Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Capitolo XI/Bartolomeo Diaz

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Bartolomeo Diaz

../Esplorazioni portoghesi dal 1462 al 1487 ../Pedro de Covilham e Alfonso de Payva IncludiIntestazione 2 agosto 2019 75% Da definire

Capitolo XI - Esplorazioni portoghesi dal 1462 al 1487 Capitolo XI - Pedro de Covilham e Alfonso de Payva

[p. 208 modifica]69. Bartolomeo Diaz (1487-1488). — Durante le spedizioni precedenti i Portoghesi erano entrati in relazione cogli abitanti delle coste africane, ed avevano potuto raccogliere molte e nuove informazioni intorno ai paesi dell’interno. Si era inoltre riconosciuto che la costa africana deviava gradatamente verso oriente coll’avanzarsi verso mezzodì, per cui doveva parere prossima al suo definitivo scioglimento la questione della circumnavigazione dell’Africa in senso opposto a quella eseguita, 20 secoli prima, dai Fenici. A tal fine venne allestita una nuova spedizione composta dì due caravelle, di 50 tonnellate ciascuna, e di una piccola nave da trasporto, e la si pose sotto il comando di Bartolomeo Diaz, capitano espertissimo1. [p. 209 modifica]

Il giorno della partenza può essere fissato tra il 1° ed il 15 di agosto dell’anno 1487. Difatti si legge in una nota manoscritta sul margine del foglio 13 dell’esemplare dell’Imago mundi (del cardinale Pietro d’Ailly) posseduto da Cristoforo Colombo: «Nota quod hoc anno de 88 in mense decembri appulit in Ulibona Bartholomeus Didacus capitaneus trium carabellarum quem miserat serenissimus Rex Portugalie in Guineam ad tentandum terram». Ora il viaggio di Bartolomeo Diaz durò 16 mesi e 17 giorni, secondo l’affermazione del Barros e di altri scrittori: risalendo adunque, di questo tempo, a partire dal decembre del 1488, il giorno della partenza da Lisbona viene a porsi tra il 1° ed il 15 dell’agosto 1487.

Il Diaz si volge direttamente al Congo, donde, navigando lungo la costa, riconosce l’Angra do Salto (tra il capo Negro e quello di Santa Maria), l’Angra pequena od Angra dos ilheos, e l’Angra das Voltas, ove lascia la nave da trasporto affidandola alla custodia di nove Portoghesi. Dopo tredici giorni di viaggio terribilmente tempestoso, giunge ad una latitudine più meridionale di quella del capo di Buona Speranza, cioè, quasi precisamente, al parallelo australe di 43°. Calmatasi la tempesta, egli si dirige ad oriente, nella persuasione che la costa occidentale del continente continui a svilupparsi nella direzione generale del sud; ma, dopo alcuni giorni di navigazione, ordina di volgere le prore al nord, direzione questa che conduce le navicelle all’Angra dos Vaqueiros2. Ora, secondo la nota citata poc’anzi, questa navigazione al nord, a partire dal parallelo estremo toccato dalla spedizione, sarebbe stata di 150 leghe portoghesi (di 17,5 per ogni grado equatoriale): la differenza tra la latitudine del parallelo e quella dell’Angra dos Vaqueiros risulta, così, di 8° 34’. E siccome la baia dos Vaqueiros (Flesh Bay delle carte inglesi) è sotto la latitudine sud di 34°20’, quella del parallelo estremo viene ad essere di 42°54’. [p. 210 modifica]

Fatta provvigione d’acqua all’Angra dos Vaqueiros, le due caravelle, seguitando la costa verso oriente, giungono all’Angra de San Bras (odierna baia Mossel), il cui nome ricorda la data della scoperta (3 febbraio 1488, giorno dedicato a S. Biagio), quindi all’Ilha da Cruz, nel fondo nord-ovest della baia di Algoa, e infine al Rio Infante (dal nome del capitano della seconda caravella), corrispondente al moderno Gran fiume del Pesce. A questo punto gli ammutinamenti dell’equipaggio, che già si erano manifestati alla baia di Algoa, si fanno più forti e minacciosi, e il capitano è costretto, suo malgrado, a prendere la strada di ritorno.

