Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro ottavo – Cap. VI

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Libro ottavo – Cap. VI

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De le strade più principali de la Città, et come si adornino le porte, i porti, et i ponti, gli archi, i riscontri di più vie, et la piazza.

cap. vi.


H Abbiamo da quì inanzi ad entrare ne la Cittade: ma essendoci alcune strade molto più degne et dentro, et fuori de la Città, che non sono le ordinarie di loro natura, come son quelle, che ne conducono al Tempio, a la Basilica, o a lo spettacolo: Parleremo adunque prima di queste. Io ho letto che Eliogabalo haveva lastricate queste cosi fatte strade più larghe, et [p. 202 modifica]più degne che l’altre, di marmo Macedonico, et di Porfido. La strada che in Bubasti Citta di Egitto andava al Tempio, è molto lodata da gli storici; conciosia che ella passava per il mercato, et era lastricata di Pietre eccellentissime, larga quattro Iugeri, cioè quattrocento ottanta piedi, et di quà et di là vi verdeggiavano arbori grandissimi. In Hierosolima racconta Aristeo ch’erano per la Città alcuni andari stretti, ma molto eccellenti, per i quali i padri, et i più degni camminavano con maggior maiestà, et questo più che per altro primieramente accioche le cose sacre, ch’ei portavano, non fussino (con l’esser tocche da secolari) contaminate. Platone ancora celebra grandemente quella strada, che piena d arcipressi andava da Gnosio insino all’Antro, et al tempio di Giove. Io truovo, che appresso de Romani furono due strade simili, molto eccellentissime, et molto maravigliose, una da la porta insino a la Chiesa di S. Pauolo di circa quindici stadii, cioè un miglio et sette ottavi, et l’altra da Ponte sino a la Chiesa di S. Pietro, di dumila cinquecento piedi, coperte di loggie con colonne di marmo, et con tetto di piombo. Questa sorte di adornamenti son molto convenienti a simili strade. Ma torniamo hora a le strade maestre. De le strade maestre o dentro, o fuori de la Città, se io non m’inganno, il capo et quasi il termine principale è questo: a quelle di terra la porta, et a quelle di mare il porto: Se già ella non fusse una strada sotto terra, come dicono che erano quelle di Thebe in Egitto; per le quali i Re potevano conducere esserciti senza che nessuno de la Città lo sapesse, o quali ancora io truovo che ne erano assai in Latio presso a Preneste, cavate sotto terra da la cima del monte sino a la pianura con artificio maraviglioso. In una de le quali dicono che morì Mario assediatovi dentro. Io truovo, che colui che scrisse la vita di Apollonio, racconta una strada certo di memoria molto degna conciosia che e’ dice che una donna di Media in Babilonia murò una strada larga di Pietre, et bitume sotto il letto del fiume, perla quale a piedi asciutti si poteva andare dal palazzo a la altra casa postali a l’incontro oltre al fiume: ma siaci lecito non credere però cosi ogni cosa a gli historiografi Greci. Torniamo al nostro proposito. Le porte si adorneranno non altrimenti che gli archi trionfali, de’ quali parleremo più inanzi, Il porto si adornerà con farvi atorno larghissime loggie, et rilevate da terra, et con un Tempio celebratissimo alto, et bello, et inanzi al Tempio piazze spatiose, et in esse bocche, statue grandissime, si come se ne veggono in molti luoghi, si come ancora son quelle tre che in simil luogo sono in Rodi, messevi secondo che e’ dicono da Erode. Da gli Historici è celebrato il molo di Samo, che nel porto dicono era alto cento venti piedi, et che si distendeva nel mare per duoi ottavi di miglio. Si che queste cose adorneranno il porto, se elle saranno fatte eccellentemente, et di materia non vile. Ma la strada dentro a la Città, oltre a che e’ bisogna che ella sia ben lastricata, et pulita grandemente, diventerà molto bella se vi saranno i portici fatti per tutto ad un modo, et casamenti di quà et di là tutti tirati ad un filo, et non alti più l’uno che l’altro: ma le parti di essa strada che si debbono adornare, son queste: Il ponte, il riscontro di