Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/1785

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Nel Giornale dell’Anno 1785. Del Pronostico de’ Tempi, e delle Stagioni che si può prendere dal passaggio degli Uccelli

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Nel Giornale dell’Anno 1785. Del Pronostico de’ Tempi, e delle Stagioni che si può prendere dal passaggio degli Uccelli
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Nel Giornale dell’Anno 1785.

Del pronostico de’ Tempi e delle Stagioni che si può prendere dal passaggio degli Uccelli.


Nel Saggio Metereologico ho esposto li segnj vari, che porgono gli animali, particolarmente gli uccelli, delle mutazioni, di tempo.

Non perchè io creda da divina mente
Spirarsi in lor tant’alto ingegno, o scienza
Che mai trascenda lo comun destino.
Ma poichè la tempesta, e ’l vago umore
Del non stabile Ciel cangiaron via;
E ripiena di umor l’aria dagli austri
Quel, che poc’anzi rado era, fe’ denso,
E quel ch’era pria denso, rado rese,
Spezie cangiano gli animi; ed altri ora
Signoreggiano in loro affetti, ed altri
Quando premea l’umide nubi ’l vento.
Quindi i vaghi uccelletti per le valli
Dolcemente garrir s’odono, e quinci

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Lieti gli armenti son, liete le gregge;
E i Corvi allegri gorgheggiando vanno.

Gerog. 1. Danielli.

Cagione di tutti questi moti non tanto l’umido crederei, quanto l’alterata elettricità dell’Atmosfera; ciocchè arriva in tempi quasi sicuri, e in certi Punti, nei quali l’azione della Luna, combinata con quella del Sole, riempie, o vuota, o sia dirada, e tumefà gli umori, o li condensa, contemporaneamente promovendo una nuova traspirazione dalla terra, da cui tutt’i corpi, ma in particolare quelli degli animali, e singolarmente i delicatissimi, e sensibilissimi dei volatili restano vivamente affettati.

Degni di considerazione sono i passaggi annui degli uccelli, che fanno le loro migrazioni dai paesi freddi ai caldi in Autunno, dai caldi ai freddi in Primavera, ciascuna specie ordinariamente in una propria settimana, i più delicati più presto nella discesa, più tardi nell’ascesa, ec. E certo è meraviglioso il considerare, come ritornino per il medesimo cammino fatto gli anni avanti, e ritornino spesso alle stesse abitazioni, allo stesso nido, come fanno le Rondini. Non si [p. 172 modifica]può pensare che siano condotti per altro mezzo, che per quello dell’odorato, che hanno sortito finissimo, con cui, siccome crede il dotto Bovvles ne’ suoi viaggi di Spagna, raccolgono le più tenui reliquie dei vecchi effluvj, o riconoscono gli effluvj de’ luoghi passati ne’ precedenti viaggi; il che si dee tenere parimenti de’ cani, dei cavalli, degli altri animali. Questa acutezza d’odorato è quella che spiega l’istinto degli avvoltoj, dell’Aquile, de’ Corvi, e degli altri uccelli carnivori, che seguitano le Armate, e secondo gravi autori preveggono le giornate campali, e i luoghi delle battaglie per non dire il sito della parte soccombente, seguono la guida degli effluvj, che densi debbono elevarsi da tanta massa d’uomini, e d’animali (le Civette sentono gli effluvj malsani che escono dalle abitazioni, donde il loro mal augurio senza superstizione); e così li Richini seguono nell’Oceano i Bastimenti, aspettando che o qualche sgraziato o qualche cadavere venga gettato in acqua per divorarselo.

Ora per versare in argomento confacente al nostro Giornale, gioverà trattenersi un poco sopra i presagi dei tempi, e delle [p. 173 modifica]stagioni, che si possono prendere da questi viaggi annui degli uccelli. Prima è certo in generale, che indicano avvicinarsi la data stagione calda, o fredda; ma inoltre coll’alterare le giornate, e coll’affluenza, o scarsezza del passaggio loro, porgono sodo pronostico sulla qualità della stagione medesima, per esempio, se l’Inverno sia per riuscire bonorivo, o tardivo . se dolce, o freddo, se piovoso, ventoso, con ghiacci, o senza, ec.

Veramente sono questi segni riconoscibili quasi dai soli uccellatori, dagli abitanti della Campagna, agli occhi de’ quali questi passaggi si presentano. Ma non sono inutili agli abitatori delle Città, i quali facilmente se ne possono informare dagli uccellatori, che portano a vendere gli uccellami, e dalla copia, o scarsezza de’ medesimi, o dalle date specie. Comunque sia, è questo oggetto non solo d’onesta curiosità, ma degno eziandio di considerazione filosofica; e perciò ho pensato dirne una parola...

E perchè io non sono molto al fatto della cosa, mi valerò dell’informazione avuta da gentil persona dai confini del Friuli, che non mi permette di nominarla, la quale ai [p. 174 modifica]talenti sodi, ed alle più amabili qualità accoppia nell’Autunno il diletto d’uccellare, e come ingegnosa in tutto, non potè mancare di osservare continuamente, e con occhio filosofico i mirabili istinti, che i volatili mostrano anche nei loro annui passaggi. Pregata, almeno di fornirmi adunque alcuni de’ risultati, così modestamente, e familiarmente risponde; niente di più sensato potrei produrre...

Quello che in succinto posso dirle nel proposito, e che diventa il risultata delle mie note tenute per uso d’uccellare, e relative soltanto a questa nostra situazione (di Sacile), si è, che con costanza si hanno i segni più convenienti per congetturare, quasi per assicurarsi, della natura delle stagioni, mettendosi a tenere dietro al loro passaggio, ai loro moti. Tuttochè professore nell’arte d’esterminarli, essi mi hanno sempre nonostante interessato moltissimo, anco per ammirarne la castanza delle loro regole, il loro presentimento, i segni per le cambiature de’ tempi, per l’indole delle stagioni, per li rapporti colle Fasi Lunari. Le mie note in somma dal più al meno in risultato spiegano quel che segue. [p. 175 modifica]

„Pochi uccelli nell’Autunno, o incostante loro passaggio. Autunno ventoso, e li venti la più parte da Maestro, e da Greco, Inverno poco freddo.

