e talcosi scomposti) rende insalubre nella state anche l’aria di Gera e di Sorico.

Si volge quindi nel seno formato dal fiume Mera, detto il Lago superiore o di Mezzola. Ivi nelle alte rupi annidano e mellificano copiose le api, che nessuno spoglia del prodotto delle loro raccolte. Ivi erano i campi Ciciliani e Mariani, e v’è ancora quel Vercelio, ora Verseio, i cui abitatori eressero a C. Plinio Cecilio Secondo un monumento, che ora sta in Milano nella casa Rossi, dianzi Archinto; monumento mal a proposito, secondo il ch. Giovio, attribuito ai Vercellesi.

Vassi alla Riva di Chiavenna, indi all’insigne borgo di questo nome, daddove si passa nello stato de’ Grigioni, che altre volte sin qui e nella Valtellina stendevasi; e per la Spluga, scoscesa montagna, si passa a Coira e nel resto della Germania, o si ridiscende in val Mesolcina, come altrove si disse. Nel passar da Piuro, ora dall’alto trasportato al basso, si rammenta la spaventevol frana del monte che rovesciò e coprì questo [p. 214 modifica]paese nel 1618. Egli è pur in questa valle che trovasi in filoni e lavorasi la pietra ollare al torno, formandone vasi d’ogni maniera; se non che ora molto è diminuita questa manifattura. Proseguendo lungo la Mera, si varca il monte, vassi al lago di Siglio, sorgente dell’Eno; e lì presso è s. Maurizio celebre per le acque acidule e salubri.

Nell’appressarsi al lago di Chiavenna veggonsi le foci dell’Adda, che avanti d’entrare nel Lario tutta percorre la Valtellina per un tratto di 75 miglia. Giovio, Boldoni, ed altri che trovano volentieri de’ vestigj di vetuste nazioni, chiamano questa valle Volturrena, e abitata la vogliono anticamente dagli Etruschi. Chi, per andare alle Terme di Bormio, o passa per essa in Tirolo, la vorrà percorrere, andrà a sbarcare presso Colico, paese paludoso, e perciò d’aria malsana, che però migliorarsi potrebbe qualora con ben ordinate fosse si desse scolo alle acque stagnanti in fondo torboso; e dalla torba, riconosciuta già buona e abbontante, al tempo medesimo si trarrebbe vantaggio. Per asciugarlo fuvvi chi propose d’abbassare di molte braccia l’uscita dell’Adda a Lecco; ma, oltrechè non sen’otterrebbe forse l’intento se non abbasssandola del pari ad Olginate e a Brivio, converrebb’egli?2. Lasciando a [p. 215 modifica]manca il forte di Fuentes, ora d’inutil difesa, presso la cui porta veggonsi indizj di miniera di ferro, verrebbe a Delebio, bel borgo; indi per Rogola, Piagne e Cosio, a Morbegno (Morbonium), che sebbene tragga il nome da morbi che v’apporta l’aria insalubre, pur è un ampio e ben popolato borgo, che intorno a sè ha fertili piani, rimpetto ha feconde vigne, e al di sopra ricchi boschi, e una strada che al Bergamasco conduce. Nella valle del Bitto, torrente che sotto Morbegno entra in Adda, presso a Girola, v’è una miniera di ferro spatico, che si cava e si porta ai forni di Valsassina, de’ quali parlerò.

Rimpetto a Morbegno, oltre il fiume, è la valle del Masino, in cima alla quale stanno le acque termali di questo nome. in que’ monti (uno de’ quali, per cui si varca dall’Agnedina in val Malengo, chiamasi tuttavia il monte dell’oro) furono ultimamente trovate delle buone miniere di ossido di ferro e di rame; e vuolsi anche che siavi dell’oro a segno che convenga intraprenderne lo scavo.

La strada di Valtellina corre alla sinistra dell’Adda sino a s. Gregorio e a Colorino, ove tragittato il fiume, vassi a s. Pietro, e quindi a Sondrio, principal paese di tutta la valle, e capo-luogo del dipartimento dell’Adda. Nella vicina valle di Malegno vi son [p. 216 modifica]filoni di pirite di rame e di ferro magnetico. In un de’ monti che la formano v’ha dell’amianto assai flessibile, che servir potrebbe a farne terraglia e crogiuoli, e già in Como venne filato e tessuto; e dalla pietra ollare, che pur colà lavorasi, benchè assai meno di prima. Così a Fusine in val di Madre v’è una miniera di ferro spatico, ch’è stata lavorata in altri tempi. Simil ferro sin da’ tempi del duca Sforza cavasi in val d’Ambria, e a Ponte che sta sopra Chiuro, nel comune di Boffetto, patria del cel. Piazzi, che dall’Osservatorio di Palermo scoprì nel primo dì del 1801 il pianeta Cerere. Ivi lavoransi pur oggidì ricchissime piriti di rame da pochi anni scoperte.

