Lettere d'una viaggiatrice/«Alla montagna debbo ritornare»/Alla frontiera

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Alla frontiera

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ALLA FRONTIERA

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Ospizio del Piccolo San Bernardo, agosto...


In qual notte terribile del decimo secolo, un’anima pia perduta fra la altezze gelide dei monti, battuta dalla tormenta di neve, morente di freddo e di fame, volgendo gli occhi al Cielo, la pia anima di Bernardo da Mentone, pensò, non a sè, ma alle migliaia di viandanti, di pellegrini, di poveretti, vagolanti nelle tetre ombre notturne, dispersi sulle Alpi, ignoranti di ogni via, senza pane, senza fuoco, senza tetto, esposti alla morte, a ogni passo? In quale ora paurosa di pericolo mortale, san Bernardo aspettò l’ora estrema, ma volle che fosse risparmiata a tutti i miseri viatori delle montagne, smarriti sulle altezze ove niuno può riconoscere [p. 448 modifica]sentiero, ove tutto diventa periglio, il continuare la sconosciuta via o l’arrestarsi? Chi sa! Il semplice monaco, la cui vita esemplare e ardente di carità cristiana, si aggirò sempre fra le sgomentanti cime della catena del Monte Bianco, — e che dovevano mai essere di pauroso, dieci secoli fa! — ebbe una di quelle idee umili e profonde di bene, sgorgate da un impulso indomabile di sentimento e che da oscure e brevi, qual sembrano, diventano, poi, nella realtà della vita, grandi, feconde, luminose, apportatrici di consolazioni temporali e spirituali, per anni, per centinaia di anni, per decine di secoli. La storia sacra dice che il fraticello di Mentone, venuto dalle spiagge benedette di sole e di calore, alle bianche e gelide solitudini dei monti, dice che il buon santo, volontariamente vagante sulle cime più orride, nella notte, usciva da una sua capanna, e accompagnato da un grosso cane, da lui educato, a ricercare le traccie umane fra i nevai, fra i mortali ghiacciai, cercava coloro che, avventuratisi per miseria, per imprudenza, lassù, lassù, non avessero più scampo; e la piccola immagine dipinge il fraticello, fra le nevi eterne, [p. 449 modifica]seguito dal suo cane, alla ricerca di qual morente da salvare. Egli trasportava i semivivi nella sua capanna e li faceva rinvenire al calor del fuoco, con qualche cordiale, e dava loro del cibo e un tetto; e all’indomani, per vie meno tremende, li conduceva sino a un punto ove potessero tornare alle loro case o raggiungere il paese, scopo dei loro passi. Qual mai notte alta, lunga, triste, tetra, in cui sentì le sue forze mancare e chiese, al Signore, coraggio e vita per compire la sua opera, qual mai notte più orrenda delle altre, gli ispirò la volontà di perpetuare, nel tempo dei tempi, soccorso ai perduti sulle Alpi? Chi sa..... Da dieci secoli, per opera di san Bernardo da Mentone, ai due valichi più percorsi della catena del Monte Bianco, verso la Francia e verso la Svizzera, i due ospizii del Piccolo San Bernardo, del Gran San Bernardo, continuano costantemente, tenacemente, largamente, con pietà di cristiani, con ardore di cattolici, con civiltà di uomini, il soccorso a ogni viandante, ricco o povero, di qualunque nazione sia, a qualunque religione appartenga. [p. 450 modifica]


