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Soldino Astigiano inedito di Carlo Quinto

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Solone Ambrosoli

1890 Indice:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu Rivista italiana di numismatica 1890

Soldino Astigiano inedito di Carlo Quinto Intestazione 28 dicembre 2012 75% Numismatica

Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1890
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SOLDINO ASTIGIANO INEDITO


di


CARLO QUINTO





Le monete coniate in Asti a nome di Carlo V, durante il breve lasso di tempo in cui egli tenne la signoria di quella città, cioò dal 1529 al 1531, sono scarsissime: l’illustre Domenico Promis non potè pubblicarne che quattro sole1, una quinta ci venne fatta conoscere dal chiaro e compianto di lui figlio Vincenzo2, due altre infine sarebbero state aggiunte alla serie da Carlo Kunz3, se, cosa singolare in quel diligentissimo indagatore, non gli fosse sfuggito che una di esse, quella da lui data come inedita al n. 10, era già stata pubblicata da D. Promis4.

[p. 234 modifica]Rimarrebbero quindi, in tutto, sei monete, almeno per quanto è a mia cognizione; una settima sarebbe la seguente, che ho acquistata non ha guari per il Gabinetto di Brera:

Soldino. Mistura. Peso, grammi 1,70.

D/ — (Piccola torre) • KROLVS • QVINT IMPERATO
Arme senza corona, entro cerchio di perline.

R/ — (Piccola torre) • SANTA • INTERCEDE • PRO • NO •
Croce filettata e fogliata, entro cerchio c. s.

Un altro esemplare, di cui mi fu concesso il confronto per la molta cortesia del suo possessore Cav. Giuseppe Fantaguzzi, R. Ispettore degli Scavi e Monumenti in Asti, differisce leggermente nelle leggende, avendo QVINTVS in tutte lettere, e PRO • NOBI • invece di PRO • NO • Il peso non ne è che di grammi 1,20, ma si tratta di un esemplare alquanto negligentemente coniato e mancante inoltre di un frammento dell’orlo.

A dir vero, la suddescritta monetina non reca indicazione alcuna per poterla assegnare alla zecca d’Asti, e si trova per questo riguardo in condizioni assai peggiori del testone, del mezzo testone e del cavallotto editi da D. Promis nella prima sua Memoria, a proposito dei quali egli già notava: “In tutte queste monete, le sole che si conoscano di Carlo V, esso assume solamente il titolo d’Imperatore, e mai quello di signore d’Asti, e dal solo rovescio si conoscono appartenere a quella città.”5. Qui [p. 235 modifica]invece non solo manca il titolo di signore d’Asti, ma anche il rovescio non presenta che una croce con una semplice invocazione religiosa. Questa, tuttavia, basterà nel nostro caso a determinare l’attribuzione.

Infatti, se l’aspetto generale della monetina, le particolarità del lavoro, e sopratutto la forma caratteristica della croce, indicano chiaramente che questo pezzo è di fattura italiana, che anzi dev’esser uscito da qualcuna delle nostre zecche dell’Italia Settentrionale, questui zecca ci vien rivelata dalla circostanza che la stessa invocazione alla croce si legge nel soldino astigiano di Francesco I. Ammessa come ragionevole ipotesi la pertinenza alla zecca d’Asti, sarà facile convincersi che tutti i caratteri della monetina concorrono a ribadire quest’attribuzione; e si potrà poi concludere più precisamente che si tratta per l’appunto di un soldino astigiano, battuto a nome di Carlo V, moneta tuttora inedita, per quanto mi sappia.

L’attribuzione ad Asti è ritenuta ammissibile anche dal ch. Cav. Fantaguzzi, il quale gentilmente m’informa inoltre che il Comm. E. Maggiora Vergano divideva pure tale opinione.

Mi rimane soltanto da combattere preventivamente un’obbiezione, che forse qualcuno potrebbe elevare basandosi su di un’apparente minuzia, la quale, esaminata dappresso, sembra assumere ad un tratto le proporzioni di un ostacolo non trascurabile.

[p. 236 modifica]Voglio alludere alla piccola torre che, su ciascun lato del nostro soldino, si trova al principio della leggenda.