„Assai uccelli, e costante il loro passaggio: Autunno piuttosto umido; venti australi, siroccali, Autunno, ed Inverno nevoso ne’ Monti, molto freddo.

„Passaggio copioso d’uccelli montani difficili per solito a staccarsi da’ Monti, come sono li Finchi (Finguelli) Montani; li Merli Ecineproni, Subliotti, una certa specie di Perusole, fra noi dette Tedesche, non ordinarie, ec. Autunno freddo per tempo; Inverno nevoso, freddo straordinario.

„Copia grande di Quaglie, di Beccafichi nei primi d’Agosto; Agosto, Settembre, Ottobre caldi asciutti.

„Passaggio d’uccelli ristretto alle costiere de’ Monti; Autunno moderato, venti da Greco alti, dominanti per lungo tratto di tempo.

„Gran passaggio di Passere; gran nevi, nell’Inverno.

„Uccelli, che attendono ai richiami, con prede copiose; burrasche forti vicine. [p. 176 modifica]

„Uccelli, che non attendono ai richiami, e che seguitano in fretta il loro viaggio; venti frequenti, più parte asciutti.

„Nelle principali Fasi Lunari, rare le prede d’uccelli, rarissime, s’intenda ne’ giorni precisi delle Fasi, ne’ quali di rado accadono i moti di tempo, determinati piuttosto ai Quartali.

„Ascende il Mercurio del Barometro? raro il moto degli uccelli; sicuro all’incontro quando discende, massime nei primi movimenti, ciocchè tiene alla mutazione di tempo indicata.

„Ascende il Mercurio con passaggio d’uccelli? imminente ancora rotta di tempo.

„Altre consimili osservazioni più minute potrei ritrarre dalle mie note, ma non ho tempo.... E certo, che la Natura in modo ammirevole ha fissati agli uccelli i modi per mantenersi, per garantirsi, per difendersi dall’incostanza ed inclemenza de’ tempi, e delle stagioni; a una specie in un modo, alle altre in altro; a tutte però costanti, inalterabili.

„Una stagione ventosa è da loro presentita? Ed essi regolano i loro movimenti con [p. 177 modifica]con rapidità, con furia. Stagione umida, siroccale? i lor moti sono costanti, con calma, con ordine. La burrasca è prevenuta sempre con periodo, a tempo, qualche giorno prima. Se la burrasca è nei monti, presto, ed a stormi si rifuggiano al piano; se la burrasca è al piano, quasi come non fosse. D’ordinario una corrente, che si formano i vapori nel principio della stagione, forse derivata da venti dominanti, suol durare sino al termine. Gli uccelli, o si scaricano nei Monti, ed è sicuro il passaggio in tutta la stagione in copia; o al piano, e poco può promettersi; il meraviglioso, e che forma regola, si è, che costantemente, inalterabilmente, sempre succede lo stesso. Non si ha esempio, che un Inverno dolce abbia dapprima avuto un Autunno con copia d’uccelli di nessuna specie; come all’incontro, che un Inverno freddo, nevoso, burrascoso, non sia stato previsto con un moto straordinario d’uccelli nell’Autunno.

„Non così però in Primavera: altro motivo, altra tendenza mette allora questi animali in bisogno di portarsi ne’ Monti. Cessano anche in tale stagione le [p. 178 modifica]osservazioni, cessar dovendo le uccellaggioni. Pure anche in Primavera qualche cosa resta a riflettere. Succede tutto il contrario dell’Autunno. I venti, che impediscono in Autunno, servono a lor movimento in Primavera; i venti di Greco, e di Levante quanto più veementi, tanto più servono al passaggio. La burrasca non è prevenuta, ma subito dopo in più copia, anzi nel giorno stesso della burrasca, e se immediatamente succede il bel tempo, quello è il giorno dell’abbondanza. In Autunno, pochi giorni almeno dopo la burrasca, non vi è passaggio.

„Potrei confermar questi canoni con molti esempj, possedendo varj Diarj d’uccellaggioni fatte nel Territorio Bergamasco, procuratimi dal S. L. Abb. Mascheroni Lettor di Filosofia in quel Pubblico Collegio. Un Diario di molti anni distintamente è registrato dal Sig. Antonio Tadini, che uccella nei prati di Romano 15 Miglia al Sud di Bergamo. Spesso il Sig. Tadini nota i tali giorni di passaggi a flotta di Allodole, Fiste, Offanelli, ec. i giorni seguenti o caligine, o nuvolo, o pioggia, di cui dice quegli uccelli [p. 179 modifica]furon presaghi. Alli 18 Ottobre di quest’anno 1784 fa questa nota. 18 Alla sera s’attruppano molte Allodole, e molte si vedono girar ne’ Prati, e giocar da pazze; ciò che mi fa presagir acqua per domani, o nebbia; li 19 di fatto acqua tutto dì.

„Fra il 1783 e 1784 scrisse questa nota: Per l’Inverno di quest’anno dal principio sino alla Primavera venne in questi paesi una quantità non mai veduta di Vischiere (I Francesi chiamano quest’uccello Viscard, ed è d’un color quasi simile al Tordo, ma più grosso, e d’un gusto più squisito). Ai Monti presero moltissimi Montani, che durarono sino a Pasqua di quest’anno. L’Autunno 1783 fu assai buono, anche per le Beccaccie, e per li Frisoni (il Frisone è il Gros-bec dei Francesi). Ora ci ricordiamo qual crudo Inverno abbia regnato appresso noi, ed in tutta l’Europa, ed era pronosticato da questa insolita frequenza d’uccelli Montani. Si vedrà ben tosto un’altra conferma di tal pronostico.

