Dell'entusiasmo delle belle arti/Parte I/Immaginazione, o Fantasia

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Immaginazione, o Fantasia

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Parte I Parte I - Elevazione

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IMMAGINAZIONE

O FANTASIA.


Il gran barone di Verulamio con alcuni seguaci attribuirono alla fantasia tutto il talento delle bell’ arti, e l’entusiasmo principal- mente. Ma che intendesi per fantasia, o per immaginazione? Viene spesso confusa la forza d’immaginare coll’atto immaginante, questo che crea per imitazione gl’idoli i simolacri fantastici con quell’altra che rappresenta all’anima nostra gli oggetti lontani, o nascosti. Altri1 distinguono la materiale dalla spirituale, altri dividonla in sensifica ed in visifica, ed altri in altre guise pretendono definirla, e conciliarne le apparenti contraddizioni, e stabilire il confine, che le separa dalla memoria, dalla ragione, dalle passioni2. [p. 42 modifica]Sembrano già intelligibili que’ che la fanno divisa in passiva3, e in attiva, la prima ricevute le impressioni dei sensi, che deposte nella memoria divengono il suo arsenale, presentale all’anima quasi in tela immagini disegnate, o dipinte, la seconda le combina ed intreccia e distribuisce, onde l’anima compone ordina inventa con legge, e ragione, Questa è madre però del bello, del grande, dello straordinario: l’altra può dirsi quella dei sensi e degli errori, perchè a lor più suggetta, da loro illusa e sedotta tutto confonde, ed è madre de’ sogni e delle follie. Ma siccome son l’una, e l’altra inseparabili, così spesso è quella da questa sturbata, e talor questa a quella dà forza4. [p. 43 modifica]

Ufficio è adunque della immaginazione più proprio la rappresentazione in se stessa delle immagini in che è passiva ed attiva insieme, poi la combinazione, e distribuzione di quelle per propria forza ed azione, infine la composizione, ed invenzione dell’opere delle bell’arti, la qual più comunemente da noi s’attribuisce all’anima, cioè a tutto il complesso di tai forze, e facoltà. Parmi aprirsi in noi un tearto interno in cui alzato il sipario all’anima rappresentasi un’azione, ed ella ne gode. Il teatro è l’immaginazione. Ecco l’anima trasportata dagli oggetti comuni e strepitosi dei sensi ad una scena superiore, o più alta ov’è silenzio, scena illuminata, nuova, e operosa, in cui le immagini fannosi personaggi rappresentanti azioni belle e grandiose, alle quali assiste l’anima con piacere, e commozione, perchè esercita la naturale sua attività inventando e creando, e seconda la sua tendenza originale al vero. L’anima fa due cose; prima è regolatrice del teatro, e dell’azione, poi è spettatrice e goditrice di quella tanto più quanto son più concatenate, ordinate, vivaci, e chiare le immagini, suoi [p. 44 modifica]personaggi, e più al vivo rappresentate le azioni belle, grandi, sublimi, nuove, mirabili.

Dissi che esercita la naturale sua attività, onde le vien piacere e commozione; ed ecco la sensibilità, che è il secondo elemento dell’entusiasmo. Avendo l’anima per essenza una forza attiva di pensare, quante più produce e combina idee tanto più si compiace, tanto più si nudrisce, a dir così, e gusta d’agire, e tanto più sente di pena al contrario quanto meno ha idee, o trova più intoppo produrle e combinarle. Quindi l’immaginazione è la sorbente del piacere dell’anima, perchè le somministra il suo nodrimento ed esercizio dando a lei materia da pensare. Quindi ognun sente in se stesso quell’appetito di sempre nuove idee, quel gusto di moltiplicarie, accozzarle e scioglierne le più feconde, e comporne una scena d’azione vivace, il che dicesi vivacità: vivida vis animi, eppure ingenium: onde gl’ingegni più vivaci e più attivi si distinguono dal vulgo degli stupidi, cioè da coloro che han poche idee, poca attività, e poca sensibilità, la [p. 45 modifica]qual poi diffondesi nel cuore e nelle passioni, svegliando affètti, e terrori, e compassioni, pianto, e riso, odio e amore, e quanto ha l’uomo di grande, di forre, di tenero, di delicato, onde raddoppiasi a cosi dire la sua natura, e l’attività più cara dell’ani21Ì&.

