Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870)/Rassegna bibliografica/Documenti dei re italiani e borgognoni dal 888 al 947

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Bernardo Pollastrelli

Documenti dei re italiani e borgognoni dal 888 al 947 ../Illustri bergamaschi, Studj critico-biografici ../Supplemento nono alle notizie bibliografiche dei lavori pubblicati in Germania sulla Storia d’Italia IncludiIntestazione 21 gennaio 2018 75% Da definire

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Urkunden der italianischen und burgundischen Könige aus den Jahren 888 bis 917 herausgegeben von Ernst Dümmler (Aus den forchungen der deutschen Geschichte Band 10 besonders abgedrucht). Göttingen, 1870. - Documenti dei re italiani e borgognoni, dall’anno 888 al 947, pubblicati da Ernesto Dümmler. (Estratti dalle Ricerche della Storia germanica, vol. 10). Gottinga, 1870.


Il dottore Ernesto Dümmler, professore di Storia in Kalle di Prussia, ha riempiuto un vano di storia italiana e germanica tra gli anni accennati. Carlo il Grosso nell’881 era signore d’Italia, Germania e Francia. Poteva allora credersi ad una restaurazione dell’impero, ma ne usci la rovina per la inettitudine di quel monarca o, forse meglio, per la tendenza degli Europei a ricostruire le frantumate loro nazionalità. Carlo perde la Germania, poi la Francia, e morì nell’888. Allora sorse anche l’Italia, e Berengario duca del Friuli ne fu inconorato re a Milano. Fin presso al mille l’Italia patì moti di guerra dai molti che ne contendevano la signoria. All’ultimo la corona italiana cinse la fronte degli Ottoni e passò così in dominio dei Germanici.

Il periodo storico abbracciato dagli Atti pubblicati dal Dümmler è importante per la tentata indipendenza d’Italia e di Borgogna. Ventisette sono quelli Atti, cioè di Guido imperatore, di Berengario I re e imperatore, di Ugo re solo, di Ugo e Lotario, di Lotario solo, di altro Berengario marchese d’Ivrea, poi re, di Ludovico imperatore, di Ugo conte poi re. Diciannove di quei diplomi sono dati di città e luoghi italiani, cioè Roma, Mantova, Corteolona, Brescia, Corana, Monza, Pavia, Verona, Ponte d’Andria, Piacenza; e gli altri di Colombier e Vienna in Francia. Nella massima parte sono inediti ed hanno varianti a piè di pagina, e talvolta complementi felici del Dümmler dove l’originale era in difetto. A ciascun Atto il Dümmler ha aggiunto note molto erudite e critiche, frutto di accurate ricerche, per le quali vengono chiarite persone e luoghi, corrette e supplite date, e talvolta modificata la serie degli avvenimenti.

[p. 190 modifica]Un sommario di questi Atti farà meglio ragione della loro importanza.

1.° Guido imperatore dona alla sua consorte Ageltrude l’abbazia di S. Marino in Pavia a richiesta di Wicbodo vescovo di Parma ed arcicappellano e di Anscherio marchese e consigliere imperiale.

Dato di Roma, 21 febbraio 891; di Guido re in Italia anno III, dell’impero di lui giorno primo.

2.° Guido imperatore dona alla moglie sua Ageltrude, instanti i sopradetti Wicbodo e Anscherio, l’abbazia detta monastero della Regina in Pavia.

Data come la precedente.

Questi due Atti sono originali nell’archivio del Capitolo di Parma, e il Dümmler ne ebbe copia da Amadio Ronchini. Sono citati dall’Affò nella Storia di Parma (I, 193, nota a).

3.° Berengario re, per preghiera dell’abbate Adalberto, conferma l’immunità concessa da’ suoi antecessori al monastero di Sesto nel Friuli, la libera elezione dell’abbate, e i possedimenti dichiarati per singolo.

Di Mantova, nel palazzo, 21 marzo 888.

Pubblicato dal Sickel (Indagini storiche, IX, 426) che lo trasse da codice cartaceo del museo civico di Udine. Il Dummler lo pubblica a sua volta, fatto confronto con una copia tratta dalla Raccolta Fontanini (VII, 129), passata di Vienna nell’archivio centrale di Venezia.

4° Patto, durevole per cinque anni, tra Berengario re e Pietro doge di Venezia, da osservarsi per stabilir pace tra i Veneti e i vicini loro.

