Lettere d'una viaggiatrice/«Alla montagna debbo ritornare»/Santuarii alpini

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Santuarii alpini

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SANTUARII ALPINI

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Notre Dame de Guèrison, agosto...


Ovunque sorga sul verde intenso dei prati, sul fondo oscuro e aspro delle rocce, ai piedi delle bianchezze immacolate dei ghiacci smaglianti al sole, fra i macigni immani che le valanghe invernali precipitano dagli altissimi picchi alle terre più basse, lungo le spumanti sonore correntie dei fiumi e dei torrenti, nei brevi pianori ombreggiati dalle conifere, ovunque sorga un picciolo gruppo di casette alpine nerastre, coi tetti spioventi perchè non vi si arresti nel verno la neve, con le finestruole piccole, con le esterne scalette di legno bruno, ovunque un villaggetto si raggruppi, un campanile si eleva, assai alto, bianco, snello, tutto [p. 436 modifica]candido nell’ora mattinale, tutto biondo nell’ora meridiana tutto roseo nell’ora crepuscolare. Di lontano, salendo, scendendo, voi, forse, non vedete il modesto gruppo di casette, ma nel puro orizzonte, nell’aria nitida, il campanile vi appare e voi sentite che, colà, uomini, donne e bimbi sono raccolti, a vivere semplicemente, oscuramente, ma in comunicazione quotidiana con un Dio buono e misericorde. Così alti, i campanili delle chiesette alpine! Sembrano fari di pace e di pietà fatti per placare, da lontano, da vicino, ogni inquietudine profonda dello spirito, sembrano fari di riposo e di tenerezza, per tutti coloro che vanno, stanchi, per le vie alpestri, e dubbiosi della meta, diffidando delle proprie esaurite forze, presi, ogni tanto, da quelle mortali lassezze delle fibre, che atterrano. Alti i campanili, ma piccole, disadorne, rustiche le chiesette a cui appartengono. Massime nelle piccolissime frazioni di villaggio, il cui capoluogo è lontano, non vi si dice messa neppure la domenica, poiché i preti mancano, a tanta distanza, in posti così impervii, così erti e nascosti fra i monti. Vi si dice messa [p. 437 modifica]solo tre o quattro volte l’anno, ma qualcuno prende cura della chiesetta: qualche vecchio, qualche vecchia donna, qualche storpio, l’apre ogni mattina, la pulisce, la tiene netta e linda, malgrado la povertà, malgrado la rusticità: di mattina e di sera, sovratutto di sera, le donne e anche gli uomini vanno a dirvi le loro divozioni, assiduamente. Alla domenica, all’alba, essi si partono in gruppi, in file, e per due o tre ore camminano, camminano, andando al capoluogo lontanissimo, ove si dice messa, ogni domenica; nessuna fatica, nessuna distanza sembra loro troppo grande, pur di raggiungere la loro Chiesa Madre. E, dopo, quietamente, si avviano al ritorno, facendo altre ore e ore di strada, in silenzio , con quella pazienza e quella costanza muta, che sono una delle tante virtù di questa forte razza. La loro fede è profonda, è tenace, è incrollabile. S’inginocchiano in un angolo delle loro alte parrocchie e stanno sempre inginocchiati, a capo chino: non si guardano attorno, non hanno curiosità o vibrazione: una emozione austera è sul loro volto consunto, talvolta, dalle privazioni e dalle fatiche: e la [p. 438 modifica]loro umiltà è così grande, il loro interiore abbandono spirituale è così semplice e così completo , che, forse, mai anime furono in così segreta e così diretta comunicazioni col Signore.


Ma ove il cuore trafitto ed esaurito, nostro, meglio si abbatte in una solinga, taciturna commozione mistica, è negli alti santuari alpini, sorgenti, bizzarramente, in mezzo al deserto di un paesaggio maestoso, ove non sono né villaggi, né case, né altro che la grandezza e la solennità ’ della natura: sono santuari antichi, eretti da diecine di anni e forse da centinaia sulle vette più estreme e più diffìcili; eretti da un’antica pietà, dal bisogno di pregare più presso a Dio, in solitudine, in solitudine; eretti dallo sgomento di viaggi aspri e perigliosi su quelle altezze, come riposo, come rinfrancamento all’animo e al corpo, eretti dalla gratitudine dei pericoli scampati. Oh scopo segreto, [p. 439 modifica]salire a uno di questi santuari, sentinelle avanzate della fede, fra le rocce, fra le nevi, salire a una di queste chiese tradizionali, meta di pellegrinaggi da tutte le valli vicine e lontane, meta di bisogni dello spirito, ora violenti e ora tenui, santuari vuoti e muti, ma ove è presente il Signore, più che mai, più che altrove..... Uno ve ne è, dei più leggiadri e dei più affascinanti; alle falde del Monte Bianco, chiamato Nostra Donna della Salute. Sorge sovra un ciglio di un alto precipizio, sulla via che da Courmayeur va al nero lago di Combal e al Colle della Seigne, sul crinale di frontiera della Francia. Alle spalle del bianco santuario, ove Maria Vergine prende il bel nome della Salute, gli orridi ghiacciai di Fresnay, del Brouillard, dalla Brenva, si estendono, salendo, salendo, verso il gigante dei monti italiani, verso le due spaventose Aiguille bianche e Aiguille noire; e si può dire che questo picciol tempio stia confitto fra i ghiacciai che lo circondano.