più strade, et lo spettacolo, il quale spettacolo non è altro che una piazza con gradi atorno. Comincierommi adunque dal ponte, essendo egli principalmente una potissima parte di strada. Le parti del ponte sono le pile, gli archi, et il lastricato. Sono ancora parti del ponte la strada del mezo, per la quale passano le bestie, et quei piani di quà, et di là rilevati, su per i quali passano i Cittadini con le vesti, et le sponde ancora, et in alcun lato i tetti, come era già il ponte più di tutti gli altri eccellentissimo de la mole di Adriano, cosa per dio degna di memoria: Le Reliquie del quale per dire cosi, solevo io sguardare non senza gran reverentia. Conciosia che egli era coperto d’uno tetto che era retto da quarantadue colonne di marmo, con architrave, fregio, et cornice, coperto di bronzo, et adornato maravigliosamente. Faremo il ponte ugualmente largo [p. 203 modifica]quanto la via: le pile si faranno infra loro di numero, et di grandezza uguali, et saranno grosse per il terzo del vano. Le cantonate, o punte de le pile, che sporgeranno incontro a lo impeto de le acque, sieno per la metà de la larghezza del ponte, et siano tanto alte che sopra avanzino a le piene de le acque. Le punte de le pile che sono secondo il corso de le acque, sportino infuora altrettanto, nè si disconverranno nondimeno se elle saranno spuntate, o quasi bistondate, et mi piacerà che per sostenimento de le teste, o coscie de ponti da lo lato di sopra, et da quello di sotto si rilievino barbacani per reggere più gagliardamente le teste del ponte, la grossezza de’ quali da basso non occupi manco che per i duoi terzi de la larghezza de la pila: gli archi de’ vani con tutte le teste staranno fuori de la acqua, i disegni de’ quali si caveranno da lo architrave Ionico, o più presto Dorico, et si faranno grossi ne’ ponti grandi non punto manco che per la quindicesima parte di tutto il vano de l’arco. Per fare la sponda del ponte più gagliarda, scompartirai a linea et a piano alcuni scompartimenti quadri, sopra i quali se e’ ti verrà anco bene, potrai rizzare colonne, acciò possino bisognando reggere uno tetto: la altezza de le sponde con il zoccolo, et con la cimasa sarà due braccia; et infra l’uno zoccolo, et l’altro, overo fra l’uno piedistallo, et l’altro metterai lastroni per ritto, overo muro: l’uno, et l’altro di questi habbia per cimasa una goletta,; o più tosto una ondetta, tirata per tutta la lunghezza de la sponda: il zoccolo da piede corrisponderà parimente a la cimasa. Saranno quei duoi andari di quà, et di là, che mettono in mezo la strada di mezo del ponte, fatti perche vi vadino le donne, et i pedoni, duoi scaglioni più alti, che questa via del mezo, la quale per amore de le cavalcature si lastricherà di felici: l’altezza de le colonne con gli ornamenti sarà quanto la larghezza del ponte. Il riscontro de le vie, et la piazza sono differenti solamente ne la grandezza; conciosia che il riscontro de le vie non è altro che una piazza piccola. Comandava Platone che ne’ riscontri de le vie, vi fussino spatii, et larghezza, acciò vi si ragunassino le balie con i putti, et vi stessino insieme. Et credo che ciò fusse si perche i putti stando a la aria diventassino più gagliardi, si accioche le balie vendendosi l’una l’altra diventassero più pulite, et più dilicate, et fussino manco negligenti ad errare ritrovandosi insieme tante, che osservavano una medesima scola. Certamente, che et ne la piazza, et nel riscontro de le strade sarà ornamento non piccolo se vi sarà una bella loggia, sotto la quale i vecchi padri stieno o sedendo, o passeggiando il giorno, o a farsi scambievolmente servitii l’uno a l’altro. Oltre a che la presentia de padri spaventerà, et raffrenerà la scherzante gioventu nel resto de la piazza da ogni malignità, et da ogni sciocchezza in che trascorre la età giovanile. La piazza ne sarà una dove si maneggi oro, et argento, l’altra per gli herbaggi, l’altra per i bestiami, et un’altra per legnami, et simili; a le quali si aspettano ne la Città et luoghi, et ornamenti determinati: ma quelle dove si ha