Dato di Corte Olona 2 maggio, e di Sala 1 1 maggio 888; di Berengario re anno primo.

Una delle date è in principio, l’altra in fine; il Dümmler pensa che Sala possa essere Salò del lago di Garda1. Il diploma è nel Liber Blancus, ossia raccolta fatta dal doge Andrea Dandolo dei trattati più antichi degli Stati Veneti. Il Dümmler ne ebbe copia da Cicalek in Vienna, per mediazione del Sickel; ma più tardi il Dummler stesso ne fece confronto col l’originale nel Liber Blancus che ora è nell’archivio centrale di Venezia; nè pago a ciò, egli si valse del Liber Trevisanus, ora egualmente in Venezia, per i nomi di persone e luoghi dubbi, sebbene con mediocre profitto; e qualche lacuna colmò valendosi dei trattati di Lotario e Ottone I.

[p. 191 modifica]Quest’Atto è molto importante, perchè reca la legislazione veneta del secolo IX in rapporto con gran parte d’Italia. Ivi, tra l’altro, è sancito pena contro gli invasori delle Venezie; proibito comperare o vendere schiavi i liberi cristiani; convenuto reciproco aiuto tra i contraenti contro gli Schiavoni, comminato pena contro giudice che ritardi fare giustizia. Ivi chi uccide un libero è condannato pagare 300 soldi, e chi Io ferisce 50; chi uccide lo schiavo paghi soldi 50, e chi lo ferisce 30; ogni furto si compensi col quadruplo del rubato. Poi è trattato dei servi e dello ancelle fuggitivi, della negoziatura, del pegno, degli eunuchi, del giuramento.

5.° Berengario, ad istanza del regio cappellano Beato e di Grimaldo, ricevo in protezione l’abbadessa Adelgide di Capodistria e il suo monastero colle pertinenze, non che la corte di Devisiano, per la quale fu lite col vescovo Polense.

Di Brescia, 24 aprile 908; di Berengario re anno XXI.

Copia di quest’Atto trasse il bibliotecario Valentinelli dall’archivio centrale di Venezia per il Dümmlcr, che a sua volta ne fece collazione coll’originale.

6.° Berengario re, intercedenti i presuli Giovanni pavese e Liutardo comasco, conferma, ad istanza di Beato vescovo di Tortona, il teloneo e il distretto e ogni pubblico officio alla plebe di Voghera, come ne fu fin qui investita; e altresì l’aquedotto della Stafora per costruire mulini.

Dato di Coriano, il primo di febbraio 915, di re Berengario anno XXVIII2.

Il documento è ricordato da Robolini (Notizie di Pavia, II, 55) e più diffusamente da Durando (Piemonte cispadano). Il Dümmler lo trascrisse da copia più recente nell’archivio diplomatico di Milano, e ne discusse la data che in altri documenti è dichiarata coll’anno 919. Il luogo è Coriano o Corano in vicinanza del Po.

7.° Berengario imperatore conferma al convento di S. Salvatore in Monte Amiata tutti i suoi possedimenti; il quale convento aveva Berengario mandato a governare dal Marchese Guido, imperocchè ne fosse scaduta la regolare osservanza.

Dato di Roma, 8 dicembre 915; di Berengario re anno XXVIII, imperatore I.

Trovasi in due originali nell’archivio di Stato in Firenze, avutane copia il Dümmler da Dante Catenacci, per interposizione del professore Jaffé.

8.° Instanti Grimualdo conte e Oderico marchese per mezzo di Giovanni vescovo di Cremona e cancelliere imperiale, Berengario [p. 192 modifica]imperatore dona alla Chiesa Cremonese una terra presso quella città, facente parte della corti di Sespila.

Di Monza, 26 dicembre 918; di Berengario re anno XXVIII, imperatore IV3.

Ippolito Cereda trascrisse il documento da! codice pel vescovo Sicardo, nell’archivio civico di Cremona.

9.° Ugo re conferma ad Orso doge dei Veneti, chiedente per mezzo di Giovanni Fabianico e di Stefano Coloprino suoi legati, i possedimenti dei Veneziani nell’ambito del regno, come essi aveangli per convenzione coi Greci ai tempi di Carlo. Il re fa altre concessioni ai Veneti, tra le quali quella della moneta, come la ebbero dagli antichi tempi.