Da Chiuro viensi a Tresenda e Boalzo, e vedesi in alto Teglio, picciola terra, che dà il nome alla valle. Di là si passa a Villa: poc’oltre si tragitta il fiumicello emissario del laghetto di Puschiavo: e tragittando poi l’Adda, si va a Tirano. Gli osservatori di fisonomie trovano che gli abitanti della Valtellina, ove le paludi non guastan l’aria, offrono sino a Villa ne’ loro volti una forma greca e regolare, ma quind’innanzi hanno fisonomia tedesca; onde argomentasi che i primi dall’Insubria, e i secondi dalla Rezia sian andati ad abitar la valle.

Altro considerevol borgo è Tirano, sebben [p. 217 modifica]collocato in faccia al nord. Ivi pochi anni sono cadde un monte che arrestò il corso dell’Adda e formò considerevol lago che va lentamente asciugandosi. Nella valle di Belviso, che gli sta sopra, v’è nel comune d’Aprica un filone di pirite di rame, e uno strato di galena con ferro: e corrispondendo questo monte a val Camonica sul Bresciano, ove frequentata strada conduce, ben è chiaro che le stesse miniere attraversano il monte. in quelle vicinanze v’è pur della buon’argilla, che ivi s’adopera in una fabbrica di maiolica. Dalla medesima parte sono Lovero, Tovo e Mazzo, dopo il qual paese si tragitta il fiume, e a Cosio si ripassa nuovamente.

Dopo Boladore, Mondadizza e le Prese giugnesi ai confini della Valtellina per entrare nel distretto, già contado di Bormio, dianzi fornito d’amplissimi privilegi, che dalla Valtellina il distingueano. Chiuso altre volte n’era l’ingresso, e vi sono ancora i resti del gran muro e della porta. Assai angusta è qui la valle, che poi si dilata a formare il piano di Bormio. Sta questo considerevol borgo fra l’Adda e il Fredolfo, fiume maggior dell’Adda, ma che in questo perde il nome. Vien esso dalla val Furba, in cui al luogo detto s. Catterina, distante tre ore da Bormio, è una sorgente d’acqua acidula, [p. 218 modifica]ma trascurata, forse perchè soverchiamente vitriolica al gusto. Ivi, al luogo detto la Palla d’oro, sul monte Sebrù, v’è un filone considerevole di spato calcare; e pur ivi trovasi della galena di piombo, e della miniera d’argento grigia fra lo scisto argilloso e il calcare. Nella stessa montagna v’ha della malachite, del lapislazuli e della pirite arsenicale.

A mezza lega da Bormio sul pendio del monte Braglio stanno le Terme già anticamente conosciute, e celebrate dall’eloquente e dotto segretario del re Teodorico, Cassiodoro. Le acque sono abbondanti, sulfuree e calde, e sono a molti mali utilissimo rimedio. Molto frequentate son esse dai Valtellinesi e dai Grigioni; e v’accorrono anche gli abitatori della non lontana valle dell’Eugaddina, ove parlasi tuttavia e scrivesi e stampasi la lingua romanza, cioè quell’idioma che alcune legioni romane stazionate fra monti trasmisero a’ loro discendenti, che per venti secoli il conservarono in alcuni angoli dell’Inghilterra, della Spagna, della Francia e del Friuli3. Ben più frequentate sarebbono quelle terme, se ne fosse migliorata la fabbrica, onde più comodo alloggio vi trovasse lo straniere che ne ha bisogno, [p. 219 modifica]e carreggiabile si rendesse la via di Valtellina.

A Piatta, nel distretto di Bormio, v’è un filone assai inclinato di galena di piombo argentifero nello scisto. Un simil filone v’è a Premaglio, e molti ve n’ha nella valle di Pedenos, per cui vien l’Adda, fra i quali due ne sono a Campo. Dalla valle di Pedenos la via sale pel monte Maglio, e va nel Tirolo. A Fratello, presso al laghetto, che si chiama Fonte d’Adda, vi sono molti strati di mina di ferro ocracea, lavorata altre volte e poi abbandonata. Oltre la valle di Pedenos è val Livino, che getta le acque nell’Eno, e ivi sulla montagna detta Campeccio v’ha della galena di piombo, e de’filoni di ferro magnetico. Dover vuole ch’io qui protesti la mia riconoscenza al sig. d’Odmarck, valente mineralogo, che avendo visitata la Valtellina, mi ha amichevolmente comunicate le sue osservazioni.

Le montagne per due terzi della loro altezza sono di sasso calcare, e talora, specialmente presso alle terme di Bormio, v'è quella pietra che strofinata puzza, e detta è perciò pietra-porca (Lapis suillis). La Valtellina tutta è paese ricco per la vegetazione, e in ispecie pe’vini; in tutta quella parte che guarda il mezzodì i castagni occupan la parte superiore, e quella che guarda il nord è [p. 220 modifica]a pascolo. Frequenti son pure in questa valle gli allori, dai quali traggesi olio laurino. Ivi è pure abbondanza di legname, che l’Adda trasporta al lago, e ordinato in zattere sino a noi viene. Fu la Valtellina de’duchi di Milano, che la cederono a’Grigioni, co’quali essa ebbe poi quasi continue contese: ora forma parte dell’italico regno, e colla valle della Mera il dipartimento dell’Adda.

