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modTesto in evidenza
Le mie Prigioni.jpg
Le mie prigioni è un testo puramente autobiografico scritto da Silvio Pellico che si svolge in un arco di tempo che va dal 13 ottobre 1820, data in cui venne arrestato l'autore, al 17 settembre 1830, giorno del suo ritorno a casa.

In essa Pellico descrive la sua esperienza di detenzione nel carcere dello Spielberg in seguito alla sua adesione ai moti carbonari.

Pellico iniziò la stesura dell'opera nel 1831, incoraggiato dal suo confessore, e la concluse nel 1832.



modImmagine in evidenza
Nastagio degli Onesti, amando una de' Traversari, spende le sue ricchezze senza essere amato. Vassene, pregato da' suoi, a Chiassi; quivi vede cacciare ad un cavaliere una giovane e ucciderla e divorarla da due cani...



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mod Chi ben comincia...

Ci sono libri che iniziano così:


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Odio l'usata poesia: concede
comoda al vulgo i flosci fianchi e senza
palpiti sotto i consueti amplessi
stendesi e dorme.

A me la strofe vigile, balzante
co 'l plauso e 'l piede ritmico ne' cori:
per l'ala a volo io còlgola, si volge
ella e repugna.

Tal fra le strette d'amator silvano
torcesi un'evia su 'l nevoso Edone:
piú belli i vezzi del fiorente petto
saltan compressi,

e baci e strilli su l'accesa bocca
mesconsi: ride la marmorea fronte
al sole, effuse in lunga onda le chiome
fremono a' venti.


come prosegue?


modTesti a fronte

La favola di Fedro del Lupo e dell'Agnello è un saggio di triste denuncia della prepotenza dei violenti sui deboli innocenti.

Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant
Siti compulsi; superior stabat Lupus
Longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
Latro incitatus iurgii causam intulit.
«Cur» inquit «turbulentam fecisti mihi
Aquam bibenti?» Laniger contra timens:
«Qui possum, quaeso, facere, quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor».
Repulsus ille veritatis viribus:
«Ante hos sex menses male» ait «dixisti mihi».
Respondit agnus: «Equidem natus non eram».
«Pater hercle tuus» ille inquit «male dixit mihi».
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula,
Qui fictis causis innocentes opprimunt.

A un rio medesimo, da la sete spinti,
L'Agnello e 'l Lupo eran venuti. Il Lupo
Al fonte più vicin; da lunge assai,
Bevea l'Agnello; allor che ingorda fame
Punse il ladron a ricercar tal rissa.
Perchè l'acqua, a lui dice, osi turbarmi?
L'Agnel tremante: intorbidar poss'io
L'onda, che dal tuo labbro al mio trascorre?
Quegli vinto dal ver: ma tu soggiugne,
Fin da sei mesi con acerbi motti
M'oltraggiasti: io non era allora nato,
L'Agnel risponde: affè, riprende il Lupo,
Che villania il padre tuo mi disse.
Così l'addenta, e ne fa ingiusto scempio.
La favoletta per coloro è scritta,
Che con falsi pretesti i buoni opprimono.

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