Chi l'ha detto?/Parte prima/43

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Parte prima - § 43. Maldicenza, invidia, discordia, odio

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§ 43.

Maldicenza, invidia, discordia, odio



Lasciamo andare la piccola maldicenza, trattenimento sì dilettevole anche per coloro che vogliono parerne più schivi; e umana n’è la ragione:

803.   Si nous n’avions point de défauts, nous ne prendrions pas tant de plaisir à en remarquer dans les autres.1

(Maximes de La Rochefoucald, § XXXI).

ma che nondimeno è pericoloso esercizio, poichè

804.   Maledicus a malefico non distat nisi occasione.2

(Quintilliano, De instit. orat., lib. XII, 9,9).

[p. 260 modifica] parlo invece della maldicenza in formis, che con altra parola può dirsi calunnia. Che cos’è la calunnia? Tutti sanno a memoria la risposta:

805.              La calunnia è un venticello,
               Un’auretta assai gentile
               Che insensibile, sottile
               Leggermente, dolcemente
               Incomincia a sussurrar.

principio della celebre cabaletta di Don Basilio nel Barbiere di Siviglia, parole di Cesare Sterbini, musica di Rossini (a. I, sc. 6). Essa del resto è tutta popolarissima, e se ne citano anche altri versi staccati. Della triste potenza della calunnia antichi sono i documenti, basti fra tutti citare il notissimo:

806.   Calomniez, calomniez; il en restera toujours quelque chose.3

la quale sentenza è stata attribuita a diversi; dagli uni al Voltaire, che ne è proprio innocente, dagli altri ai Gesuiti, da altri al Beaumarchais, che veramente la disse nel Barbiere di Siviglia (a. II, sc. 8), ma riportandola da autorità a lui anteriori. Infatti Bacone da Verulamio nel lib. VIII, cap. 2, § 34 del trattato De dignitate et augumento scientiarum, scrisse: «Sicut enim dici solet de calumnia, Audacter calumniare, semper aliquid hæret.» Ugualmente incerto è l’autore dell’altra cinica frase:

807.   Qu’on me donne six (o deux) lignes écrites de la main du plus honnête homme, j’y trouverai de quoi le faire pendre.4

Queste parole sono state attribuite a Richelieu, sulla fede dei Mémoires di Mme de Motteville (vol. I, p. 58): «.... selon [p. 261 modifica] les manières même du Cardinal, qui à ce que j’ai oui conter à ses amis, avait accoutumé de dire qu’avec deux lignes de l’écriture d’un homme on pourrait faire le procès au plus innocent». Ma l’attribuzione è discussa. A braccetto con la calunnia se ne va per l’inferno l’invidia, sua sorella carnale, anzi più spesso sua madre. Dante che ce la trovò laggiù, le disse:

808.   Consuma dentro te con la tua rabbia.

(Inferno, c. VII, v.9).

ma non disse se la trovò a tu per tu con qualche letterato, poichè si sa che:

809.   Non v’è animale più invidioso del letterato.

Nuoce a tutti l’invidia ma specialmente ai buoni, che spesso raccolgono rancori e persecuzioni più che non ne raccolgano i tristi con le loro cattive opere; è vecchia storia che

810.   Le mal que nous faisons ne nous attire pas tant de persécution et de haine que nos bonnes qualités.5

(La Rochefoucald, Maximes, § XXIX).

ed io mi limiterò a raccomandare ad ognuno in generale, ma più specialmente ai lettori di questo mio libro:

811.   Absit injuria verbo.6

che veramente dovrebbe dirsi, Absit invidia verbo, ed è citazione di Tito Livio, lib. IX. cap. 19, 15 e lib. XXXVI, cap. 7,7. Ma c’è un’altra sorella, che tutti riconosceranno, anche senza aspettare ch’io ne faccia il nome, nei versi dell’Ariosto: [p. 262 modifica]

812.         La conobbe al vestir di color cento,
          Fatto a liste ineguali et infinite,
          Ch’or la coprono, or no.

(Orlando furioso, c. XIV, ott.83).

Costei è la discordia, quella discordia che mena in rovina famiglie, società, paesi, per quanto robuste possano sembrare le basi loro; infatti

813.   Concordia parvæ res crescunt, discordia maxumæ dilabuntur.7

(Sallustius, Bellum Jugurthinum, 10, 6).

sentenza, tanto lodata, secondo la testimonianza di Seneca (Epistola XCIV, 46), da M. Agrippa il quale riconosceva di frequente multum se huic debere sententiæ, e che fu anche l’impresa dei famosi tipografi olandesi, gli Elzevier; perciò i principi di ogni tempo hanno tenuto per massima costante il classico:

814.   Divide et impera.8

di cui a molti è attribuita la paternità, da Filippo il Macedone a Luigi XI re di Francia, il quale realmente soleva ripetere il principio: Diviser pour régner. Da queste invidie, da queste discordie, nascono gli odii implacabili, nei quali la natura umana sa giungere a raffinatezze che parrebbero incredibili; infatti, per non dire d’altro,

815.   È uno dei vantaggi di questo mondo quello di potere odiare ed essere odiati senza conoscersi.

  1. 803.   Se non avessimo dei difetti, non proveremmo tanto piacere a trovarli negli altri.
  2. 804.   Il maldicente non differisce dal malvagio che per l’occasione.
  3. 806.   Calunniate, calunniate; ne resterà sempre qualche cosa.
  4. 807.   Datemi sei (o due) righe scritte di pugno del più gran galantuomo, e io ci troverò tanto da farlo impiccare.
  5. 810.   Il male che facciamo, non ci procaccia tante persecuzioni e tanto odio quanto le nostre buone qualità.
  6. 811.   Sia detto senza ingiuria.
  7. 813.   Con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia le grandissime vanno in rovina.
  8. 814.   Dividi per dominare.