Amorosa visione/Capitolo XVII

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Capitolo XVII.

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CAPITOLO XVII.




Come Giove trasmutò la figliuola d’Inaco in una vacca, e diella a guardia a Giunone.


Ha! come bella seguiva una storia
     Della figliuola d’Inaco, mi pare,
     Se ben mi rappresenta la memoria.
Era lì Giove, e vedendo tornare
     5Sola dal padre quella giovinetta,
     Il suo disio le vedeva narrare.
Lungo un boschetto con essa soletta
     Sotto piacevoli ombre con costei
     Star lor vedea sopra la verde erbetta.
10Ma così dimorandosi con lei,
     Giuno vi sopravvenne furïosa,
     Temendo dello inganno fatto a lei.
Intanto la persona grazïosa
     Giove di quella in una vacca bella
     15Mutò, e lei donò alla sua sposa.
Or poichè Giuno aveali presa quella,
     Per tema forse di simile offesa,
     Argo pien d’occhi guardian fece d’ella.

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Colui appresso che l’aveva presa
     20A guardia, in atto un pastore chiamava,
     Ch’una sampogna sonar gli avea intesa:
Hermete quel pastor a lui n’andava,
     Sotto alberi sonando dolcemente,
     Con colui quivi riposando stava.
25Onde sonando vedea chetamente,
     Con tutti e cento gli occhi ch’Argo avea,
     Addormentarsi e non sentir nïente.
Rigido poi l’altro pastor vedea
     Trarsi di sotto un ritorto coltello,
     30Col qual colui prestamente uccidea.
Fu lì da Giuno mutato in su’uccello,
     La quale irata poi parea seguire
     La vacca, per cui era morto quello.
A lei davanti vedeasi fuggire,
     35E già teneva il Nil, quando lo Dio,
     Giunone rattemprò, e le sue ire.
Così tornò ogni bellezza ad Io
     Ch’ell’ebbe mai, e lasciò la pigliata
     Forma bestial, che Giove le diè pio:
40E poi la vidi lì deificata,
     E dalla gente lì divota assai
     Con molti incensi la vidi onorata.
Dopo essa alquanto avanti riguardai,
     E ’l detto iddio in forma femminile
     45In un fronzuto bosco affigurai;
E riguardando lui, che nel gentile
     Aspetto e bello Diana mi pareva,
     Negli atti suoi mansueto e umile,

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Là affannato forse si sedeva,
     50E un forte arco con molte saette
     Dal suo sinistro lato posto aveva.
Lui mirando una delle giovinette
     Che per lo bosco con Diana gía,
     Che questa dessa fosse si credette:
55A lui venendo in atto onesta e pia
     Per lei baciar, che forse consueto
     Era, sicura presa la sua via.
Ver lei si fece Giove, e tutto lieto
     Prendendola, la trasse seco appresso
     60Entro in un luogo del bosco segreto;
Ove baciando lei, essa con esso
     Si stava cheta, che semplice e pura
     Aveva rotto il boto già commesso.
Sola lì mi parea che con paura
     65Gravida rimanesse di colui,
     Che la ingannò sotto l’altrui figura.
Tacquesi un tempo la donna, nel cui
     Ventre piacevol peso era nascoso,
     Ma pur convenne poi paresse altrui.
70Ricevenne ella allor dal grazïoso
     Coro di Diana l’esserne divisa;
     Di che poi Giove essendone pietoso,
A lei diè forma d’orsa, e fella assisa
     Essere intorno al pol piena di stelle,
     75Per guiderdon della colpa commisa.
Bianco al mio parer di dietro a quelle
     Istorie il vidi in cigno figurato,
     Con bianche penne rilucenti e belle;

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In dentro andato, se l’avea pigliato
     80Nelle sue braccia disïosa Leda,
     E ’n camera di lei l’avea portato.
Là come tosto la infinta preda
     Si vide inchiusa, lieto ritornossi
     Nella sua vera e consueta seda.
85Tutta negli atti lei maravigliossi,
     Ma concedendo sè alla sua voglia,
     Quivi mostrava come racchetossi,
Acciocchè luogo avesse in alta soglia.