L’ospizio del Piccolo san Bernardo sorge a duemila duecento metri sul mare: la frontiera francese è a duecento passi, a diritta del grande fabbricato, tanto che la facciata di oriente di questo guarda la Francia, e quella di occidente l’Italia. Vi si va, da Aosta, in nove ore di vettura; da Prè Saint Didier, in quattro ore; da Courmayeur, in cinque ore. La via è ottima: veramente ottima, perchè costantemente percorsa da carrozze, carri, viandanti, alpinisti, ciclisti, e per sino di automobilisti. Si percorre tutta la deliziosa valle della Thuile, cara, cara, nella memoria di chiunque l’ha percorsa una sol volta, tanto ella è pittoresca, ombrosa, fresca, col suo bianchissimo ghiacciaio del Ruitor, all’orizzonte, coi suoi grandi boschi verdi, che la serrano. Man mano che si ascende, verso il Piccolo San Bernardo, il paesaggio si ingrandisce, diventa maestoso, e se le praterie continuano, coi loro smeraldi molli [p. 451 modifica]di rugiada, coi loro fiorellini dalle tinte sempre più delicate, gli alberi scompariscono: oltre i milleottocento metri, e è ben difficile trovare, più, boschi e boschetti, il verde dei pascoli, soltanto, si alterna con le roccie, brulle. Ancora, in agosto, vi sono anfrattuosita di terreni, ove restano dei nevai, intatti: tutto il sole estivo non è giunto a liquefare quella neve, e fra quindici giorni forse, o prima, fioccherà di nuovo e la nuova neve verrà ad aggiungersi colà. L’aria è lievissima: la luce è limpidissima: un picciol lago s’incornicia fra i pascoli, verde sugli orli, azzurro in mezzo, secondo che rifletta le prode o il cielo. Un silenzio alto è intorno, infranto solo dai campanelli dei cavalli, che ci trasportano e tinniscono, al piccolo trotto delle povere bestie, che sentono il ricovero vicino. Allo squillo argentino, ecco, dall’ospizio, per la rozza strada esterna, i grandi cane di san Bernardo, i grandi cani possenti, che non temono il freddo, che conoscono i precipizii, che hanno occhi così dolci, così umani, più belli, certo, di tanti sciocchi o perversi occhi umani E giorno: è estate: noi siamo placidi e curiosi touristes, [p. 452 modifica]niente altro: e pur guardiamo questi cani con tenerezza, pensando a quante esistenze umane d’inverno, di notte, nel terrore di una morte inevitabile e imminente, essi, precedenti i custodi dell’ospizio, hanno dato la salvazione e la vita. È mezzogiorno e mezzo: nell’allegra ora estiva, l’ospizio è pieno, da cima a fondo, e vi si fa colezione, nelle due vaste stanze da pranzo, e si va e si viene, dall’una all’altra stanza da letto, e i pianciti di legno risuonano di passi, d’ogni qualità di persona, e nella saletta del telegrafo, la piccola Morse stride e nel piccolo ufficio postale, ognuno cerca cartoline illustrate da mandare agli amici, mentre chi ha già fatto colezione, fa cento passi, oltrepassa la frontiera e si trova in Francia, se vuole ridere e scherzare con gli chasseurs francesi che hanno un forte, poco lontano e che vanno caprioleggiando fra gli spalti erbosi o rocciosi. [p. 453 modifica]


L’ospitalità è gratuita nell’Ospizio del Piccolo san Bernardo: e tutti i numerosissimi viandanti, operai, agricoltori, venditori ambulanti, piccoli industriali, vagabondi, mendichi, che passano per il più importante e il meno difficile nostro valico alpino, quasi sempre a piedi, sono accolti, cibati, hanno un letto, per una notte per. due notti, sino a tre, senza nulla pagare. I signori, i ricchi, quelli che si danno il bizzarro piacere di transitare in carrozza, dall’Italia alla Francia, sono tenuti a una elemosina, secondo la loro generosità, o, se non sono generosi, a una tassa fissa di due lire e cinquanta, per colazione o pranzo: l’alloggio, è gratuito per tutti. Naturalmente vi è terza classe, seconda classe e prima, per dormire. Ma il cibo è sano ed abbondante, anche per ogni poveretto: l’alloggio è pulito, decente, anche per i vagabondi e per i mendichi’ Vi si trova ogni cosa, carni fresche, latte, uova, [p. 454 modifica]the, cioccolatte, e pane fresco, e per sino biscotti inglesi, e le piccole gelide frutta alpine, piccole prugne, piccole pesche e aciduli lamponi. Le stanze del secondo piano, le migliori, valgono meglio, per la nitidezza, di quelle di molti alberghi: e vi è una piccola biblioteca e vi è la cappella;, vi è insomma, tutto un piccolo mondo, in quell’alta solitudine. E sapete voi quanta gente è ospitata, ogni anno, al Piccolo san Bernardo? Da dodicimila a quindicimila persone. Da metà luglio a metà settembre, varcano la frontiera, dopo essere stati ospitati, da cento a centoventi persone, al giorno. Ma più tardi! Più tardi, sono tutti poveri, che bussano a quella porta ospitale e sono alloggiati e cibati nel nome di san Bernardo. Questi, questi sono i più sventurati, costretti a valicare il passo alpino, nei mesi più duri, nelle giornate più corte, con un freddo che fa scendere il termometro a diciassette gradi sotto zero: e per costoro è più utile, più necessaria, più efficace la carità del provvido e benefico ospizio.... Regge da trenta anni, forse, l’aspro e nobile ufficio di direzione, un pio sacerdote, l’abbate [p. 455 modifica]Chanoux, singoiar tipo di figliuolo delle alpi, innamorato del suo compito mistico e temporale, chiuso, lassù, fra le nevi, per sei mesi dell’anno, talvolta, senza uscire all’aperto: e regge il suo incarico per conto dell’Ordine Mauriziano che, adesso, amministra l’Ospizio del Piccolo San Bernardo. E a dieci secoli di distanza, ogni anno, quindicimila persone umane, d’ogni paese e d’ogni età, sono confortate dall’idea, dal sentimento, dalla volontà del piccolo frate di Mentone: e molte fra esse, sono fra le più povere e le più infelici creature di Dio: e molte di esse sono, così, scampate dalla morte, e poiché la carità ha spirito universale, poiché essa nulla distingue, nella sua nobil fiamma, il monumento a san Bernardo da Mentone sorge alla frontiera, perchè le braccia del santo possano stendersi ai poveri delle due nazioni, di tutte le nazioni, valicanti il passo alpino..... [p. 456 modifica]