Scritti vari (Ardigò)/Articoli/La condizione fisica della coscienza

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Filosofia

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Articoli - La formazione inconscia delle convinzioni Lettere
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17.
La condizione fisica della coscienza.


(Memoria estratta dagli atti della R. Accademia dei Lincei, di A. Herzen; 1879)

Questa importante Memoria si potrebbe, adoperando le stesse parole dell’A., riassumere così: «Fra i moderni cultori della psicologia positiva vi è comune accordo sui principj fondamentali della psicologia scientifica: tutti repudiano egualmente l’antico spiritualismo e l’antico materialismo, ai quali non rimangano che pochi aderenti; tutti si pronunciano contro il tradizionale dualismo in favore dei monismo, che luminosamente scaturisce dalle più profonde indagini delle scienze biologiche». — «Ma l’accordo si dilegua e cede il posto ad una flagrante discordia ogniqualvolta si tratta di stabilire la parte che la coscienza prende nell’attività psichica e nei singoli atti che la compongono. Una lotta si combatte fra due schiere di [p. 233 modifica]insigni scienziati, gli uni e gli altri franchi seguaci del monismo, ma opposti nel considerare la coscienza gli uni come attributo costante, necessario, essenziale di ogni mutamento nervoso centrale, ossia di ogni atto psichico, e gli altri come un attributo contingente, come un fenomeno concomitante frequente, ma del tutto secondario. Teatro della lotta è l’Inghilterra, duci G. H. Lewes e H. Maudsley». — «Un atto psichico (considerato obiettivamente) è il moto molecolare sui generis, che una impressione esterna recata dai nervi offerenti, od una sensazione riflessa prodotta subiettivamente, inducono negli elementi nervosi centrali: esso non è ancora psichico fintanto che le vibrazioni non hanno invaso una cellula centrale, e non lo è più dal momento che le vibrazioni cessano od abbandonano la cellula centrale per comunicarsi ai nervi afferenti ed essere scaricate sotto forma di moto muscolare. Il lavoro degli elementi centrali è necessariamente legato ad un processo di disintegrazione degli elementi attivi, seguito immediatamente da un processo inverso di reintegrazione, che si compie secondo una modalità condizionata dalla modalità della disintegrazione che lo ha preceduto. Ne segue che l’elemento nervoso, originariamente integrato secondo il tipo evolutivo dell’animale a cui appartiene, una volte che subisce una disintegrazione funzionale, e poi si reintegra, non ritorna mai identico a ciò che era prima, ed ogni sua attività funzionale lo lascia sempre e per sempre più o meno modificato. Tale è... la condizione dell’organizzazione evolutiva del cervello o della mente». — «La coscienza non accompagna mai l’integrazione o la reintegrazione degli elementi nervosi; la coscienza accompagna soltanto la disintegrazione degli elementi nervosi: la intensità della coscienza è simultaneamente in proporzione diretta coll’intensità della disintegrazione e in proporzione inversa colla facilità e colla rapidità onde il lavoro interno di ogni elemento nervoso si scarica sopra un altro elemento, sensitivo o motore, centrale o periferico». — «La somma di coscienza manifestata in un [p. 234 modifica]dato momento da qualsiasi centro nervoso, o gruppo di elementi centrali, è sempre il prodotto, o piuttosto la somma algebrica dei molteplici processi di disintegrazione e di reintegrazione coinvolti nell’adempimento di qualunque atto nervoso centrale». — «L’attività psichica... oltre l’attività dei centri corticali degli emisferi... abbraccia ancora quella dei centri subordinati, sensorio-motori e spinali». — «Ma qual’è il grado di coscienza, che possiamo ascrivere ai centri spinali e a quelli sensorio-motori? ... Nel midollo spinale: coscienza elementare, impersonale ed inintelligente; massimo negli animali inferiori, minimo nei superiori: in questi ultimi, allo stato normale non è fatto appello alla coscienza spinale, perchè tutte le reazioni del midollo scorrono automaticamente; e gli stimoli che non trovano un meccanismo pronto a rifletterli sono mandati ai centri encefalici; solo nei casi in cui, dopo la decapitazione, si introducono apposite complicanze, le quali, rendendo necessaria la formazione di nuove vie nervose, producono una disintegrazione estesa e profonda, la coscienza spinale acquista un certo grado d’intensità, per tornare a scemare quando le nuove comunicazioni sono bene associate e spianate, e quando le relative reazioni diventano abituali, automatiche. Nei centri sensorio-motori: coscienza individuale, con germe di percezione cioè con rudimento di intelligenza; intensità e carattere intelligente e volitivo sottoposti a condizioni identiche a quelle che regolano l’intensità della coscienza del midollo spinale; però con questa differenza, che per causa della sterminata varietà di impressioni esterne e di sensazioni interne di cui questi centri sono la sede, quasi ogni loro reazione necessiterà la introduzione di un elemento nuovo, una modificazione sia pure piccolissima, dei movimenti da farsi, e che per conseguenza la loro attività non potrà mai ridurli ad un automatismo così completo come quello del midollo e contribuire quindi quasi sempre, anche negli animali superiori e nell’uomo, la sua quota di coscienza alle cenestesi dell’individuo. Nei centri corticali degli [p. 235 modifica]emisferi: coscienza intelligente e volitiva, con nozioni chiare intorno ai rapporti dell’individuo cogli oggetti esterni, e di questi fra di loro; dal che risulta la intenzionalità delle reazioni motorie; la condotta è regolata dalle circostanze passate, presenti e future, quali le prevede l’individuo in grazia dell’esperienza acquistata. Contrariamente alle due prime forme di coscienza, questa cresce di pari passo col grado zoologico dell’animale, e giunge nell’uomo al suo massimo».

