Idilli (Teocrito - Romagnoli)/Epigrammi

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Epigrammi

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Teocrito - Idilli (315 a.C. – 260 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1925)
Epigrammi
XXIX - Fra due fanciulli Note
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EPIGRAMMI

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I


OFFERTE ALLE MUSE E AD APOLLO


Le rugiadose rose, gremito di foglie il serpillo,
sono deposti in dono alle Dive Eliconie.

A te, Pizio Peane, l’alloro che negre ha le foglie:
ché la delfica rupe con esso t’onorò.

E I ara bagnerà questo capro cornigero bianco,
die le cime ai rametti del terebinto rode.

II



DAFNI FA UNA OFFERTA A PAN



Dafni dal bianco volto, che sopra la bella zampogna
intona gl’inni agresti, fe’ questa offerta a Pane:
le cave canne, l'acuta zagaglia, il randello da lepri,
la pelle, e la bisaccia dove recava i pomi.

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III


PAN E PRIAPO APPOSTANO dafni CHE DORME


Dafni, tu dormi: sul suolo cosperso di foglie abbandoni
le stanche membra: al monte le reti or or tendesti.
Ed a spiare ti sta con Pane Priapo, che adorna
con l’ellera dai gialli corimbi il gaio volto.
Entrambi entrati sono nell’antro ad un punto: su, fuggi:
scuoti il sopor del sonno, che t’ha sorpreso, e fuggi.

VI


UN SIMULACRO DI PRIAPO


Se quelle querce e quel fosso tu giri, o capraro, una effigie
scolpita or or dal legno di fico troverai.
Non è sbucciata, orecchie non mostra, ha tre pie’; ma sbrigare
può di Cipride i riti col mascolino arnese.
Un sacrosanto recinto d’intorno qui gira; e una polla
giú dalle rupi sgorga perenne; e tutto in giro
fa verdeggiare allori, mortelle, e fragranti cipressi.
Si volge attorno, colma di grappoli, una vigna
coi suoi viticci; e i merli cinguettano, insiem con gli arguti
rosignoletti, i varii canti primaverili:
e i fulvi usignoletti rispondon coi fitti gorgheggi,
dalla bocca effondendo la lor voce di miele.
Fermati qui, la prece qui leva al vezzoso Priapo,
perché dal seno mio strappi l’amor di Dafni.
E avrà subito un negro capretto. Se invece rifiuta,
gli offrirò pel rifiuto triplice sacrificio.
Una giovenca offrirò, villoso un caprone, e un montone
cresciuto entro il recinto. M’oda benigno il Nume.

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219 V INVITO AD UN CONCERTO Vuoi, per le Muse, vuoi sul duplice flauto intonare qualche bel canto? Anch’io, presa l’arpetta mia, comincerò qualche pezzo. D’accordo con noi, la sampogna di cera aspersa, Dafni bifolco suonerà. Cosi, dietro alla quercia fronzuta che sta dietro all’antro, di Pan montacaprette disturberemo i sonni. VI A TIRSI PER LA MORTE D’UNA CAPRETTA Misero Tirsi, che avrai guadagnato, se tu col tuo pianto entrambe avrai distrutte le pupille degli occhi? Perita è la capretta, la bella bestiuola, è nell’Ade: ché, nelle grinfie sue la strinse l’aspro lupo, e gemono le cagne. Però, che ti giova, se Tossa né la cenere più resta, di lei ch’è spenta? VII SU UNA STATUA D’ASCLEPIO CHE NICIA AVEVA FATTO SCOLPIRE AD ETIONE Anche a Mileto andò, ché volea favellar con un uomo risanator dei morbi, il figlio di Peone, con Nicia, che ogni di sacrifici gli appresta, e scolpire per lui fe’ questa effigie nell’odoroso cedro, [p. 220 modifica]220

sborsando ad Etióne, mercè di sua gran maestria,
una gran somma; e prova di tutta l’arte ei fece.
I
Vili
EP1TAFIO D’UN UBRIACONE
Che mai non vada attorno briaco la notte d’inverno,
ospite, t ammonisce Ortòn di Siracusa.
Ché io colpito fui da tale destino; ed invece
della patria diletta, mi cuopre estranea terra.
IX
PEL NAUFRAGIO DI CLEONICO
Uomo, abbi cura della tua vita, né metterti in mare
quando non è stagione: se no, presto morrai.
Da le convalli di Siria, Cleònico misero, andavi
tu, per mercanteggiare nella florida Taso.
Mercanteggiavi; e quando s’immerser le Pleiadi in mare,
con le Pleiadi insieme t’immergevi anche tu.
X
PER UN MONUMENTO DEDICATO ALLE MUSE
DAL MUSICISTA SENOCLE
Per voi, per tutte e nove, o Dee, questo bel simulacro
sculto nel marmo, il musico Sènocle dedicò.
Dire diversamente nessuno potrà: per tale atto,
lode avrà dalle Muse, né obliato sarà.

