Chiaroscuro/La vigna nuova

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La vigna nuova

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L'ultima
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LA VIGNA NUOVA.

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Dall’alto della china ove finiva la zona coltivata a vigne, don Innassiu Boy assisteva alla ripiantagione delle viti distrutte dalla filossera. Come tutti i vecchi egli rimpiangeva i bei tempi passati, e lisciandosi e stringendo entro il pugno la gran barba bianca, mentre con gli occhi azzurrognoli ancora innocenti guardava le figure grigie e nere dei contadini curvi a ficcar le viti entro le buche già pronte, raccontava alla nipotina Onoria, studentessa ginnasiale, gli usi antichi.

— Ai miei tempi si faceva una bella festa, in questo giorno. Si invitavano tutti i contadini amici, ed essi in poche ore piantavan le viti, cantando, ridendo, e soprattutto bevendo del buon vino per augurare che la nuova vigna ne desse di simile. E il banchetto che si faceva all’aperto, sotto il sole? Non se ne parli. Sembrava un banchetto di nozze, non ti dico altro. Solo aggiungo che i contadini amici non invitati si offendevano.

«Ma appunto perchè si mangiava bene! Oh, poi c’ era da divertirsi. Solo il padrone [p. 318 modifica] appariva preoccupato, come uno sposo malcontento: Appena finito il pranzo, egli cercava di sgattaiolare; ma gli invitati lo tenevan d'occhio, seguendolo attraverso la vigna e facendo la guardia attorno a questa. Egli doveva in qualche modo pagare l'opera prestata dai contadini amici, e questi, avendo mangiato troppo, volevan digerire allegramente. Adesso ti dirò in che modo. Ma che fai con quel libretto e quella matita in mano? Tener a memoria queste chiacchiere? L'avete debole, adesso, la memoria; l'avete molle come il latte cagliato. Io ho qui in mente tutto quello che ho veduto e sentito in vita mia, scritto come sulle. lapidi di marmo.

«Ascolta bene: finito di piantar le viti, al calar del sole, tutti si affrettavano a rimettersi il cappotto ed a riprender la bisaccia, e correvano verso la capanna ove il padrone s'era rifugiato.

«Eccolo, egli è lì dentro seduto su una pietra come un Cristo che aspetta la sua passione. Davanti alla capanna intanto gli amici hanno buttato un mucchio di fronde d'edera c di vitalba, di rami di sambuco fiorito, e rose canine e anemoni.

«Due uomini entrano nella capanna, prendono per le braccia il padrone riluttante, lo traggon fuori, lo tengon fermo come un cavallo che si deve ferrare....

«Gli altri lo incoronano di fiori, gli circondano la vita, le gambe, le braccia e il collo con tralci di vitalba, lo riveston d'edera, lo [p. 319 modifica] legano con giunchi e pervinche. Persino gli anelli alle dita, gli mettevano, fatti di fili d’erba.

«S’egli si ribellava adoperavano anche il vincastro che lega meglio della corda.

«Era buffo a dire il vero; sembrava un tronco di rovere rivestito d’erbe e di fiori.

«Così lo riconducevano in paese, cantando e suonando attorno a lui che rimaneva silenzioso come un santo in una processione.

«La moglie aspettava dietro la porta e la gente correva per veder lo spettacolo.

«Arrivati davanti alla casa, gl’invitati gridavano chiamando:

« — Comare Anatolia, (— o comare Baingia, — o comare Barbara), — se volete marito pagate la tassa. Ve l’han rubato i mori.

« — Ah, corvi ladroni! E quanto voglion di taglia?

« — Un cesto d’uva passa e un vaso di sapa. E acquavite e vino, anche, se ce n’è!

«La moglie spalancava la porta e la serva appariva con un canestro sul capo.

« — Entrate, entrate....

«Entravano, e là si finiva la baldoria, mentre la moglie aiutava il marito a liberarsi delle sue ghirlande e dei suoi legami, non senza rivolgergli qualche parola ironica, perchè l’abilità dell’uomo consisteva appunto nel saper evitare la farsa, cosa però, bisogna dirlo, difficile anche ai più svelti ed ai più furbi.

«Adesso i tempi sono cambiati, nipotina mia; [p. 320 modifica] tempi che non valgono niente! La gente emigra come gli uccelli, i contadini si voglion pagati anche nei giorni di festa e amici non se ne trovan più neanche nei giorni di festa e neanche a pagarli....»

La piccola Onoria ascoltava, chinandosi tenera e maliziosa e servendosi dell’omero di lui per poggiare il taccuino e scrivere gli appunti. II vento di primavera confondeva i suoi capelli corti, neri e polverosi come quelli di un pastorello, coi capelli bianchi e puliti del nonno.

— Nonno, e anche voi, allora, quando avete piantato la prima volta questa vigna, siete stato legato?

— Ah, no, vedi! L’unico del paese che sia sempre riuscito a sfuggire alla farsa sono stato io. Posso vantarmene.

Ella rimase un po’ pensierosa, rosicchiando il legno della matita: poi scosse rigettandoli indietro i suoi capelli e rise con un trillo d’allodola.

E corse via.

Dal suo punto di vedetta il vecchio, che oramai si moveva poco ed era venuto su alla vigna seduto sul carro come una femminuccia, vedeva Onoria correre qua e là, sparire e ricomparire fra le roccie grigie e le ginestre gialle, e di tanto in tanto sentiva il suo grido d’allodola.

E sebbene egli non vedesse di buon occhio quei capelli corti, quel vestito alla marinara, da maschietto più che da donnina, quella [p. 321 modifica] cravatta rossa svolazzante, l’insieme della figurina gli dava un senso di gioia. Quei gridi di gioia gli vibravano in cuore come gli squilli della campana che annunziava la Pasqua giù in paese.

Più tardi Onoria ritornò presso il vecchio e gli chiuse gli occhi con le mani. Ma egli vedeva egualmente il servo andare qua e là, fra le roccie grigie e le ginestre gialle, raccogliendo e caricandosi sul braccio le fronde di vitalba e le rose canine staccate dalla padroncina.

II servo salì dietro la vigna, depose il suo mucchio alle spalle del padrone, illudendosi di non esser veduto, e ammiccò verso Onoria.

— Adesso vi tengo fermo, — ella disse, tirando su un tralcio d’edera e passandolo intorno alle braccia del vecchio.

Egli rimase immobile.

— E questa sul capo. Oh nonno, sembrate Pan! No, meglio la vite. Sembrate Bacco. Cantate.

Egli non rispose.

— E questo in mano. Prendete: è una rosellina di macchia con un’ape dentro. Sembrate Aristèo....

Ella si allontanava indietreggiando per veder meglio l’effetto della decorazione. E il vecchio, sullo sfondo del pendìo verde dorato di ginestre, pareva davvero un tronco secolare di sovero, rivestito d’edera e di pervinche.

I contadini salutavano dalla vigna guardando in su col pugno terroso sulla fronte: alcuni [p. 322 modifica] accorseno e aiutarono Onoria prendendo la farsa sul serio.

II vecchio lasciava fare. Ma quando fu tutto ricoperto di verde s’alzò, gigantesco, e guardò il sole accennando a tutti d’incamminarsi.

— Bisogna partir presto per arrivare, nipotina mia, se voglio esser slegato. C’è molta strada da fare! Sei sventata, tu! Non ricordi che mia moglie è di là, nel regno di Dio!