I filosofi del vecchio spiritualismo oppongono alla teoria scientifica suindicata due pregiudizi metafisici. Il primo, che la natura del pensiero in genere (che non è un semplice movimento meccanico) è tale da escludere assolutamente che possa essere la stessa attività o lo stesso muoversi della sostanza nervosa. Il secondo, che la funzione materiale è di molti singoli, mentre l’atto conscio della mente è essenzialmente uno. Per quale via la scienza positiva dimostri che la prima delle suddette due argomentazioni sia fondata sopra una mera illusione è in qualche modo accennato dall’Herzen colle parole: «Noi siamo nello stesso tempo... oggetto e soggetto, ed abbiamo quindi dei fatti cerebro psichici, oltre l’aspetto obiettivo (una forma sui generis di moto molecolare in grembo alla sostanza grigia dei centri nervosi) ancora quello subiettivo (i cosidetti stati di coscienza)». Quanto alla seconda, rimessa in campo nella critica sottoscritta L. F. del fascicolo d’Aprile della Filosofia delle scuole italiane, lo stesso Herzen allude in qualche modo alla ragione che la dimostravano colle altre sue parole: «Noi dividiamo in due grandi classi le maniere onde... siamo impressionati, e teniamo quelle classi ben distinte l’una dall’altra; a ciascuna ascriviamo un’essenza diversa, e dimentichiamo poi che tale divisione... è un artifizio ed una illusione della nostra mente». In proposito fu scritto una volta dall’Ardigò (la formazione naturale nel fatto del sistema solare, pag. 53): «Del mondo della materia si può sapere altro fuori di ciò che è dato dal pensiero? No certamente. Or [p. 236 modifica]bene. Questo mondo della materia, dato dal pensiero, è esso molteplice? E allora come fanno i filosofi a sostenere che il pensiero è essenzialmente e solamente uno, poiché esso, almeno quando dà la materia, si manifesta molteplice? E di nuovo: Questo mondo del pensiero è esso essenzialmente e puramente uno? E allora come fanno i naturalisti a sostenere che nella materia non c’è l’unità reale, poichè della materia non si può sapere, se non precisamente quello che ne è dato nel pensiero, che è detto essenzialmente uno?». Come è noto, nelle dispute su questi due argomenti (e lo vedemmo anche in quella tra il prof. Herzen e il prof. Tocco in una seduta della Società italiana di Antropologia, Etnologia e Psicologia) si finisce sempre al cosidetto abisso, onde rimangono nella essenza inconciliabili il fenomeno psichico e il fisico. Ma forse la scienza sarà in grado ormai di eliminare anche questo preteso abisso.