Di Pavia, 25 febbraio 927; di Ugo re anno primo.

I1 documento trascrisse Cicalek dal Liber blancus in Venezia, trasmittente al Dümmler il Sickel.

10.° Ugo re, per intercessione di Berengario marchese, conferma a Pietro abbate del Monastero di S. Pietro in Ciel d’oro presso Pavia, i tenimenti di quel sacro luogo, al quale altre concessioni fa, e singolarmente quella del diritto di elezione dell’abbate secondo la regola di S. Benedetto e della esenzione da qual sia carico anche fiscale.

Di Pavia; 12 marzo 927: di Ugo re anno III.

Il Berengario marchese fu più tardi re.

11.° Ugo re, a preghiera di Sigifredo vescovo (di Parma) e regio consigliere, prende in protezione la chiesa dei SS. Antonino e Vittore di Piacenza, perchè la immunità dei beni di essa sia rispettata, concedendo ancora che ne sia provata la consistenza, in caso di controversia, con prove testimoniali. Ciò tutto in conferma di quanto già concedette la diva memoria di Carlo Augusto, e con ingiunzione che le carte legittime arse dal fuoco o perdute si ripristino come non arse, in grazia della regia autorità.

Di Pavia 17 aprile 931; di Ugo re anno V.

L’originale è nell’archivio del capitolo di S. Antonino, copiato pel Dümmler da chi scrive questi cenni4. L’atto è importante per essere l’ultimo conosciuto di re Ugo solo. Il diploma di Carlo (III), che è qui confermato da Ugo, è probabilmente quello dell’881 pubblicato dal Campi (Stor. eccles. di Piacenza, I, 225, 460). [p. 193 modifica]12.° I re Ugo e Lotario confermano ad Orso patriarca d’Aquileia il contado d’Istria, intercedenti Bosone marchese e Guido vescovo.

Di Verona 17 ottobre 931; del regno di Ugo anno VI, di Lotario il primo.

Il Dümmler trascrisse il documento dal libro di copie (del secolo XV) degli atti di Gorizia e Aquileia, ora nell’archivio centrale di Venezia e si valse anche di una raccolta manoscritta di Rubeis nella Marciana. L’intercessore Guido era forse il vescovo di Piacenza che tenne la sede dal 904 al 940.

13.° Ugo e Lotario donano al conte Ugo, nipote loro, la corte Altovense entro il regno di Borgogna nel contado di ’ienna, con sette mansi5.

Di Pavia, 24 giugno 937; di Ugo re anno X e di Lotario re VI.

Tratto dal codice manoscritto della biblioteca imperiale di Parigi (5214), mandato al Dümmler in Kalle per mediazione del ministro del culto in Berlino. Il documento ricorda due volte i mansi donati ad Ugo, ma la prima volta sono sette, la seconda settecento6. Il Dümmler tiene piuttosto pel numero maggiore7. Nel contado di N’ienna in Francia è la corte Altovense, altrimenti detta St-Jean d’Octaveon non lungi da Romans sur Isére. Il Dümmler corregge l’anno in 936.

14.° Ugo e Lotario confermano all’abbate e monaci di Monte Amiata i loro possedimenti devastati da pravi uomini.

Dato ad pontem Andrie, 3 ottobre 937; di re Ugo anno XII e di Lotario re VII.

L’originale è nell’Archivio di Stato in Firenze, ma in diversi luoghi malconcio; ne trasse copia pel Dümmler il segretario di esso Cesare Guasti.

15.° Ugo dota la sposa sua Berta regina, donandole più corti regie e 2160 mansi di terre in Toscana.

Dato in Borgogna nella corte Columbaris, 12 dicembre 938, del regno di Ugo anno XII e del figlio di lui Lotario anno VII.

L’originale, già nel convento di S. Salvatore in Pavia, è nell’Archivio di Stato di Milano, d’onde ne trasse copia il Dümmler che corregge l’anno in 937. La corte Columbaris è Colombier non lungi dal lago di Ginevra.