„Si avrà senza dubbio voglia di domandare quale sia stato il pronostico dato dal [p. 180 modifica]passaggio degli uccelli, per l’imminente Inverno. Premetterò, che la diversità de’ Paesi, la varia situazione de’ luoghi, o la condizione della State precedente, può indurre una varietà ne’ passaggi da luogo a luogo; per esempio non passano per quei luoghi, ne’ quali la grandine, o il secco ha distrutto il pascolo; poichè il fine è questo che regola i loro viaggi, ed i cammini che prendono.“

Avverto questo, perchè avendo io stesso interrogato i pratici, ne ho ritratto pronostici differenti. Il gentile osservatore di Sacile mi risponde, così: „Mediocre fu il passaggio delle Quaglie, e de’ Beccafichi; l’Agosto, il Settembre, e l’Ottobre furono senza gran burrasche, non asciutti, non caldi ( queste due condizioni furono opposte nei nostri paesi).

„Passarono i Tordi in furia, ed in gran copia presso che in un solo giorno, li 6 Ottobre; erano imminenti i freddi, che abbiamo provati avanti la metà d’Ottobre con brine, e ghiacci.

„Con costanza mancò il passaggio nelle principali Fasi Lunari.

„Il passaggio degli uccelli fu in maggior [p. 181 modifica]copia sulle coste de’ Monti. Continuò nell’Autunno la direzione de’ venti alti da Greco a Garbino, contrassegnata da lunghe striscie di nubi, Autunno moderato senza forti burasche al piano.

„Non si sono staccati da Monti, almeno che siensi veduti in queste parti, li Merli Gineproni, li Subiotti ec. Si può congetturare che l’Inverno non abbia ad esesere dei più freddi. L’Inverno passato fu preveduto dalle indicate serie d’uccelli, essendosene staccata dei Monti una quan tità prodigiosa in quell’Autunno.“

All’opposto, de’ vecchj uccellatori Vicentini fanno quest’altro pronostico. Il passaggio anticipato, dicono, sempre indica un Inverno crudo; e tale anticipazione ebbe luogo in quest’Autunno nella maggior parte delle specie. Certamente passò dappertutto un’infinita quantità di Allodole, di Fiste, di Fringuelli. Anche il Ciclo delle 223 Lune coll’accaduto negli anni corrispondenti 1731, 1746, 1767, minaccia nevi, e ghiacci. Io desidero ben di cuore, che si verifichi il pronostico Friulano dell’Inverno mite.

Quello che resta ora, è d’indicare una [p. 182 modifica]specie di metodo di fare delle utili osservazioni sul passaggio degli uccelli. Li Bergamaschi sono maestri anche in questo. I loro Giornali d’uccellaggione sono disposti in due pagine l’una contro l’altra.

Nella prima Pagina sono tante colonne (oltre la prima de’ giorni) quante le specie degli uccelli, che si pigliano; Tordi, uccelletti, Finchi, Fiste, Allodole, ec. e in queste colonne, giorno per giorno è registrato il numero degli uccelli presi (a rete, vischio, ec.) un’ultima colonna se si capisce, può mostrare le somme diurne di tutti.

La seconda Pagina mostra due cose: prima la qualità del giorno, sereno, nuvoloso, caliginoso, piovoso, ventoso: (o tranquillo) procelloso, ec. distinguendo le Ore, almeno la mattina, il dopo Mezzodì, la sera, la notte, la plaga, forza, durata de’ venti, ec. Secondo, notano gli accidenti degli uccelli, la frequenza, o la scarsezza, l’ordine, la velocità, i moti, e i giochi tutti di ciascuna specie.

Vorrei in fine dei riflessi generali tanto sui risultati di detti passaggi, quanto sulla condizione dell’anno, e delle stagioni [p. 183 modifica]precorse, specialmente della State, dell’Autunno, se caldi, secchi, ec. se gli Augelli delle tali specie hanno anticipato, o ritardato; ec.

Ecco uno squarcio preso dal Giornale del sopralodato Sig. Tadini, che potrà servire di esemplare. [p. 184 modifica]

Registro d’Uccellaggione a Vischio e Copertori., Romano, 15 Miglia al Sud di Bergamo.
1780 1780
Ott. Sguiz- Sguiz- Pion- Lodo- Fanel- Somme Ott.
zetti- zetto- zi le li diurne
ne ni
9 9 Acqua.
10 10 Pioggia.
11 11 3 14 11 Spruzzi di Acqua la mattina, mezzodì, sera, in questi sei, o sette giorni passati andavano sempre in volta nuvolotti bassi, ma rotti.
12 11 13 2 26 12 Vario, Sereno.
13 24 10 1 1 36 13 Sereno: passano Sguizzettine sul Mezzodì.
14 41 9 2 1 53 14 Sereno: Sguizzettine dopo Mezzodì: alla sera eccoti affatto annuvolato il Monte al Nord: di tal cangiamento le Sguizzette furono le pazienti, o le presaghe.
15 29 3 1 5 38 15 Sereno
16 18 3 2 10 33 16 Sereno
17 16 2 3 11 33 17 Sereno
18 17 4 2 14 37 18 Sereno, con Vento d’Est.
19 23 3 12 1 39 19 Annuvolato.
20 7 3 1 3 14 20 Nuvoli rotti.
21 9 2 10 21 21 Nuvoli bassi, e rotti con ispruzzi d’acqua.
22 12 2 2 16 22 Sereno con brina e freddo.
23 15 3 1 4 1 24 23 Annebbiato.
24 6 1 1 1 9 24 Semisereno appannato.
25 1 1 5 7 25 Pioggia di notte, nuvole di giorno.
26 26
27 27
28 11 2 6 19 28 Nebbia folta a buon mattino, poi sereno.
29 29 Nuvoloso con vento da Est. Molte frotte di Lodole ritornano in dietro da Ponente.
30 2 3 12 1 18 30
31 2 2 19 23 31 Segue Pioggia la notte.
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DISCORSO

Sopra l’Inverno 1784. Cavato dal Giornale Enciclopedico del Mese di Marzo.


discorso sopra l’inverno.


