Le dieci mascherate delle bufole mandate in Firenze il giorno di Carnovale l'anno 1565/Mascherata III

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Mascherata III

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M A S C H E R A T A III.  D I

M. V I N C E N T I O  G I R A L D I,  E T

M.   N i c c o l ò di Luigi Capponi

Gentil'huomini Fiorentini.

Le dieci mascherate delle bufole mandate in Firenze il giorno di Carnovale l'anno 1565. Con la descrizzione di tutta la pompa delle maschere, e loro invenzioni, 1566 (page 11 crop).jpg


VEnne doppo a questa vn'altra non meno bella e uagha, che ingegnoſa è riccha Maſcherata di duoi Gentil'huomini, M. Vincentio Giraldi, e M. Nicolò di Luigi Capponi, i quali finſero Oſiri con vna lieta compagnia di ſei Maſchere nel modo che diremo, come hareno raccontato in prima ſoccintamente alquanto della ſua storia. Fu Oſiri (secondo che scriuano i Greci, e come Diodoro Siculo nel primo libro della ſua storia dimoſtra) figliuolo di Gioue, e di Niobe figlia di Foroneo Re delli Argiui, à cui egli ſucceſſe nel Regno dopo la morte di quello. Ma non contento di quella gloria, che dentro al ſuo natio terreno, e dētro à ſuoi confini ſi racchiudeua, deliberando con il cercare paeſi lontani, e stranieri acquiſtarſi maggior fama di quella haueua, & renderſi più glorioſo, laſciato nell ammmistrattione del Regno Egialo ſuo fratello, ſe ne trapaßò nell'Egitto, la doue diuenuto Signore, per hauerſi ſoggiogati quei popoli, preſe per ſua donna Iſide figlia del fiume Inaco, detta [p. 18 modifica]

altrimenti Io, la quale ſcampata dalla ſeuera cuſtodia d'Argo, occiſo da Mercurio per ordine di Gioue, come raccōta Luciano, hauēdo quiui doue, fuggita ſi era, rihauuta la sua forma di prima, era appreſſo a quei popoli inueneratione grādißima come Dea, con nuouo nome di Io chiamata Iſide, con queſta inſieme hauendo recato gran giouamento, & vtilità a que'popoli, quella con inſegnare le Lettere, queſti varie arti, & particolarmente della cultura della Terra, (come ancora tra i Latini racconta Tibullo) trouando varie ſorti d'instrumenti per cultiuarla, meritarono honori nō ſolo grandiſſimi, ma diuini. Alla fine sendo ſtato ammazzato da vn suo fratello (ſi come tiene Seruio) detto Tifone, o vero (come altri dicano) da Sitifone Egittio, fu gran pezza per vari luoghi cercato da Iſide ſua dōna, dalla quale pur finalmente ritrovato tutto lacero, vicino a Siene, fu fatto sepellire da quella nell'Iſola Abato nella palude vicina alla gran Città di Menſi, hoggi detta il Cairo. ilqual luogo sendo cō gran superstitione reuerito da quei popoli diede ageuolmente materia à far credere à quelli, che vn vitello quiui apparſo fußi lo iſteſſo Oſiri, la onde lo incominciarono adorare ſotto tal forma, e variādol nome lo chiamarono Api, che tanto vale in lor lingua quanto a dire vitello, ancor che con altri nomi medeſimamēte ſia ſtato nominato, come ſi [p. 19 modifica]

legge alcūe uolte Serapi, altra uolta Dioniſio, hora Pluto, o ſi veramēte Ammone, e quādo ancora Pan e finalmente il Sole. Racconta Diodoro Siculo eſſere in Niſa Citta d'Arabia due colōne, una dedicata à Oſiri, l'altra à Iſi, cō queſte inſcrizzioni. e prima in quella di Oſiri.

A me è padre Saturno delli Dei, tutti il piu giouine. E sono il Re Oſiri, il qual ho ſcorſo tutto quanto il Mondo per inſino à diſabitati confini delli Indi. A quelli ancora ſono arriuato, che habitano sotto il segno dell'Orſa, per inſino al fonte del Istro, e di nuouo ho penetrate altre parti del Mondo per inſino al Mare Oceano. Ne è luogo alcuno nel Mondo alquale io non ſia arriuato, inſegnando ad ogn'uno tutte quelle coſe, delle quali io ſono ſtato lo inuentore. E in quella di Iſi.