[p. 194 modifica]Singolare è l’esordio di questo diploma. Ugo dice che, cacciato di Cielo per superbia l’ordine angelico, non potendo quest’ordine supplirsi dal solo Adamo, Iddio diedegli in consorte Eva per generare figli e per aiuto all’uomo. Aggiunge che Dio nelle nozze di Cana santificò il matrimonio e, sposandosi colla Chiesa, lasciò esempio che il patto nuziale non cessi, e duri indissolubile per procrear prole. Egli è perciò che Ugo stabilisce di sposare Berta.

16.° I re Ugo e Lotario donano e confermano alle monache del convento dei SS. Marino e Leone in Pavia le rive del Ticino, il ripatico di quelle e il luogo di Caminello fino a Cona, perchè ne usino per loro vestimenta e calzature.

Di Pavia 23 luglio 939: di Ugo re anno XIV, di Lotario re IX.

Dümmler trascrisse il documento da copia del secolo XIV nell’Archivio di Stato in Milano; quale copia ha lacune nei luoghi illeggibili dell’originale, riempiute dal Dümmler stesso.

17.° Ugo e Lotario concedono alla cella di S. Benedetto nel luogo di Telle del contado di Marso, e alla monaca Adelperga e sue consorelle ivi serventi, il monte Celiano e tutte le pertinenze, come prima della devastazione degli Agarreni. 1 due re prendono inoltre quelle monache sotto la loro protezione.

Di Roma, 2G giugno 941; di re Ugo anno XV, di re Lotario XI.

L’originale è a Montecassino, e se n’ebbe copia pel Gregorovius.

18.° I re Ugo e Lotario, ad istanza di Rosone vescovo di Piacenza, donano ai canonici di S, Antonino di questa città un Manso nel villaggio di Ancarano.

Dato di Piacenza, 22 febbraro 944; di Ugo anno XX, di Lotario XV. Indiz. IV.

L’originale ben conservato è nell’archivio Capitolare di detta chiesa di S. Antonino, e fu trascritto per il Dümmler da chi detta questi sunti. Il Dümmler non trova esatta la data e preferisce l’anno 9468, riferendosi anche a quanto ha il Robolini nelle Memorie storiche di Pavia (li, 67, 217)9.

19.° Lotario dona al monastero del senatore in Pavia, non lungi dal vescovado di questa città, quanto è di regio, diritto nel sobborgo di Pavia presso la porta Marenca. Tra i confini delle terre [p. 195 modifica]donate sono le mura della città già rastaurate da Ermengarda abbadessa di quel monasterio, al quale ora Lotario concede un ingresso ove possa farsi una scala conducente a quelle mura por difenderle dai nemici.

Di Pavia, 23 settembre 947; di Lotario re anno XVII.

L’originale è in Milano e ne trasse copia il Dümmler. La indizione è la VI, lo che prova che sotto Lotario essa cambiavasi al primo di settembre10.

20.° Berengario marchese d’Ivrea del fu Adalberto marchese dona alla chiesa Cremonese e al vescovo di essa Dagiberto quanto egli possiede in Cremona, non che le terre adiacenti ad essa verso tramontana tra i due fossati, nella misura di cinque jugeri.

Di Pavia 25 aprile 931; di Ugo re anno V, di Lotario re anno I.

La copia è dovuta ad Ippolito Gereda che la trasse dall’originale nella pubblica biblioteca di Cremona. Il Böhmer pone la correggenza di Lotario al 15 maggio 931; ma le date di quest’Atto la fanno precedere, e appoggiano la cronaca di Guidone che la fissa al di 8 d’aprile11.

2l.° Ludovico (il Cieco) imperatore ad istanza di Ragamfredo arcivescovo di Vienna12 e notaio del sacro palazzo dona al visconte Berilone la villa di Ponziana e la villa Cabonaca nel pago Viennese, con diritto ereditario.

Di Vienna, 17 aprile 902; di Ludovico imperatore anno IH.

Quest’Atto e i seguenti trascrisse il Dümmler dal codice della biblioteca imperiale di Parigi, accennato sopra al N.» 13. La data non si crede esatta13.

22.° Ad istanza dell’arcivescovo Rostagno, del vescovo Berno e dei conti Liutfrido, Ugo e Teuteberto, l’imperatore Ludovico conferma al conte Adalelmo e alla consorte di lui Rotlinda le concessioni fatte da Carlo (III) da Boso padre di esso Ludovico o da lui stesso.

Di Vienna (?) 6 giugno 903; Di Ludovico imperatore anno III.

