Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4236

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[p. 170 modifica] di persone oziose, che vogliono passare il tempo, in somma un trattenimento dell’ozio, inventato, come tanti e tanti altri, nel seno della civiltà, dall’ingegno dell’uomo, non ispirato dalla natura, ma diretto a procacciar sollazzo a se e agli altri, e onor sociale o utilità a se medesimo. Trattenimento liberale bensí e degno; ma non prodotto della natura vergine e pura, come è la lirica, che è sua legittima figlia, e l’epica, che è sua vera nepote. - Gli altri che si chiamano generi di poesia, si possono tutti ridurre a questi tre capi, o non sono generi distinti per poesia, ma per metro o cosa tale estrinseca. L’elegiaco è nome di metro. Ogni suo soggetto usitato appartiene di sua natura alla lirica; come i subbietti lugubri, che furono spessissimo trattati dai greci lirici, massime antichi, in versi lirici, [p. 171 modifica]nei componimenti al tutto lirici, detti θρῆνοι, quali furon quelli di Simonide, assai celebrato in tal maniera di componimenti, e quelli di Pindaro: forse anche μονῳδίᾳ, come quelle che di Saffo ricorda Suida. Il satirico è in parte lirico, se passionato, come l’archilocheo; in parte comico. Il didascalico, per quel che ha di vera poesia, è lirico o epico; dove è semplicemente precettivo, non ha di poesia che il linguaggio, il modo e i gesti per dir cosí. ec. (Recanati. 15 dicembre 1826).


*    Alla p. 3177. Noterò qui, come cosa solamente poco nota oggidí, e curiosa da sapersi che lo stesso argomento della Gerusalemme, nello stesso tempo del Tasso fu trattato in un poema latino di dodici libri, intitolato la Siriade, da un altro italiano, cioè da Pietro Angelio, o degli Angeli, da Barga (Castello di Toscana 20. miglia lontano da Lucca), nato del 1517 e morto del 1596 a’ 29 febbraio (non un intero anno dopo il Tasso, morto a’ 25 Aprile 1595), versificatore e prosatore italiano e latino, certo non indotto, e a’ suoi tempi, ed anche appresso, molto stimato, il quale aveva viaggiato in Levante, per la Grecia e per l’Asia, andato a Costantinopoli in compagnia d’uno inviato del Re di Francia, ed aveva per zelo ed onore della nazione italiana ucciso un francese ché parlavane con disprezzo, onde incorse poi in gravi pericoli. Vedi Tiraboschi secolo XVI, libro III, capo 4, § 50 e Dati, prefazione alle prose fiorentine nella Raccolta di prose a uso delle regie scuole di Torino, Torino 1753. p. 633. Non saprei dire qual de’ due, il Tasso o l’Angelio, fosse primo a concepire questo bell’argomento, o se l’uno senza saputa dell’altro. Ciò solo interesserebbe in questo particolare (19 dicembre 1826). Vedi l’orazione in lode dell’Angelio, recitata