Chi l'ha detto?/Parte prima/75

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Parte prima - § 75. Tempo, ponderatezza, riflessione

../74 ../76 IncludiIntestazione 2 gennaio 2022 75% Da definire

Parte prima - § 75. Tempo, ponderatezza, riflessione
Parte prima - 74 Parte prima - 76
[p. 578 modifica]







§ 75.



Tempo, ponderatezza, riflessione





1730.   ....Carpe diem, quam minimum credula postero.1

(Orazio, Odi, lib. I, od. XI, v. 8).
dice Orazio, chè il tempo va via e l’ora che fugge non tornerà più indietro.

E anche Marziale:

1731.   Non est, crede mihi, sapientis dicere ‛Vivam’.
Sera nimis vita est crastina: vive hodie.2

(Epigrammi, lib. I, ep. XVI, v. 11-12).
e Silio Italico, ricordando come sia instabile la buona fortuna:

1732.   Pelle moras; brevis est magni fortuna favoris.3

(Punica, lib. IV, v. 732).

Perciò frequenti sono le testimonianze di classici che ci additano il fatale volo del tempo, e ci ammoniscono a trarne savio par[p. 579 modifica]tito. Dello stesso aureo secolo di Augusto, donde abbiamo citato Orazio, possiamo citare anche Ovidio e Virgilio; questi dice:

1733.   Fugit interea, fugit inreparabile tempus.4

(Virgilio, Georgiche, lib. III. v. 284).
(confr. Seneca. Epistolae, 108, 24); quegli:

1734.   Labitur occulte, fallitque volubilis aetas.5

(Ovidio, Amores, lib. I, eleg. 7, v. 49).

E anche il nostro maggior Poeta:

1735.   Vassene il tempo, e l’uom non se n’avvede.

(Dante, Purgatorio, c. IV, v. 9).

Gl’inglesi che sono gente pratica e sanno far buon uso del tempo, hanno quella massima ormai divenuta proverbiale, e nota anche a coloro, inglesi e non inglesi, i quali non pensano ad osservarla.

1736.   Time is money.6

che ha origine in una sentenza di Teofrasto, conservataci da Diogene Laerzio (V, 2, 40): Πολυτελὲς ὰυάλωμα εὶναι τον χρόυου. Francesco Bacone negli Essayes (Of Dispatch, 1620) dice : «Time is the measure of business, as money is of wares», di qui ebbe origine il proverbio inglese.

1737.   Le temps est un grand maître.7

è un emistichio di un verso di Corneille nel Sertorius (a. II, sc. 4, v. 717):
Le temps est un grand maitre, il règle bien des choses.

Ma fu proprio Corneille il primo che lo disse? Certamente egli non fu il primo a pensare che il tempo accomoda molte cose, Come [p. 580 modifica]non saprei chi fosse il primo a dire che il tempo troppe altre ne disfà. Non fu il primo nemmeno Salomone che pure scrisse:

1738.   Omnia tempus habent, et suis spatiis transeunt universa sub cælo. 8

(Ecclesiaste, cap. III, 1).
e gli fe’ eco il Petrarca cantando:

1739.   Passan vostri triunfi e vostre pompe,
Passan le signorie, passano i regni;
Ogni cosa mortal Tempo interrompe.

(Trionfo del Tempo, v. 111-114).

C’è l’abitudine di dire che se non altro il tempo è galantuomo, ed anche questo è un conforto, poiché di galantuomini non ve n’ha troppi nel mondo, però bisogna fare altrettanto con lui, se no

1740.   ....Il tempo è infedele a chi ne abusa.