Straordinario, e stravagante fu certamente quest’Inverno 1784, o si riguardi la sua lunga durata, o l’intensità del freddo, o altre circostanze singolari.

Quanto alla durata, fissando per termine del freddo il punto del gelo, cominciò il Termometro a trovarvisi, anche sotto, la mattina delli 13 Decembre 1783; ed a riserva di poche mattine vi stette tutto Gennajo, tutto Febbrajo, qualche giorno del Marzo, e sino li 4 d’Aprile; sicchè occupò quasi un terzo dell’anno; continuando tuttavia un’aria freddissima, che intorpidisce le mani, e penetra il cranio.

L’intensità fu grande. Sebbene in Francia, ed in Germania, e il freddo, e la copia delle nevi sieno stati più che il doppio, anche in Italia superò li dieci gradi, e gelò la Laguna di Venezia, e vi fu chi si azzardò di [p. 186 modifica]passare sopra del Ghiaccio da S. Giorgio in Alega a Fusina, che vuol dire un tratto di due buone miglia; restarono chiusi i canali, ed arrestati i Corrieri. Ma fu principalmente la lunga continuazione del freddo che segnalò quest’Inverno. Ciò si raccoglie dal grado medio dei due mesi di Gennajo, e Febbrajo che resta sotto del gelo. In questi anni prossimi fu terribile l’Inverno 1770, che ho descritto nel Saggio Meteorologico: fu quel Gennajo freddissimo, tanto che il grado medio della mattina risultò li 3 sotto al gelo; ma, oltre che anche in quest’anno si trova ad un grado vicino, fu il Febbrajo assai peggiore; tanto che compensando un mese coll’altro risulta l’Inverno di quest’anno più freddo ancora di quello del 1770.

Fu in vero in quell’anno la neve più abbondante, e durò in terra anche più tempo; ma non nevicò che dieci volte; in quest’anno nevicò dieciotto volte (ommettendo più giorni che non diedero se non alcune faville di neve): l’altezza di questa neve, se avesse durato in terra, sarebbe stata intorno 3 piedi: la più grande fu nel giorno 21 Gennaro, che ne cadde un piede, e disciolta diede un 14.a di acqua; in generale ne [p. 187 modifica]diede una 12.a durò in terra dalli 18 Gennajo sino alli 7 Marzo, parlando de’ luoghi aperti; poichè ne’ luoghi a Tramontana, e ne’ colli vi si vede ancora, ed è la metà di Aprile. Battuta dalle vetture nelle strade della Città aveva formato uno strato, o lastrone di ghiaccio grosso un piede, tanto impietrito, che fu difficile spezzarlo co’ picchi.

Non posso qui ommettere di confrontare questo Inverno colli suoi corrispondenti addietro per il Ciclo del 223 Lune, o sia delli 18 anni. Si noti che in questo paese per un numero medio, è solito navicare 4 volte all’anno. Ora se in quest’anno 1783 nevicò 18 in 19 volte, nel 1748 nevicò 13 volte, nel 1766 8 volte. Non occorre esigere un numero preciso di giorni: dirò quì dopo quello che penso aver contribuito all’eccesso di quest’anno. Intanto si abbia, che anche nel 1766 (poichè non può cader dubbio sul 1748) sebbene si avesse poca neve quì in Padova, negli Apennini, e terre adjacenti di qua, e di là, vi furono nevi pari, o maggiori di quelle di quest’anno, e ne ho me moria certissima essendo stati de’ miei amici [p. 188 modifica]arrestati molti giorni, chi a Firenze, chi a Bologna, chi tra monti, per non poter transitare: egualmente furono presi dal ghiaccio i canali intorno a Venezia, e mancarono ne’ soliti ordinarj le Lettere di Roma. Anche in quell’anno, come in questo venne la neve dalle parti di Ostro, e fu più abbondante nell’Apennino, che nelle Alpi, anche in questi giorni di Aprile. Non si cavilli dunque sulla corrispondenza materiale dei quarti delle Lune; prima si deve riguardare la impressione generale delle medesime; e poi se non fece neve dentro Padova in qualche quarto, ne fece nei vicini luoghi in abbondanza, sui Colli nostri, ne fece a Gemona, a Mantova, come li 2 e 3 di questo mese stesso di Aprile per sicuri riscontri. Ma già anche le persone del popolo sembrano convinte della fedeltà di questo Ciclo nel ricondurre stagioni simili.

L’eccesso di quest’anno, sia nel freddo, sia nelle nevi, io l’attribuisco in una parola, alla Nebbia dell’anno passato, che all’arrivo dell’Inverno non era ancora bene dileguata; e lo penso con tanto più di coraggio, quanto che vengo portato in questo pensiero [p. 189 modifica]con private lettere da un uomo grande qual è il Sig. Presidente Co: Gianrinaldo Carli.

Era la passata Nebbia, come tante volte l’ho detto in questo Giornale, un composto di altri Minerali di ogni specie, uniti a sottile fluido elettrico, o igneo, esaltati per le effervescenze terrene, che produssero insieme tanti terremoti per tutta la terra1. [p. 190 modifica]Avendo nuotato lungo tempo negli prati più alti dell’atmosfera, dovettero finalmente le [p. 191 modifica]più crasse separarsi un poco dalle più sottili, e fermarsi in vaste masse le une e le altre. Discendendo per la loro gravità naturale più al basso, mescolandosi coi vapori umidi: nell’atto di questi, moti sopravenne la stagione fredda, umida, nevosa anche in questi elementi, ed i crassi, ed i sottili [p. 192 modifica]dovettero mescolarsi nelle simultanee metteore; le parti crasse saline minerali nei geli, e nelle nevi; il fuoco elettrico raccolto, che nella State produsse tanti fulmini, ora in masse maggiori dovè produrre venti impetuosi, agitare, e trasportare da un luogo all’altro le masse dense, accumulare quindi in un luogo il freddo, nell’altro il caldo, e tutto ciò irregolarissimamente: quindi la diversità e stravaganza di fenomeni tra paesi e paesi, tra giorni e giorni, tra ore ed ore.

