Apertura del tronco della strada ferrata Ferdinandea da Milano a Treviglio

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Faustino Sanseverino

1846 A Indice:Apertura del tronco della strada ferrata Ferdinandea da Milano a Treviglio.djvu ferrovie Apertura del tronco della strada ferrata Ferdinandea da Milano a Treviglio Intestazione 24 marzo 2011 100% Da definire

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apertura del tronco della strada ferrata ferdinandea
da milano a treviglio il dì 15 febbrajo 1846.


Finalmente abbiamo potuto assistere ad una festa da ben lungo tempo desiderata, finalmente vediamo, trascinandosi dietro pesanti convogli, scorrere le locomotive su quelle rotaje che quasi temevamo avessero ad irrugginire inoperose, finalmente anche Milano incomincia a stendere una mano verso Venezia, mentre la sezione veneta della strada ferrata Ferdinandea è quasi per metà compiuta, per cui in pochi istanti dalla elegante Vicenza, dall’antica Padova si giunge alla superba regina dell’Adriatico, la quale trovasi ora congiunta alla terra ferma mediante uno dei più meravigliosi ponti che sieno mai stati costruiti.

All’una pomeridiana giunse alla stazione provvisoria fuori di Porta Tosa S. A. I. R. l’Arciduca Vicerè coi serenissimi Arciduchi suoi figli, accompagnati dalle principali autorità, e l’illustre corteggio ascese in apposito vagone, mentre forse altre seicento persone, trovavansi già collocate in altri diciassette vagoni, e circa ottocento erano disposte in una loggia provvisoria nel recinto della stazione. Fra i suoni festivi delle bande militari, fra le grida giulive del popolo che si accalcava tutto all’intorno nelle vie, nei campi, sugli alberi, sui muricciuoli, fino sui tetti delle case, il maestoso convoglio si pose in movimento trascinato dalle due locomotive l’Alciato e l’Ariberto, uscite dalle [p. 222 modifica]officine Meyer di Mulhouse. Incedeva quel traino rischiarato da uno splendidissimo sole, e la folla accorreva dai vicini villaggi e casolari, formando una siepe animata quasi lungo tutta la via; fino i cacciatori si arrestavano in mezzo alle praterie allagate, ed intenti a mirare il nuovo spettacolo, non più si dolevano che un tanto trambusto avesse fatto sfuggire lungi da quei luoghi le rapide beccaccine, che essi sogliono riputare la loro più gloriosa preda.

Presso Limito, presso Vignate si vedevano di nuovo i campi pieni di gente, e grandissima era la folla presso il ricco borgo di Melzo, ove il traino, rallentata appositamente la rapidità della corsa, passò sotto un arco di trionfo, fra i suoni della musica ed il rimbombo dei mortaretti. Proseguendo la via si ammirarono le belle costruzioni che mantengono la comunicazione fra i due lati della strada ferrata, la quale presso Cassano si abbassa nella terra per attraversare con poche pendenze quella costa che surge lungo il fiume, d’onde uscendo ci si affacciarono tosto i due magnifici ponti gettati l’uno sul canale Muzza e l’altro sull’Adda. Non i soli mortaretti, ma anche i cannoni facevano rimbombar l’aria su quelle alture cui si associarono i concenti musicali. Nè l’amenissimo borgo di Cassano si presenta da nessun luogo sì pittorescamente che dal nuovo ponte sull’Adda, ove il convoglio si arrestò, avendo desiderato S. A. il Vicerè di vedere più paratamente quei bei lavori. E la folla che prima gremiva l’alta riviera si precipitava nelle ghiaje del fiume, e l’occhio trascorreva da questa scena di vita all’ameno prospetto che più lungi gli si parava innanzi agli occhi, giacchè oltre Cassano si abbracciava collo sguardo Groppello, Vaprio, Pontirolo, Brembate, ed altri molti borghi e villaggi, finchè giungendo alla corona dell’Alpi che innalzano al cielo le loro candide vette, poteva chiaramente distinguere la ricca e splendida Bergamo che maestosamente si posa sul piano e sul monte.

