Notizia di un manoscritto miniato già appartenente a Francesco I. Re di Francia

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Gian Francesco Galeani Napione

1825 Indice:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu Testi scientifici Notizia di un manoscritto miniato già appartenente a Francesco I. Re di Francia Intestazione 25 novembre 2021 25% Da definire


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NOTIZIA

DI UN MANOSCRITTO MINIATO

gia' appartenente

A FRANCESCO I. RE DI FRANCIA

di S. E. il Sig. Gian Francesco Galeani Napione di Cocconato.




Letta nell'adunanza dei 17 aprile 1823.


Un Manoscritto non più antico del Secolo XVI, mancante, tronco, lacero, in tutti i modi malconcio, e che, non diverse dir lTi’^vl p^’ts, si pou-ebbe da quel Deifobo di Virgilio:

lacerum crucleliter ora
Ora, manusque ambas, populataque teinpora raptis
Auribus, et Iruncas inhonesto vulnere nares,

pare che meritar non si possa gli sguardi di un Bibliografo, nè di un erudito. Ridotto in cosi deplorabile stato, degno e ciò non ostante, per diversi rispetti, per mio avviso di particolare considerazione. Questo Manoscritto, già posseduto dal dotto Arcivescovo nostro di Torino, editore di Attone, Monsignor Carlo Buronzo del Signore, passò nelle mani di S. E. il Sig. Conte e Cavaliere GranCroce D. Luigi Gattinara di Zubiena intelligenle e colto Personaggio, raccoglitore zelante di Libri appartenenti alle Belle Arti, ed alla Letteratura, segnatamente Italiana, da cui clii scrive l’ebbe gentilmente in comunicazione; ed alle Belle Arti per l’appunto, ed alla Letteratura Italiana e Francese ad un tempo appartiene il Codice di cui intendo di ragionare.

[p. 225 modifica] Contiene questo il Comento in Lingua antica Francese a due Capitoli del Petrarca del Trionfo di Amore; ed i versi del Petrarca sono letleralmcate in parecdii sqiiarcj trascrilli in Lingua Italiana; ed a ciascuno sqnarcio segue il Comento Francese. II Tilolo, che si legge toella prima facciata, die tuttora esisle, si e quesio: Trojsieme, et quatriesme Chappitres du premier Triumphe de Rfessire Francois Pelrarquc, qui est’ le Triumphe tf Amour: dico tultora esiStente, altesoche pare che mancliino al Manoscritto p^recclij foglj in principio; cd inollre il caraltcre di esso Tilolo, tuUoche antico, e diverso da quello adoperalo dall’Amanuense in luUo il Comento Francese, dal che arguir si potrebbe, che già anticamente fossero stati stralciali i primi foglj. Questo Titolo poi, che sebbene, come dicca, e di carallere antico, e pero diverso da quello adoperato nel Manoscritto, risulta inesatto. Che ne sia il \ero, ne’ fogli che rimangono si leggono vcrsL del Secondo Capilolo del Trionfo di Amore, -e non già solamente del Terzo e del Quarto. Ne’ foglj mancanti in principio forse eravi anche il Primo Capitolo, onde si vuol credere, che non già i due soli ultimi Capitoli, ma tulti quattro comprendesse i Capitoli, che compongono esso Trionfo di Amore.

Ma per venire alia descrizione del Manoscritto, ed ai caratteri, a dir cosi, esteriori del medesimo, e desso di un sesto, che si puo assomigliare all’ottavo piccolo, dorato sui foglj, in pulite e sotlili membrane non aifogliale (motive per cui non si puo riconoscere quali e quante sieno le pagine mancanti), legato in legno, ma che si vede che era coperto di velluto verde da alcuni pezzi che ancora ne rimangono. Molle erano le miniature che lo fregiavano; le piii grandi barbaramente da mano indotta, o fanciullcsca tagliate via, nel qual modo si sono perdute parimente quelle parti del manoscritto, che nella parte oppo«ta della facciata corrispondevano alia minialura. Le Letiere Iniziali sono messe a oro, in campo la maggior parte bipartito, meta azzurro, e meta rosso; molti son pure i fi’egj, che tuttora rimangono inline dei diversi Capi del Comento, [p. 226 modifica]e per riempire i vuoti lasciali negli a linea, anche questi in oro sopra fondo rosso, ed azzurrO.