In luoghi vicinissimi furono differenti i giorni del sommo freddo: di là dall’Alpi, in Francia, in Olanda, in Germania l’acuto freddo di 15 a 20 gradi fu agl’ultimi di Decembre; quì in Italia in Gennajo; e più ancora in Febbraio. E si osservi la vicinanza de’ luoghi: a Udine, per le osservazioni del Sig. Co: Asquino, fu il freddo di 10 gradi ai 5 di Gennajo; in Padova quel giorno non fu che 5: all’opposto fu in Padova più di gradi 9 il dì 15, e in Udine fu solamente di 5. A Milano, per Lettere del Sig. Presidente Co: Carli fu di 10 a 11 gradi li giorni appunto 10, e 11 di detto mese; in Padova era stato 8 gradi il dì 9, ma il dì 10 poco più [p. 193 modifica]li 5, e l’11 poco più di 1. A Manquè, nel Trivigiano, per le osservazioni del Sig. Arciprete Bruni, fu il freddo 10 gradi il 1 Feb., e 9 li 2, all’opposto a Padova il di 1 fu 3 e mezzo, e 10 e mezzo li 2.

Simile stravaganza nelle ore. Per esempio il di 1 Feb. alle ore 1 al levar del Sole (ora ordinaria del maggior freddo) era il Termometro a 3,5 sotto del gelo; alle 16 (che doveva alzarsi) era disceso a gradi 6, nel giorno 16 era 1 sopra, al levar del Sole; due ore dopo era –1 sotto; così a Milano il giorno 11 Gennaro alle ore 14 e mezza era il Termometro gradi 4 sotto; alle 16 andò a gradi 11. Simili irregolarità si vedranno nel quadro che darò quì sotto alle Osservazioni di Olanda.

Tali stravaganze sono inesplicabili per altro mezzo che quello dei passaggi, o salti, tanto dalla materia salina o frigorifera, che di quella ignea o del fuoco elettrico che componevano la passata Nebbia. Nel detto giorno 1 Febrajo essendo il Termometro al levar del Sole a gradi 3, il vento era di Maestro; alle 16 si alzò vento di Levante, e questo portò dal Friuli, o dal Trivigiano [p. 194 modifica]quella materia frigorifica, che fece tosto bassare il Termometro a gradi 6, alle ore 16, e a gradi 10 il giorno seguente. In Olanda si alzò il freddo li 10 11 12 di detto mese, quasi che vi volessero tanti giorni alla della materia per fare un sì lungo tragitto.

Coll’istesso principio s’intendono quei disgeli improvisi che cagionavano quelle prodigiose desolatrici innondazioni in Francia e in Germania. In fatti anche quì furono del le buttate di scirocco alla metà di Gennajo, ove l’Igrometro stette tutto immerso per l’umido, in Febbrajo ed ai primi di Marzo, con qualche calma dei Fiumi. Ma lo stesso fu nelle montagne di là dall’Alpi, ove la Nebbia sembra essere stata più densa, forse per la maggior vicinanza dei nuovi Vulcani dell’Islanda.

Anche s’intendono quei continui sbalzi del Barometro, non che del Termometro, e dell’Igrometro, perchè vasti tratti dell’Atmosfera ora si vuotano, ora si riempiono di materia straniera.

Pongo quì la Tavola del freddo di varie Città dell’Olanda, raccolta dal mio chiaro [p. 195 modifica]amico Sig. Vasvvinden Prof di Franeker, e comunicata dall’altro celebre comune amico Sig. Ab. Spallanzani; nella quale si vedranno le accennate stravaganze ne’ luoghi, e nelle ore; mentre si vede all’istessa ora il freddo crescere in un luogo e calar nell’altro. [p. 196 modifica]

 
1783 Gron- Presso Fra- Am- Leida. Delfi. R^- Scho- Bre-
Dec. nin- Gron. na- sterd. nord. onhor. da.
ga. ker.
28 h.10.8. 7,7 11,3 8,  6,5 7,1
29 h. 7.m 9,3 9,3 12,  9,8 12,3
30 h. 7.m. 9,8 7,8 15,  13,4 12,  11,1 12,  16,9
h. 9.5. 13,2 15,5 12,5 15,8
h.10. 14  16,  12,2 16,  13,4 12,  18,8 18,  12,3
h.12. 15,5 12,8 14,6
31 h.7.m 15,5 19,1 16,  14,6 15,1 16,  14,2 15,  13,8
h.10. 13,5 14,6 15,1 12,9 12,2
h. 2.8. 10,7 11,5 10,6 8,5 10,6 9,9 9,8 7,5
h. 6.8. 12,3 13,8 9,5 9,5 8,0
h.10. 12,  12,7 8,5 8,5 7,5 7,5 6,8 6, 
1784
Gen.
6 h. 7 m. 8,5 8,  2,5 1,3 0,9 1,1 0,5
h. 7 m. 11,2 14,2 14,2 10,7 1,8 9,7 9,1 9,8
h 10.8. 12,8 14,2 14,2 9,6 1,8 8,5 6,8 6,6
h.12.8. 13,3 10, 
7 h. 7.m. 13,8 17,8 14,6 10,  7,5 8,5 7,2 9,1
h. 9.  12,7 14,6
h. 2.8. 7,7 9,8 6,2 4,8 4,7 4,6 4,0
h.11.  11,8 12,7 8,9 4,5 8,0 6,5 8,0
8 h. 8.m. 11,5 14,2 13,5 10,2 4,  8,1 6,7 6,8
h. 8.8. 10,2 11,5 7,0
h.10. 11,1 9,8 5,6 5,7 4,2 3,5
29 h. 8.8. 11,5 9,4 9,2
h.10. 10,7 9,8 8,8 9,2 8,8 8,5
30 h 7.m. 9,6 7,7 7,1 7,5 7,1 8,0
h. 6.8. 12,5 10,6 8,8 7,5 9,2
h.10. 4,2 7,1 6,2 6,0 5,8 10,4
Feb.
10 h. 7.m. 9,6
h.10.8. 11,3
11 h. 7.m. 13,8
h. 2.8. 7,3
h.10. 12,3
12 h. 7.m. 9,8
 
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Fenomeni particolari.


