Amorosa visione/Capitolo VII

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Capitolo VII.

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CAPITOLO VII.




Dove si contiene chi seguì la fama del mondo, fra’ quali fu Giano, Saturno, Nembrotto e altri assai.


Tra gli altri che io vidi presso a questa,
     Fu Giano, ch’esser stato abitatore
     Dell’italici regni facea festa.
Turbato nello aspetto, e di furore
     5Pien seguiva Saturno, cui il figlio
     Mandò mendico per esser signore.
Il superbo Nembrotto, che ’l gran piglio
     In Senaar fe’ per voler gire a Dio,
     Stordito v’era senza alcun consiglio.
10Lunghesso Fauno e Pico là vid’io
     Seguire, ed il gran Belo dopo loro,
     Mirando ognun la donna con disío.
Elettra ed Atalanta con costoro
     Givano insieme, e dopo lor seguire
     15Italo vidi senza alcun dimoro.
Robusto si mostrava e pien d’ardire
     Dardano quivi con un freno in mano,
     E nello atto parea volesse dire:

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Io fui colui nel mondo primerano,
     20Il qual col freno in Tessaglia domai
     Il caval primo in uso ancora strano
Mirabilmente, e sì edificai
     Primo quella città, che poscia Troia
     Chiamaro i successor ch’io vi lasciai.
25Appresso il qual mostrando in atto gioia
     Seguia Sicul, che l’Isola del fuoco
     Prima abitò in pace e senza noia.
Troilo ancora in quel medesmo loco
     Coverto d’oro tutto risplendea,
     30Facendosi alla donna a poco a poco.
Rigido e fiero quivi si vedea
     Nino, che prima il suo natural sito
     Per battaglia maggior fe’, che parea
Ancor che minacciasse insuperbito;
     35E dopo lui seguiva la sua sposa
     Con sembiante non men che ’l suo ardito:
Tanto rubesta, e così furïosa
     Vi si mostrava, come quando a lui
     Succedette nel regno valorosa.
40Tamiri poi seguitava, nel cui
     Viso superbia saria figurata,
     Con gli occhi ardenti spaventando altrui.
Anfion poi con labbia consolata
     Vi conobb’io al suon, dal cui liuto
     45Fu Tebe prima di muri cerchiata.
Retro a lui Niobe, il cui arguto
     Parlar fu prima cagion del suo male,
     E del danno de’ figli ricevuto.

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Poi seguitava Danao, dal quale
     50L’antico popol greco veramente
     Trasse il suo principio originale.
A cui di dietro quel Serse possente,
     Che fe’ sopra Ellesponto il lungo ponte,
     Venia, freno all’orgoglio della gente.
55Riguardando la donna colla fronte
     Alzata, venia Ciro poco appresso,
     Di cui l’opere furo altiere e conte.
Laumedon sen veniva dopo esso
     Con molti successor dietro alle spalle,
     60De’ qua’ giva Priamo oltre con esso.
Anchise seguitava nel lor calle:
     Appresso il qual, colui venía correndo
     Che le Dee vide nell’oscura valle:
Nello aspetto parea ch’ancor ridendo
     65Andasse di ciò ch’egli aveva fatto,
     Quando di Grecia si partì fuggendo.
Dopo costui Enea seguia con atto
     Pietoso molto, e non molto distante
     Giulio Ascanio il seguitava ratto.
70O quanto ardito e fiero nel sembiante
     Quivi pareva Ettor sopra un destriere,
     Tra tutti i suoi di molto oro micante.
Bello e gentil nell’aspetto a vedere
     Era, con una lancia in mano andando
     75Ver quella donna lieto al mio parere.
Risplendea quivi ancora cavalcando
     Alessandro, che ’l mondo assalì tutto,
     Con forza lui a sè sotto recando,

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Il qual con fretta voleva al postutto
     80Toccare il cerchio, ove colei posava,
     Cui questi disiavan per lor frutto.
E il re Filippo e Nectaneb gli andava
     Ciascuno appresso rimirando quello,
     Che nello aspetto se ne glorïava.
85Veniva in su un caval corrente e snello
     Darïo corrucciato nello aspetto,
     E con sembiante dispettoso e fello,
E senza aver di tale andar diletto.