maneggiare l'oro et l’argento, bisogna che sia eccellentissima sopra tutte le altre. I Greci facevano il mercato quadrato, et lo acerchiavano con logge grandissime, et doppie adornandolo con colonne, et architravi di Pietra, et sopra le logge facevano terrazzi da passeggiare. Appresso a nostri Italiani il mercato era un terzo più lungo che largo. Et perche secondo l’usanza de gli Antichi in tal luogo si vedevano esercitarsi i giuochi de la Scherma, vi si mettevano le colonne più rade, et intorno a le logge erano gli argentieri, et i banchi, et sopra il primo piano si facevano i terrazini fuori del diritto de le mura da poter vedere gli schermidori, et i magazzini che havessino a servire per l’entrata del publico. Queste erano quelle cose che egli usavano di fare. Ma noi loderemo ancora quel mercato, che sia il doppio più lungo che largo, et è conveniente che la loggia, che vi si farà atorno, corrisponda con alcune misure a la piazza, che vi resta a lo scoperto, accioche ella non paia troppo grande, essendo le logge troppo [p. 204 modifica]basse, o troppo piccola, se le logge fussino come una siepe troppo alte. Sarà quella altezza de gli edificii intorno al mercato molto comoda, se ella sarà per il terzo de la larghezza del mercato, o niente manco, che per il sesto. Vorrei che le logge si rilevassino con un piano da terra per il quinto de la loro larghezza, et che la loro larghezza fusse quanto è la colonna. Il disegno de colonnati cavisi da quello de le Basiliche: ma in questo il disegno de le cornici, fregio, et architrave insieme vorrei che fusse alto per il quinto de la colonna. Et se sopra il primo piano tu vorrai rizzare un’altro colonnato, queste tali colonne si faranno più sottili et più corte, che quelle di sotto, il quarto; et si metterà loro sotto in scambio di imbasamento uno zoccolo, che sia alto per la metà di quel primo imbasamento di sotto. Ma e’ non è cosa alcuna che adorni più le piazze, et i riscontri de le strade, che gli archi, posti in testa di esse strade. Conciosia che uno arco non è altro che una porta che sta sempre aperta. Io credo certamente, che l’arco fusse trovato da coloro che allargarono i confini de loro Imperii. Conciosia che costoro secondo che dice Tacito, anticamente usavano di allargare il luogo lungo le mura de la Città; il che dicono che fece Claudio; Conciosia che accresciuta la Città giudicavano che fusse bene che si mantenesse la porta vecchia, rispetto a la utilità, si per molte altre cagioni, si forse ancora perche tali porte fussino una sicurtà più a ribattere l’impeto de nemici, che ne dessino la carica; dipoi perche tal muraglia era in luogo celebratissimo, per questo appiccavano quivi le spoglie arrecate de nimici, et le insegne de le havute vittorie. Dipoi si cominciò ad adornare il detto arco, aggiugnendovi Epitaffi, statue, et historie. Commodissimamente collocheremo uno arco dove la via finirà nel mercato, o ne la piazza, et massimo ne la via principalissima, che cosi chiamo io quella via ne la Città, che è la più degna di tutte l’altre; et lo arco non altrimenti che un ponte, harà tre vie, per le quali si possa caminare; quella del mezo servirà per i Soldati, et le due da gli lati serviranno per le Madri, et per i Cittadini, che accompagneranno il triomfante esercito, che se ne torna a reverire insieme con loro i paterni Dii, et che andatigli incontro si rallegreranno con quello, et gli faranno festa. Havendo tu ad edificare uno arco, fa che la linea de la pianta, che va per il lungo de la strada, sia per la metà appunto de la linea che s’attraversa a la strada da destra a sinistra di detto arco, et la lunghezza di questa linea attraverso non sarà mai manco di cinquanta cubiti. Questa sorte di edificio è molto simile a ponti, ma è di quattro pile, et di tre archi, et non di più, de la più corta linea de la pianta, cioè di quella che và per il lungo de la strada, ne sia lasciata la ottava parte di verso il mercato, et altrettanto da lato di dietro, che serviranno per piante sopra le quali si harranno a rizzare le colonne per gli archi: ma quella altra linea