Della dissimulazione onesta/XIV. Come quest'arte può star tra gli amanti

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
XIV. Come quest'arte può star tra gli amanti

../XIII. Della dissimulazione che appartiene alla pietà ../XV. L'ira è nimica della dissimulazione IncludiIntestazione 25 settembre 2008 75% romanzi

XIV. Come quest'arte può star tra gli amanti
XIII. Della dissimulazione che appartiene alla pietà XV. L'ira è nimica della dissimulazione

Amor, che non vede, si fa troppo vedere. Egli è picciolo, e come disse Torquato Tasso:

Picciola è l’ape, e fa col picciol morso
pur gravi e pur moleste le ferite;
ma qual cosa è piú picciola d’Amore,
se in ogni breve spazio entra, e s’asconde?.

Nondimeno è pur tanto grande, che non ha luogo da potersi in tutto nasconder, è quando è giunto al suo centro, ch’è il cuore, se non si mostra per altra via, accende quella febre amorosa della qual era infermo Antioco e di che il Petrarca fe’ che dicesse Seleuco:

E se non fosse la discreta aita
del fisico gentil, che ben s’accorse,
l’età sua in sul fiorir era fornita.
Tacendo, amando, quasi a morte corse;
e l’amar forza, e ’l tacer fu virtute;
la mia, vera pietà, ch’a lui soccorse.

Quindi si può considerar come, mettendosi fuoco a tutta la casa, le faville, anzi le fiamme, ne fan publica pompa per le finestre e dal tetto. Tanto avviene, e peggio, quando amor prende stanza ne’ petti umani, accendendogli da dovero, perché i sospiri, le lagrime, la pallidezza, gli sguardi, le parole, e quanto si pensa e si fa, tutto va vestito con abito d’amore. Cosí dunque di Antioco, nell’amor verso Stratonica sua matrigna, ancorch’egli tacesse, si palesò l’incendio nelle vene e ne’ polsi. Non avea consentito di chiamarsi amante Didone, mentre Amor in figura di Ascanio trattava con lei; ma niuna cosa mancava, perché già si vedesse accesa, come Virgilio va significando:

Praecipue infelix pesti devota futurae
expleri mentem nequit, ardescitque tuendo
Phenissa et puero pariter donisque movetur.

Ed ancorché andasse velando gli stimoli della piaga interna, nel progresso del suo affetto,

At regina gravi iamdudum saucia cura
vulnus alit venis at caeco carpitur igni,

pur, quello che la lingua non avea publicato, fu espresso nelle strida della piaga ch’ella stessa disperata si fe’, conchiudendo Virgilio:

Illa, graves oculos conata attollere, rursus
deficit: infixum stridet sub pectore vulnus.

Di Erminia si ha, da Torquato Tasso, che avea dissimulato il suo pensiero, e ch’ella poi disse a Vafrino:

Male amor si nasconde. A te sovente
desiosa i’ chiedea del mio signore.
Vedendo i segni tu d’inferma mente:
- Erminia - mi dicesti - ardi d’amore. -
Io te ’l negai, ma un mio sospiro ardente
fu piú verace testimon del core;
e ’n vece forse della lingua, il guardo
manifestava il foco onde tutt’ardo.

Il medesimo dolor che tormenta gli amanti, se non bast’a far che dicano i loro affetti, si muta in ambizione amorosa di dimostrarli; e se gli animi onesti si contentano di non manifestarsi, con gran fatica si riducono a portar intiero il manto che ha da coprir tanti affanni.