Cenno istorico del Comune di Cassano/Seconda Parte/Capitolo I

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Capitolo I - Prima epoca dell'invenzione della Grotta di S. Maria degli Angeli presso Cassano

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CAPITOLO I.


Prima epoca dell’invenzione della Grotta di S. Maria degli Angeli presso Cassano.


La divina Provvidenza, la quale con peso e misura il tutto ordina e dispone, spesso si serve dei sogni misteriosi nelle cose sublimi e di somma importanza. Di fatti, nell’antico Testamento il Patriarca Giacobbe vide in sogno quella Scala misteriosa poggiata sulla terra, la di cui cima toccava il cielo, vide gli Angeli di Dio che salivano e scendevano per essa, ed il Signore poggiato alla Scala, il quale gli diceva: «Io sono il Signore Dio [p. 32 modifica]di Abramo tuo Padre1». Apparve in sogno lo stesso Dio al regnante Salomone, e gli dicea: «Io ho ascoltato le tue preghiere, ed ho scelto questo luogo per casa del mio Sacrificio2». Cosi del pari nel secolo XIII, secondo insegna la costante tradizione, e come si rileva da un manoscritto che si conserva presso del signor D. Raffaele Turitto Arciprete di Cassano, apparve ad un Sacerdote di santa vita (5) la Vergine SS. degli Angeli, la quale benignamente gli diceva: «Io sono la Madre di Dio, verso la quale tu senti tanta divozione: voglio, che tu ti rechi su quella collina collocata a ponente di Cassano, un miglio distante dal paese, al lato che guarda la tramontana, ove troverai una grotta, nella quale da più secoli giace la mia Immagine derelitta ed obliata, e colà mi farai venerare dal popolo, perché quel luogo è stato prescelto per mia abitazione.» Destatosi dal sonno il pio Sacerdote, e ricolmo di soavissimo contento e ricolmo di sacro stupore, medita fra sè stesso la visione apparsa, ma credendola un puro sogno e non una realtà, si raccomanda divotamente alla Vergine SS., in cui ripone ogni sua speranza, e nulla si interessa della visione avuta e della voce ascoltata. Sempre però [p. 33 modifica]rivolge nella sua mente l’apparsa visione, sempre considera le parole ascoltate, per cui con digiuni, con preghiere, con limosine e con altre opere di pietà si prepara ad avere qualche altro avviso celeste. Passate poche altre notti, di nuovo la gran Madre di Dio circondata dagli Angeli gli appare tutta spirante santo amore, e lo premura allo stesso ufficio pietoso. Allora egli ricolmo di sacro entusiasmo, e non più dubitando della veracità della divina visione, sollecito prega la Vergine a benignarsi di dargli qualche altro indizio più chiaro della sua santissima volontà. La Vergine premurosa di voler manifestare il tesoro delle sue grazie e delle sue materne beneficenze, gli appare la terza volta nel modo seguente: «Celeste Matrona gli si presenta innante, da ogni parte fulgida luce la irradia, il sole in mezzo al suo petto sfavilla. Già egli si sente dal celeste sembiante condotto in quella Grotta, ove al lume divino discerne la Vergine dipinta nel muro, tenente nel grembo il bambino Gesù». Cessata questa terza visione, ecco il pio sacerdote ricolmo di viva fede e di sincera divozione, moltiplica le sue sante preghiere, e la notte seguente solo si mette in cammino, e col nome di Maria sulle labbra e coll’immagine di Maria scolpita nella mente e nel cuore perviene all’indicata collina, giunge alla falda già tutta ingombra di rovinose balze, di spine [p. 34 modifica]selvatiche e di annose querce; e sorpassati gli erti dirupi, e superati i più ripidi gioghi, tacito e pensoso il guardo irrequieto per ogni intorno volgendo, a rimirare si mette se per fortuna scoprisse del caro oggetto, di cui va in cerca, un segno, un vestigio, un’ombra. Qui tutto è deserto! tutto è silenzio! tutto è solitudine! tutto è tristezza! Qui non mai sorride l’astro maggiore colla sua vivificante luce! qui niun mortale soggiorna! solo i gufi, ed altri rapini uccelli fanno di tratto in tratto fremere l’aria collo stridore delle loro ruvide penne. Il suo spirito s’impiccolisce tra le tenebre, la solitudine ed il silenzio! Un subitaneo sbigottimento per tutto lo circonda, onde colle voci del cuore esclama: Oh Padre de’ lumi, Tu, che quì guidasti i passi miei, non mi abbandonare! Vergine celeste, Madre di Dio e Madre mia, soccorrimi! Angelo mio tutelare, deh vola in mio aiuto! Ciò detto, pare, che le tenebre della mente spariscano: pare, che una immensa luce lo investa, un certo spirito animatore lo avvalori. Già ai moti soavissimi del cuore egli comprende ch’è sul luogo bramato. Per cui da forza soprannaturale animato, strappa sterpi, allontana macigni, rimuove il terreno, ed ecco vi vede un forame che penetra nelle viscere della terra. Oh da quali palpiti il suo cuore è compreso! oh quanti contrarii opposti pensieri alla sua mente si affollano! Ma spinto dai suoi [p. 35 modifica]santi voti s’intromette in questo sotterraneo viottolo, e prima vi trova una stanza umile ed ingom­bra di macerie e di rottami. Sebbene orrido fosse all’aspetto il luogo, pure gli sembra sentire un’au­ra di paradiso; perciò coll'anima ricolma di santi pensieri, e col cuore ingombro di tenero irresisti­bile affetto, da questa stanza, scendendo per alquanti gradini, passa nell’altra, ed ecco, oh prodigio! oh portento! ed ecco osserva in faccia al mu­ro l’effigie della Vergine SS. col Bambino tra le braccia, giusta la visione apparsagli, circondata da molti Angeli del Cielo che eranle intorno a farle onore! Chi mai potrà ridire qual impeto di gioia, quale tumulto soave de’ più soavi affetti in­nonda il suo cuore? Già col cuore ricolmo di sacro brivido, e cogli occhi rigonfi di lagrime della più sincera tenerezze, si prostra innanzi alla sacra immagine, le offre un tenero tributo di lacrime, im­prime mille divoti baci su quei volti santissimi della Madre e del Figlio, e con voci interrotte dal pianto, loda Maria, benedice Maria, ringrazia Ma­ria che lui tra tante umane creature avea singolar­mente prescelto a questa operazione tutta celeste e tutta divina. Già pieno di consolazione esce da questo sacro luogo, e subito festante al paese ne reca il felice annunzio.