Dichiarate cosi un poco le due sorgenti, e baii V:!marie dell’eir usiasmo io ne diduco gii altri suoi elementi e tutta l’economia, qual mi sembra, ed ecco in qual modo. L’anima rende naturalmente ad esercitarci nel maneggiar le immagini o idee presentatele dall’immaginazione, perciò astrae dagli oggetti materiali, dalle volgari idee, s’occupa volontieri in una visione e composizione delle più grandi e più belle, e questa occupazione è per lei piena di gran diletto, il qual si spande fuori di lei per sua natura, e tutto ciò fassi con I’prestezza propria di lei.

In questi elementi si trovano chiare ed orcinate le qualità espresse da tutti i poeti, e autori parlando dell’entusiasmo, o provandolo.

Primo rapimenti, voli, e trasporti [p. 46 modifica]dell’a-46Immacinazione n’ima sopra se stessa e sopra la sfera ordinaria.

Secondo visioni, spettacoli, scene presenti a lei.

Terzo furore, impeto, violenza di quello stato.

Quarto novità di grandezza, e bellezza di quegli spettacoli maravigliosi.

Quinto piacere,affetto, passione per quelli.

Sesto comunicazione di tal piacere, affetto, o passione.

Secondo il qual ordine parmi potersi dire più strettamente non altro essere l’entusiasmo delle bell’arti fuorchè una elevazione dell’anima a vedere rapidamente cose inusitate e mirabili, passionandosi e trasfondendo in altrui la passione. Così può esso intendersi meglio che per definizioni, e chiamarlo ad esame con la propria speranza.

Trovasi intanto una gradazione ben accordata tra questi attributi, perchè l’elevazione guida alla visione, questa trova il nuovo, e jl mirabile, il qual composto di grandezza e di bellezza passa al cuore e desta passione, la qual tende a comunicarsi, e tutto ciò fassi [p. 47 modifica]sì impetuosamente per la vivacità della immaginazione insieme e della sensibilità in tale esercizio. Ma perchè sembra più appartenere quest’impeto alla visione, perciò posta è nel terzo grado la rapidità.

Ma meglio confermans: queste proprietà, dell’entusiasmo col fatto. Un eccellente poeta estemporaneo più volte considerai nel più forte accesso dell’estro poetico per buona mia sorte, e il vidi in prima cheto e pensoso incominciare con difficoltà, urtando or colla rima or colla frase quasi ancor si restasse nel basso e terra terra; ed eccolo a un punto raccendersi, ed elevarsi quasi a volo spiegando l’ale? Gli brillano gli occhi, serena il volto, guarda alto ed astratto dagli oggetti presenti, e il più spesso esprime questa elevazione dicendo ove sono? chi mi leva sopra di me? sdegno l’umili cose, il basso suolo, sorgiamo, o musa ec. Tali sono gli esordi più frequenti.

II. Poi comincia a dipignere nuovi oggetti, in cui sta fisso, e personaggi presenti a lui solo, veduti in piena luce, e se ne fa spettacolo e compagnia per colloqui ed apostrofi pien d’ardore per loro. [p. 48 modifica]

48Immaginazione III. Onde affrettasi e affolla concetti ed immagini, s* incalzano i versi, e trae seco il suonatore fuor di tempo; spesso tronca e finisce per tal violenza.

IV. Ma sin ch’è in queiio stato e allora più eloquente, più splendido, più fecondo di belle imm:;ini, di mirabili invenzioni, ci gran pensieri, di vive espressioni, e di spontanea armonia.

V. Giubila ed arde affezionandosi a quelle viste ed attrattive di grandi oggetti, e belli, i’anima tutta s’affaccia, e commosso anche fuori da quel fuoco, che gli serpe entro le vene, onde gli occhi s’infiammano, arrossan le guance, sorridon le labbra, e freme la persona.

