Al rombo del cannone/La battaglia della Marna

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La battaglia della Marna

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L’Imperatore liberale: Federico III Romanzi di guerra

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La battaglia della Marna.

Il corso di tre anni è troppo breve perchè tutte le fasi della titanica pugna che salvò la Francia possano essere note in tutti i loro particolari. Durando ancora il conflitto, manca la versione della parte contraria, e la verità, nella storia delle guerre, come nelle liti incruente, non può scaturire se non dal paragone delle opposte affermazioni: ma questo, intanto, piace da parte degli scrittori francesi: che, pure esaltando il genio del Joffre ed il valore delle sue truppe, essi non attribuiscono la vittoria a questi due soli fattori, ma fanno la sua parte alla fortuna e non disconoscono i meriti del nemico.


I.

La battaglia della Marna fu annunziata dal Moltke - il primo, si potrebbe anzi dire il solo - qualche tempo innanzi che fosse combattu [p. 187 modifica]ta: fin dal 1859.... Lo stratega tedesco, a cui erano mancate ancora le occasioni di rivelare il suo genio, scriveva allora, riferendosi agli avvenimenti guerreschi del 1814, che, come nella campagna fatale all’Uomo fatale, anche in una futura guerra franco-germanica l’investimento e la presa di Parigi mediante un’offensiva attraverso il Belgio, avrebbe rapidamente deciso le sorti della Francia; "ma", soggiungeva, "se noi trovassimo l’esercito francese riunito nella regione di Reims, dovremmo tosto deviare dalla direzione di Parigi. Attaccheremmo allora i Francesi dietro l’Aisne e col favore del numero li batteremmo e rigetteremmo dietro la Marna, la Senna, la Ionna e la Loira. Poi marceremmo su Parigi....".

Questa è, in poche parole - e, beninteso, con la differenza d’un esito totalmente diverso - la battaglia della Marna, e qui consiste la spiegazione della condotta, da alcuni giudicata inesplicabile, e forse troppo severamente condannata in Germania, del generale tedesco von Klück. Posto all’estrema destra della valanga che precipitava dalle frontiere del Nord con la velocità di cinquanta chilometri il giorno, e che, secondo una testimonianza riferita dal Madelin nel suo studio sulla Victoire de la Marne, schiacciava le forze francesi "come un rullo", von Klück era pervenuto il 30 agosto in vista di Parigi: una marcia ancora, più breve [p. 188 modifica]delle precedenti, e la metropoli sarebbe stata investita; quand’ecco a un tratto il comandante tedesco si lascia a destra la via della grande città e piega a sud-est verso Meaux e Coulommiers. Che cosa è avvenuto? Questo: che l’esercito francese, già duramente provato sulle frontiere, quindi in piena ritirata attraverso il territorio nazionale abbandonato al nemico, ha finalmente ricevuto l’ordine di fermarsi sopra una linea opportunamente prestabilita, di ammassarvisi insieme con nuove forze e di riprendere di lì l’offensiva. "Mentre s’impegna una battaglia dalla quale dipende la salute della patria", dice l’ordine del giorno del generalissimo, "importa ricordare a tutti che non è più il momento di guardarsi addietro: ogni sforzo dev’esser diretto ad attaccare e respingere il nemico. Le truppe che non potranno più avanzare dovranno mantenersi a qualunque costo sul terreno guadagnato e farvisi uccidere piuttosto che arretrare. Nelle circostanze presenti nessuna debolezza può essere tollerata...." Si è dunque dato il caso previsto mezzo secolo innanzi dal futuro trionfatore di Sedan. Se non precisamente "nella regione di Reims" l’esercito francese è riunito e fa fronte un poco più giù: si distende ad arco, come una gran falce bene affilata, dinanzi al grande arco della Marna e fino alle porte di Verdun. In queste condizioni, come indugiarsi, da parte tedesca. [p. 189 modifica]dinanzi a Parigi? Conquistarla, dopo che il Governo si è trasferito a Bordeaux, sarebbe raggiungere un obbiettivo puramente "geografico" - dicono al Grande Stato Maggiore germanico - : l’obbiettivo militare e politico da conseguire, per chiudere con una rapida vittoria la guerra, consiste invece nell’affrontare, avvolgere e distruggere le ricostituite forze francesi.