II gusto poi tanto delle Lettere Iniziali, quanto di questi fregj pende a quello, che dicesi volgarmente Gotico, il che dà a divedere che fu opera di miniatore Francese, e non già Italiano. In fatni, non ostante che, il Vinci, ed il Cellini, e que’ tanti Artisti Italiani chiamati in Francia da quel gran Fautore delle Belle Arti Italiane, il Re Francesco I, si adoperassero cotanto per isbandire 1a barbarie Gotica, si durò lunga fatica a porre suUa buoua strada i callijirafi, ed i niinialori Fraiicesi. Ad ogni modo clii lavoro attorno a quel libro ornatissimo, non si dipart\ dal gusto e daU’antica pratica di qiiell’Arte, che alhuninare chiamasi in Pavigi, coine diceva Dante parlando do’ tempi suoi; e quando era nuovo e pulito, c nella sua pcrfetta integriia non dovca disconvcnire ad una inano eziandio Regale.

Di fatto, non solo ei’a questo galante Manoscritto proprio del sopraccennato Re Francesco I., ina cio che da palesementc a divedere quanto caro gli fosse, si e che seco in gucrra lo reco, cose tutte che render debbono preziose quelle reliquie (che ben ci e forza al presente di chiamarlc tali), che ancora ce ne rimangono. Non lascia dubitare di quanto qui si asserlsce la Nota in Lingua Spagnuola di carattero anlico, che, per buona sorte si legge tuttora uella prima facciata del Manoscritto, la quale si e ia segucnte:^: « Este Libro fue del Rei Frañ de Francia, el qual fue preso En « la Batalta. . Pavia arra es de Don P. de Vargas Gou de INovai’a (t por su MA ^. E peccato, che questa Nota non contenga pure H tempo preciso, ed il raodo in cui D. Pietro di Vargas lo acquisto. Forse polr:\ cssergli stato i-egalato da quel Girolamo Britonio Poeta, o piuttosto Verseggiatore Italiano, che sappiamo che si irovo alia Battaglia di Pavia (lontano pero dal pericolo a custodire il bagaglio), e che dopo la sconfitta de’ Francesi attese ad ordinare le Accrd°"B. adie Scritture del Re Francesco trovate tra le spoglie, e che usava coi

SrirDfc di Torino /^ 1. . I ^. ^

vui. i;. p. a»i. orandi specialmente Spagnuoli, come altrove si e accennato.

[p. 227 modifica] Del limanente il Re Francesco I., geniale della Poesia Italiana, ma mollo più ezianclio inclitiato agli amori, slimava, per avveutura, anclie \nii (U quello cl»e intendesse, il Petrarca che ctlehru con qwei sttoi nolissimi versi FraRcesi; doTea percii» gradire non poco di ftvcre nella lin£^ua sua pro^iria un Comento, specialmenle del Trionfo di Amore. Clii abbaiidasS’-, di ot\o potrebbe csaminare (ulta la ),artc che ce no rimanc Uitlora, iiel Manoscrillo di cui si tralta. Noii si erode peraltro, clie in csso si cwilengauo ne peregrine osservazioni, nc aneddoti curiosi, da quanto almeno si e potato vilex-are scowendolo, e leggendone parecclij squarcj. ti reStringcrcmo pcrtanto ad alcune osservazioni generaii.