Ma trascorsi alcuni minuti il movimento nuovamente impresso al convoglio ci tolse da quelle pittoresche contemplazioni e ci trasportò in pochi istanti al popoloso borgo di Treviglio, [p. 223 modifica]ove prima dì arrivare alla stazione scorremmo un tratto di strada fra due ringhiere stivate di gente, fra cui moltissime signore, sia del borgo, sia de’ luoghi circostanti, che ivi era accorsa per veder giungere solennemente quel traino, che poi doveva intraprendere le sue corse regolari, e procurarle il mezzo di trasportarsi, ogniqualvolta le piacesse, in breve ora e senza incomodi a Milano. Colà pure il popolo si affollava per ogni dove, colà pure si udivano risuonare i musicali concenti, e fino il drappello di soldati del santuario di Nostra Donna di Caravaggio si era colà chiamato per mantenervi l’ordine, che in nessun punto del tratto di via che noi avevamo percorso venne in quella festiva giornata menomamente turbato. Tutta la comitiva che era partita da Milano scese a terra, ed entrò in un apposito padiglione, ove dal probo e solerte caffettiere Baldassare Gnocchi chi era stato apprestato per ordine della Direzione un rinfresco, cui ognuno poteva prender parte. Dopo una mezz’ora circa di sosta, ritornati ai nostri posti, fummo trasportati in quarantacinque minuti a Milano, ripassando nuovamente fra la medesima folla che era rimasta lungo la via per vedere il ritorno del convoglio.

Già si è più volte parlato in questi Annali di tutti i lavori stati eseguiti fin ora sulla strada ferrata lombardo-veneta, e solo aggiungeremo, che il tronco da Milano a Treviglio fu sì accuratamente eseguito che non si sentono quelle scosse, quei sussulti, quelle ondulazioni che rendono talvolta disaggradevole un tale nuovo portentoso mezzo di viaggiare, e che generale è il desiderio sia presto proseguito e si congiunga in alcun modo al tronco veneto, che celeremente si avanza verso di noi. Nè taceremo che in questa strada ferrata tracciata da Giovanni Milani1, come parimenti in quella da Milano a Monza, [p. 224 modifica]non ebbero menomamente parte ingegneri forestieri, il che non si può dire delle altre strade ferrate italiane, e neppure di quelle di Francia e di Germania ove almeno per gli studj si ebbe quasi sempre ricorso a tecnici d’altre nazioni. Noi ci congratuliamo pertanto nel vedere l’abilità degli ingegneri del regno Lombardo-Veneto che seppero condurre a buon termine le tante opere difficilissime che si sono dovute eseguire nelle due sezioni di questa nostra strada, fra le quali primeggia il ponte sulla veneta laguna che non dubitiamo di chiamare uno dei maggiori portenti dell’arte. Ed a questo regno appartiene parimenti i direttore generale delle strade ferrate dell’Impero d’Austria, ed alcuni dei principali ingegneri addetti a quella direzione, ed un milanese fu chiamato in Inghilterra per prender parte alla costruzione di una nuova strada ferrata ad aria compressa.

F. Sanseverino.


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Note

  1. Crediamo opportuno di aggiungere la nota degli ingegneri che ebbero parte alla costruzione del tronco di strada ferrata da Milano a Treviglio. Signor Gio. Milani ingegnere capo della strada. - Signor Bossi, G.B., ingegnere aggiunto del territorio lombardo, e direttore dei lavori di tutto il tronco da Milano a Treviglio. ― Sig. Villa Pompeo, ingegnere dirigente i lavori da Milano a Pozzuolo. ― Sig. Salterio, ingegnere dirigente i lavori da Pozzuolo a Treviglio, compreso i ponti dell’Adda e Muzza. A lui erano soggetti prima i signori ingegneri assistenti Broglio, Marini e Robecchi, poi Villa Pompeo. ― Il sig. ing. Mari per le misure dei fondi, ecc. ― Il sig. ing. Silvestri, direttore dell’officina ed armamento da Milano a Treviglio. ― Il sig. ing. Zambelli, dirigente la costruzione dell’armamento da Milano a Treviglio.