Questa piccola torre si vedo anche su alcune monete di Giovanna o Carlo, e di Carlo solo, attribuite, ora alla Spagna, ora alle Due Sicilie6, e costituisce una difficoltà anche per l’Heiss, il quale osserva che potrebbe essere un segno di zecca (un castillo que podría ser la señal del taller de acuñacion), aggiungendo:.... confesamos no haberlo hallado (trovato) en ningun documento castellano. La marca de la casa de moneda de Tournai (nei Paesi Bassi) es un castillo; pero este establecimiento no labró (lavorò) moneda desde 1501 hasta 1577; es decir, durante todo el reinado de Carlos V. Tampoco (neppure) se conoce el castillo como marca de un lugar (luogo) de acuñacion en la serie siciliana; e conchiude: por todo lo que antecede no titubeamos en clasificarlas (le dette monete) como de la série castellana, aunque no nos sea posible por ahora afirmar a cual de los talleres (zecche) de España pertenecen7.

A questo, veramente, si può opporre che il Generale Cocheteux, in un importante articolo comparso nella Revue de la Numismatique Belge8, pubblicò una corona d’oro di Carlo V, col segno di zecca della torre, e dimostrò con brillante e stringente argomentazione che tale moneta doveva essere uscita dalla zecca di Tournai; ipotesi confermata poi splendidamente dalla [p. 237 modifica]scoperta di un’altra corona simile, che, oltre alla torre, ha l’abbreviatura del titolo della signoria: D • T • (Dominus Tornaci)9. È dunque assodato che durante il regno di Carlo V la zecca di Tournai coniò moneta, quantunque, come giustamente conclude il Conte de Nédonchel in un suo studio riassuntivo sull’attività di quell’officina10, ciò non sia accaduto che tout à fait exceptionnellement. Dal punto di vista meramente storico, non sarebbe quindi assurdo, il supporre che tanto quelle otto monete pubblicate dall’Heiss quanto il nostro soldino siano stati coniati a Tournai. Ma il tipo e la fattura del soldino sono così evidentemente italiani da escludere per esso a priori la possibilità di un’attribuzione a qualche zecca straniera.

Credo perciò che in queste monete la piccola torre non abbia il valore d’un segno di zecca, ma sia stata posta come ornamento o simbolo, semplicemente perchè la torre (el castillo) è lo stemma di Castiglia. Essa non avrebbe insomma un significato diverso da quello della piccola biscia che si vede al principio della leggenda in alcune monete dei Visconti e degli Sforza, oppure del giglio che si osserva in altre di Lodovico XII e di Francesco I per Milano e specialmente per la stessa Asti.


Note

  1. Monete della zecca d’Asti. Torino 1853 (Tav. VI, nn. II e 12, e Tav. VII, n. 1). — Monete e medaglie italiane. Torino, 1873 (Tav. I, n. 3).
  2. Monete di zecche italiane, inedite o corrette. Memoria quarta. Torino, 1882 (Tav. II. n. 17).
  3. Monete inedite o rare di zecche italiane. Asti. Nell’Archeografo Triestino, 1884, Vol. X, nn. 9 e 10 della Tavola).
  4. Nella seconda delle ricordate Memorie, compresa nel Tomo XIII della Miscellanea di Storia Italiana edita por cura della R. Deputazione torinese di Storia Patria.
  5. Mi si permetta un’osservazione incidentale. Il mezzo testone pubblicato dal Promis è battuto evidentemente col rovescio della moneta franco-astigiana anonima da lui attribuita a Lodovico XII. Questa circostanza, ma più ancora il motto: Soli Deo trino et uni gloria, che si legge su quella moneta anonima, e che non si trova sulle monete di quel re ma bensì su quelle del suo successore, mi inducono a ritenere che essa non debba attribuirsi a Lodovico XII ma a Francesco I, l’immediato antecessore di Carlo V nella signoria d’Asti.
  6. Heiss (Aloïss), Descripcion general de las monedas hispano-cristianas desde la invasion de los Árabes. Madrid, 1865. Tomo I, tav. 27, nn. 1-3; Tomo II, tav. 125, nn. 1, 7, 8, e tav. 127, nn. 30 e 34.
  7. Heiss, Tomo I, pag. 149.
  8. De la monnaie de Tournai de 1498 à 1578, à propos d’une courronne d’or de Charles-Quint (R. de la N. B. 2° Serie, Tomo V, 1855).
  9. Nédonchel (C.te de), Couronne d'or de Charles-Quint, seigneur de Tournai (R. de la N. B., 4° Serie, Tomo II, 1864).
  10. Sommaire historique de la Numismatique tournaisienne (Revue Belge de Num., 1882.)