Quindi von Klück opera la sua conversione a sinistra e si accosta a von Bülow, il quale scende dal canto suo al fianco destro di von Hausen, anch’egli affiancato dal duca del Würtemberg, alla cui sinistra procede ultimo il Kronprinz: i cinque capi tedeschi comandano cinque eserciti che sono come le cinque dita di una enorme mano distesa a ghermire e strozzare. Ma anche la Francia ha ora in campo cinque eserciti: cinque dita di un’altra mano aperta a respingere quella dell’avversario: Sarrail, il mignolo, sotto Verdun, contro il Kronprinz; Langle de Clary, l’anulare, contro il duca Alberto; Foch, il medio, contro von Hausen; Franchet d’Espérey fiancheggiato dagli Inglesi del French, l’indice, contro von Bülow; Manoury, finalmente, contro von Klück. E l’errore di quest’ultimo - poichè errore c’è - consiste nel credere che la mano francese abbia solo quattro dita, e che il quinto o sia stato troncato o penda inerte. Dinanzi a quella Parigi [p. 190 modifica]che il generale tedesco rinunzia ad assediare, Joffre ha disposto, formandolo con elementi in gran parte freschi, tutto un nuovo esercito - questo del Manoury, per l’appunto - che è come il pollice poderoso della mano francese improvvisamente contrapposta a quello della germanica.

Così, e costì, avviene il primo urto. Sulla Marna, dal 5 al 12 settembre, lungo una linea di trecento chilometri e fra tre milioni d’uomini, non si combatte una battaglia sola, e bene il Fabreguettes intitola il suo libro Les batailles de la Marne: le battaglie sono cinque, quanti gli eserciti di ciascuna nazione, quante le dita di ciascuna mano - e alcune vanno già designate con un lor proprio nome.


II.

Questa prima, impegnata tra von Klück e Manoury, è la battaglia dell’Ourcq. Sull’Ourcq, come osserva il Babin (La bataille de la Marne), consiste "lo stesso pernio, la stessa anima ardente" dell’immensa mischia; a giudizio del Madelin, qui avviene "l’atto determinante della vittoria". Discendendo da sinistra per circuire l’esercito del Franchet d’Esperey e gl’Inglesi, von Klück sente a un tratto d’essere egli st [p. 191 modifica]esso minacciato d’accerchiamento quando vede sorgere sul suo fianco destro l’insospettato o disistimato esercito del Manoury. Allora, come ha rinunziato a Parigi per concorrere alla distruzione delle forze nemiche, così il generale tedesco capovolge un’altra volta il suo piano - "con una decisione che consacra la sua reputazione di stratega", riconosce il Madelin - e lasciando da parte i Franco-Inglesi, ripassa la Marna che aveva già passata, e si volge con ogni sua possa contro il Manoury. Il primo scontro avviene il 5 settembre: i Francesi trovano a Barcy ed a Chambry il "calvario" della loro Riserva; ma si affermano, intanto, e compiono anche qualche piccolo progresso; il domani avanzano ancora e costringono il IV Corpo germanico a battere in ritirata verso i boschi di Meaux. Grazie ai rinforzi ricevuti, von Klück pare sul punto di scongiurare il pericolo; il giorno 8 contrattacca con nuova violenza e fortuna; ma anche Manoury è soccorso dalla rapida iniziativa di Gallieni, il governatore di Parigi, che requisisce migliaia di autobus della metropoli per lanciare sul campo nuove truppe fresche: le parti sono allora invertite, la destra tedesca, sul punto d’essere oppressa, compie uno sforzo disperato e costringe la sinistra francese a ripiegare; ma è il supremo sussulto, e prima di mezzogiorno la resistenza teutonica è vinta: alle 5 gli avioni francesi segnalano [p. 192 modifica]l’indietreggiamento di numerose colonne; alle 8 von Klück, svaniti uno dopo l’altro i due sogni di entrare in Parigi e di avvolgere i nemici, lancia, "con cuore grave", l’ordine della ritirata generale e immediata.

