Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo I

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PARTE TERZA CAPITOLO I

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Come le afflizioni s’hanno da sopportare pazientemente

Alcuni nobili e generosi cavalli vengono talvolta così bene ammaestrati che non solamente con gran pazienza e masuetudine si lasciano cavalcare dal lor Signore, ma gli si inginocchiano ancor dinanzi quando sta per cavalcarli. Il che però non si deve ricercare ne da quelli che tirano le carrozze o d’altri ronzini da carico, di molinari siano o di villani. Alessandro MagnoRe della Macedonia, hebbe un cavallo chiamato Bucefalo, il quale fu comprato per settemila e ottocento scudi. Questi quando già era insellato e abbigliato di tutti i suoi ornamenti reali e se ne stava già mordendo il freno, non si lasciò mai cavalcare da nessun’altro che dal suo Re. Qualsivoglia huomo che col magistero della Pazienza ha imparato mansueti e placidi costumi, conosce per suo Signore e padrone Gesù Cristo, a lui si inginocchia prontissimo a fare e patire tutte quelle cose che meglio pareranno al suo Signore. E questi sì buoni e lodevoli costumi s’imparano solamente nella Scuola della Pazienza della quale habbiamo già detto due cose. La prima, che croci e che sorti di afflizzioni siano quelle che vanno travagliando i poveri huomini. La seconda, che cosa s’ha da imparare da queste afflizzioni, segue hor la terza, ch’è la principale: in che modo s’habbiano a tollerare tutte le afflizzioni. E questo non tanto è utile quanto necessario da sapere. Poichè che ti gioverà il sapere quel che tu patisci se non sai il modo con che l’hai da patire? Noi dichiareremo questo con ordine, ma succintamente. Quivi il primo documento è che l’afflizzione s’ha da sopportare pazientemente. Nella Scuola della Pazienza non siamo niente se siamo impazienti. E perciò andremo hora dichiarando che cosa sia l’esser misero con pazienza.

§ Paragrafi