(Metastasio, Demofoonte, a. II, sc. 4 ).
E allora, torniamo da capo, bisogna farne buon uso. Con questo però non si vuol dire che per trarre partito del tempo convenga fare le cose sempre in fretta e all’impazzata, ciò che equivarrebbe a farne male la maggior parte, e a doverle rifare. Invece tengasi presente come giusta massima quel detto comune di Augusto, a quanto narra Svetonio nella vita di lui (c. 25), ch'egli citava in greco: Σπεῦδε βραδέως, ma che in latino significa:

1741.   Festina lente.9

parole che si vedono anche incise intorno ad alcune medaglie di Vespasiano (ce n’è pure una di Domiziano), le quali portavano da una parte l’effigie imperiale, dall’altra quel simbolo, gradito agli antichi, dell’àncora accoppiata al delfino, simbolo che i tipografi Aldi resero illustre nel cinquecento, e che significava la fermezza nei [p. 581 modifica]propositi congiunta alla celerità nel portarli in atto. Occorre perciò, a trarre veramente partito del tempo, quella savia ponderatezza, che soltanto un criterio bene equilibrato può suggerire, ma che altrimenti non si acquista

1742.   Per volger d'anni o per cangiar di pelo.

(Tasso, Gerusalemme liberata, c. VII, ott. 32).
e che Dante in più luoghi del suo divino poema raccomanda dicendo:

1743.   Uomini siate, e non pecore matte.

(Paradiso, c. V, v. 80).
e pochi versi più innanzi:

1744.   Siate, Cristiani, a muovervi più gravi!
Non siate come penna ad ogni vento
E non crediate ch'ogni acqua vi lavi!

(Paradiso, c. V, v. 73-75).
Così Dante rimprovera coloro che troppo leggermente pronunziano dei voti, per poi infrangerli, sperando di poter essere lavati facilmente da ogni colpa, come l’acqua del battesimo lava la macchia originale.

Un tale rimprovero non avrebbe potuto rivolgersi a Papa Adriano VI il quale, non parlando italiano, a chi trattasse di affari con lui, soleva rispondere:

1745.   Videbimus et cogitabimus.10

la quale risposta passò poi in proverbio, come si ha da una lettera del Giovio del 1547: «Videbimus et cogitabimus, diceva papa Adriano.» Anche il Berni nel suo capitolo contro papa Adriano:

A tutte l’altre cose sta serrata,
     E dicesi Videbimus: a questa
     Si dà un’udïenza troppo grata.

(Franc. Berni, Rime, poesie latine e lettere edite e inedite, a cura di A. Virgili, 1885, pag. 36).

[p. 582 modifica]

La ponderazione è necessaria eziandio per coloro che scrivono, quali devono più volte rileggere, limare, rifare gli scritti loro. Tale è anche il consiglio di Orazio che raccomanda:

1746.   Sæpe stylum vertas, iterimi quæ digna legi sunt
Scripturus.11

(Satire, lib. I, sat. X. v. 72-73).
Gli antichi Romani per scrivere sulle tavolette cerate adoperavano, come è noto, uno stilo aguzzo ad una estremità, e d’ordinario piatto alla estremità opposta per cancellare, quando occorresse, la scrittura sulla cera; per cui la frase vertere stylum voleva dire cancellare, correggere. Di qui anche l' indovinello latino che appunto significa lo stilo:

De summo planus, sed non ego planus in imo;
Versor utrumque manu, diversa at munera fungor;
Altera pars revocat quidquid pars altera fecit.

Note

  1. 1730.   Profitta dell’oggi, e non fare nessun assegnamento sul domani.
  2. 1731.   Credimi, non è da savio il dire: «Vivrò». Domani è già troppo tardi: vivi oggi.
  3. 1732.   Rompi gl’indugi: poco dura il grande favore della fortuna.
  4. 1733.   Fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo.
  5. 1734.   Scorre nascostamente e sparisce il fuggevole tempo.
  6. 1736.   Il tempo è danaro.
  7. 1737.   Il tempo è un grande maestro.
  8. 1738.   Tutte le cose hanno il loro tempo, e tutte passano sotto il cielo nello spazio che è loro prefisso.
  9. 1741.   Affrettati adagio.
  10. 1745.   Vedremo e rifletteremo.
  11. 1746.   Spesso volgerai lo stilo dall'altra parte, se vorrai scrivere cose degne di essere lette e rilette.