Atteniamoci all’immagine della mano per comprendere che cosa accade sul restante campo della gran lotta. Le dieci dita contrapposte a due a due si sono strettamente intrecciate, e mentre il pollice francese ha respinto il tedesco, i due indici - von Bülow da parte tedesca e French con Franchet d’Espérey da parte anglo-francese - si avvinghiano: comincia il generale prussiano a premere sugl’Inglesi il 6 e 7 settembre; ma, come gli sforzi delle dita della mano non sono indipendenti, bensì strettamente collegati, così, avendo dovuto sostenere von Klück nel momento del pericolo, per riparare all’effetto di "succhiamento" o di "ventosa" - come è stato definito - prodotto sulle truppe imperiali dall’inopinata apparizione di Manoury sul fianco di von Klück, per questa ragione von Bülow si è visto costretto a desistere dalla spinta e ad arretrare in modo che il French ha potuto avanzarsi fin presso alla Marna - che i Tedeschi cominciano a ripassare - mentre da parte sua d’Espérey, dopo una lotta violenta, si è spinto avanti con deciso vantaggio ed ha cominciato l’inseguimento del nemico ripiegante: progressi che si confermano e [p. 193 modifica]crescono il giorno 8, quando gli Inglesi forzano il Petit-Morin e la Marna - con la loro tenacia proverbiale, ripetono un tentativo non meno di diciassette volte, finchè riesce - e i Francesi si impadroniscono di Marchais, di Montmirail e mettono piede sul pianoro di Vauchamps: il maresciallo britannico non trova più nemici nella sua avanzata, il 9 e il 10, per il ripiegamento tedesco ad occidente di Château-Thierry, che d’Espérey riconquista, annunziando in un infiammato ordine del giorno la nuova vittoria francese su quegli stessi campi che videro le mirabili e disperate gesta di Napoleone abbandonato dalla fortuna.


III.

Ma la terza battaglia della Marna, grave e decisiva quanto la prima - il secondo atto del gran dramma - è quella che s’impegna al centro della linea sterminata, tra i due medii delle due mani. Questa è la battaglia che porta il nome delle Paludi di Saint-Gond, intorno alla quale Carlo Le Goffic, con lo squisito senso d’arte che ha reso celebre il suo Dixmude, ha scritto tutto un volume: Les marais de Saint-Gond.

Enorme smeraldo incastonato nei cam [p. 194 modifica]pi di Francia, le paludi di Saint-Gond si distendono per dieci chilometri di lunghezza con cinque di larghezza e formano come un gran fosso, come una ciclopica trincea naturale sbarrante la via all’invasione. Nel fango di questi pantani si sommersero e sparirono, ai tempi di mezzo, le orde di Attila, che vi perdette - dice la leggenda - il suo casco d’oro; qui, sul principio dell’era contemporanea, affogarono i soldati delle ultime leve napoleoniche, gli eroici coscritti designati col nome di Marie-Louise. E qui una nuova leggenda, nata a mezzo settembre del 1914, dice che s’impigliò e sparì, durante la battaglia della Marna, la Guardia imperiale: ma il Le Goffic e gli altri storici francesi distruggono la leggenda, quantunque lusinghiera all’amor proprio nazionale, per ricercare ed affermare la più semplice e non meno bella realtà.

Numericamente inferiori, i Francesi del Foch hanno la missione di mantenersi sulla "difensiva attiva", di chiudere la via, segnatamente verso il centro, ai Tedeschi di von Hausen: se la resistenza non fosse infrangibile, se il nemico passasse, tutta la linea francese crollerebbe e l’enorme sforzo compiuto dal Manoury riuscirebbe vano. Ma, sulle prime, il centro, che ha spinto le avanguardie oltre le paludi, sulla loro riva settentrionale, in faccia al nemico, è costretto a ritirarle il 6 settembre, per restringersi a difendere la sponda sud della gran trincea. [p. 195 modifica]I Tedeschi hanno un mezzo per impadronirsene: accerchiarla da oriente e da occidente, ricongiungersi a sud, chiudendola ed abbrancandola come in una tenaglia; e questa è, infatti, la manovra che pare abbiano scelta; sennonchè, dinanzi alla misteriosa insidia di quelle acque morte, essi sembrano presi da un senso di "esitazione" che gli stessi scrittori francesi dichiarano "inesplicabile", attribuendo ad esso la salvezza del loro esercito. Quando, due giorni dopo, von Bülow presta il suo aiuto a von Hausen, quando i due capi germanici tentano l’avvolgimento, l’8, è troppo tardi. C’è di più: persuasi che Mondement e il suo castello siano la chiave di tutta la regione - mentre dominano le sole paludi - i Tedeschi si ostinano a impadronirsene, vi sciupano un tempo prezioso, "vi s’imbottigliano", secondo l’espressione del generale Humbert.