Ill primo luogo si vuok avveitire, che il Calligrafo Francese adopro nel suo Manoscritto tre diverse forme di caratteri. Il testo del Petrarca è in carattere corsivo da’ Francesi detto Italico, che si è quello che usavasi in principio del secolo XVI in Italia scrivendo correntemente, trasportato, per quanto attestano i Bibliografi, nella stampa dal Manuzio nel suo Petrarca dell’ anno i5oi: l’altro Carattere che incontriamo nel noslro Manoscritto, nei testi, che vengono allegali in Lingua Latina, si e il bel carattere tondo fermo, che in Italia parimente usavasi per li Codici nel i^oo, imitato poscia nelle belle prime Edizioni de’ Quattrocentisti, che si scambiarono talvolta (massimamente qualora in pergamena e miniate) con Codici manoscrittl; carattere, che si e al pi-^sente cjuasi il solo adoperato nelle stampe di tutte le colte nazioni. La terza forma di caratteri poi, che troviamo adoperata in tutto cio che riguarda il Comento, si e il Carattere Galltco anlico corsivo adoperato ancora al di d’oggi nelle BoUe Pontificie, e le di cui traccie, non ostante che sotto il Regno di lyuigi XFV. si fosse adottato il bel carattere corsivo tondo Italiano, riinasero nelle Sciitture Notariesche e Mercantili Francesi; e giunsero a deturpare n\timamcnte coHe loro forme angolose ed ineleganti la bella Scrittura corsiva Italiana rotonda.

Altra coDsiderazione da farsi si e, che ad onla del Insso Tipografico [p. 228 modifica]che vantano le magnifiche edizioni moderne in istampa, pii rldoiKJ ( per dirlo con ospressionc Danlesca ) le carte dei fainosi Codici della Laurenziana, e di altre Biblioteche d’ltalia, con que’ candelabri ed altri fregj elegantissimi, bassiriliev’i e camei, e principalmente cjuelli lavorali verso il fine del i4oo: e principio del i5oo^ die lion quelle delie più pregiale edizioni di Parma, . di Londra, , e di Parigi; Ne so, che alcuno siasi giammai innamorato di ualibro dei più belli, uscito dai torclij del Didot, del Baskerville, Oj del nostro Bodoni a tale di parlarne coUe espressioni, di cui si vale il possessore di un Codice del Petrarca scritto e miniato nell’anno iS’^o, non dissimili da quelle di un’amante depiii caldi, come risulta dalla Nota posta in fine del Codice dal predelto suo antico possessore, e riferita dall’ Abate Cav. Sebastiano Ciampi nelle .loi?’. viiTX" annotazioni alle erudite sue Memorie della Vita di Messer Ciu»

Messir Ciiio

e’SS:<L\’,J’.m. da Pistoja: , ;

(( Die XXIII. Madii MCCCLXX ■ (( hodie completum mihi tradidit poetam

(( steplianus canossa miraculosus artlfex

« qui litteris novioribus et stilo veuustissimo. ,

(( cum CCCL. septem;

« figuris aureis pai’vulis

(I et duabus oppido maioi’ibus

« ornavit in pellucida

« membranula j i

« meo jussu

« dulcissimum petrarcam

« cum quo edere et cubare

« cum. quo vivere et mori ■volo. .. Non saprei, se, dilettante nessuno delle più splendide moderne Stampe, mangiar volesse e dormire in compagnia con una delle piu belle edizioni in foglio Bodoniane, come col suo miniato Codice quel buon Trecentista.

Per illuslrazioae della Storia della Paleografia sarebbe desiderabile, [p. 229 modifica]che si pubblicasse un Saggio o facsimile di que’ caratteri, con cui venne scritto, vale a dire: literis novioribus et stilo venustissimo, che doveano essere diversi da quelli allora comunemente adoperati. Intanto conchiuderemo questo breve cenno intorno al sopradescritto Manoscritto del Petrarca, già appartenenle al Re Francesco I; con osservare, che, anche durante più d’un intiero secolo dopo l’invenzione resa comune della stampa, si conservo l’usanza di presentare ai Principi e gran Signori i libri dedicati loro, o per essi destinati, scritti a penna da Calligrafi pulitamente, in sottili membrane candide, miniati ed ornatissimi. Stupendi Codici con miniature elegantissime di opere del celebre Claudio di Seyssel Arcivescovo nostro di Torino si conservano nella Biblioteca della Regia Università; e senza dilungarmi a recarne in mezzo altre prove, basti l’esempio del libro contro Lutero indirizzato a Papa Leone X. dal Re d’Inghilterra Enrico VIII. non ancora pervertito, scritto a penna in pergamena, che tuttora si conserva nella Biblioteca Vaticana.