Nostra Donna della Salute è stata ricostruita sette volte, poiché in inverno è costantemente minacciata dalle frane e dalle valanghe. Di [p. 440 modifica]estate, con le vie appena accessibili, vi si dice messa ogni domenica: una sola messa, a un’ora fissa, che tanta gente pia viene ad ascoltare, di lontano, d’assai lontano, ma ciò solo per tre mesi, in luglio, in agosto e in settembre. Dopo, tutta la imponente valle dell’Allée bianche a cui appartiene Nostra Donna della Salute, si copre di neve: né la grande strada, né le piccole, né i sentieri alpestri, sono percorribili da piedi umani che non vogliano cercare una morte certa. Nessuno più dice la messa a Nostra Donna, salvo in qualche rarissimo giorno mite dell’inverno. Vi è un eremita, diciamo così, cioè un povero uomo, un custode, isolato, lassù, fra le nevi, con una cameretta accanto alla chiesa, che prende cura, per i nove tremendi mesi da ottobre a giugno, di questo santuario. Qualcuno, ogni tanto, venendo dalla Francia, venendo dall’Alta Savoia, vi si ferma a pregare, già miracolosamente salvo da quello che sono di duro, di spaventoso, di accasciante i valichi alpini, a piedi, in inverno. [p. 441 modifica]


Innanzi alla bella immagine di Maria e intorno, intorno, sulle pareti, sono attaccati gli ex voto, di coloro che ebbero, da Lei, le grazie che consolano ed esaltano. Qui, in questo santuario, un mese fa, il duca degli Abruzzi, seguito dalle sue fedeli guide alpine e da una folla di valligiani, fece dire una messa di requie per l’anima di Ollier, la guida di Courmayeur che andò con lui al Polo e non ne tornò più. Il duca udì questa messa, nel piccolo santuario, e pregò fervidamente. Io vi incontrai, uno dei giorni che vi salii, un gruppo di quattro ragazze dell’Alta Savoia che viaggiavano da giorni, a piedi, per venir a pregare innanzi a Nostra Donna della Salute: avevano compiuto il pellegrinaggio piamente: ora, ridevano e scherzavano. «Qu’avez vous demandé à la Sainte Vierge?» Chiesi a una di loro, che le guidava. «Le bonheur, madame» — mi rispose — [p. 442 modifica]«Le bonheur? Quel bonheur?» insistetti, io. «La sante et la paix, madame, la paix» replicò l’altra, già andandosene. Ah sì sì, per le anime pure, per le anime candide, la felicità non consiste nel piacere, come tanti credono e come tanti chiedono..... Per chi entra in una di queste chiesette altissime, così vicine al Cielo, così scevre d’ogni vano ornamento, così fatte solamente per raccogliersi, per pregare, per chi piega le ginocchia sovra uno di questi grezzi banchi di legno, in una solitudine perfetta e augusta, per chi inchina il capo sulle mani e si mette ai piedi del Suo Signore, in un’ora di elevazione mistica schiettissima, la salute morale discende nell’anima malata, scacciandone le tristizie, le bassezze, le volgarità, gli impuri desiderii, le misere ambizioni. Dai modesti cristalli delle finestre, lo spettacolo solenne del paesaggio, esalta a un ideale vasto e puro: la beltà maestosa e austera delle cose, che un Dio possente e clemente ci elargì, fa vibrare di un muto entusiasmo tutto lo spirito: le immagini della Vita e della Morte, più nobili, più solinghe e più rigeneratrici invadono la fantasia: le [p. 443 modifica]figure semplici e pure del dovere, della pietà, della tenerezza, di ogni misericordia, quasi quasi appariscono, in una nivale visione. O altari disposti fra i ghiacci eterni, giammai, giammai, orando innanzi a voi, niuno oserà chiedere altro che una felicità fatta di profondi, spontanei sacrificii, di alte abdicazioni e d’ineffabili compensi spirituali, compensi chiusi nei recessi più segreti della coscienza. [p. 444 modifica]