Le cose che interessano specialmente nella Memoria di A. Herzen, sono le quattro seguenti: 1° Che la coscienza si faccia conseguire alla disintegrazione nervosa; 2° Che la si attribuisca, non solo al cervello, ma anche ai centri subordinati, sensorio-motori e spinali; 3° Che si noti il diminuire della coscienza col crescere dell’automatismo degli organi; 4° Che si stabiliscano caratteri speciali diversi negli atti di coscienza propri dei tre ordini di organi nervosi.

Quanto al primo dei quattro punti suddetti, i fatti dai quali si ricava la legge, Herzen li accennò massimamente in una lettera al direttore della Revue philosophique, e pubblicativi nella dispensa del mese di giugno. Per gli altri punti, i fatti ai quali si appoggiano sono ricordati ed esposti nella Memoria stessa. E sono importantissimi. Ed è da considerarsi la sagacia con cui sono stati rilevati. Tanto che, quantunque io creda che per sè siano ancora troppo pochi per ispargere tutta la luce necessaria sull’argomento, giovano però soprattutto e a mettere sottocchio nell’indagine della psicologia fisiologica dei problemi [p. 237 modifica]rilevantissimi, e ad indicare delle vie nuove per isciorglierli sperimentalmente.

Se per la psicologia scientifica o positiva è di sommo interesse che si stabilisca se il fatto della coscienza ha immediata relazione con tutti e tre i centri nervosi sopra indicati, non meno poi importa che si rilevino le differenze caratteristiche del fatto medesimo nelle funzioni psichiche di ciascheduno di essi. E in ciò io trovo il merito maggiore di questa Memoria. In ciò; e nell’avere rintracciato delle prove di fatto che stabiliscano quelle differenze; e nell’avere indicato la ragione di esse. Quella cioè della specificazione del fatto della coscienza secondo la specificazione della funzione fisiologica; e di questa secondo quella anatomica dell’organo. La quale infine è, in genere, la ragione della formazione in tutta la natura; e quindi anche in particolare nella psiche. La coscienza della propria individualità (riscontrata da Herzen anche nei centri sensorio-motori), e quella cosidetta intelligente, ossia dei rapporti reali e possibili, infinitamente vari, della propria individualità colle cose di fuori (spiegantesi massimamente nei centri corticali degli emisferi), si forma per sovrapposizione di atti concorrenti (onde la quantità della coscienza) e per differenziazione negli atti stessi sovrapponentisi (onde la qualità o specie della coscienza). In modo analogo a ciò che si verifica, mettiamo, nel senso della vista; nel quale, venendo dal più imperfetto al più perfetto, si passa da un senso indistinto di irritabilità sotto l’influenza della luce al senso della esteriorità generica della sua sorgente, e poi a quello della dimensione e forma di essa, anche nel senso del rilievo, e finalmente a quello della sua distanza: e tutto ciò solamente mediante l’ingrandimento successivo e la variata foggia e disposizione delle parti componenti, e quindi come risultato dell’artificio onde sono determinate a giuocarvi. Verissimo poi ed essenziale il principio, messo in luce nella Memoria, del diminuirsi della intensità della coscienza in ragione del diventare l’atto più automatico; e fino al pieno dissimularsi di esso. [p. 238 modifica]Ma riguardo a ciò è da avvertire, che quando delle coscienze di minima intensità si accompagnano ad una coscienza distinta, non rimangono però soppresse del tutto, ma si fondono in questa specificandola. Come nei suoni le armoniche o gli ipertoni, dissimulandosi nel tono distinto, ma imprimendogli il carattere di un timbro speciale. Cosa anche questa di sommo rilievo per intendere la fenomenologia psichica; e affatto certa; ma che richiederebbe un libro per essere presentata in tutta la sua luce positiva.


(Dalla Rassegna settimanale, periodico di Roma, 24 aprile 1879).