Io sono Iſi Regina dell'Egitto inſtruita da Mercurio. le coſe, che io ho ordinate per Leggi, niuno le ſciorrà. Io son moglie di Oſiri. Io ſon la prima, laquale ho ritrouate le biade. Io ſon la madre del Re Oro. Io ſon risplendente nella ſtella del Cane. da me è ſtata fondata la Città delli Eroi. allegrati, allegrati Egitto, che mi hai nutrito.

Queſte coſe hauer fauoleggiate i Poeti, & altri ſcrittori ſi legge nel medeſimo Diodoro citato da Euſebio ne libri della preparatione Euāgelica fondate pure in ſu qualche uerità, laquale fu queſta: che gli [p. 20 modifica]

Egitij, ſtimati eſſere ſtati i primi habitatori della Terra, ammirando il bello ornamento de'Cieli, e la ſtupenda fabrica di tutto queſto vniuerſo, ſtimarono che quello, che alli occhi loro ſi rapreſentaua piu bello fußi quello ancora il uero fōdatore, e creatore di tutta queſta machina del mōdo, e finalmente Iddio: e quelli furono il Sole, e la Luna; detti da loro Oſiri & Iſi nō ſenza ſignificato: Oſiri chiamādo il Sole, come quello, che co'ſuoi molti raggi, a guiſa che cō molti occhi ſcorge, e uede tutte l'inferior parti ſi il mare come la terra et Iſide la Luna; dalla ſua antiquità, & eternità, formādola ancora cornuta, o si veramente dalla apparēza che ha, quando, è minore, o vero dal vitello ſagrato a quella ſecōdo le Leggi, e coſtumi delli Egizzij. A tutta queſta deſcrizzione fatta da noi, erano molto bene accōmodati li habiti della maſcherata, come qui appreßo ſoggiugnereno.


ERa la Bufola di queſte honoreuole maſcherata finta, e trasformata ī vn Vitello tutto nero, con vna macchia di bianco in fronte ſparto coſi per tutto: il corpo, e le altre parti di quello per dimoſtrare l'uſo di tale Animale nel lauorare della Terra, eſſere ſtato cō molte altre coſe ritrouato da Oſiri, il quale ui doueua sedere sopra, come direno. [p. 21 modifica] [p. 22 modifica] [p. 23 modifica]

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M A S C H E R A T A III.  D I

M. V I N C E N T I O  G I R A L D I,  E T

M.   N i c c o l ò di Luigi Capponi

Gentil'huomini Fiorentini.

Le dieci mascherate delle bufole mandate in Firenze il giorno di Carnovale l'anno 1565. Con la descrizzione di tutta la pompa delle maschere, e loro invenzioni, 1566 (page 11 crop).jpg


VEnne doppo a questa un'altra non meno bella e vagha, che ingegnosa è riccha Mascherata di duoi Gentil'huomini, M. Vincentio Giraldi, e M. Nicolò di Luigi Capponi, i quali finsero Osiri con una lieta compagnia di sei Maschere nel modo che diremo, come hareno raccontato in prima soccintamente alquanto della sua storia. Fu Osiri (secondo che scrivano i Greci, e come Diodoro Siculo nel primo libro della sua storia dimostra) figliuolo di Giove, e di Niobe figlia di Foroneo Re delli Argiui, à cui egli successe nel Regno dopo la morte di quello. Ma non contento di quella gloria, che dentro al suo natio terreno, e dentro à suoi confini si racchiudeva, deliberando con il cercare paesi lontani, e stranieri acquistarsi maggior fama di quella haveva, et rendersi più glorioso, lasciato nell ammmistrattione del Regno Egialo suo fratello, se ne trapassò nell'Egitto, la dove divenuto Signore, per haversi soggiogati quei popoli, prese per sua donna Iside figlia del fiume Inaco, detta [p. 18 modifica]