La novità del caso, l'importanza data e quella religiosa scoperta, il desiderio e il dovere di ado[p. 36 modifica]rare la gran Madre di Dio cagiona in tutti un sacro entusiasmo. Già tutta la popolazione si mette in movimento, da per tutto si leva un alto grido di allegrezza e di gioia; già passa di bocca in bocca il venerato nome di Maria SS. degli Angeli. Tutti versando copiose lagrime di tenerezza, corrono frettolosi alla Grotta prodigiosa; tutti ricolmi della più sincera divozione si prostrano innanzi a quella sacra Immagine, e la venerano quale vera Madre di Dio. La pubblicità del fatto da quei confini stille ali de’ venti sorvola non solo per tutt’i paesi dintorni, per tutta la provincia e per tutto il régno, ma perviene finanche alle più rimote contrade. Da tutte le parti concorse la gente, chi per venerare la gran Madre di Dio, chi per impetrare il suo va­ levolissimo patrocinio, e chi per renderle grazie per i beneficii ricevuti. A misura che si raddoppia il concorso degl’infermi e degli storpi, così si moltiplicano i miracoli di Maria. Non ci è esem­pio, che un solo in quei primi giorni dell’invenzio­ne ne fosse ritornato alla sua casa senza l’esperi­mento de’ celesti favori. A tutti gl’infermi si dava­no a bere alcune gocciole di un liquore, distillante dalle pareti della Grotta, e riacquistavano imme­diatamente de' celesti favori. A tutti gl'infermi si davano a bere alcune gocciole di un liquore, distillante dalle pareti della Grotta, e riacquistavano immediatamente la sanità perduta. Perciò questo luogo diatamente la sanità perduta. Perciò questo luogo in poco tempo addivenne uno de’ Santuari più ri­nomati. E siccome il Monte Orebho, ove Dio ap[p. 37 modifica]parve a Mosè, fu detto il Monte di Dio, cosi questo sacro Colle di Cassano meritamente può appellarsi il Monte di Maria (6).

  1. Genes. cap. 28.
  2. 2. Paralip. cap. 9.