Ai 29 Marzo, verso le ore 21 in Udine, tre di quei famosi pezzi esalanti cominciarono a romoreggiare, e mandar un vento così forte, che rispingeva dei pesi di tre libbre gettativi, dentro: continuò questo romore, e questo vento sin verso la mezza notte. Il Barometro fece una calata di 7 linee dalla sera dei 28 a quella dei 29 (da poll. 27 l. 94 a l. 24) ch’è molto rara in tutti questi paesi; ed il Termometro si alzò notabilmente, come si vede nella Tavola. Seguì la notte una procella di neve, e pioggia con vento d’Ostro Libeccio dei più violenti. La mattina seguente mi fu annunciata una scossa di Terremoto a Castelfranco, novamente, da un uomo del volgo, che fu solo a sentirla, verso le ore 4, come asseriva. La lettera di Udine faceva menzione anch’essa di pretesa scossa, ma verso le ore 7 il gran calo del Barometro, coll’alzar del Termometro col soffiar di quei pozzi, rendono credibile il fatto, solendo questi segni esserne forieri: si vedeva una violente esalazione della terra, [p. 198 modifica]ch’è la madre, come delle procelle, così dei terremoti.

Li 31 dello stesso mese, verso le ore 12, vidi io stesso due Parelj, sufficientemente formati, tanto che lo specchio loro talora offendeva l’occhio: era uno in Ostro, l’altro in Tramontana del Sole, distanti da esso circa 15 gradi e mezzo, e alla medesima orrizzontale; durarono, variando qualche poco, un poco più di mezz’ora. Seguì dopo due giorni un’altra burrasca: sempre li Parelj, gli Aloni, le Corone sono forieri di pioggia, o di vento, perchè mostrano già condensati li vapori in globetti da separare i colori della luce.

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OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE

FATTE IN PADOVA NEL 1784.

Primo Trimestre, Gennajo.


 
Barom. Termomet. Vento Stato del Cielo. Piog
med. Mat. Sera Igrom. Dom. o
Neve
1 28. 1,7 f. 0,6 f. 0,2 22, P. M Not. pr. Neve; n. 5
2 0,5 f. 0,4 c. 1,4 10, 5 Detto C. nu.
3 27. 11,9 c. 1,6 2,2 7, 5 T. Cal. nu. h. 1. p. e N.
4 28. 5,2 f. 2,4 f. 1,4 37, G. I. Va. vento crudo 12
5 6,8 f. 5,4 3,4 37, G. T. Ser. aria
6 6,1 f. 5,4 1,4 38, T. Sim.
7 5,5 f. 6,7 2,3 32, T. Sim.
8 3,0 f. 6,4 2,4 45, T. Sim.
9 4,2 f. 8,0 3,4 33, M. T. Soletto, Sciroccale.
10 5,3 f. 5,4 1,6 30, Detto Va.
11 4,4 f. 1,4 0,6 20, Detto Neb. h. 2. Aur. B. 4. h.
12 2,1 c. 2,0 c. 5,0 23, Detto Caldo improv.
13 2,5 c. 2,5 5,5 3,
immerso
T. C. h. 15. p. Sin. 24. 30
14 2,4 c. 2,5 5,5 10, T. O. N. h. 17. S, long. granum
15 0,8 f. 1,4 2,4 f. 8, M. C. nu. Term. sumano.
16 27. 9,3 f. 1,8 1,0 f. 8, P. Cal. drumoso. 1
17 5,0 c. 2,4 2,4 f. 10, M. Cal. tutto dì.
18 2,3 f. 0,2 f. 0,2 f. 10, Gr. H. 9.p.h.19. Tu. 23 P. N. 40
19 3,6 f. 0,0 c. 1,0 f. 5, Gr. Neve, replica. 60
20 4,4 c. 0,2 1,1 0, 0 G. T. Nu. Term. 80
21 5,3 f. 0,8 f. 0,4 c. 1, 5 T. Burrasca di neve 54
22 6,0 f. 0,5 c. 1,7 11, M. Nev. continua n. stelle. 131
23 8,2 f. 3,2 0,0 17, M. P. Nu. 118 S. va., not. stel.
24 10,7 f. 4,4 0,0 28, 5 Gr. Cal. 16. nevetta. 0,1
25 28. 1,2 f. 9,4 f. 4,0 31, M. Nu. V. fred., n. stelle.
26 3,5 f. 8,0 f. 1,4 27, 5
 
Sol. neb. n. stelle.
27 2,6 f. 3,6 0,6 25,
 
Sol. neb. Brina; n. stel.
28 .11,4 f. 1,5 0,5 21,
 
nu. 16
29 10,0 f. 1,3 c. 0,3 19, 5
 
Nev. ten. rep. for. a h. 18 8,5
30 9,2 f. 0,3 c. 1,3 16, M. T. Cal. nu. h. 16. p. n. Cal.
31 28. 1,9 f. 3,0 f. 0,8 15, M. T. Va. h. 2. proc. nu. frazza. 27
Medio 28.0,37. 100. 17 Somma 464,6
Pol. 3.2.8,6
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FEBBRAJO.