23.° Il detto Ludovico, ad istanza di sua moglie Adaleida, concede una vigna nel pago Viennese al suo fedele Girardo, con diritto ereditario.

[p. 196 modifica]Di Vienna. 18 gennaio 914; di Ludovico imperatore anno XIV.

Il documento è importante come il solo che serbi il nome di Adaleida, moglie di Ludovico. La vigna ricordata è certamente Astresseius sulla riva del Rodano presso Vienna.

24.° Ad istanza di Ugo conte e marchese, Ludovico imperatore conferma al sacerdote Andrea i beni che fino ad oggi ebbe in Repentinis.

Senza luogo ed anno; e però il diploma deve tenersi dato tra la incoronazione di Ludovico e l’assunzione di Ugo al trono (901-926).

25.° L’imperatore Ludovico concede la villa di Croti colla chiesa di S. Desiderio e tutte le pertinenze alla chiesa e canonici di S.Maurizio di Vienna per il loro vitto; allinchò in questa chiesa, dove giacciono le ossa del padre e della madre del donatore, si abbia di essi e di lui memoria in ogni tempo.

Di Vienna, 27 novembre (927); di Ludovico imperatore anno XXVII.

Questo documento e il seguente ed altri mostrano che Ludovico visse più di quanto ammette Böhmer. Gingins-la-Sarraz (Arch. per la Storia di Svizzera) pone la morte di Ludovico, con probabilità, nel settembre 928.

26.° Ludovico imperatore, ad istanza del figlio Carlo conte, ritorna alla chiesa di S. Maurizio di Vienna e al vescovo di essa Sobone una villa nel contado Viennese detta Cisiriaco colla chiesa parocchiale di S. Albano e le pertinenze; lo che fu già tolto ingiustamente e ridotto in uso comitale.

Di Vienna, 25 dicembre (927); di Ludovico imperatore anno XXVII.

Della maggiore durata della vita di Ludovico fa fede un Atto di donazione di una Ermengarda (ricavato dall’Archivio di Vienna) in data 18 novembre 927.

27.° Ugo conte e marchese trasmette alla chiesa e al convento di St-Andrès-le-Bas in Vienna la villa di Cisiriaco colla chiesa, ivi fondata e le pertinenze, e trenta libbre d’argento: e ne riceve un mantello contesto d’oro, detto volgarmente dossale.

(Di Vienna), 25 dicembre (920); di Ludovico imperatore anno XX.

L’Ugo conte fu poi re.

Bernardo Pollastrelli.          

  1. Forse la data del 2 maggio si rapporta alla compilazione degli Statuti e quella dell’11 maggio alla convenzione tra il re e il doge per osservarli.
  2. L’anno nelle varianti è 919.
  3. Il XXVIII anno del regno di Berengario non corre coll’anno 918, ove non s’intenda che il regno di lui durò 28 anni fino al 915 e che l’impero, cominciato nel 9115, durava da quattro anni nel 918.
  4. Una breve nè troppo importante lacuna fu ottimamente riempiuta da Dümmler.
  5. Il manso in Piacenza corrispondeva a dodici jugeri di terreno e l’iugero a dodici pertiche, sicché il manso veniva pertiche centoquarantaquattro, ossia quasi undici Ectari.
  6. Sarebbero ectari 7681.
  7. Si trovano simili grandi donazioni in altri documenti (vedi Documonto N.o 15).
  8. La indizione IV appartiene di fatto al 946. Gli anni di regno di Ugo XX e di Lotario XV spettano, secondo il Muratori, al 944.
  9. Bosone era spurio, nato di re Ugo e di una Bezola: nel 940 fu fatto vescovo di Piacenza e fu arcicancelliere regio dal 941, come appare anche dalla soscrizione dell’alto precedente. La inonesta origine dei Bosone non tolse ch’ei fosse buon prelato.
  10. Questa sarebbe la indizione Costantinopolitana: la Costantiniana o cesarea o imperiale mutavasi il 24 settembre.
  11. È notevole la formola colla quale il marchese Berengario dà a scrivere l’atto: Et pergamena cum atramentario de terra elevavi, Adelprando notorio domnorum regum dedi, et scribere rogavi.
  12. Vienna di Francia, e così negli Atti seguenti.
  13. Il Muratori negli Annali ritiene che Ludovico fosse incoronato imperatore nel febbraio del 904.