più lunga che si attraversa a la strada, si dividerà in otto parti, due de le quali se ne assegneranno al vano di mezo, et una per uno poi a ciascuno pilastro, et a ciascuno vano. Ma i lati di mezo infra pilastri, i quali si murano a piombo per reggere l’arco del mezo insino a la mossa di detto arco, si fanno alti per due di dette parti et un terzo, et la medesima regola terrai ne l’alzare i fianchi da le bande, ne duoi archi de gli lati; percioche e’ si ridurranno a loro spatii con la simile misura. La volta sotto gli andari sarà a meza botte: gli adornamenti, che sono in cima de le pilastrate sotto l’arco, et sotto la meza botte, faccinsi, che immitino il capitello Dorico; ma in cambio di bastone, et di cimasa habbino cornici con i loro aggetti, che eschino fuori con opera Corinthia, o Ionica; et sotto la cornice a guisa di collo habbia un fregio espedito, et sotto questo un bastoncino, et un collarino, come si suol fare ne le teste de le colonne. Tutti questi adornamenti cosi raccolti insieme, saranno per la nona parte di tutta l’altezza de la pilastrata. Questa nona parte si dividerà un’altra volta ancora in nove parti minori, de le quali ne assegnerai cinque a la cornice di sopra, tre al fregio, [p. 205 modifica]et una al bastoncino et al collarino. L’arco ch’è in fronte si volge sopra la pilastrata, non sarà mai più grosso che per la decima parte del suo vano, nè più sottile che per la duodecima. Le colonne che si metteranno in faccia rincontro alle pilastrate, hanno a essere legittime, et espedite; et si farà, che con la testa loro da capo sieno alte quanto la altezza de lo arco; sieno lunghe quanto è lunga la larghezza del vano del mezo; sotto la colonna si metterà la sua basa, il suo dado, et il suo piedistallo, et in cima alla colonna il capitello o Corinthio o Toscano, et sopra questo l’architrave, il fregio, et la cornice Ionica o Corinthia, et tutte queste cose si faranno con i loro disegni et secondo i loro ordini, come ti dicemmo di sopra. Sopra si fatti colonnati nel più alto lor luogo si alzeranno certe alie di muro, alte per la metà di tutto il prima fatto lavoro, cominciandosi dal primo imbasamento sino al piano de la cornice di sopra; et la altezza di questo muro dal primo piano in su si dividerà in undici parti, la più alta de le quali si assegnerà solamente a una cornice semplice senza fregio o architrave, et una parte et mezo da basso si assegnerà a uno imbasamento che sarà una ondetta arovesciata per il terzo de la sua altezza. Le statue si poseranno espedite sopra le teste de le travi che sopra le colonne risaltano fuori del muro, per ritener quasi le colonne, et haranno sotto i piedi uno imbasamento grosso quanto è la colonna da basso: La altezza de le statue con tutto il suo imbasamento piglierà le otto parti de le undici di cosi fatto muro di sopra. Nella ultima sponda di poi di tutto questo lavoro, et massimo di verso la piazza o il mercato, si intaglieranno carrette con quattro cavagli, et statue maggiori, et animali, et effigie, et simulacri di cose cosi fatte: metterai per zoccolo a queste, sopra il quale si posino, alquanto di muro, alto per tre volte la cornice che gli è sotto, et vicina. Le statue principali che noi collocheremo in questo ultimo et più rilevato luogo, saranno più alte che quelle di sotto, le quali havevamo di già poste sopra le colonne, non più che il sesto, nè manco che i duoi noni. Nelle facciate de de mura, et in luoghi convenienti si metteranno gli Epitaffi, et le historie di rilievo in luoghi determinati, et determinati spatii, sieno eglino o cerchi quadrati, sotto l’arco: dal mezo il muro in sù sopra il quale si volta l’arco, si accomoderanno le historie di rilievo molto eccellentemente, ma dal mezo in giù rispetto alli schizzi non vi staranno già bene. Alle pilastrate per imbasamento si darà uno scaglione alto non più che un cubito, et mezo, et accioche il fuso de le ruote non lo scantoni, si farà spuntato con una ondetta a rovescio, et la ondetta sarà per il quarto de la altezza di detto imbasamento. Et di loro sia horamai detto a bastanza.