Ma ritorniamo presso al Lario. Nel piano di Colico comincia il monte Legnone (Lineo) che ha 7920 piedi di altezza perpendicolare dalla riva del lago, e per conseguenza 8574 dalla riva del mare; essendo il lago di Como alto piedi 654 dal livello del mare. È rimarchevole l'osservazione del ch. sig. cav. Pini che trovò essere il Legnone il monte che ha il più alto pendio continuato; poichè il san Gottardo, in Mon-bianco, il Monte-rosa ec., che molto più alti sono, presa l’altezza perpendicolare, non hanno dalle loro radici alla sommità tanta distanza, quanta ve n’ha da Colico o da Piona alla cima del Legnone. Chi vorrà salirvi seguirà la via indicata da Pini istesso, cioè da Pagnona all’alpe di Vicina, e per la valle di Daven alla Porta dei Merli, daddove agevolmente si sale in vetta. il viaggio si fa in 7 ore. L'aria è insalubre alla vetta, come al piede, e buona in mezzo. [p. 221 modifica]Dal piano di Colico costeggiando viensi presso Olgiasca alla cava di marmo bianco che ora a Milano in gran copia trasportasi per grand’arco sulla via del Sempione. Questo marmo è incassato nello scisto, ed ha circa 40 piedi di larghezza il filone. Succede il laghetto di Piona formato da una penisola. Ivi pure è una cava di marmo bianco, continuazione di quella di Musso; come una continuazione di quella di Dungo è la miniera di ferro che ivi altre volte cavavasi. Piona appartenne prima a Frati Teutonici, e divenne quindi badia de’monaci che fu poi commendata.

Seguendo la costa vedesi che il monte, sino a certa altezza almeno, è d’una breccia rossigna, (Psammite?) di pasta grossolana. Giugnesi a Doro (Doris), ove la diocesi di Milano frammezza a quella di Como, indi a Corenno (Corinthos), e poscia a Dervio (Delphos). Ivi profondissimo è il lago, ma lì presso sbocca il Varrone, e v’ha formata un’estesa pianura, renduta poi fertile ed amena dagli uomini. Nasce il Varrone nei monti che più abbondano di ferro; e tali sono pur que’paesi che stanno immediatamente sopra Dervio, cioè Vestreno, Sueglio, Introzzo, Tremenico, Aveno, Pagnona e Premana; ma non è sì comoda questa via, come quella che colà conduce dalla valle della Pioverna, di [p. 222 modifica]cui parleremo. Nel letto del Varrone, poco lungi da Dervio, v’è di quel marmo che è detto bindellino per essere a varie strisce regolari di bei colori; ma la situazion sua fa che non se ne tragga vantaggio. In generale sopra tutti quei monti trovansi de’massi di marmo di tutti i colori: il più frequente è l’occhiadino.

Si tragitta o si costeggia un seno ben coltivato e ameno, e giugnesi a Bellano. Era questo altre volte più grosso e più ben edificato borgo che ora non è; ma le guerre degli scorsi secoli lo hanno rovinato. Sulla facciata della chiesa parrocchiale si vedono ancora gli stemmi delle famiglie Torriani e Visconti.

Varie manifatture vi sono, principalmente di seta, e v’è molto commercio, essendo qui la strada che conduce a Valsassina.

Qui vedesi l’Orrido, di cui parleremo al Capo XXI.


Note

  1. Il p. Tatti nella decade prima degli Annali sacri di Como, edita l'anno 1663, dice essersi rinvenute pochi anni innanzi queste due lapidi ristaurandosi la chiesa di S. Vincenzo. Veggansi per disteso

    1

    Bonae        Memoriae

    hic . reqviescit . in . pace
    famvla . christi . agnela qve
    vixit . in . hoc . secvlo . annos
    plus . minus . xxx . deposeta . sve
    die . iii . kalendis . aprilis . avieno .
    viro . clarissimo . indictione . x.

    2

    Bonae        Memoriae

    mic . reqviescit . in . pace
    famvla . christi . honoria
    qve . vixit . in . secvlo . annos
    plus . minus . xx . deposita . die . vix
    kalendas . ivlias . venantio
    viro . clarissimo . indictione . i .

    Famuli Christi si diceano allora i buoni fedeli, e tali furono Agnella ed Onoria, alla cui buona memoria furono incisi questi epitaffj. Avieno fu il Console d’Occidente dell’anno 502, in cui morì Agnella li 30 di marzo; Venanzio fu Console nel 508, in cui morì Onoria li 24 di Giugno. Gli errori ortografici si attribuiscono all’ignoranza di quell’età; benchè nel lor genere stiano queste lapidi fra le belle e pulite (Nota tratta dall’esemplare postillato dal sig. dott. Gio. Labus).

  2. Castelli. Piano ragionato per l’asciugamento del Piano del Colico. Milano, 1786.
  3. Planta. Philos. Transact. Vol. 66. Part. I. – Scelta d’Opuscoli Tom. III. pag. 487.