Della dissimulazione onesta/XIV. Come quest'arte può star tra gli amanti
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XIV.
Come quest'arte può star tra gli amanti.
Amor, che non vede, si fa troppo vedere. Egli è picciolo, e, come disse Torquato Tasso:
Picciola è l’ape, e fa col picciol morso |
Nondimeno è pur tanto grande, che non ha luogo da potersi in tutto nasconder, e, quando è giunto al suo centro, ch’è il cuore, se non si mostra per altra via, accende quella febre amorosa della qual era infermo Antioco e di che il Petrarca fe’ che dicesse Seleuco:
E se non fosse la discreta aita |
Quindi si può considerar come, mettendosi fuoco a tutta la casa, le faville anzi le fiamme ne fan publica pompa per le finestre e dal tetto. Tanto avviene e peggio quando amor prende stanza ne’ petti umani accendendogli da dovero, perché i sospiri, le lagrime, la pallidezza, gli sguardi, le parole, e quanto si pensa e si fa, tutto va vestito con abito d’amore. Cosí dunque di Antioco nell’amor verso Stratonica sua matrigna, ancor ch’egli tacesse, si palesò l’incendio nelle vene e nei polsi. Non avea consentito di chiamarsi amante Didone, mentre Amor in figura di Ascanio trattava con lei; ma niuna cosa mancava perché giá si vedesse accesa, come Virgilio va significando:
Praecipue infelix pesti devota futurae |
Ed ancor che andasse velando gli stimoli della piaga interna, nel progresso del suo affetto,
At regina gravi iamdudum saucia cura |
pur quello che la lingua non avea publicato fu espresso nelle strida della piaga, ch’ella stessa disperata si fe’, conchiudendo Virgilio:
illa, graves oculos conata attollere, rursus |
Di Erminia si ha, da Torquato Tasso, che avea dissimulato il suo pensiero, e ch’ella poi disse a Vafrino:
Male amor si nasconde; a te sovente |
Il medesimo dolor che tormenta gli amanti, se non bast’a far che dicano i lor affetti, si muta in ambizione amorosa di dimostrarli; e, se gli animi onesti si contentano di non manifestarsi, con gran fatica si riducono a portar intiero il manto che ha da coprir tanti affanni.
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