L’infelice stato delle navicelle, le fatiche dell’equipaggio, la diminuzione e le cattive condizioni dei viveri, forse anche molti contrattempi non riferiti dagli scrittori contemporanei, e che tutti si compendiano nell’unico ricordo delle furiose tempeste che diedero tanta celebrità alla scoperta del promontorio che segna molto approssimativamente l’estremità meridionale del continente3, spiegano il lungo soggiorno di circa 7 mesi (dal febbraio al 16 agosto del 1488) sulla costa difficile e pericolosa che si estende dalla baia di Algoa al capo delle Tempeste.

Dalla medesima nota più sopra citata a proposito della latitudine del parallelo estremo raggiunto dalla spedizione nella direzione del mezzodì, sappiamo pure che il Diaz determinò quella del capo delle Tempeste in 35 gradi.

Il viaggio di ritorno da questo capo a Lisbona non ci offre d’importante che la scoperta della baia di Sant’Elena (18 agosto), il ritrovamento, all’Angra das Voltas, di quattro dei Portoghesi colà lasciati a custodia della nave di approviggionamento4, ed alcuni approdi all’isola del Principe, alla costa di Benin ed alla fattoria di La Mina. [p. 211 modifica]

Notiamo ancora l’erezione di cinque colonne commemorative, la prima all’Angra pequena, la seconda all’Angra das Voltas, la terza all’Ilha da Cruz, la quarta al capo Padron (dall’Angra dos Vaqueiros al Rio Infante), la quinta, in fine, al capo delle Tempeste.

Il grande navigatore aveva chiamato col nome di Cabo Tormentoso il promontorio che segna, col suo meridiano, il limite tra l’Atlantico e il mare delle Indie; ma il re Giovanni, non volendo intimorire i marinai con un nome di sì cattivo augurio, e persuaso dei grandi vantaggi che quella scoperta avrebbe recato agli interessi commerciali e politici del Portogallo, lo cangiò in quello di Cabo de Boa Esperança, che rimase definitivamente nella nomenclatura geografica.

Dalle cose dette apparisce chiaramente quanto sia ingiusta l’affifermazione di non pochi scrittori, anche moderni, che a Vasco da Gama spetti l’enore di avere, per primo, oltrepassato il capo di Buona Speranza5. Ed anzi, quando si ponga mente alla grande distesa di coste (più di 700 chilometri) riconosciuta da Bartolomeo Diaz ad oriente del Capo, e alla circostanza che, appunto a partire dalla imboccatura del Rio Infante — estremo punto raggiunto dal navigatore — la costa africana incomincia a volgersi a nord-est, non parrà esagerato affermare che, colla famosa navigazione degli anni 1487-88, il problema della circumnavigazione dell’Africa poteva essere considerato come sostanzialmente risoluto.


Note

  1. La cave ammiraglia, comandata dal Diaz in persona, aveva a pilota Pero d’Alanquer: la caravella Pantaleara era comandata da Joam Infante, ed avera a pilota Alvaro Martins. La nave da trasporto era posta sotto il comando di Pero Diaz, fratello di Bartolomeo.
  2. Baia dei Vaccari.
  3. È noto che il punto più meridionale dell’Africa è il Capo degli Aghi.
  4. Dei nove Portoghesi lasciati all’Angra das Voltas, cinque erano morti nel frattempo. Quanto alla nave di trasporto, la si dovette distruggere perchè resa assolutamente inservibile dalle teredini.
  5. Carlo Ritter (Africa, vol. I, pag. 164) dice: «I Portoghesi, che primi oltrepassarono il Capo nell’anno 1498, non vi si stabilirono». Però nella sua Storia della geografia e delle scoperte (pag. 258) cosi si esprime: «Diaz è adunque il primo che fece questa scoperta (della strada marittima alle Indie) e non Vasco da Gama». Il Vivien de Saint Martin (Histoire de la géographie, pag. 309) attribuisce l’onore di avere oltrepassato il Capo delle Tempeste a Bartolomeo Diaz, ma nel Dizionario geografico, all’articolo Esperance (Cap de Bonne) dice che il Capo fu scoperto dal Diaz nel 1486 (sic), ma fu per la prima volta oltrepassato da Vasco de Gama.