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EPIGRAMMI
XI
PER LA TOMBA DEL F1SIONOMO EUSTENE
È questo il monumento d’Eustène, fisionomo dotto,
spertissimo a conoscere dal volto i pensamenti.
Detter sepolcro a lui straniero su estranea terra,
gli amici, e assai l’amarono anche pei carmi suoi.
Ebbe 1 esequie come convengono, il saggio defunto:
ebbe sebbene povero, chi di lui si curò.
XII
DEMOMELETE DEDICA A BACCO UN TRIPODE
E UNA STATUA
Memomeiète il corègo, che il tripode a te, che T effige
tua consacrò, Dioniso, dei Numi il più soave,
in tutto era modesto, sapea ciò ch’è bello e opportuno;
e con un coro d’uomini consegui la vittoria.
XIII
SU UNA STATUA D-AFRODITE URANIA
Cipride questa non è Pandemia; placa la Diva,
chiamandola Celeste, rampollo de la casta
Crisògona, che sposa fu d’Ànfìclo, e visse con lui,
e n’ebbe figli. E, sempre da te, Diva, gli auspici
prendendo, ogni anno più prosperavan: ché quanti mortali
han cura dei Celesti, sorte han migliore anch’essi.

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TEOCRITO

XIV
INSEGNA DEL CAMBIA VALUTE CAICO
Questo mio banco serve del pari nostrani e foresti:
pur che il calcolo torni, deposita e ritira.
Pretesti adducano altri: a chi glielo chiede, Cai’co
anche di notte cambia valute forestiere.
XV
EPITAFIO PER EURIMEDONTE
Conoscerò se più conto dei buoni tu fai, passeggero,
oppur se uguale onore da te riscuote il tristo.
Salute a questa tomba dirai, perché d’Eurimedonte
sopra la sacra fronte, senza gravarla, poso.
XVI
EPITAFIO PER LA BAMBINA COLOMBA
Prima del tempo parti questa bimba che aveva sett’anni,
per l’Ade, e molte sue compagne precedé,
pel desiderio, tapina, del suo fratellino di venti
mesi, che infante ancora, gustò l’amara morte.
Deh come innanzi ai pie’ degli uomini il Dèmone pose,
sventurata Colomba, le più gravi sciagure.

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XVII
EPITAFIO PER EURIMEDONTE *
Un figlio ancora infante lasciasti; e tu stesso, morendo
giovine, Eurimedonte, giacesti in questo avello.
Or tu fra gli uomini sei divini: tuo figlio, onorato
sarà fra i cittadini per la bontà del padre.
XVIII
PER UNA STATUA D ANACREONTE
Ospite, osserva bene questa statua,
e quando in patria sii tornato, di’:
«D’Anacreonte in Tèo vidi l’immagine,
sommo fra i vati che vissero un di.
A questo aggiungerai che piacque ai giovani:
tutto l’uomo descritto avrai cosi.
XIX
SU UNA STATUA DI EPICARMO
Doriese è questa lingua, d’Epicarmo è questa immagine,
che la commedia inventò.
Bacco, invece di lui, l’effigie bronzea
per te qui collocò.
Furon quei che in Siracusa han dimora, conterranei,
al concittadino loro

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riconoscenti, all’uomo che di massime
ebbe adunato un tesoro,
che per tutti disse cose profittevoli alla vita.
Grazia di ciò gli sia largita.
XX
EPITAFIO PER IPPONATTE
Del poeta Ipponatte è questo il tumulo.
Presso non ti ci far, se sei malvagio:
se probo sei, figlio di probi, siediti,
e, se n’hai voglia, dormi a tuo bell’agio.
XXI
SOPRA UNA STATUA DI ARCHILOCO
Fermati, e Archiloco antico, dei giambi l’artefice, mira.
L immensa gloria sua, volò del Vespero
sui lidi, e dell’Aurora.
Le Muse e Apollo Delio l’amarono: ch’ei della lira
maestro era, e d’armoniche compagini
di versi, alma canora.
XXII
SOPRA UNA STATUA DI PISANDRO
Primo fra quanti già poeti vissero,
quest’uom, Pisandro di Camfro, scrisse

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per voi le gesta del figliuol di Giove,
l’accorto eroe che col leon pugnò.
E quante gesta egli compie’, descrisse.
Or, poi che molti mesi ed anni volsero,
il popol, ché tu il sappi, lui medesimo
qui, scolpito nel bronzo, collocò.