VI. Il qual fremito e fuoco diffondesi negli uditori, che gridan per gioia tratto tratto, e s’alzan dal luogo, e applaudono, e paiono in lui assorti, e trasformati, e trasportati con lui, ripercotendosi come palla da lui a loro, da loro a lui l’entusiasmo, ed a vicenda crescendosi insieme le scosse della immaginazione, e della sensibilità. Questi sei gradi osservai attentissimamente, e in quest’ordine appunto non rnen che altre [p. 49 modifica]{{Pt|circostanze, che da 11 maggior lume alla cosa. La prima che il poeta si trova più oppresso da quell’esercizio violento ed impetuoso dopo avere improvvisato così, perche gli organi fanno sforzo oltre l’usato, e il naturale, e a me e a<! altri ne venia febbre la notte appresso, allor che in gioventù ci esercitammo in tal giuoco: l’altra’ che il silenzio dura un poco negl: uditori’, quasi tornando a gradi di quell’estasi, e da quella sfera superiore, a cui s’erano alzati. E sort ci fatto i tr.en sensibili, e men capaci tra loro i primi a far complimenti al poeta, gli altri ardenti e passionati vengono dopo agli uffici comuni. A poter fare però ¡usta prova è necessario un ecceilcnf’poeta,,ed un momento felice per lui da un lato, che son pur rari, e dall" altro una scelta corona di amici, ed in^egr, che a vicenda compiacciansi, e si riscaldino, essendo tal compiacenza la maggior aria e la lira più armoniosa a destar l’entusiasmo, qual io l’ho descritto sin ora. ( 1 ) Que(1) Il poeta di cui parlo ì: il sig. abate Tomo III. E } [p. 50 modifica]{{Pt|fàImMACINAZIONE Questo esempio è il più manifesto ed l il solo insieme che io possa addurre, in cui tutta l’anima si presenti in su la scena a parlar suo linguaggio sovrano col canto cogli occhi col gesto e co! ritmo perorando piangendo infiammando se ed altri per tanti sensi e diletti e maraviglie sopra l’usato. Poco dissimile dar Io potrebbono gli oratori, benchè privi del ritmo c de! canto, se i! recitare a memoria cose studiate e composte eoa tempo e fatica non togliesse loro la forza, e all’uditor la fiducia, il che molto pur fiacca la recita delle sceniche azioni. Ma qualche oratore estemporaneo citar potrei, che mi Lorenzi Veronese, i! quale congiunge a questo dono de! cielo una eccellente disciplina di lerrere, onde ancora scrivendo è preclaro, il che fin ora di niuno improvvisatore dir.’>i potè. Pregio insolito veramente, perchè l’im- provvisare non (ascia tener lungo tempo ia purità dello stile e l’eleganza, e que’chefuron prodigi de’¡oro tempi improvvisando non lasciarono dopo se cosa degna de’ } [p. 51 modifica]po-mi fè sentir l’entusiasmo più pieno e mass; me quello veramente divino, che spira ÌJ religione dominatrice del cuore e della mente in chi parla e in chi ascolta. Allor bensì vede un uom levato sqpra se stesso, pictor d’evidenza in grandi immagini sovrum> ne, e in visioni non favolose assalire rapidamente le menti e i cuori, scuotere di terrore o di pietà tutta l’udienza col proprio scuo:inii;ito d’un’anima investita, e persuasa, riscuotendone il plauso più giusto di lagrime, di silenzio, di penitenza. Ah che son quelle prediche, que’ predicatori di ghiac* ciò a fronte di tal fuoco ed entusiasmo} Tra I ceppi della memoria vacillante, col compasso alla mano del periodo, dello stile, del gesto chi può seguir l’impeto degli affetti, lanciar le fiamme del suo zelo, e far piaghe profonde ne’cuori;’Ma io divengo oratore.

Aiulto pur di vero entusiasmo ho riconosciuto nell’eloquenza degli avvocati a Venezia uditi, a Napoli, e.roVe parlando essi senza il legame della memoria, benchè mancassero nondimeno del gran vantaggio de’sacri oratori per le materie di [p. 52 modifica]religione tan-tanto più poderose e feconde d! grande immaginazione e sensibilità ( i ) Come è poesia l’eloquenza sott’altra forma, così il son pure e la pittura e la scoltura piene anch’esse degli attributi dell’entusiasmo, benchè minori sorelle sien prive del moto, di viva voce, d’azioni successive, L’architettura è ancor più ristretta, eppur gran parte anch’essa ha di tale entusiasmo.

I gran pittori, scultori, architetti, i celebri quadri, le starne, le fabbriche di Roma, principalmente e di Firenze ispirano l’elevazione dell’anima, le mirabili sue invenzioni, il bello e il grande che le produssero, come quelle della scuola veneta e de la lombarda pajono farci sentire più vivamente la rapidità e la passione.

