Chi l'ha detto?/Parte prima/2

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Capitolo 2

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§ 2.



Affetti, passioni, gusti, voglie, abitudini





Che delle umane azioni debba più spesso cercarsi il principale movente nei gusti individuali e nel naturale desiderio di conseguire ciò che più piace, era già sentimento degli antichi:

29.           Trahit sua quemque voluptas.1

(Virgilio, Egloga II, v. 65).

30.   ....Progredimur quo ducit quemque voluptas.2

e un simile concetto era poi espresso da Dante in quei versi:

31.   L’anima, semplicetta che sa nulla,
Salvo che, mossa da lieto Fattore,
Volentier torna a ciò che la trastulla.

[p. 12 modifica]Facile è quindi il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poichè talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese che:

32.   Les passions sont les seuls orateurs qui persuadent toujours.3

(La Rochefoucauld, Réflexions ou Sentences et Maximes morales, n. VIII; citiamo l’ediz. del 1678, ultima riveduta dall’autore, riprodotta nell’ediz. Didot del 1878).
e il peggio è questo che quasi sempre persuadono male, e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso:

33.   Nitimur in vetitum semper, cupimusque negata.4

(Ovidio, Amores, lib. III., ep. 4, v. 17).

Lo stesso Ovidio vuole altrove indagarne la cagione:

34.   Unde fames homini vetitorum tanta ciborum?5

(Metamorph., lib. XV, v. 138).
ovvero, come disse il Tasso:

35.                    ....Instinto è dell’umane menti
Che ciò che più si vieta, uom più desia.

Elemento di gran peso è anche l’abitudine, di cui fu detto

36.   Consuetudine quasi alteram naturam effici.6

(Cicerone, De finibus, lib. V, cap. 25, § 74).
ovvero:

37.   (Consuetudo) ....quae non frustra dicta est a quibusdam secunda natura.7

(S. Agostino, Contra Julianum, lib. IV, § 103).
[p. 13 modifica]e lo stesso Agostino nel trattato De musica (lib. VI, cap. 19): «Non enim frustra consuetudo quasi secunda et quasi affabricata natura dicitur»: perciò antichi e moderni autori consentivano nel dire, essere ben difficile di resistervi. Orazio cantò:

38.   Naturam expelles furca, tarnen usque recurret.8

(Orazio, Epistole, lib. I, ep. 10, v. 24).
e lo imitò Philippe Néricault, dit Destouches, nel Glorieux (1732), che è il suo capolavoro (a. III, sc. 5):

39.       Chassez le naturel, il revient au galop.9

E anche Federigo il Grande il 19 marzo 1771 scriveva a Voltaire: Chassez les préjugés par la porte, ils rentreront par la fenêtre.

Per quanto si faccia, le vecchie abitudini sono sempre care al nostro cuore,

40.             [Et l’] On revient toujours
          À ses premières amours.10

(Ch. Guill. Étienne, Joconde, mus. di Isouard [1814], a. III, sc. 1).
nè vale molte volte fuggire le tentazioni, cambiando paese, poichè

41.   Cælum, non animum mutant qui trans mare currunt.11

(Orazio, Epistole, lib. I, ep. II, v. 27).

Anche Seneca (ep. 24. I): «Animum debes mutare, non cælum.» Ma all’incontro la lontananza che ogni gran piaga sana, è potentissimo mezzo per calmare le passioni, troncare le abitudini, cancellare gli affetti: [p. 14 modifica]

42.   Quum autem sublatus fuerit ab oculis, etiam cito transit e mente.12

(Tommaso da Kempis, De imit. Christi, lib. 1, cap. 23, 1).
ciò che in buon italiano corrisponderebbe al volgarissimo Lontan dagli occhi lontan dal cuore.

Uno dei primi effetti dell’abitudine è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario financo il superfluo, come è detto garbatamente in un verso di una satira di Voltaire, Le Mondain (v. 22) :

43.             Le superflu, chose très-nécessaire.13

concetto ripetuto e sviluppato da Alfonso Karr: «Le superflu est devenu si nécessaire, que, pour le conquérir, beaucoup de gens traitent le nécessaire de superflu.»

All’incontro, è nella natura umana di stancarsi presto della uniformità, ciò che spiega la cinica esclamazione:

44.             Toujours perdrix.14

di cui le origini, secondo una tradizione quasi certamente apocrifa, avrebbero a cercarsi in una burla fatta da Enrico IV al suo predicatore il quale lo rimproverava per le sue infedeltà coniugali, e cui egli fece imbandire per molti giorni di seguito null’altro che pernici. Al reverendo un bel giorno sfuggì detto: Toujours perdrix! cui il re di botto replicò: Toujours reine! Se non è vera, è ben trovata: ma invece sembra che si tratti di un proverbio ben più antico.

Del resto difficile è il sentenziare e giudicare ad animo calmo della passione altrui:

45.   .... Intender non la può chi non la prova.

come sta scritto nel sonetto di Dante, Tanto gentile ecc. (Vita Nuova, § XXVI).

Note

  1. 29.   Ognuno è tratto dal suo piacere.
  2. 30.   Avanziamo dove il piacere ognuno di noi guida.
  3. 32.   Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre.
  4. 33.   Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato.
  5. 34.   Donde nell’uomo tanta fame di cibi proibiti?
  6. 36.   Con la consuetudine formarsi quasi un’altra natura.
  7. 37.   La consuetudine che da certuni non a torto è detta una seconda natura.
  8. 38.   Scaccia pure la naturale indole con il forcone, tornerà ugualmente.
  9. 39.   Cacciate il naturale, tornerà al galoppo.
  10. 40.   E si ritorna sempre ai primi amori.
  11. 41.   Il cielo, non l’animo mutano coloro che corrono al di là dei mari.
  12. 42.   Quando un oggetto sia tolto dinanzi agli occhi, presto passerà anche dalla mente.
  13. 43.   Il superfluo, cosa necessarissima.
  14. 44.   Sempre pernici.