E tuttavia l’attacco a fondo dei trentacinque formidabili battaglioni della Guardia rompe tutta l’ala destra francese per una profondità di quattro chilometri; ma il Foch, secondo cui "battaglia perduta è quella che si è creduto d’aver perduta", lancia il suo laconico ordine del giorno: "La situazione è eccellente; ordino ancora di riprendere vigorosamente l’offensiva....". Egli si è accorto che von Klück ha trascinato von Bülow nel ripiegamento, e che tra costui e von Hausen si è prodotto un vuoto; [p. 196 modifica]quindi si avanza attaccando, riprende il 10 Fère-Champenoise perduta la vigilia, riprende Mondement a costo d’un’epica lotta, ed a sera le rive settentrionali delle paludi tornano in mano sua.

Tale è razione centrale della battaglia della Marna. Se fosse riuscita favorevole ai Tedeschi, l’"audace errore" di von Klück sarebbe stato corretto, la mano francese sarebbe stata tagliata in due. Poteva riuscire? Una versione tedesca citata dal Le Goffic afferma che sì. Von Klück, nel momento decisivo del suo attacco, aveva chiamato da Compiègne un corpo della riserva; Moltke - il secondo - vedendo in pericolo von Bülow, ordinò invece che quelle forze venissero a sostenere quest’ultimo, ed esse iniziarono infatti la conversione: sennonchè, accortosi che il pericolo maggiore era sull’Ourcq, il generalissimo tedesco emanò un contrordine e fece fare dietrofronte alla riserva; la quale, perduto un tempo prezioso in questo andirivieni, restò inutile a destra ed a sinistra - come il corpo di Drouet d’Erlon a Waterloo. Sapremo più tardi la verità su questo punto; rammentiamo per il momento che la vittoria delle Paludi di Saint-Gond fu dovuta in parte ad un generale d’origine italiana, il Grassetti, e che un altro italiano d’origine, il capitano di Saint-Bon, nipote del nostro ammiraglio, compì una eroica difesa a Lenharrée e vi trovò gloriosa morte. [p. 197 modifica]


IV.

Le altre due grandi fazioni, tra Langle de Clary e il duca del Würtemberg, e tra Sarrail e il Kronprinz, formano il terzo ed ultimo atto del gran dramma.

Un episodio preliminare è degno di speciale menzione. Il Clary aveva ricevuto, nella seconda quindicina d’agosto, l’ordine della ritirata generale proprio mentre conseguiva un notevole vantaggio sulla Mosa, e invece del garibaldino "Obbedisco", telegrafò al Joffre chiedendogli di poter restare sulle posizioni conquistate. Il Joffre gli rispose: "Non vedo inconvenienti nel fatto che restiate domani, 28 agosto, dove siete, allo scopo di confermare il vostro buon successo e di dimostrare che la ritirata è puramente strategica; ma il 29 tutti debbono ripiegare" - bella prova della forza d’animo e dell’avvedutezza del generalissimo.

E in obbedienza all’ordine ricevuto, il Clary si ritrae, contenendo la pressione del duca Alberto, finchè fa fronte, il 5 settembre, con gli altri eserciti francesi. Il 6 egli resiste all’impetuoso attacco nemico: il 7 la lotta infuria sempre più, e dopo qualche vantaggio da parte francese i Tedeschi s’impadroniscono di Lerma [p. 198 modifica]ire; l’8 la resistenza è più salda, ma non dovunque fortunata; per buona sorte, i rinforzi ricevuti consentono al Clary di respingere i Sassoni il giorno dopo e di trasportare parte delle sue truppe all’ovest della Marna; il 10 il progresso è anche più sensibile e la velocità della ritirata germanica aumenta.

Finalmente, tra Sarrail e il Kronprinz, all’estremità occidentale del grande arco, al manico della gran falce, tra i mignoli delle due mani, la lotta anch’essa furibonda, ha risultati meno felici per i Francesi; tuttavia essi riescono ad impedire l’investimento di Verdun. Le truppe del Principe imperiale sono le sole che restino ancora, in parte, l’11 settembre, nella regione dove si trovavano all’inizio della battaglia; poi sono coinvolte nel ripiegamento generale dell’esercito germanico, lasciano libera una buona metà dell’invasa Argonna, e ripassano per il campo della battaglia di Valmy.

Odono esse allora la voce di Volfango Goethe ripetere, dopo centoventicinque anni: Da quest’ora, in questo luogo, comincia una nuova storia?...

10 settembre 1917.