Se i cantor, suonatori e compositori di musica non fossero mercenari cotanto, e dipendenti da circostanze e da capricci sì strani, onde c Ior tolta la libertà, e l’ardire dell’entusiasmo, il sentirebbono anch’essi, il ( i ) Vedi nota quinta. [p. 53 modifica]

il farian palese più che non fanno. Pur la reusica per sua natura non è diversa da poesia ed eloquenza, ed ebbe dagli antichi nome e uffizio con esse, e più d’esse produsse mirabili effetti. Certo nulla è di più intimo e caro all’anima, più efficace a levarla in alto, a dipignerne i moti e farli sentire, ad eccirare gli affetti, e sino a’nostri organi della voce son flauti e lire, come le nostre passioni han lot toni corrispondenti nel canto e nel suono al dir d’alcuno.

Sembra almeno che i gai e vivaci sian della gioia, rapidi e acuti dell’ardimento, teneri e lenti della tristezza della pietà dell’amore, duri, e interrotti dell’odio dell’ira della ferocia, così del resto. Ma basti dire che in ogni tempo e nazione un solo fu l’entusiasmo poetico e il musicale in tutti i teatri barbari greci romani ed europei moderni, benchè oggi sì travisata, e corrotta sia quest’alleanza, sì bel dono della natura, (i) La danza anch’essa par nata insieme colla musi(i) Vedi nota sesta. [p. 54 modifica]

musica non sci per le leggi della baffuta dell’ordine della misura comune, ma perchè unite ab antico ne’ templi e ne’ riti ad onorare i numi, e nella guerra a spirar valore a dar regole ai combattenti, e più nelle feste di nozze banchetti vendemmie, come pur rie’ teatri or rappresentando tragedie, ed ora commedie. Luciano, che se ne mostra intendentissimo, la preferisce ad entrambe in più luoghi per l’efficace insegnamento, Omero ed Esiodo la ricordaron con lode, Platone l’esalta nel settimo deile leggi come esercizio di religione e scuola di patria virtù militare e civile. Ma come vi sta l’entusiasmo coll’eleva* zione visioneec. Eccolo. La danza avendo per fine il rappresentare le azioni, e passioni detl’uomo col gesto e col movimento regolata del corpo, onde fu detta poesia muta, e pittura parlante, riesce quindi mirabilmente a dipignere quasi in viva tela animata illustri fatti, belliche imprese, teneri affètti, semplici scherzi e giuochi, onde eccita compassione, valore, gioja, e tenerezza, ed ecco l’elevazione e visione in compor balli inventando e dipingendo, poi ia passione [p. 55 modifica]commoven-vendo, come gli antichi fecero a maraviglia e come que’che in Italia si videro agli anni andari con nome di pantomini, e già caduti in grandi abusi. (1) Ed ecco intanto a mio credere dichiarato assai come tutte e ciascuna delle beli arti s’accordino in que’ due primi elementi dell’entusiàsmo immaginazione e sensibilità, e nelle loro diramazioni ccme il poeta e l’oratore, il pittor, lo scultore e l’architetto col musico col danzatore più o men levinsi per l’invenzione sopra la sfera ordinaria, si formino idoli e personaggi presenti intimamente e da tai spettacoli sien rapiti con forza cd impulso impetuoso, onde a quella contemplazione vivace e prepotente sian commossi, e commovano altrui. Or ripigliamo in mano qussto quasi srromento musicale, e tocchiamone ad una ad una le sei corde su varie note e toni diversi.. ma soffransi intanto alcune rassomiglianze di modi e d’idee r.ello spiegar gli attributi constituenti l’entusiasmo ( 1 ) Vedi nota settima.

E 4 [p. 56 modifica]vendono tra lor legati con vincol comune, perchè appunto la consonanza di queste corde, fa che fremano le corrispondenti al toccar l’una o l’altra. Prima però d’entrar in materia io prego il lettore a ben fissare il mio pensiero su l’entusiasmo per non confonderlo col buon gusto, e con l’arte. Io di questa non parlo qui, ma parleronne a parte. Il gusto è tutt’altra cosa, vien dopo, entra moltissimo in tutte le opere dell’arti, e senza lui l’entusiasmo è in pericolo di smarrirsi: ma per ora il mio argomento dee prescinder da questo, come vedrassi seguendo attentamente i miei passi.




  1. Vedi l'abate Conti de’ fantasmi poetici.
  2. Vedi la nota terza.
  3. Vedi la nota quarta.
  4. Quindi Platone e Pitagora Animum in duas partes dividunt, alteram rationis participem faciunt, alteram expertem; in participe rationis ponunt tranquilitatem idest placidam, quietamque constantiam: in illa altera motus turbidos tum iræ tum cupiditatis contrarios inimicosque rationi. Tuscul. disput. l. iv. c. v.