 
Piog.
Termometro o
Barom. Mat. Sera Igrom. Vento Stato del Cielo. Neve.
1 28. 2,9 f. 3,5 f. 2,0 25, T. h. 15. L. S.
2 0,2 f.10,5 f. 3,3 27, M. S. nebbioso, poi nuvoloso. 30
3 27. 11,7 f. 3,5 f. 1,3 22, G. I. Buffera di neve.
4 28. 4,8 f. 4,5 f. 0,5 27, T. L. S. gelo vento freddo.
5 . 0,8 f. 5,5 c. 0,5 37, T. Sol bianco, h. 3 alone 28
6 27. 7,2 f. 4,7 f. 0,3 34, M. O. Nuv. h. 3 Neve. 37
7 . 4,4 f. 2,0 f. 0,4 27, T. Nu. 18 Neve.
8 . 5,5 f. 0,7 c. 1,3 20, O. P. Va. Vento.
9 . 9,4 f. 6,5 0,0 23, M. S. h. 1. Lampi.
10 . 6,8 f. 5,2 f. 2,8 28, T. Gr. Nu. h 16. Buffera di neve n. vento. 41
11 . 7,5 f. 4,2 f. 0,2 23, M. Sol e Nubi
12 . 9,7 f. 5,7 c. 0,3 23, T. Simile
Varia. h. 3. Piog. 16
13 . 9,2 f. 5,2 c. 0,2 31, Gr. nev. vento. 13
14 . 7,6 f. 0,4 f. 1,0 14, G. O. V. Nu. 108
15 . 10,1 f. 0,4 2,4 13, 5 G. O. Va h. 9 n. s. P. V.
16 . 8,3 c. 1,0 0,6 11, Gr. P. V. N. 16
17 . 9,8 c. 0,2 1,6 11, Gar. Gr. Neve.
18 . 11,4 f. 1,2 1,0 10, M. Caligo II spira Sole langu.
19 . 10,5 c. 0,6 3,8 12, T. I. Var.
20 28. 0,5 f. 2,4 f. 1,4 14, O. P. S.
21 . 0,9 f. 3,0 0,8 20, T. Fosco. 2
22 . 2,0 f. 0,4 3,0 18, 5 P. H. 14. p. Nevetta.
23 . 2,05 f. 1,0 1,6 14, 5 M. Var.
24 . 3,6 f. 0,0 3,4 15, M. Sol Nebbioso.
25 . 3,25 f. 0,4 1,3 16, 5 M. Nu.
26 . 1,4 f. 0,3 3,7 17, M. T. Sol Fosco.
27 . 0,3 c. 1,0 4,8 16, 5 T. Var. h. 1. Luna si bagna.
28 . 0,2 c. 2,0 4,2 15, O. P. Nu. e Cal. 17. Sole smorto.
29 . 0,6 c. 3,8 4,2 12, 5 Gr. Nu. h. 15. p. 4
 
Med. 27.11,09 1,63 19, 8 195
  Poll.2.1.0,7
 
[p. 201 modifica]

MARZO 1784.

 
Termometro Piog.
Barom. Mat. Sera. Igrom. Vento Meteore o
Neve.
1 27. 11, 6 c. 2,0 c. 5,2 12, P. O. Var.
2 28. 1, 7 2,3 5,1 12, 5 Gr. Sol nuvoloso.
3 3, 5 2,3 5,1 17, Ga. S. Simile.
4 3, 5 2,3 5,9 17, P. O. Simile
5 2, 5 3,5 5,5 15, Gr. Nu. h. 16 Pioggetta. 2
6 1, 6 4,0 5,4 11, 5 Gr. Nu. h. 5. p. 9
7 27. 10, 3 5,4 8,1 9, S. T. Va. piog. h. 19. dirotta 106
8 10, 1 5,8 7,2 3, 5 P. P. seg. sin. h 17a 23 ch. ir. 77
9 11, 1 5,3 6,7 3, L. Caligo; nu.
10 10, 3 5,8 5,4 3, P. O. Cal. nu. p. h. 1. Stellato. 20
11 10, 2 4,8 7,8 6, O. S. Vario.
12 28. 2, 1 2,6 5,0 13, L. H. 6. p. a. v. h. 21. Nevetta. 1
13 3, 8 0,0 5,8 33, P. O. Nu. var.
14 2, 4 3,6 6,4 33, M. Gar. Vario.
15 2, 0 4,4 8,6 30, L. Sol fosco e vario.
16 0, 0 4,2 3,6 27, Gr. P. V. sin h. 20. 80
17 2, 5 1,5 6,3 26, G. L. Sol fosco.
18 0, 4 0,5 3,5 36, G. L. Piog. 15
19 27. 9, 0 1,5 2,5 33, O. V. T. Nu. h. 15. Piog. a tratti. 12
20 7, 6 2,5 5,1 28, T. L. P. sin h. 11. var. h. 6. Tu. 4
21 11, 5 0,4 4,0 27, L. H.9 Piog. poi Neve. 18
22 28. 1, 4 f. 0,5 4,5 36, L. S. Gelo var. 23 goccia. 1
23 27. 10, 55 c. 2,0 5,0 35, 5 P. M. Pioggetta dì e notte. 3
24 11, 7 3,5 6,0 26, G. L. Var.
25 28. 0, 55 1,3 8,5 26, O. G. Cal. stillante; var.
26 0, 5 2,4 8,0 26, 5 P. Cal. var. 20 Stillo 0,1
27 0, 1 6,0 10,6 25, O. T. Var.
28 27. 10, 5 6,0 10,0 20, Gr. H 6. Piog. sin 16, ripigl. 45
29 4, 7 8,0 9,5 13, G. L. Piog. dirot. v. 22. lam. 7. 188
30 4, 15 7,5 9,0 11, O. S. Nu. 21. v. p. Fiumana. 5
31 7, 7 7,0 10,4 21, P. L. So. pallid, Parelj h. 1. p. 37
Med. 27.11,670 c. 5,09 20, 4 Somma 2211
Pol. 4.l.3,9
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Note particolari.