altrimenti Io, la quale scampata dalla severa custodia d'Argo, occiso da Mercurio per ordine di Giove, come racconta Luciano, havendo quivi dove, fuggita ſi era, rihavuta la sua forma di prima, era appresso a quei popoli inveneratione grandissima come Dea, con nuovo nome di Io chiamata Iside, con questa insieme havendo recato gran giovamento, et utilità a que'popoli, quella con insegnare le Lettere, questi varie arti, et particolarmente della cultura della Terra, (come ancora tra i Latini racconta Tibullo) trovando varie sorti d'instrumenti per cultivarla, meritarono honori non solo grandissimi, ma divini. Alla fine sendo stato ammazzato da un suo fratello (si come tiene Servio) detto Tifone, o vero (come altri dicano) da Sitifone Egittio, fu gran pezza per vari luoghi cercato da Iside sua donna, dalla quale pur finalmente ritrovato tutto lacero, vicino a Siene, fu fatto sepellire da quella nell'Isola Abato nella palude vicina alla gran Città di Mensi, hoggi detta il Cairo. ilqual luogo sendo con gran superstitione reverito da quei popoli diede agevolmente materia à far credere à quelli, che un vitello quivi apparso fussi lo istesso Osiri, la onde lo incominciarono adorare sotto tal forma, e variandol nome lo chiamarono Api, che tanto vale in lor lingua quanto a dire vitello, ancor che con altri nomi medesimamente sia stato nominato, come si [p. 19 modifica]

legge alcune volte Serapi, altra volta Dionisio, hora Pluto, o si veramente Ammone, e quando ancora Pan e finalmente il Sole. Racconta Diodoro Siculo essere in Nisa Citta d'Arabia due colonnne, una dedicata à Osiri, l'altra à Isi, con queste inscrizzioni. e prima in quella di Osiri.

A me è padre Saturno delli Dei, tutti il piu giovine. E sono il Re Osiri, il qual ho scorso tutto quanto il Mondo per insino à disabitati confini delli Indi. A quelli ancora sono arrivato, che habitano sotto il segno dell'Orsa, per insino al fonte del Istro, e di nuovo ho penetrate altre parti del Mondo per insino al Mare Oceano. Ne è luogo alcuno nel Mondo alquale io non sia arrivato, insegnando ad ogn'uno tutte quelle cose, delle quali io sono stato lo inventore. E in quella di Isi.

Io sono Isi Regina dell'Egitto instruita da Mercurio. le cose, che io ho ordinate per Leggi, niuno le sciorrà. Io son moglie di Osiri. Io son la prima, laquale ho ritrovate le biade. Io son la madre del Re Oro. Io son risplendente nella stella del Cane. da me è stata fondata la Città delli Eroi. allegrati, allegrati Egitto, che mi hai nutrito.

Queste cose haver favoleggiate i Poeti, et altri scrittori si legge nel medesimo Diodoro citato da Eusebio ne libri della preparatione Evangelica fondate pure in su qualche verità, laquale fu questa: che gli [p. 20 modifica]

Egitij, stimati essere stati i primi habitatori della Terra, ammirando il bello ornamento de'Cieli, e la stupenda fabrica di tutto questo universo, stimarono che quello, che alli occhi loro si rapresentava piu bello fussi quello ancora il vero fondatore, e creatore di tutta questa machina del mondo, e finalmente Iddio: e quelli furono il Sole, e la Luna; detti da loro Osiri et Isi non senza significato: Osiri chiamando il Sole, come quello, che co'suoi molti raggi, a guisa che con molti occhi scorge, e vede tutte l'inferior parti si il mare come la terra et Iside la Luna; dalla sua antiquità, et eternità, formandola ancora cornuta, o si veramente dalla apparenza che ha, quando, è minore, o vero dal vitello sagrato a quella secondo le Leggi, e costumi delli Egizzij. A tutta questa descrizzione fatta da noi, erano molto bene accommodati li habiti della mascherata, come qui appresso soggiugnereno.


ERa la Bufola di queste honorevole mascherata finta, e trasformata in un Vitello tutto nero, con una macchia di bianco in fronte sparto cosi per tutto: il corpo, e le altre parti di quello per dimostrare l'uso di tale Animale nel lavorare della Terra, essere stato con molte altre cose ritrovato da Osiri, il quale vi doveva sedere sopra, come direno. [p. 21 modifica] [p. 22 modifica] [p. 23 modifica]