Barometro. La maggior altezza in Gennajo fu di poll. 28 l 7 il dì 5 alle ore 8 della mattina; la maggior bassezza poll. 27 l l 4 ai 18 alle 9 della sera; sicchè variò di 16,6 linee; ne fu altro che un perpetuo oscillare, come in tutti e tre questi mesi. In Febbrajo, maggior altezza il dì 4 alle 9 della sera di poll. 28 l 4,8, minima di poll. 27 l 3,8, il dì 8 alle 8 della mattina; tutta la variazione lin. 13 In Marzo maggior altezza poll. 28 l 4,2 il dì 13 alle 7 della mattina; minima poll. 27 l 2,4 li 29 alle 9 della sera, tutta la variazione lin. 13,8.

Termometro; niente ho da notare se non i gran salti che fece, come la tavola dimostra, nella quale penso di porre d’oravanti due colonne perchè ognun possa vedere il maggior freddo, ed il maggior caldo di ciascuna giornata: al basso viene espresso il grado medio di tutto il mese.

Igrometro: anche questo istrumento fu in una continua variazione. In diversi giorni in Gennajo non solo sotto del zero, o del sommo umido, ma anche il Mercurio immerso [p. 203 modifica]nella penna quando pochi giorni prima era stato a 45 gradi. In marzo nel dopo pranzo del giorno 13, saltò da 33 a 54 gradi; a due giorni dopo successe gran pioggia; un moto improvviso dell’Igrometro, come ho più volte avvertito non solo verso l’umido, ma anche verso il secco, è segno di pioggia perchè allora mostra un alzamento di vapori.

  1. Tra le molte opinioni pubblicate sull’origine di questa nebbia, molto plausibile a primo aspetto sembra quella del Sig. Cav. di Lamanoa esposta nel Giornale del Rozier al prossimo Gennajo 1784 art. 2. Non ripete egli la Nebbia dai terremoti: vuole che tanto i terremoti, che la nebbia avessero una cagione comune, e fu questa. Riflette che per 8, 9 anni addietro regnò una generale siccità in Asia, ed in Europa, dalla Spagna sino alla China: disseccossi, dunque la crosta della terra, si rese porosa, crepolosa, cavernosa: sopravvennero Pioggie esorbitanti (Isola Formosa fu distrutta da un diluvio li 22 Luglio 1782) l’acqua di questa pioggia coll’Inverno dolce 1783 penetrò per li pori aperti ben dentro nella terra, sino agli strati piritici, e minerali: quindi una generale fermentazione; quindi i terremoti, e quindi quell’effumazione che portò la nebbia sopra tutto il nostro Emisfero. Il discorso è spezioso: ma egli è ben fondato? È vero che regnarono de’ grandi secchi in questi anni ed in Italia, ed in Ispagna, ed alla China, ma ci furono trammezzo stagioni piovosissime, che affogarono le provincie intere, come or dissi dell’Isola Formosa; perchè aspettarono tanto le fermentazioni a scoppiare? Per formare quella Conclusione, il secco generale dovrebbe aver sussistito senza interruzione sino vicino all’Epoca dei Terremoti. Ma non fu mai al mondo un secco così lungo; l’alternativa dei secchi, e degli umidi è una legge eterna. Io non contrasto la bontà dell’Ipotesi, che credo alle volte verissima, dubito dell’applicazione, e del fatto.
    In prova poi di quest’alternativa non ispiacerà, mi lusingo, di trovar quì alcune lettere originali dei nostri Missionarj alla China, scritte alla Congregazione DE PROPAGANDA, ottenute per mezzo dell’esimio nostro Ambasciatore a Roma Eccellentiss. Sig. Cav. ZULIAN.
    16 Luglio 1779. D. Pietro Maria Zai,
    Da Scis ca-hon nella Provincia di Huquam, così scrive:

    Hoc Anno hic viget magna penuria frumenti; quod solitum erat vendi, puta numismatibus centum cupreis, nunc valet plus mille; adeo ut plurimi gentium, et nonnulli de Christianis perierint fame, quod est miserabile visu; at eo miserabilius contigit dictu, hìc fruges ad 6 Junii ejusdem currentis anni fuisse percussas impetu grandinum, quarum vi nonnulli monticularium e vivis fuerunt ablati; et hane post aerumnam secuta fuit aquarum inundatio, et lues detestabilis, quibus, non solum fame, perirent gentes plures magno numero.

    29 Luglio 1779, il Missionario D. Emanuele Ma,
    Dalla Provincia di Xensi, da di-gan-fu scrive così.

    Per duos annos maxima est caritas rerum comestibilium in hac Provincia Xensi; et hoc anno ómnia, quasi, matura, diuturna aqua pluviali corrupta sunt, et tria potissimum carissimo pretio comparantur, scilicet triticum, oriza, et milium, et pauperes de die in diem pauperiores fiunt, et multi alibi migraverunt ad quaerendum visum.

    30 Augusti 1780 Pekini ex Villa Regia Hui-tieny.
    Litterae Sacerdotis Pii Majoris Lieu.

    Isto annos in Sinis adest magna caristia et fames; a mense Februarii usque ad, finem mensis Junii nunquam fuit pluvia, fuit magna siccitas, qua multi non poterant seminare; qui jam seminaverant, moriebantur siccitate. In mense Julii incepit pluere, pluvia fuit nimis magna, et continuata per duos menses: in civitatibus multae domus ceciderunt, multae villae ab aqua fuerunt asportatae & destruetae, et ubique fuit magna aqua, et exundationes aquarum demergunt agros et fruges terrae. In Locis altis ortae fuerunt innumerabiles locustae quæ manducaverunt omnes fruges.